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venerdì 30 settembre 2011

Il premio alla fine del mondo!

La Guida Galattica è infallibile. È la realtà, spesso, ad essere inesatta.
(Douglas Adams
La citazione mattutina di WikiQuote (grazie a Elitre per la condivisione) non poteva non essere più adatta, visto che da poche ore sono stati premiati i vincitori degli Ig Nobel 2011. Questi, come ormai qualunque lettore di blog scientifici sa, sono i premi che vengono assegnati alle così dette ricerche improbabili, quelle che apparentemente sono considerate inutili o che lasciano basiti o fanno letteralmente piegarci in due dalle risate al primo impatto. Poi, però, qualcosa di serio in fondo in molte di loro si trovano, e questo rende i premi ambiti tanto quanto i Nobel (a partire da lunedì, con la medicina, verranno annunciati).
A questo punto, mentre sto ragionando sul giorno più opportuno per pubblicare la versione italiana del post dedicato al Tevatron, ecco la veloce comunicazione sull'annuncio degli Ig Nobel, ma visto che potete leggere sia l'elenco ufficiale, sia i post in italiano sull'argomento (Marcoscan, Questione della decisione, Oggi Scienza, Galileo), allora mi limito a segnalarvi i due premi che maggiormente mi interessano, quello alla fisica e soprattutto quello alla matematica, cui fa riferimento il titolo.
Per quel che riguardala fisica il premio è andato a Philippe Perrin, Cyril Perrot, Dominique Deviterne, Bruno Ragaru e Herman Kingma che sono riusciti a mostrare come e perché i discoboli soffrono di vertigini dopo il lancio mentre i lanciatori di martello no(1)!
L'Ig Nobel matematico, invece, va a un gruppo di predittori, o profeti visto il tipo di predizione che hanno fatto. Vengono quasi tutti dagli Stati Uniti, tranne un coreano e un ugandese, e hanno indicato la data di fine mondo!
I premiati sono, nell'ordine indicato dal comitato di Harvard (tra parentesi indico l'anno presunto della fine del mondo): Dorothy Martin (1954), Pat Robertson (1982), Elizabeth Clare Prophet (1990), Lee Jang Rim (1992), Credonia Mwerinde (1999), Harold Camping (prima previsione: 6 settembre 1994; seconda previsione: 21 ottobre 2011).
La motivazione è quanto di più semplice ci sia al mondo:
Per aver insegnato che il mondo è attento quando si fanno assunti e calcoli matematici(2)
Chiudo, però, con il premio per la pace, che va ad Arturas Zuokas, sindaco della cittadina lituana Vilnius per aver risolto il problema del parcheggio abusivo:

giovedì 29 settembre 2011

La calunnia è un venticello

Capitano: Allora, Victoriapeius, secondo te io sarei un'anfora piena di vino?
Victoriapeius: Non l'ho mai detto, capitano! E' stato Veracrus a dirlo!
Capitano: Allora è stato Veracrus a dire che sei stato tu che hai detto che io non sono che un'anfora piena di vino?
Victoriapeius
: E io dico che se Veracrus ha detto così, Veracrus è un infingardo!
Vedetta
: Nave pirata a babordo!
Tullius Detritus
: Avete sentito, capitano?
Capitano: No! Nessuno l'ascolti! E' in quarantena! Ha osato dire che, mentre noi siamo in mare, le nostre donne si danno alle orge!
Vedetta
: ?!? Se le cose stanno così, non dirò più niente!!! Psss! Gente capace di raccontare che io sono entrato in marina per la raccomandazione di mia moglie, che è amica di una cugina di secondo grado di Cesare!

(da Asterix e la zizzania, di Goscinny e Uderzo, dal volume Asterix - Le storie più belle, ed.Mondadori , trad.Luciana Marconcini)

mercoledì 28 settembre 2011

La storia di Vincent e del padre contadino

Su tumblr ho trovato una simpatica storiella su un padre italoamericano e su come il figlio riesce ad aiutarlo nonostante una situazione non proprio favorevole. Ve ne propongo una traduzione.
Buona lettura!


