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mercoledì 24 febbraio 2010

Omero, Iliade

More about Omero, IliadeBaricco, chiamato a raccontare in pubblico l'Iliade di Omero, rimanda a lungo l'operazione, indeciso tra questa e l'altra sua opera più amata, il Moby Dick di Melville. Alla fine decide di affrontare prima l'Iliade e quello che ne esce fuori è la riscrittura ristampata nell'Universale Economica Feltrinelli con una bella copertina di Gianluigi Toccafondo.
Alessandro Baricco, uno dei miei scrittori preferiti, quando passò dall'Università della Calabria, parlò di guerra, e di guerra parla proprio l'Iliade, di quanto è violenta, ma anche di quanto è bella. E soprattutto Baricco enfatizza, nella postfazione, quanto poco si faccia la guerra nell'Iliade e quanto a lungo si perda tempo a parlare e discutere. Ed è vero, leggendo la riscrittura baricchiana: si notano i discorsi aulici, lunghi, che fondamentalmente sono intatti rispetto alla versione poetica di Omero, affiancati dalle descrizioni dei forti e splendidi guerrieri.
Lo scrittore, poi, opta per una narrazione in prima persona fatta dai protagonisti della vicenda, che si alternano nel racconto: colpiscono soprattutto i racconti di Achille e della sua giusta ira funesta; di Ettore nel suo momento di massimo splendore; di Priamo e del suo raccontarsi in terza persona, tranne che in un paio di occasioni. Colpisce la narrazione moderna, veloce, appassionate, alla Baricco, e soprattutto è gradita la scelta, abbastanza realistica, di escludere gli dei con le loro beghe, i loro dialoghi: in fondo quello che Baricco voleva e vuole raccontare con questo testo sono gli uomini e le loro passioni, quello che vuole tramandare è la bellezza della guerra, una bellezza dalla quale però scaturisce morte, sangue e distruzione, un modo per cercare di cambiare il corso della nostra cultura.
Alla fine una sorta di invito alla pace da uno dei racconti apparentemente più improbabili.

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