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domenica 14 settembre 2008

Scende la pioggia...

Sull'Italia tutta. Sia qui, mentre sto scrivendo, sia è scesa a Monza, mentre si consumava l'inizio del Gran Premio d'Italia edizione 2008. Questo gran premio, iniziato con un paio di giri dietro la safety car, ha detto molte cose. Per quel che riguarda la classifica, che Hamilton ha ora appena un punto di vantaggio su Massa (che d'altra parte ne ha recuperato solo 1) e che Kubica, con una tattica accorta, è in pratica rientrato nella lotta al titolo (e con gli stati confusionali in cui le condizioni meteo stanno gettando questo mondiale, il polacco può considerarsi a tutti gli effetti un serio candidato).
Hamilton, in questi giorni, è sembrato alla disperata ricerca di un avversario, non solo sportivo (di quelli ce ne sono, basterebbe solo mettere sullo stesso piano tecnico gente come Alonso, che con una Renault non all'altezza è riuscito a ottenere un 4.o posto conclusivo, o Raikkonen, che ha iniziato a correre quando la pista si stava asciugando e quindi quando il suo assetto, maggiormente da asciutto, gli ha consentito di essere effettivamente più veloce di chi gli stava davanti: alla fine 9.o e con tanto di giro veloce finale), ma anche di un avversario che lo prenda in considerazione. In un certo senso i due ferraristi, ma non solo loro, non sembrano tenerlo in gran conto: se il talento britannico si trova lì lo deve soprattutto alla mancanza di abilità del team in toto (e quindi anche dei piloti) di non essere stati in grado di sfruttare i momenti di superiorità disarmante dimostrati nel corso della stagione da parte della Ferrari. La monoposto di Maranello, sull'asciutto, non ha rivali: è sul bagnato e nella gestione delle situazioni critiche che quest'anno il box Ferrari ha peccato.
Certo, nell'occasione specifica, anche la McLaren ha avuto i suoi problemi: nonostante un Hamilton stratosferico (una serie di sorpassi da brivido che, anche grazie ai pit stop dei primi quattro, a un certo punto lo hanno issato fino al 3.o posto), quando era il momento di decidere, hanno immesso il britannico sul tracciato con gomme da bagnato, mentre appena un paio di giri dopo Alonso e Kubica, rientrati per il loro unico pit stop, hanno montato gli pneumatici intermedi. Alla fine hanno avuto ragione loro, almeno sui più immediati insegutori, giungendo rispettivamente 4.o e 3.o, davanti all'altra BMW di Heidfeld e ai due contendenti principali per il titolo (ha completato gli 8 Webber della Red Bull).
Intanto, davanti a tutti, in una gara comunque divertente, hanno fatto corsa a se Vettel, ottimo e preciso sul bagnato con un assetto da asciutto (e questo dovrebbe far pensare non solo sul valore del pilota ma anche su quello dei tecnici e del box della Toro Rosso, l'erede della Minardi della quale ha tenuto anche molti degli ingegneri): in testa sin dall'inizio, ha controllato e anzi bastonato la blasonata McLaren portata sul secondo gradino del podio dal finlandese Kovalainen.
E così l'emozione finale: un bravo e talentuoso ragazzo fa risuonare gli inni tedesco e italiano ancora insieme, come ai tempi di Schumacher. Che sia una visione del futuro?
Per intanto aspettiamoci altre 4 gare eccezionali, divertenti e incerte, soprattutto se questa Toro Rosso, che ha superato la casa madre Red Bull, con questi tecnici e questi piloti (non fosse stato per un problema al via, la piccola scuderia di Faenza avrebbe probabilmente perfezionato una doppietta!), continuerà a confermare la sua forza rompendo le uova nel paniere di Ferrari-McLaren-BMW.

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