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giovedì 13 marzo 2008

La notte dell'oracolo

Immagine di La notte dell'oracoloNon c'è altro autore per cui la parola ha più importanza di Paul Auster. Non solo ciò è evidente nella Trilogia di New York (in particolare in Città di vetro), ma ancora di più ne La notte dell'oracolo.
Auster, che qui si identifica (in un certo senso) con Sidney Orr, narra le vicende accadute al suo personaggio (o alter ego?) dopo circa un paio di anni di matrimonio, quando, superato un terribile incidente dal quale sembrava non dover tornare vivo, acquista un taccuino blu di produzione portoghese e ricomincia, dopo molto tempo, a scrivere. Sul finire del romanzo, si accorge che, in effetti, buona parte delle sue invenzioni narrative sono quasi un oracolo, una visione di quanto succederà nel finale.
Alla fine Auster costruisce un noir al contrario, se mi passate la definizione, in cui il lettore viene spinto attraverso le sensazioni e le emozioni dell'autore, viene stuzzicato con un romanzo incompiuto che non si leggerà mai e con delle deduzioni assolutamente plausibili, ma non verificabili, questo perché la realtà, la vita vera, entra prepotentemente nella vita dello scrittore, lasciandogli però la sensazione che la parola, scritta o detta, non sia poi così ininfluente nella vita vera.

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