Un vecchio gentiluomo italiano viveva da solo in New Jersey. Come ogni hanno voleva piantare i pomodori nel giardino, ma era un lavoro molto difficile, e la terra era dura. Il suo unico figlio, Vincent, che era solito aiutarlo, era in prigione. Il vecchio signore scrisse una lettera a suo figlio e gli descrisse la sua difficile situazione:
Caro Vincent,
Sono piuttosto abbattuto poiché sembra che non sarò in grado di piantare i pomodori in giardino quest'anno. Sto diventando troppo vecchio per scavare un orto. So che se tu fossi qui i miei problemi sarebbero risolti. So che saresti molto felice di scavare l'appezzamento per me, come ai vecchi tempi.
Con affetto,
Papà
Pochi giorni più tardi ricevette una lettera dal figlio
Caro papà,
Non scavare quel giardino. E' lì che sono sepolti i corpi.
Con affetto,
Vinnie
Alle 4 del mattino successivo gli agenti dell'F.B.I. e la polizia locale arrivarono e scavarono l'intera area senza trovare alcun corpo. Si scusarono con il vecchio e andarono via. Quello stesso giorno il vecchio ricevette una lettera dal figlio.
Caro papà,
Vai avanti e pianta i pomodori, ora. Questo è il meglio che potevo fare, viste le circostanze.
Con affetto,
Vinnie

martedì 27 settembre 2011

MaddMaths #20 agosto/settembre 2011

MaddMaths
Come al solito con puntuale ritardo arriva il mio post dedicato alla newsletter dei matematici pazzi che fanno capo a Roberto Natalini, Cappellaio ad honorem, se me lo concede!
Anche questa edizione, come le passate, si mescola con il Carnevale della Matematica, ospitato da Roberto Zanasi a metà di questo mese di settembre. I post segnalati su quell'edizione, che poi era la 41.ma, non verranno risegnalati qui sopra. E per fortuna che Roberto non ha segnalato l'intervista, perché mi sarebbe molto spiaciuto non segnalarla anche io (che in ogni caso avrei comunque risegnalato... inizia a girarmi la testa...), ovvero, per la serie Vita da matematico, ecco a voi Andrea Plazzi!
Come spero alcuni lettori sappiano, Andrea è da anni nel mondo del fumetto: ha curato e tradotto i romanzi a fumetti del maestro Will Eisner ed è il curatore della mitica serie Rat-Man di Leo Ortolani, ma soprattutto è un matematico di formazione che ogni tanto (in due occasioni ha anche partecipato ai miei Carnevali della Matematica) torna a scrivere di questo suo primo amore e con il quale, a volte, si discute via e-mail anche di fisica (per i neutrini mi aspettavo una qualche e-mail, a dire il vero...). E poi è anche un lettore di Dampyr, come il sottoscritto!
Prima di proseguire con le altre segnalazioni tratte dalla newsletter, preferisco lasciarvi (e lasciarmi su questo blog) questo passaggio dell'intervista:
Rimpiangi di aver ‘perso tempo’ a studiare matematica? Quali sono i migliori fumetti in cui ci sono riferimenti alla matematica?
Ovviamente no, sono felice di avere studiato matematica, che è stata parte importante del mio lavoro per diversi anni e che mi ha lasciato gli strumenti per continuare a capirne una piccola parte e, volendo e trovando il tempo, di ampliare le mie conoscenze.
I due "fumetti matematici" recenti (dicitura assolutamente impropria) più notevoli sono sicuramente GOTTINGA e LOGICOMIX: storie diversissime che, senza alcuna tentazione o cedimento didascalico, raccontano vicende, fatti e persone inserendo suggestioni logico-matematiche sofisticate ma riuscendo a restare leggibili a qualsiasi lettore (interessato).
E riprendiamo con il solito ritmo e precisamente con l'editoriale di Roberto, Sì, però, non è che si potrebbe rendere la matematica a scuola un pochino più interessante?
In questi primi giorni di settembre, mentre i bagnini sono già impegnati a riporre sdraio e ombrelloni per la prossima stagione, ai tavolini dello stabilimento balneare di Viareggio vedo bambini e ragazzi di tutte le età intenti a compitare con occhi spiritati, pagine e pagine di esercizi di matematica apparentemente di una noia mortale (ho evitato di indagare troppo, bastavano gli occhi spiritati). Alcuni di loro in realtà non hanno mai smesso durante l'estate. Questi ragazzi sono un esercito in marcia, l'esercito dei futuri (e attuali) odiatori della matematica.
All'editoriale è associata anche una apposita discussione: sarebbe bello se insegnanti e soprattutto studenti (magari quelli che in matematica zoppicano un po') decidessero di partecipare...
Per L'angolo di Gipo, invece, ecco Settembre 2011
Chi ha detto che il linguaggio della matematica è arido ed astruso? In realtà esso è ricco di espressioni che possono essere usate per la costruzione di enigmi curiosi e divertenti. Appuntamento con il n.10 (e con le soluzioni del n.9).
E infine Quanto sono bravi gli scolari italiani? Ce lo dicono le prove Invalsi. Forse di Erasmo Modica
Il 10 maggio 2011 gli studenti delle superiori affrontavano la prove Invalsi che avrebbero valutato i loto livelli di apprendimento. Due mesi dopo, sono arrivati i risultati. Ma le prove Invalsi non sono esenti da critiche: non solo sono perfettibili, ma possono essere addirittura ingannate.
Chiudo segnalandovi un paio delle news proposte: La formula per il parcheggio perfetto e La matematica prevede gli esiti delle rivoluzioni, letture interessanti che un giorno, magari, potrebbero anche tornarci utili.

