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martedì 29 luglio 2003

Tour e doping

Il giornale di Calabria e Sicilia (La Gazzetta del Sud) ha pubblicato la seguente agenzia:

PARIGI - Lance Armstrong sugli scudi, il quinto Tour e il più bello, quello del Centenario, del trionfo di pubblico e di critica: in Francia, il giorno dopo, tutti sono per l'americano in perenne maglia gialla, che ora punta al fantastico record dei record, sei Tour, superando dei miti come Anquetil, Merckx, Hinalut e Indurain. L'uomo che ha sconfitto il cancro e che grazie alla sofferenza è diventato un super eroe. Ma è il doping, con i sospetti sulla folle velocità della corsa e sull'atteggiamento degli organizzatori a tenere banco. Quasi unanime è la convinzione che Jean-Marie Leblanc, il patron del Tour, pecchi di ottimismo parlando di performance migliorate perché sono più moderni i materiali, migliori le strade e favorevole il vento. E che troppo rosea sia la sua visione delle cose quando, innervosito, afferma che il solo - per ora ignoto - corridore trovato positivo all'Epo è la dimostrazione di quanto funziona bene l'apparato antidoping messo in piedi dopo lo scandalo Festina del 1998. La realtà, che tutti nella carovana del Tour si sussurrano, è anche su tutti i giornali e si ascolta alla televisione: i laboratori che fabbricano doping hanno più fondi di quelli che presiedono all'antidoping. Risultato obbligato: l'Epo, ora individuabile dalle analisi, è diventato il «doping dei poveri». Tanto è vero che c'è caduto un solo, disgraziato corridore, le cui uniche caratteristiche note sono che è fra gli ultimi in classifica e non ha vinto nemmeno una tappa. E gli altri? Quelli che hanno guidato la media di oltre 41 all'ora che ha regalato al Tour del Centenario la corona dell' edizione più veloce? Secondo “Liberation” - che nei giorni scorsi ha ospitato voci apertamente accusatorie sul tema - ormai gli esperti in farmacologia hanno trovato soluzioni più pulite, veloci da praticare, invisibili. Il segreto sono i nuovi ormoni peptici: niente più lunghe cure con l'Epo prima delle grandi corse a tappe, cambi di sangue e rischi di essere beccati con le analisi del sangue e delle urine. Ora basta una sola, semplice iniezione prima della tappa e il corridore schizza via con gli ormoni alterati ma l'urina disposta a farsi analizzare da qualsiasi laboratorio. Non risulterà nulla, perchè l'iniezione di ormoni peptici non lascia tracce già dopo poche ore. Il nuovo doping s'inserisce nella lunga e triste tradizione degli ormoni della crescita, che invasero il mondo della bicicletta una quindicina d'anni fa. Al di là delle rassicurazioni di Leblanc, nessun laboratorio della sanità pubblica ha le risorse per rincorrere gli scienziati del doping. Per l'autorevole “Le Monde”, che dedica addirittura il suo editoriale ai sospetti di doping, «gli organizzatori del Tour de France sbaglierebbero a nascondersi dietro il loro ottimismo di facciata credendo che l'unico caso venuto a galla sia la prova del risanamento delle pratiche mediche nel plotone». Grande successo sportivo, record di pubblico e di audience tv, affollamento di partner che si contendono ogni centimetro quadrato di pubblicità disponibile, il Tour de France è tornato più che mai al centro dell'attenzione. Forse, come ha scritto ieri un giornale di provincia, “L'Union”, tutti hanno voglia di credere a questa bella storia: «un Tour (Le)blanc comme neige», bianco come la neve.

A parte la vittoria di Armstrong, il resto della notizia non necessita commenti...

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