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lunedì 30 maggio 2011

Gli orrori di Quetzalia

More about Gli orrori di Quetzalia In questo momento mi trovo a New York. Questo post è stato programmato in anticipo. Se posso scriverò qualcosa per raccontarvi della gita, altrimenti dovrete attendere il rientro.

Il concetto di base del romanzo è la costruzione di una società non violenta. La stessa idea era contenuta nell'ultimo pianeta presentato in Galassia che vai di Erik Frank Russell, ma mentre in questo caso la non violenza era una diretta conseguenza del rispetto della libertà di ciascun abitante di fare ciò che vuole, ne Gli orrori di Quetzalia di James Morrow la società non violenta sembra sostenersi in modo differente, attraverso cioé, la costruzione di una religione e di alcuni tabù che spingono i quetzaliani a partecipare a dei riti purificatori, che li mettono in collegamento con macchine particolari che sintetizzano il loro odio e la loro rabbia, dopo che ogni cittadino ha visualizzato le immagini di violenza con le quali vorrebbe vendicarsi di torti subiti.
Il romanzo di Morrow, però, presenta non pochi spunti interessanti che vale la pena di approfondire. Innanzitutto la religione del pianeta, lo zolmec: tutti i quetzaliani sanno che si basa non su un dio creatore del mondo, ma su una serie di racconti e di leggende. Ad esempio si onora un dio concreto, il cervello. E la festa più importante, una festa invernale che riprende il Natale, è la festa di Leggenda:
Lix cominciò a spiegare, e gli altri membri della famiglia intervennero aggiungendo dettagli e facendo digressioni.
Il ragazzo parlò di un'era remota in cui il pianeta Luta ospitava il Popolo della luce, esseri di pura energia, il più grande dei quali era Iztac. Per il Popolo della luce, la materia pura era una realttà astratta e inafferrabile al pari della coscienza pura per gli esseri umani. Ma a poco a poco, sotto l'influsso di Iztac, il Popolo della luce applicò la sua scienza e acquisì un controllo parziale del tangibile. Su Luta costruirono una grande città, una città metà di sostanza e metà di pensiero, metà di particelle e metà di onde. Una Città di luce.
Un giorno Luta parlò a Iztac, avvisandolo di un destino imminente. L'era corrente stava finendo. La materia era la verità emergente. Presto per il Popolo della luce il tempo avrebbe cessato di scorrere. Sarebbe stato esiliato in cielo, trasformandosi in stelle, mentre il pianeta sarebbe diventato il dominio delle rocce, poi dei vegetali, infine degli animali senzienti. Iztac si abbatté, all'idea di perdere la propria città.
"Posso solo offrirti una consolazione" disse Luta. "Quando verrai gettato nel cielo, cercherò di afferrarti e tenerti vicino. Poi, una volta all'anno, mentre gli esseri umani dormiranno, potrai tornare, ricostruire la tua città, e invitare la tua gente. Ancora una volta l'energia pura percorrerà i vostri viali lattei e dimorerà nei vostri palazzi di vetro. Ma entro la notte seguente la città dovrà scomparire, e voi dovrete tornare tutti in cielo.
Iztac aveva accettato, e da allora, la vigilia di Leggenda...
In ogni casa del pianeta Luta ogni famiglia costruisce una città di luce usando una sostanza collosa e trasparente, e tra i viali di questa città vengono messe delle candele, che la illuminano in modo da dare una visione di questa città di luce leggendaria.
D'altra parte questa alternanza tra mondi differenti non solo è tipica di molte leggende (vedi, a tal proposito, le leggende ideate da Tolkien ne Il Silmarillion), ma rimanda in maniera ancora più chiara (ed esplicita all'interno del romanzo) alle leggende dei popoli del centro america, in particolare i toltechi, ritenuti da alcuni storici come uno dei popoli più pacifici mai esistiti sulla Terra. A queste leggende, probabilmente, si ispirò anche un certo Jack Kirby nella costruzione del suo Quarto Mondo, e conseguenza di questa idea di alternanza tra mondi si basano anche i recenti crossover DC Comics, da Crisi Infinita a Crisi Finale, senza dimenticarsi le recenti guerre in cui sono coinvolte le Lanterne Verdi. Su queste cose, spero, ritornerò in futuro, per ora ritorniamo al romanzo.
D'altra parte la società quetzaliana si basa sul tabù della tecnologia, in modo tale che i riti periodici dello zolmec, quelli purificanti, siano attesi con trepidazione dalla popolazione proprio perché in quell'occasione è consentito violare il tabù, e questo rende i riti molto più rispettati. La società quetzaliana, quindi, si basa su un'assenza di macchine, su una scienza medica che si basa sull'omeopatia e sull'uso di erbe medicinali. Questi aspetti rendono poco credibili i supposti progressi scientifici quetzaliani, ma d'altra parte mettere l'omeopatia un po' d'appertutto è una moda...
Infine Morrow risponde alla domanda: cosa succede quando in una società non violenta come quella quetzaliana si introducono forzatamente elementi di squilibrio e aggressione?
Innanzitutto i due protagonisti nuterrestri, gli unici due sopravvissuti della spedizione scientifica atterrata su Luta, per riuscire a farzi aiutare dai quetzaliani, decidono di convincerli a fare guerra ai neurovori, discendenti dei nuterrestri atterrati secoli fa su quello stesso pianeta e decisi ad onorare il cervello mangiandolo. Per trasformare i pacifisti, i due nuterrestri riescono a produrre una soluzione contentente il noctus, la sostanza che compone il fiume d'odio, da iniettare nel sangue dei quetzaliani, che così recuperano il carico di aggressività necessario a muoversi contro i neurovori, se attaccati.
Purtroppo Francis, che nel frattempo ha saputo che la sua amante quetzaliana sta aspettando un figlio suo, decide di voler portare Tez su Nuterra, e a causa dei dubbi dell'amico, di nascosto, le fa una iniezione di noctus. La morte del padre fa precipitare le cose e spinge Tez a fare una ulteriore iniezione di noctus, che la porterà alla follia e a diventare il primo vero assassino della storia di Quetzalia.
L'utopia, senza l'intervento di Francis, sarebbe stata distrutta proprio perché i quetzaliani non hanno alcuna difesa contro un aggressore, anche perché in fondo la scelta della non violenza, poiché indotta da un intervento meccanico non è, per la maggior parte, insita nella popolazione né una scelta completamente consapevole, anche se consapevolmente accettata. La società costruita da Morrow non è dunque un'utopia perché presenta i suoi difetti, ma al tempo stesso lo è perché per sopravvivere ha bisogno di un intervento esterno. Non è certo l'unico spunto del romanzo (non dimentichiamo la struttura religiosa), né l'unico per cui vale la pena di recuperarlo e leggerlo (ad esempio una delle categorie più rispettate è quella dei tagliatori di pietre, mestiere che sulla nostra stessa Terra sarebbe ritenuto umile e di scarso rispetto).

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