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giovedì 27 novembre 2003

La visita del Dalai Lama

In questi giorni il Dalai Lama sta visitando l'Italia. La sua gentilezza e compostezza, la sua conoscenza del mondo e della politica gli hanno consentito di fare una visita silenziosa e in punta di piedi, per non mettere in difficoltà la diplomazia italiana e religiosa a causa dei brutti rapporti tra il suo popolo, i tibetani, e la Cina, repubblica comunista macchiatasi nel passato, anche recente, di molti crimini, iniziando dall'invasione del Tibet.
La cosa incredibile, in tutta questa storia, non è tanto il suo comportamento, quanto la sensazione che, giustamente, comunque, coloro che avevano avversato i politici che avevano allacciato rapporti diplomatici con la Cina negli anni passati, oggi sembrano dare una seconda possibilità a questo popoloso paese, cercando di stringere sempre più i rapporti diplomatici già avviati. Spero non si tratti, invece, di un cambio di idee o di un tentativo per combattere l'invasione dei prodotti e della manovalanza cinese senza intervenire sulla qualità dei nostri prodotti e sulla tutela di tutta la catena produttiva (dall'imprenditore al consumatore, senza dimenticare l'operaio e l'artigiano); spero, al contrario, che sia, come ho già detto poco sopra, di un tentativo di dare ad un paese che cerca di entrare al meglio nel terzo millennio, una seconda possibilità per espiare ai peccati del passato.

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