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giovedì 16 ottobre 2008

L'Italia e la crisi ambientale

Che esista una crisi ambientale è ormai noto. Che questa crisi ha portato a un diffuso effetto serra, a una qualità dell'aria respirata in città piuttosto bassa, è cosa ormai nota e assodata. Che tutto questo abbia anche portato a effetti piuttosto globali sul clima è, per quanto non completamente assodato, abbastanza accettato. Per questi e altri motivi, quindi, le maggiori nazioni industrializzate si sono impegnate a ridurre le emissioni di anidride carbonica. Ciò da solo non basterebbe: bisogna abbinare anche una politica volta alla conversione delle fonti di energia utilizzate, passando gradualmente verso le fonti rinnovabili. A tale obiettivo è volto il Pacchetto 2020 dell'Unione Europea, che in particolare all'Italia chiede una riduzione di circa il 5,2% dei gas inquinanti e per contro un aumento del 17% delle fonti rinnovabili.
Tutto questo discorso è solo la premessa alla posizione del governo italiano, che per mano del ministro Ronchi proverà a chiedere all'Europa una deroga sui tempi, asserendo che
Condivido la sostanza, ma in un contesto che vede saltare il sistema finanziario ed economico mondiale, se non rimodulato nei tempi e nei parametri, il Pacchetto avrebbe un impatto devastante sulla competitività delle nostre imprese.

In effetti il pacchetto richiederebbe all'Italia una spesa tra i 23 e i 27 miliardi di euro: tali costi, stimati dal nostro governo, sono di circa 30 volte superiori a quanto stimato in sede europea. Probabilmente l'Italia, che sta investendo nell'istruzione e nella ricerca sempre meno, utilizzando la crisi economica come scusa, preferisce continuare sulla strada dell'inquinamento, di una industria classica che consuma senza controllo, piuttosto che puntare su fonti efficienti e rinnovabili, in grado di generare anche nuovi posti di lavoro (come ad esempio in Germania: 250.000 posti!).
Eppure le idee in Italia ci sono: aerei e frigo solari, energia solare distribuita, e chissà quante altre idee.
Da notare, poi, che le critiche al pacchetto vengono, guarda un po', dai petrolieri!
In definitiva, mentre le altre nazioni europee continuano ad essere avanti rispetto all'Italia (significativo il percorso italiano al nucleare, così in ritardo rispetto agli altri paesi, che rischiamo di avere delle centrali nucleari pronte quando gli altri le staranno smantellando per non rimetterle più! - forse la posizione è troppo generalizzata, però siamo in Italia e potrebbe benissimo succedere così), la nostra nazione preferisce andare piano, mantenere le posizioni che fanno comodo ai grandi produttori, a un sistema economico che non tiene conto della finitezza del pianeta.
Comunque l'Europa, per fortuna, decide di respingere la richiesta di proroga del governo italiano:
Flessibilità per raggiungere questi obiettivi sì - ha detto Barroso - ma dobbiamo mantenere chiaramente l'obiettivo di una riduzione almeno al 20% dei gas serra. Non vedo alcuna ragione di cambiare questi obiettivi. Tutti ora anzi vanno dicendo che dobbiamo aver imparato la lezione, dovremmo anzi aver agito prima, tutti gli argomenti sono a favore di un maggiore impegno.

Maggiore impegno che, speriamo, ora il governo italiano vorrà prendere, perché in ogni caso, se si vuole uscire dall'attuale situazione di crisi globale, bisogna comunque ripensare alle abitudini quotidiane.

Ulteriori approfondimenti su Blogosfere, NRGLab e QualEnergia.
Buona lettura e... buona fortuna!

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