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martedì 21 ottobre 2008

Il pesce, il sindaco e le monete

Non voglio farvi la recensione di un libro fantasy (o di qualsiasi altro genere) ispirato alle Cronache di Narnia, né voglio proporvi un mio racconto ispirato all'opera di C.S.Lewis, ma è semplicemente la naturale prosecuzione dei post sulla crisi e l'ambiente della settimana scorsa.
Innanzitutto il pesce: come e forse più delle altre risorse della Terra, il pesce sta iniziando a mostrare i suoi limiti di riproducibilità a fronte di un ritmo di consumo eccessivo e concentrato. In pratica il pesce sta diminuendo perché i pescatori del mondo stanno pescando a un ritmo più veloce rispetto a quello di cui hanno bisogno i pesci per riprodursi. La conseguenza prima e più evidente è in Europa, con le recenti proteste dei pescatori che si lamentano della concorrenza, che pretendono aiuti economici e che vogliono tutti pescare e tutti con gli stessi mezzi altamente competitivi. In testa alla protesta, ovviamente, i nostri: notizia sicuramente vecchia, di Luglio, ma le considerazioni restano purtroppo drammaticamente reali, perché nulla sembra essere cambiato.
Sempre di Luglio è la notizia dell'opposizione del sindaco di Gela al progetto di un impianto eolico, perché paesaggisticamente controproducente al turismo (o per meglio dire agli affari turistici e relativi introiti per l'erario comunale). Interessante come in un'Italia in cui la guerra al paesaggio, alle foreste e alle acque è stata fatta in nome del progresso e che ha portato molte vittime umane (causate da inondazioni e smottamenti che, con una maggiore cura del territorio sarebbero state evitate), un piccolo sindaco di un piccolo comune di una piccola regione, per quanto si sia coperto di molte iniziative meritorie, preferisca sacrificare l'ambiente e la possibilità di un reale sviluppo energetico del territorio in nome del turismo e non già della difesa del paesaggio.
Finché sarà questa l'idea di sviluppo dell'Italia, fondata come in molti altri paesi dell'Occidente sull'oro e sull'accumulazione della ricchezza, sarà difficile trovare uno sbocco serio. Probabilmente si arriverà a un prevedibile collasso del sistema economico, di questo attuale sistema economico, almeno, come in un certo senso sembra proporre Ugo Bardi in questo post dedicato all'oro dei nostri tempi. Se comunque ci soffermiamo ad esaminare l'articolo 1 della nostra costituzione:
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro

allora probabilmente abbiamo quello che dovrebbe essere il vero valore del denaro: esso dovrebbe rappresentare non già una ricchezza da accumulare ma un modo per testimoniare il lavoro di una persona. Forse è utopia, ma se non ci autodistruggiamo prima con qualche guerra devastante, probabilmente solo il crollo dell'economia potrà salvarci.

P.S.: nel frattempo i nostri governi provano a salvare le banche con interventi che, generalmente, sarebbero sanzionati dall'Unione Europea. Leggere per farsi un'idea il recente intervento di Pietro Cambi.

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