lunedì 26 settembre 2011

Olimpiadi Italiane dell'Astronomia 2012

Mentre la squadra italiana, costituita da Gabriele Benedetto, Renato Desideri, Roberta Tripodi, Edoardo Altamura, Andrea Malara e Roberto Ribatti (i ragazzi sono accompagnati da Giulia Iafrate di Trieste, che ho avuto modo di vedere a Comunicare Fisica 2009, dove ha presentato alcuni software didattici(1), e da Giuseppe Cutispoto di Catania, che per il momento conosco solo via e-mail) sta partecipando alle 16.me Olimpiadi Internazionali dell'Astronomia in Kazakhstan(2), in Italia è uscito il bando per le Olimpiadi italiane del 2012 (lo trovate anche sul sito olimpico). La preselezione avverrà attraverso un tema astronomico che quest'anno ha per titolo:
L’origine dell’universo.
Quali sono le principali osservazioni scientifiche a sostegno dell’ipotesi del Big Bang? A tua conoscenza, esistono altre teorie scientifiche alternative compatibili con le osservazioni?
Prossimamente il sito ufficiale proporrà il materiale per iniziare a documentarsi sul caso (ho anche creato un piccolo bundle, una sorta oggettino didattico, per consentire una più semplice diffusione del materiale stesso e che renderò pubblico con l'uscita ufficiale). Nell'attesa dell'uscita del materiale, vi segnalo le date olimpiche da non dimenticare:
24 novembre: deadline per la sottomissione dei temi;
23 dicembre: deadline per la comunicazione degli ammessi alla fase interregionale;
20 febbraio 2012: svolgimento della prova interregionale;
12 marzo 2012: deadline per la comunicazione degli ammessi alla fase finale;
15 aprile 2012: finale nazionale
Ed eccovi qui sotto la locandina dell'edizione 2012:
Insegnanti e studenti all'ascolto: le Olimpiadi Italiane dell'Astronomia 2012 sono iniziate. Non perdete l'appuntamento!

(1) Aladin, Stellarium, VOSpec, SimPlay. Gli ultimi due programmi sono delle applet java.
(2) Secondo il programma, oggi i ragazzi sono impegnati in una escursione, mentre l'ultima prova è prevista per domani. La chiusura invece avverrà il 29.

