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giovedì 8 maggio 2008

Uno stile, una passione

Immagine di Nero MarsigliaA volte la scelta del proprio stile (o del genere) letterario dipende dalle nostre passioni. E la dedica in Nero Marsiglia, le ultime due righe della dedica, sono una dichiarazione d'intenti, una passione per uno stile e un genere:

A Jean-Claude Izzo abbattuto da due stecche di sigarette in pieno petto.

E' questa la dedica di René Frégni, autore del france noir, un modo particolare di intendere l'ampio sottogenere del giallo che è il noir stesso. In un certo senso Frégni fa parte della scuola marsigliese, di quello che ancora più strettamente si potrebbe definire come un noir marsigliese, che ha come capostipite il grande Izzo, il creatore di Fabio Montale. In Nero Marsiglia, ancor più che ne La città dell'oblio, Frégni paga il suo debito nei confronti del suo autore preferito (ma lo è anche di chi vi scrive!): in questo caso alla trama, abbastanza semplice e banale, considerando le cronache di ogni giorno (una bambina viene rapita, l'unico genitore ancora in vita - la madre è morta - vaga per la città di Marsiglia preda della disperazione e dello sconforto), vengono innestati dei personaggi duri ma fondamentalmente realistici, anche grazie all'esperienza nel carcere militare passata dall'autore in giovane età e come aiuto e supporto ai carcerati poi. Frégni, in un certo senso fa parte di una nuova categoria di autori, che mettono le loro esperienze, apparentemente non proprio edificanti, al servizio della letteratura, in modo da plasmare personaggi reali e vivi, proprio come ne La città dell'oblio (nonostante la follia dei protagonisti, che fa del romanzo un'opera che si innesta perfettamente nello stile della regina del noir, Patricia Highsmith, della loro realtà il lettore non dubita mai) e ricchi nelle esperienze, come in Nero Marsiglia. Più efficace quest'ultimo del primo, hanno però il pregio di essere oltre che riflessivi, anche ricchi d'azione, senza dimenticare un minimo di denuncia sociale, soprattutto ne La città dell'oblio. Si potrebbe dire che l'eredità di Izzo è finita in ottime mani e che l'Europa ha trovato il degno avversario dell'altrettanto bravo Edward Bunker.

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