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lunedì 1 dicembre 2008

Morire di ricerca

Peanuts: Buon compleanno, sorellina!
CATANIA - Lo chiamava "il laboratorio della morte". A Raffaella, la sua fidanzata, a suo padre Alfredo, lo aveva detto più volte: "Quel laboratorio sarà anche la mia tomba". Una stanza di 120 metri quadri, tre porte e tre finestre non apribili, due sole cappe di aspirazione antiche e inadeguate e tutte le sostanze killer, le sue "compagne" di studio e lavoro lasciate lì sui banconi, nei secchi, in due frigoriferi arrugginiti: acetato d'etile, cloroformio, acetonitrile, diclorometano, metanolo, benzene, con vapori e fumi nauseabondi e reflui smaltiti a mano.

E intanto a Bologna la ricerca viene calpestata in piazza.

1 commento:

  1. La cosa piu' incredibile e' che questo ragazzo (come pure gli altri morti prima o ammalati) non abbia avuto la possibilita' di reagire subito a questa situazione... come si poteva continuare a lavorare in quelle condizioni? ed i professori non entravano mai nei laboratori? possibile che non avevano nessuno spazio per reagire? evidentemente si viveva sotto una situazione di "ricatto" ormai divenuta la normalita'.... quando il lavoro non c'e' o si vive con la paura costante di perderlo ... allora il ricatto puo' spingerci a fare le cose piu' pericolose, a rischiare la propria vita, o a perdere la propria dignita' ....

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