sabato 24 settembre 2011

In corsa con i neutrini

Saprete già che il mondo dell'informazione è rimasto sconvolto dai dati dell'esperimento Opera sui neutrini superluminari. Anche il sottoscritto si è concentrato per provare a gettare un po' di acqua sul fuoco. Le reazioni alla notizia, infatti, sono state tra le più disparate: si andava dai catastrofisti disperati per il crollo di Einstein e della relatività (speciale e generale) a quelli addirittura contenti, un po' come quei bambini che sono contenti di dirti che hai sbagliato. Personalmente, pur richiedendo, come hanno fatto gli stessi ricercatori di OPERA, una verifica da parte di un altro esperimento, ho pensato bene di sottolineare come la relatività speciale e il modello standard, le due teorie che sarebbero direttamente collegate con il risultato, non crollerebbero né verrebbero falsificate, come invece vorrebbe il pensiero popperiano ben poco amato nel mondo della scienza e della fisica in particolare. Per fare questo ho scritto due post per Doc Madhattan, Waiting the superluminal neutrinos e From maxwell to Einstein. In particolare il primo ha avuto una quantità incredibile di visitatori ed è stato anche segnalato su Oggi Scienza (un grazie a Stefano Dalla Casa, che spero mi legga anche su queste pagine in italiano!). Cercherò, ora, di riassumere la posizione raccontata in quei due brevi post perché mi sembra giusto e doveroso nei confronti dei lettori italiani.
Iniziamo con le equazioni di Maxwell: \[\vec \nabla \cdot \vec E = \frac{\rho}{\varepsilon_0}\] \[\vec \nabla \cdot \vec B = 0\] \[\vec \nabla \times \vec E = - \frac{\partial \vec B}{\partial t}\] \[\vec \nabla \times \vec B = \mu_0 \vec J + \mu_0 \varepsilon_0 \frac{\partial \vec E}{\partial t}\] Queste equazioni vennero pubblicate da James Maxwell in una serie di quattro articoli, dal titolo On Physical Lines of Force, di cui il primo uscì nel 1861, e servono per descrivere il comportamento del campo elettromagnetico. Il problema, all'uscita delle equazioni, non fu tanto la correttezza della descrizione, quanto la loro non invarianza rispetto alle trasformazioni di Galileo. Per accettare il lavoro di Maxwell, quindi, sembrava di dover dire che quelle trasformazioni erano sbagliate. In realtà, più che quelle trasformazioni ad essere sbagliate, semplicemente le equazioni descrivevano un sistema invariante sotto un'altro tipo di trasformazioni di simmetria, le trasformazioni di Lorentz: \[\begin{cases} t' &= \gamma \left( t - \frac{v x}{c^2} \right) \\ x' &= \gamma \left( x - v t \right)\\ y' &= y \\ z' &= z \end{cases}\] E' semplice, almeno in un corso di fisica, ricavare le trasformazioni di Lorentz nel momento in cui si testano le equazioni di Maxwell con le trasformazioni di Galileo: si trovano i termini che non vanno e si modificano opportunamente le seconde per ottenere le prime. Il passaggio dalle trasformazioni, scoperte nel 1887, alla fisica genera poi la relatività speciale di Einstein con tutto quel che ne consegue. Ora, considerando che è possibile definire la velocità della luce usando le costanti $\mu_0$ e $\varepsilon_0$ e che l'elettromagnetismo si fonda proprio sui quanti di luce, sostituire anche all'interno della relatività speciale la presunta velocità dei neutrini misurata da OPERA vorrebbe dire suggerire che i neutrini (che sono fermioni) sono i veri bosoni dell'interazione elettromagnetica! E' con questo spirito che la relatività speciale è da considerarsi corretta anche nel caso di conferma del risultato di OPERA, non incidendo questo realmente sull'universo elettromagnetico, che poi è quello che abbiamo fino ad ora la capacità di sperimentare. E in questo universo la relatività speciale domina. Il risultato di OPERA, se verificato, ci costringerà, però, a proporre una serie di nuove idee. Alcune ho provato io stesso a immaginarle:
  1. cambiare l'interazione debole, che è l'unica, insieme alla gravità, che oggi sappiamo influenzi i neutrini(3);
  2. approfondire un eventuale legame quantistico tra neutrini e spaziotempo(4);
  3. immaginare una nuova interazione esclusiva dei neutrini(5);
  4. altre idee che al momento non mi vengono (o che sono così radicali da non voler raccontare)(6);
La scienza, in sostanza, avanza in questo modo: c'è qualcuno che investiga un fenomeno e ne ricava dei dati, quindi li espone al pubblico accademico (e a volte anche a quello non accademico) per chiederne una verifica (dei calcoli, se il lavoro è teorico, dei dati, se sperimentale), e quando questa verifica arriva si potrà decidere se siamo di fronte a una scoperta o a un errore (che può essere di calcolo, per una teoria, o statistico, per un esperimento).
La scienza è così: procede a passi, e le sue rivoluzioni, per quanto veloci, hanno bisogno di tempo, ma non spazzano o falsificano le teorie precedenti, quando queste sono efficaci. In fondo le teorie di Newton e Galileo sono ancora qui tra noi, con tutta la loro efficacia. Quindi anche relatività speciale e Modello Standard, nonostante i catastrofisti o i bambini dispettosi, resteranno ancora qui valide. Andranno, ma lo sappiamo già, estese. Bisognerà trovarne i limiti. Ed è questo il nostro compito per il futuro, ed è anche uno dei compiti di LHC e di molti altri esperimenti nel mondo.

