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venerdì 21 gennaio 2005

Potevamo noi salvare...

La notizia è vecchia, lo so (è da un pò che non leggo la Gazzetta del Sud), ma ho ricevuto solo oggi una e-mail in cui si parla della vicenda. Naturalmente la inoltro a voi, casuali passanti di questi piccoli lidi elettronici. Se vuoi, leggi pure e medita...
Per prima cosa ricostruiamo la storia:
Said Zigoui, nazionalità marocchina, 44 anni, due figli, trattenuto presso il Cpt di Lamezia Terme, viene ricoverato il 7 dicembre 2004 all’Ospedale civico della cittadina catanzarese per forti dolori addominali. La permanenza presso l’ospedale del migrante è avvolta nel mistero: differenti versioni dei fatti testimoniano, comunque, che S. si auto infligge delle lesioni e si getta dalla finestra del plesso ospedaliero. Sono forti i sospetti che S. abbia invece tentato il suicidio. Il 9 gennaio scorso giunge al Policlinico Universitario di Messina: in coma per insufficienza respiratoria, oggi molto probabilmente verrà dichiarato deceduto. Le indagini in corso sono seguite dal procuratore della Repubblica, dottoressa Pinto.
(da CPT - Il caso di Said Zigoui, una morte annunciata dell'11 Gennaio 2005, sul Progetto Melting Pot Europa)
Immediata la richiesta (l'ennesima) della chiusura del Cpt da parte dell'Arci nazionale e di quella Calabra:
E’ deceduto stanotte, dopo due giorni di coma, Said Zigoui, di nazionalità marocchina, gettatosi dalla finestra dell’ospedale di Lamezia Terme dove era stato ricoverato per forti dolori addominali. Said era trattenuto presso il Centro di permanenza temporanea “Malgrado tutto” che sorge a pochi chilometri da Lamezia. Un centro contro cui già era stato presentato un esposto alla Procura, sottoscritto da parlamentari e associazioni, per la mancanza delle garanzie minime ad assicurare il rispetto dei diritti umani. Una vera prigione, con sbarre alle finestre e cancelli, in cui vivevano reclusi una settantina di immigrati, privi di qualsiasi contatto col mondo esterno. L’inferno per chi aveva raggiunto il nostro paese alla ricerca di una vita libera e dignitosa. Si parla di somministrazione di psicofarmaci, di ripetuti atti di autolesionismo, fino all’atto estremo di Said.
Purtroppo una vicenda annunciata. La situazione nei Cpt è stata denunciata dall’Arci e da tante altre associazioni che lavorano coi migranti, che ne chiedono la chiusura, per ripristinare il diritto e i diritti. Ma per ora resta solo la triste contabilità dei decessi, dei suicidi, degli atti di autolesionismo. Là si vive una sospensione del diritto, è difficile svolgere qualsiasi forma di controllo, non esiste una tutela legale.
Continuiamo a chiederne la chiusura, ma la morte di Said impone a tutti una più forte assunzione di responsabilità.
L’Arci si batterà con tutti i mezzi, anche legali, a sua disposizione perché su questo caso, a cominciare dalle cause che hanno portato al primo ricovero di Said, venga fatta piena luce.
Vogliamo verità e giustizia, lo dobbiamo ai migliaia di disperati che ogni giorno lasciano il loro paese inseguendo il sogno di una vita migliore, o semplicemente di una vita.
(testo originale dal sito dell'Arci)
A questo punto giunge lo sfogo elettronico di Luciano Rimini, segretario di Rifondazione Comunista della sede di Lamezia Terme (grazie a Pietro per l'inoltro!). Questo il testo integrale:
