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martedì 25 gennaio 2005

La biblioteca di Topolino: La gabbianella e il gatto

Su questo lo scimpanzé ha ragione, ma solo su questo. Ti vogliamo tutti bene, Fortunata. E ti vogliamo bene perché sei una gabbiana, una bella gabbiana. Non ti abbiamo contraddetto quando ti abbiamo sentito stridere che eri un gatto, perché ci lusinga che tu voglia essere come noi, ma sei diversa e ci piace che tu sia diversa. Non abbiamo potuto aiutare tua madre, ma tu sì. Ti abbiamo protetta fin da quando sei uscita dall'uovo. Ti abbiamo dato tutto il nostro affetto senza alcuna intenzione di fare di te un gatto. Ti vogliamo gabbiana. Sentiamo che anche tu ci vuoi bene, che siamo i tuoi amici, la tua famiglia, ed è bene tu sappia che con te abbiamo imparato qualcosa che ci riempie di orgoglio: abbiamo imparato ad apprezzare, a rispettare e ad amare un essere diverso. È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo. Sei una gabbiana e devi seguire il tuo destino di gabbiana. Devi volare. Quando ci riuscirai, Fortunata, ti assicuro che sarai felice, e allora i tuoi sentimenti verso di noi e i nostri verso di te saranno più intensi e più belli, perché sarà l'affetto tra esseri completamente diversi.
(Zorba, il gatto, a Fortunata, la gabbianella, da Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, di Luis Sepùlveda)
Non credo che ci sia altro da aggiungere, se non qualche accenno alla trama: una giovane gabbiana morente, a causa del petrolio forse lavato di frodo dagli umani, cade sul balcone di Zorba, un gatto del porto di Amsterdam, e gli affida il suo uovo, facendogli promettere di non mangiarlo, crescerlo con amore ed insegnargli a volare. Inizia, così, la storia di un'amicizia tra un gruppo di gatti ed una gabbianella, che altro non è se non una favola moderna con una nemmeno tanto velata critica al mondo degli umani, inquinato e poco rispettoso di se stesso e degli altri.

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