P.S.: Mi sembra doveroso, nell'ordine, segnalare nell'ordine una trascrizione del seminario di OPERA e la sua versione registrata per quelli che se lo sono perso; le considerazioni di Marco Delmastro sul preprint di OPERA; quelle inviate a Jon Butterworth, del Guardian, da un componente anonimo di OPERA che non ha firmato il preprint e che ha espresso le sue perplessità (non molto diverse da quelle di Marco) sul risultato diffuso.
Infine mi corre quasi l'obbligo di segnalarvi l'ultima polemica ministeriale firmata Mariastella Gelmini, ma questa, probabilmente, la conoscete già...

Roberto Petronzio a RaiNews sui neutrini superliminali

giovedì 22 settembre 2011

Scholarpedia, Wikipedia e la Blogfest 2011

Tempo fa mi imbattei in Scholarpedia, una wiki strutturata sulla falsa riga di Wikipedia da una parte e di una rivista scientifica referata dall'altra. Da quel poco che ho capito navigandola, spero di averne compreso le peculiarità, che andrò ora a descrivervi.
Il motore di Scholarpedia è lo stesso della Wiki, e ogni articolo può essere scritto a più mani, solo che a differenza della Wiki gli utenti sono ricercatori che hanno anche avuto la bella idea di introdurre un sistema di referaggio delle voci prima della loro pubblicazione. Questo ha avuto come risultato accessorio, a mio giudizio anche gradito, quello di avere assegnato un codice doi, quello che viene assegnato a tutti gli articoli scientifici specialistici, ovvero gli articoli che gli autori pubblicano su Scholarpedia sono paragonabili (o quasi) a quelli di una ricerca originale, anche se sono sostanzialmente articoli di rassegna (delle review) e per di più sono completamente gratuiti e scaricabili sia separatamente sia in blocco (vengono infatti raccolti come per un qualsiasi journal). Ovviamente vengono via via aggiornati (e gli aggiornamenti vengono approvati con lo stesso procedimento).
Senza entrare a gamba tesa nella polemica che sta montando nel mondo anglosassone, riportata molto bene da Peppe, mi piacerebbe, in realtà e da buon italiano, proporre uno dei più classici contropiede e proporre quello che potrebbe essere un reale open access, definito in questo modo: una Scholarpedia per ricerca originale!
L'idea sarebbe quella di realizzare quindi una wiki, con obbligo di iscrizione per proporre gli articoli; dietro un comitato editoriale di disciplina che approva, anche usando referee esterni, la pubblicazione dell'articolo stesso (ovviamente i componenti del comitato editoriale, se vogliono pubblicare, devono sottoporsi allo stesso procedimento). Per rendere, poi, il processo di referaggio trasparente si può realizzare una pubblicazione pubblica dell'articolo con due codici differenti, uno che lo identifica come preprint e un'altro come articolo vero e proprio. L'idea è un po' vaga, me ne rendo conto, va raffinata (ad esempio il sistema di pagamento dei server: lo si potrebbe sostenere con una sorta di raccolta fondi pubblica, come per Wikipedia, o con il sistema di pay with a tweet per il download dei pdf), magari è un po' ingenua (però se ci sono riusciti quelli di Scholarpedia!), ma potrebbe anche essere il caso di discuterne, iniziare a farla circolare in giro, a maggior ragione ora che Peppe sarà in alla Blogfest 2011 a parlare di open access per conto di Wikimedia Italia.

P.S.: a proposito di Blogfest, Amedeo è nominato per la categoria dei blog tecnico-divulgativi. Per votarlo c'è, come al solito, l'apposita scheda. Dategli un'occhiata e, se decidete di votare, votatelo!
P.P.S.: l'immagine è stata realizzata con LogoMaker.

