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martedì 9 giugno 2009

Mia è la vendetta

Più riguardo a Mia è la vendettaIncredibile come la lettura del romanzo sia stata così coincidente e vicina alle polemiche sul decreto sicurezza. Tra la citazione dal romanzo e i post miei e di Pietro (vedi Io non sono d'accordo, La democrazia del disagio, Marsiglia, Marsiglia, Sulla formazione dell'opinione pubblica) quello è stato un periodo ricco e fecondo. E ora che ho modo di parlare di Mia è la vendetta del mitico Edward Bunker spero che lo sia altrettanto.
Innanzitutto una considerazione preliminare: visto quello che è successo con Saramago, è incredibile che la Einaudi abbia deciso di pubblicare un libro duro, crudo e realistico come questa raccolta di Bunker che, nelle intenzioni dell'autore, avrebbe dovuto rappresentare la situazione tra comunità nere e bianche nelle carceri statunitensi (e quindi, di riflesso, nella società statunitense e in quella moderna per estensione).
Inviato al suo editor prima della sua morte, è una raccolta di racconti dura, veloce da leggere e violenta come solo Bunker sa fare: il racconto centrale, che da il nome alla raccolta, è anche il più emblematico di tutta la raccolta, con il protagonista che, in preda al delirio di onnipotenza, per mandare un segnale alla nazione nera d'America, pensando che questa sia pronta all'insurrezione, si abbandona ad un piano impossibile che lo porterà inevitabilmente alla morte.
In tutto il libro, in ogni caso, aleggia la cappa del razzismo e dell'incomprensione tra bianchi e neri, in una società in cui violenza chiama violenza, in cui la paura viene alimentata da altra paura e da insicurezza. Una società in cui il potere sui cittadini viene mantenuto proprio attraverso questi trucchi (basta vedere l'aumento dei voti della Lega nelle recenti elezioni politiche, ma ne riparlerò).
La morte di Bunker ci ha, purtroppo, sottratto un'opera che, molto probabilmente nel suo complesso sarebbe stata la migliore dello scrittore maledetto statunitense: una denuncia chiara e netta alla società moderna, fortemente ipocrita e, come detto, incentrata sulla paura.

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