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sabato 21 novembre 2009

Natale

La società dei consumi e i suoi cittadini stressati avevano altro a cui pensare. Certo, mancava ancora più di un mese a Natale, ma le orge pubblicitarie erano iniziate e l'isteria dell'acquisto si diffondeva lungo le strade addobbate, rapida e inesorabile come la peste. L'epidemia era inarrestabile, e non c'era un posto dove scappare. Penetrava nelle case e negli appartamenti, avvelenando e sopraffacendo chiunque incontrasse sul proprio cammino. I bambini già piangevano dalla spossatezza, e i padri di famiglia erano pieni di debiti fino alle ferie successive. La truffa legalizzata imperversava alla grande. Gli ospedali si riempivano a causa di infarti, crisi di nervi e ulcere perforate.
Le stazioni di polizia del centro venivano spesso visitate dai battistrada della grande festa della famiglia sotto forma di Babbi Natale ubriachi fradici che venivano trascinati fuori dagli androni e dai bagni pubblici. A Mariatorget, due poliziotti sfiniti lasciarono cadere un Babbo Natale sbronzo in una pozzanghera nel tentativo di caricarlo su un taxi.
Nello scompiglio che ne seguì, i due agenti vennero spintonati da allibiti bambini piangenti e ubriaconi furiosi e imperanti. Uno dei poliziotti venne colpito da una palla di neve in un occhio, si arrabbiò e afferrò il manganello. Picchiò alla cieca colpendo un pensionato curioso. Non fu una bella cosa, e i detrattori della polizia poterono tirare acqua al proprio mulino.

(da Il poliziotto che ride di Maj Sjöwall, Per Wahlöö, trad. di Renato Zatti)

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