mercoledì 21 settembre 2011

Simulando la legge di Hubble

Ricordate Paraponzio? Il blog didattico di Peppe? Questo piccolo articolo di una paginetta, Hubble's law: a simple simulation potrebbe tranquillamente stare sulle pagine di Paraponzio (così come un qualsiasi articolo di Paraponzio potrebbe stare tranquillamente sulle pagine di Physics Education) talmente è semplice è diretta l'attività didattica che viene proposta. Prima di raccontare brevemente, ma soprattutto con le immagini, l'attività, un paio di paroline sulla legge di Hubble.
La legge porta il nome dell'astronomo Edwin Hubble (la paternità, però, è ancora oggi piuttosto dibattuta(3, 4)) ed è dovuta alle prime osservazioni di un universo in espansione. Uno dei risultati collaterali della teoria della relatività di Einstein, in effetti, era un universo in espansione e non statico, un risultato che lo stesso Einstein aveva sconfessato. Eppure varie osservazioni fatte tra nella seconda metà degli anni 20 del XX secolo confermarono invece l'ipotesi dell'espansione cosmica(1, 2).
La legge, dal punto di vista matematico, racconta \[z = H_0 \frac{D}{c}\] dove $c$ è la velocità della luce, $H_0$ la costante di Hubble, mentre $z$ e $D$ sono le due grandezze fisiche che la legge lega una con l'altra, ovvero il redshift e la distanza della galassia dall'osservatore. Il redshift, in particolare, è lo spostamento verso il rosso della luce inviata sulla Terra ed è dovuto all'effetto Doppler applicato alle onde elettromagnetiche. Ad esempio quando sentite la sirena di un'autoambulanza, questa vi sembrerà via via più forte o più debole se in avvicinamento o in allontanamento rispetto alla vostra posizione. Un'onda elettromagnetica, come la luce, invece risulterà più vicina al blu o al rosso a seconda che sia in avvicinamento o allontanamento rispetto all'osservatore.
Ha dunque una certa importanza, come potete immaginare, misurare il redshift delle galassie che ci stanno intorno: evidentemente un redshift nullo o comunque piccolo era un indizio di un universo statico, altrimenti ecco un universo dinamico, come potete vedete dall'immagine presente nello storico articolo di Hubble(2) e presa in prestito dal mitico Popinga(3):
Confrontiamo, ora, questo grafico con i risultati della simulazione(5):

martedì 20 settembre 2011

Perché non voglio fare l'insegnante

All'inizio di settembre, con la scuola alle porte, Tania chiedeva Perché siete diventati insegnanti?
La mia prima e al momento unica risposta è: per necessità. Perché qualcosa d'altro in quel momento non la si poteva fare. Tra l'altro ho anche scelto di fare l'insegnante, per inciso supplente di terza fascia chiamato direttamente dai presidi delle scuole, non avendo la SISS né alcuna abilitazione né prospettive nella mia Università. Però, in realtà, l'insegnante se potessi non lo farei più, e nel mio caso questo vorrebbe dire esser nelle condizioni di poter rifiutare le prossime proposte di supplenza. Le prime speranze sono riposte, ovviamente, nel recente articolo, nella speranza che possa rendere il curriculum leggermente più decente per una università (non italiana, possibilmente, men che meno la mia!), però fossilizzarsi solo su un unico percorso non è proprio il massimo, e quindi ecco che ho voluto aggiungere l'e-learning, giusto per ribadire che non è l'insegnare a non piacermi, ma il lavoro dell'isegnante.
E a questo punto si innesta, oserei dire perfettamente, l'infografica proposta da Laura Pulici su OggiScienza:
Se partiamo dal presupposto che gli studenti sono mediamente uguali, per comportamento e qualità, in tutta Europa, si capisce quanto l'Italia ci tenga all'istruzione proprio dagli incentivi che si danno agli insegnanti. La punta dell'iceberg diventa proprio lo stipendio, ma non è il solo elemento: laboratori non sempre efficienti; un corpo insegnanti che non sempre riesce ad appassionare gli studenti perché vecchio e/o demotivato; il confronto tra la media degli insegnanti, tecnologicamente arretrati, e gli studenti, tecnologicamente avanzati (che poi, come si accorgono confrontandosi in laboratorio, non lo sono così tanto). E poi c'è quel senso di oppressione che generalmente buttiamo sugli studenti, un modo che, alla fin fine, toglie loro responsabilità: quante volte ho visto riunioni con insegnanti, genitori, studenti parlare sempre degli stessi argomenti (comportamento e rendimento) e quante volte i toni delle riunioni erano tesi e preoccupati, e quante promesse poi non mantenute ho sentito.
E a tutto questo si aggiungono alcuni aspetti della riforma scolastica, come l'eliminazione della logica dai programmi (almeno ufficialmente, voglio sperare), o come l'assegnazione dell'insegnamento della geografia astronomica all'insegnante di... lettere, generando forse il primo caso in cui gli studenti potrebbero essere più preparati dell'insegnante (soprattutto nei licei scientifici).
Ecco, credo di aver scritto per sommi capi perché non mi piace fare l'insegnante, e forse perché mi trovo bene con gli studenti ogni volta che entro nelle classi come supplente: perché neanche a me la scuola piace poi così tanto(1).

