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venerdì 9 aprile 2010

L'albero dei microchip

More about L'albero dei microchipUn bambino, affetto da handicap cognitivi, viene preso in giro dai suoi compagni di classe, gli unici amici che ha. Questi, preparando il campo dove andranno a giocare a calcio, scoprono un deposito abusivo di rifiuti elettronici e hanno la bella idea di appendere alcuni di essi ai rami degli alberi in modo da spingere il loro amico ad andare ad innaffiare il campo ogni giorno, così che gli alberi possano fornire i frutti elettronici delle cure del ragazzo.
Da qui il titolo del romanzo, L'albero dei microchip, scritto a quattro mani da Francesco Abate e Massimo Carlotto. La vicenda si svolge in parallelo in Italia, tra Piemonte, Lombardia, Liguria, e Liberia. E' fatto abbastanza noto, infatti, che le organizzazioni criminali, grazie a società di smaltimento di rifiuti speciali fittizie e all'appoggio di faccendieri senza scrupoli più interessati ai soldi, alle ville e al lusso che al rispetto e alla conoscenza delle leggi, smaltiscono i rifiuti speciali, in particolare quelli elettronici, prevalentemente all'estero, in nazioni come la Liberia, dove vengono a contatto con donne e bambini, che maneggiano giornalmente a mani nude componenti elettroniche che andrebbero smaltiti ed eventualmente bruciati con appositi impianti.
Aumento delle emissioni inquinanti di quei paesi, danni alla salute per le fasce più deboli della popolazione sono solo alcuni dei danni causati dallo smaltimento illegale. Smaltimento da cui non è esente nemmeno la nostra nazione. Tra le discariche abusive meridionali e gli ampi spazi pianeggianti del settentrione, in caso di uno smaltimento improvviso, di zone dove seppellire abusivamente i rifiuti se ne trovano in ogni dove. E' una realtà devastante, dunque, dove i criminali e i faccendieri, più interessati al denaro, si diceva, non si chiedono del perché certe leggi e procedure sono state emendate, ma le ritengono un ostacolo all'unica lor attività: guadagnare denaro oltre ogni limite e a qualunque costo.
E a qualunque costo va anche risolta l'indagine, bisogna incastrare il faccendiere di turno, anche a costo di mettere nei guai un onesto funzionario della Guardia di Finanza (una delle cose assurde di questa Italia: un'indagine ambientale affidata al corpo che dovrebbe invece fare indagini in campo fiscale!) o di coinvolgere un ufficiale dell'ONU giunto in Italia per collaborare con le nostre forze dell'ordine.
Alla fine quello che si otterrà sarà solo la morte di quell'unico faccendiere, da anni nel mirino della Finanza, ma che è solo la punta dell'iceberg dell'organizzazione criminale, già pronta a sostituire la piccola pedina appena eliminata.
Un bel romanzo, terribile anche perché descrive uno dei tanti tasselli di questa Italia che chiede di cambiare ma che, per convenienza, non ha alcuna intenzione di farlo...

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