CHI SALVA UNA VITA SALVA IL MONDO INTERO. Potevamo noi salvare la vita di Said Zigoui? Non lo sapremo mai. Quello che sappiamo è che Said è morto in un letto del policlinico di Messina senza poter avere l'ultimo abbraccio di sua moglie, senza aver visto mai suo figlio perché nato quando lui era già in carcere. E, forse non sapremo mai del perché Said si trovava rinchiuso nel Cpt di Lamezia Terme. Said era un ladruncolo? Un tossicodipendente? Uno dei tanti migranti senza permesso di soggiorno? Ma è giusto morire per questo? E' giusto esser rinchiusi per questo? Rinchiusi per sessanta giorni, anche dopo aver scontato fino all'ultimo giorno una pena in un carcere. Said è morto perché si è suicidato o perché tentava di fuggire da un carcerazione che riteneva ingiusta e incivile? Anche questo, forse, non sapremo mai? Quello che sappiamo e che per i tanti Said rinchiusi nel carcere etnico di Pian del Duca alcuni di noi hanno fatto poco, altri non hanno fatto niente. Qualcuno ha fatto finta di non sapere. Qualcun altro ha praticato coscientemente l'omertà. Per convenienza? Per indifferenza? Per un favore ricevuto? Per amicizia o, per meglio dire, per "comparaggio"? È vero i tanti Said dei paesi arabi, dell'africa nera, dell'est europeo, del sud est asiatico, non votano, non procacciano voti, non fanno favori, non hanno amici potenti e, forse, non vanno a messa la domenica mattina. Molti di loro hanno poi il difetto di bagnare con il loro sudore e per quattro merdoni euro le nostre campagne quando si tratta di spezzarsi la schiena per raccogliere i nostri pomodori o per vendemmiare le nostre pregiate uve. Altri di avere compagne che hanno il difetto di affezionarsi ai nostri vecchi, rifiutati dal nostro moderno e civile servizio sanitario, e ai quali puliscono il culo sempre per quattro merdosi euro. E, poi, hanno un altro brutto, maledetto difetto che, quando li chiudiamo, nei nostri Cpt, in disprezzo dei più elementari diritti umani e senza un'assistenza sanitaria e legale adeguata si ingoiano lamette o pile, si provocano profondi tagli alle braccia o alle gambe, si ingozzano con i nostri psicofarmaci, pretendono di poter avvisare i loro familiari e utilizzano le finestre dei nostri ospedali per "suicidarsi" a soli 45 anni. Ma quanti di noi senza, bisogno di leggere i rapporti di Medici Senza Frontiere, o le denunce dei padri Comboniani hanno sentito la necessità di guardare negli occhi qualcuno dei migranti rinchiusi nei Cpt. In quegli occhi si legge la stessa medesima cosa. Paura, impotenza, rabbia, rassegnazione. Si legge la fragilità di chi ha lasciato il proprio Paese in cerca di un futuro migliore per se e per la propria famiglia ed è costretto a confrontarsi in ogni istante della sua giornata con il proprio "fallimento". Si legge la paura di chi sarà rispedito forzatamente a casa come un pacco postale con in mano una semplice busta di plastica con qualche indumento personale.
Potevamo noi salvare la vita di Said Zigoui? Non lo sapremo mai.
Sappiamo, forse, che ora non servono solo i comunicati stampa di cordoglio ma che è necessario che in questa città si rifletta nelle nostre sedi di partito, nelle tante nostre associazioni, nei tanti sindacati, nelle tante parrocchie, nei tanti circoli culturali, sulla inciviltà e l'aberrazioni giuridica introdotta dalla Turco-Napolitano prima e dalla Bossi-Fini dopo. Che si rifletta sui tanti silenzi e le tante omertà praticate.
Così, solo così, forse, riusciremo a capire come possiamo salvare i tanti Said che popolano il nostro Paese.
Qualcuno in questa città dirà che non sono politicamente corretto. Fanculo il politicamente corretto. Qualche altro si eserciterà, come ha fatto in questi anni, a trovare una giustificazione al proprio silenzio, alla propria omertà. Si proprio così omertà. Cazzo qualche volta dobbiamo pur chiamare le cose con il loro nome. Ci sarà pure chi dirà che ci sono questioni più importanti, che a Lamezia c'è la mafia. A quest'ultimi rispondo semplicemente parafrasando la parola d'ordine utilizzata dai compagni di Peppino Impastato per accompagnare la sua bara. I Cpt uccidono, prevaricano, violentano. Il silenzio pure.
Luciano Rimini
Uno dei piccoli orrori della vita quotidiana, che ci portiamo apprresso. Una di quelle morti che tra qualche giorno molti avranno dimenticato. Una di quelle persone che potrebbe entrare tra le genti invisibili.

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