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mercoledì 29 ottobre 2008

Fuoco alle polveri

Forse era questo il titolo più indicato per Zeppelins West, presentato recentemente in Italia da Fanucci con il titolo di Fuoco nella polvere. Il suo autore? Joe R. Lansdale!
E già qui potrei fermarmi: come sapete, miei buoni e cari e pochi lettori, Lansdale è stata una illuminante scoperta di questo 2008 con la sua serie dedicata agli scalcinati e improbabili Hap e Leonard. E questo Fuoco nella polvere, se da una parte conferma le capacità del buon Lansdale come autore pulp, nel senso di autore a tutto tondo abile in molti generi, risulta però un puro gioco, un divertimento quasi fine a se stesso, senza nulla togliere alla gradevolezza della lettura e ai piccoli colpi, oserei dire di genio disseminati lungo tutto il romanzo.
Lansdale, infatti, riprendendo una moda ritornata in voga negli Stati Uniti grazie alla Lega degli Straordinari Gentlemen di quel genio che è Alan Moore, riprende in un universo parallelo alcune grandi glorie del west statunitense (su tutte Buffalo Bill) accostandole a grandi personaggi vittoriani come il mostro di Frankenstein, a uomini di scienza realmente esistiti come Morse, realizzando un romanzo un po' western, tanto steampunk e soprattutto molto divertente. La vicenda si divide in due parti: all'inizio il viaggio di Buffalo e compagnia su un dirigibile alla volta del Giappone per recuperare la perduta creatura assemblata da Frankenstein e in mano ai nipponici; quindi a causa dell'abbattimento dello zeppelin da parte dei giapponesi i nostri finiscono sull'isola di un chirurgo pazzo. Questa seconda parte, che si sviluppa sull'isola, costituisce anche la parte più corposa della vicenda, riprendendo un classico della letteratura fantascientifica, L'isola del dottor Moureau. Qui hanno un cammeo importante l'Uomo di Latta de Il mago di Oz e uno piccolo ma a modo suo geniale il conte Vlad Tepes, il famoso Dracula di Bram Stoker: Lansdale, in questo caso, si diverte a uccidere in maniera simpatica e terribile il mitico vampiro, facendolo divorare dagli uomini-bestia del dottore!
E il romanzo, in realtà, ha proprio in questa sua vena dissacrante l'orma distintiva, il marchio indelebile che lo rende una lettura divertente e godibile pur senza restare la migliore opera di Lansdale. In effetti mi sentirei di consigliarlo solo agli amanti dello scrittore statunitense (quale sono io), agli amanti del cinema di Mel Brooks e a tutti coloro che sono in grado di leggere una macedonia letteraria senza restare sconvolti perché troppo fedelmente legati ai riferimenti originali.

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