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sabato 3 gennaio 2004

La notte io uccido...

Forse il romanzo rivelazione del 2003, forse il miglior esordio per un autore poco avvezzo a scrivere letteratura gialla, forse la sorpresa più grande per chi lo considerava solo un comico (nostante le partecipazioni a Sanremo, sempre di un certo spessore e qualità), ma certo Giorgio Faletti, con Io uccido, ha colto nel segno.
Sfruttando queste vacanze invernali a cavallo tra i due anni 2003/2004 ho preso in mano il corposo romanzo della nuova stella del giallo (attendo con ansia un suo, spero, secondo lavoro) italiano per calarmi nella mente di un serial-killer che, nel principato di Monaco, accompagnato dalla musica e dagli indizi che con essa lascia ai cani che lo inseguono, semina il panico uccidendo tutti i migliori nel loro campo, perché solo loro hanno qualcosa che gli serve: un volto!
Il romanzo, però, non è solo un giallo, ma anche un vero e proprio inno alla musica, con le citazioni e le invenzioni e la passione dell'autore. Il racconto, il 64 capitoli, è intercalato da 12 carnevali, ovvero da 12 intermezzi nella mente e nella vita dell'assassino, che non è l'unico problema a complicare la vicenda, assolutamente da leggere con calma.
Certo forse una lettura attenta potrebbe fare notare alcune imperfezioni (e di questo Faletti si scusa nella pagina finale, lasciata per i ringraziamenti), ma nel complesso tutto si incastra molto bene.
Forse restano alcune domande in sospeso, come ad esempio: perché un moribondo dovrebbe, lasciando un indizio, iniziare dalla lettera più difficile da scrivere, soprattutto se utilizza una mano da lui poco utilizzata?
E con questo è tutto, miei pochi (ma buoni) lettori e rivolgo a voi che passate di quà (e dite ma che bella la casetta in Canadà) un sincero saluto e un grazie di cuore di aver letto questi deliri!

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