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giovedì 22 luglio 2010

Tra eroi, antiracket e intercettazioni

Un paio di giorni fa, durante la manifestazione del popolo delle agende rosse, preso in giro dal solito Emilio Fede, Fini ha affermato:
Mangano non è un eroe. E' un cittadino che è stato condannato per mafia.
La domanda a Fini nasce spontanea:
E' o non è un problema politico (o di morale politica, se preferisce) una alleanza con un partito che ha nelle sue fila un senatore che è stato condannato proprio per mafia e che ritiene Mangano non solo innocente, ma addirittura un eroe, in barba a quelle stesse sentenze che fanno dire a Fini quello che ha detto riguardo Mangano?
E se non è un problema politico (o di morale politica, se preferisce), allora le parole di Fini su Mangano sono nella migliore delle ipotesi una evidente ipocrisia politica.
E passiamo all'attualità con il dietro front del governo sul decreto intercettazioni. Forse più che le opposizioni, bisogna ringraziare gli inquirenti: arresti illustri di 'ndranghetisti tra Calabria e Lombardia, sfruttando al meglio le intercettazioni, e quindi una lotta effettiva alla mafia e alla criminalità organizzata.
Questa azione, però, Maroni, ieri alla conferenza sull'antiracket tenutasi a Lamezia Terme, ascrive all'azione di governo, un governo che di fronte alla sede della conferenza viene contestato dai sindacati autonomi di polizia per i tagli. Si può quindi dire che la polizia ha fatto bene il suo lavoro nonostante il governo, anche se nessuno sembra interessato a ricordarlo.

Ovviamente è ancora tutto da stabilire se il passo indietro sulle intercettazioni sia effettivo o solo di facciata, per intanto vi lascio con questo augurio di chi non l'ha votato al sorridente:

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