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venerdì 5 settembre 2003

Notre Dame de Paris

Non ho letto il romanzo di Hugo e quindi non so se i personaggi presentati ieri sera sul palco montato all'arena di Verona e trasmesso in prima serata da RaiUno sono fedeli, come ha spesso avuto modo di sottolineare lo stesso Cocciante, a quelli originali, quindi non posso che dare impressioni che si basano su quanto visto e sentito. La storia è un intreccio di intrighi e sentimenti al cui centro abbiamo una giovane zingara, Esmeralda, amata e odiata dai protagonisti che si alternano sul palco. Si parte con Gringoire, il poeta, che ha scelto di camminare nel mondo a testa alta, solitario, di cantare l'amore anche quando questo non lo vuole come compagno. Clopin, re della corte dei miracoli, un simbolo della libertà e della ribellione, di tutto ciò che non vuole essere modellato dalle convenzioni e quindi viene (quasi) naturalmente escluso dal resto. Febo, il capitano delle guardie, colui che deve mantenere l'ordine in città, il simbolo della vittoria della gente normale, il prototipo dell'essere umano che può anche sbandare lungo la strada intrapresa, ma che alla fine tornerà sempre, per convenienza, sulla via delle convenzioni. Frollo, il prete, arcidiacono della cattedrale, così simile a Quasimodo e così diverso molto più degli altri, forse innamorato della bella zingara in maniera assolutamente onesta quanto Quasimodo, ma cos' schiacciato dalla strada intrapresa da finire per odiarla, perché non può averla a causa del suo essere prete e dell'odio di lei e che decide che nessun altro potrà averla se non lui: quindi deve morire! E infine Quasimodo, il campanaro, il deforme, colui che non potrà avere una vita normale, che non potrà avere quello che altri possono, e questa consapevolezza lo fa disperare, anche e soprattutto quando scorge, dall'alto del suo campanile, la bella Esmeralda ballare. Sa che la sua deformità non gli permetterà di ottenere l'amore della zingara, ma a differenza degli altri non gli importa, almeno finché lei vive e respira e balla; il suo non è egoismo, capriccio, ispirazione di un istante, idealismo: è qualcosa di puro e semplice... e il suo urlo finale è disperato, tanto quanto quello di chi non ha più nulla da perdere...
...e si lascia morire...

Lo spettacolo più spettacolare del mondo, l'opera-pop, definizione che dà l'idea corretta dello spettacolo ideato da Cocciante (vorrei far notare che, se gli strumenti fossero stati quelli classici e il modo di cantare, quindi, quello tipico dell'opera, l'intero spettacolo avrebbe potuto rivaleggiare con le opere italiane di Verdi e Rossini, ad esempio), è un tripudio di colori e sensazioni, di comparse che sul palco ballano agili e leggere da un angolo all'altro del palco, mentre i protagonisti si alternano al centro della scena. Riuscitissimi Quasimodo (Giò Di Tonno), per voce e trucco ed espressioni e movenze, Clopin (Mauro Guerzoni), anch'egli per la voce e la presenza scenica, e Gringoire (Matteo Setti), per la sicurezza nelle mosse e la bella voce; bravi anche gli altri (Esmeralda-Lola Ponce, Frollo-Vittorio Matteucci, assolutamente bravissimo con un personaggio forse più difficile dello stesso Quasimodo, Febo-Graziano Galatone e Fiordaliso-Claudia D'Ottavi) e fantastiche le musiche di Cocciante e le liriche di Plamondon, la cui versione italiana di Pasquale Panella è assolutamente da brividi (gli stessi che ho adesso ripensando allo spettacolo di ieri!).
Tra i vari pezzi che si sono altrenati sul palco, bello quello d'apertura (Il tempo delle cattedrali) e, ovviamente, Bella; degne di nota anche I clandestini, La corte dei miracoli e Libertà (pezzo breve e forse per questo escluso dal CD). Drammatiche, suggestive e ben cantate Dio, ma quanto è ingiusto il mondo e Balla mia Esmeralda, che chiude la serata.
Ultima nota: in tutto lo spettacolo, gli artisti cantano sempre tranne Frollo quando decreta la condanna a morte di Esmeralda.

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