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mercoledì 2 luglio 2008

Il '68 che andrebbe ricordato

Koudelka
Per come l'ho compreso io, o per meglio dire per come l'ho assorbito dai mezzi di comunicazione, il Sessantotto è stato un anno in cui i movimenti di protesta giovanile hanno portato a una rivoluzione dei costumi. E se solo questo era quell'anno, in questo 2008 che ne dovrebbe celebrare i 40 anni, allora del 1968 è meglio dimenticarsene, perché quella rivoluzione dei costumi ha portato, oggi, ad una società che da quel punto di vista è forse ancora più ipocrita dell'Inghilterra vittoriana.
In realtà il Sessantotto è anche molto altro, è soprattutto tutto ciò che non si vuole dire per convenienza, sia da parte degli avversari politici di quel movimento, sia dai suoi componenti stessi. In effetti se le proteste di allora, le critiche e gli attacchi al nostro sistema socio-economico sono ancora attuali e, soprattutto, ancora più fondate, proprio il fatto che quelle proteste non sono ancora state recepite è una mezza sconfitta dei così detti sessantottini. D'altra parte il fatto che quelle proteste sono attuali ancora oggi è una sconfitta per gli avversari del Sessantotto, perché in fondo non solo non sono stati in grado di spegnere delle critiche giuste e fondate, ma non sono riusciti nemmeno a dare risposte concrete a quelle parti del pianeta ancora oggi affamate e, soprattutto, stanno portando tutto il mondo verso un futuro di guerre e fame generalizzate.
In tutti questi '68, però, in tutti questi moti rivoluzionari, uno in particolare mi preme ricordare: la Primavera di Praga.
Si potrà approfondire splendidamente sulla pagina di wikipedia, ma in sintesi la Primavera di Praga altro non è che un moto, un movimento della popolazione cecoslovacca che cerca di liberarsi dalla dittatura comunista, dalla sua ingerenza, dal suo peso. Un moto di libertà, un modo per affermare il desiderio di scegliere. Personalmente non la interpreto come una rivolta al comunismo in se e per se, ma come una sfida agli uomini che lo hanno gestito, che lo hanno applicato. E, in un certo senso, anche come il primo vero tentativo di affermare la libertà delle persone comuni di fronte ai propri rappresentanti. Ora le testimonianze di quel periodo, e soprattutto della repressione russa, sono visibili a tutti in una mostra che si tiene in questi giorni di calda estate 2008: Josef Joudelka. Invasione. Praga '68.
Queste foto, arrivate negli Stati Uniti anonime per evitare rappresaglie contro il loro autore, sono esposte presso il Centro Internazionale di Fotografia a Milano fino alla prima settimana di settembre. Chi può, ci dia un'occhiata: è una testimonianza storica che merita di essere approfondita e, in questo caso, vista.

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