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domenica 18 luglio 2004

Arrivederci

Il dottor Speck, un uomo di mezza età, con gli avambracci muscolosi, spinse forte le dita nei fianchi di Mildew, mentre la gatta stava ferma, docile, sul tavolo bianco. Il dottore sembrava imbarazzato. Poi guardò Edith negli occhi.
"La gatta ha un tumore al fegato... mi dispiace."
"Ne è sicuro?" chiese Edith.
"Riesco a sentirlo," disse il dottor Speck.
"Bé... è possibile operarla?"
Il dottor Speck scosse la testa e fece un sorriso breve, dispiaciuto. "Non alla sua età, capisce? Con una cosa come questa... povera vecchia Mildew," disse, premendo i fianchi della gatta con dita leggere, chino su di lei. La conosceva da anni. "E' una questione di età, capisce, Mrs.Howland? Non c'è niente da fare."
Melanie era lì accanto, e disse: "Oh, Edith, mi dispiace."
Edith era sconvolta. Passarono alcuni secondi, un minuto. Edith continuò a parlare, rispondendo alle osservazioni e alle domande del veterinario, ma si sentiva lontana mille miglia, le sembrava di essere lì lì per svenire. Il veterinario stava suggerendo di fare un'iniezione a Mildew, subito, non avrebbe sentito niente. E Edith dovette acconsentire. Non c'era altro da fare. Non voleva che Mildew soffrisse. Eppure era successo tutto così all'improvviso.

(dal Diario di Edith, di Patricia Highsmith, trad.Marisa Caramella)

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