sabato 17 settembre 2011

Ritratti: Bernhard Riemann

La rivoluzione che Riemann portò nella matematica va al di là della semplice ipotesi che porta il suo nome. I suoi principali contributi possono essere considerati quelli nella geometria, in particolare nell'aver imposto all'attenzione dei suoi colleghi le così dette geometrie non-euclidee, ovvero quel tipo di geometrie che differiscono da quella Euclidea ad esempio perché non si svolgono lungo un piano ma lungo una superficie sferica. Questa rivoluzione portò la matematica, e con essa anche la fisica, nel XX secolo: in effetti uno dei matematici più apprezzati che operò a cavallo tra XIX e XX secolo, Henri Poncaré, fu inevitabilmente influenzato da Riemann e dalla sua nuova matematica.
Georg Friedrich Bernhard Riemann nacque il 17 settembre 1826 a Breselenz, in Germania. Secondo genito della coppia Friedrich Bernhard Riemann, pastore luterano, e Charlotte Ebell, non visse certo nell'oro, soprattutto considerando che in totale i genitori di Georg ebbero 6 figli, 4 femmine e 2 maschi, dei quali solo la maggiore, Ida, ebbe una vita tutto sommato lunga per i canoni dell'epoca. D'altra parte lo stesso Riemann, timodo, tranquillo e schivo, ebbe una salute non proprio di ferro: non a caso, insieme con la moglie Elise Koch, amica della sorella Ida, negli ultimi anni di vita decise di trasferirsi in Italia, paese dal clima più mite, dove morì nel luglio del 1866 a Selesca sulle rive del Lago Maggiore.
Gli anni giovanili, dedicati allo studio, trascorsero prima ad Hannover e poi a Lunenburg, dove il preside della locale scuola superiore, tale Schmalfuss, sembra che incoraggiò l'interesse di Riemann verso la matematica, probabilmente prestandogli testi di matematica avanzata, tra cui il Théorie des Nombres di Adrien-Marie Legendre, volume che, narra la leggenda, Georg imparò a memoria dopo appena una settimana!
L'episodio, al di là della sua veridicità, illustra comunque il talento mnemonico prodigioso del giovane Riemann, un talento che, grazie al rigore matematico, riuscì a mettere a frutto per far avanzare di grandi la disciplina che in quel tempo vedeva in Gauss il suo massimo esponente e in Gottinga l'Università più prestigiosa d'Europa.
In effetti a Gottinga Riemann andò non per studiare matematica, ma teologia, per seguire le orme del padre, dunque. Però dopo appena un anno il nostro seguì le sue inclinazioni e passò così allo studio della matematica. Dopo la laurea e la partecipazione ai moti del 1948, conseguì il dottorato a Berlino (1851) per poi ottenere il posto da associato (1857), che diventa anche il suo primo stipendio stabile, e successivamente da ordinario (1859) a Gottinga.
Sebbene la sua carriera accademica si svolse principalmente a Gottinga, una parte molto importante nella sua formazione la ebbe il periodo berlinese, durante il quale, tra gli altri, ebbe modo di conoscere e studiare sotto la guida di Lejeune Dirichlet, con il quale entrò in grande sintonia, come si capisce leggendo quanto scrive Felix Klein a tal proposito:
Il legame tra Riemann e Dirichlet fu subito forte, grazie alla profonda affinità del loro modo di pensare e ragionare. Dirichlet amava chiarire dapprima le cose a se stesso, procedendo per via immediatamente intuitiva; in seguito, analizzava con logica penetrante le questioni fondamentali, ma evitava il più possibile lunghi calcoli. Questo suo modo di procedere piaceva a Riemann, che lo fece proprio e lavorò seguendo i metodi di Dirichlet.(1)
E' con questo metodo che, ad esempio per il dottorato, propose una tesi dal titolo Sulla rappresentabilità di una funzione mediante una serie trigonometrica, alla quale doveva affiancare una dissertazione su uno tra tre argomenti che lo stesso Riemann doveva proporre e che la commissione avrebbe scelto. E Gauss, il presidente della commissione, scelse per una discussione geometrica dal titolo Sulle ipotesi che stanno alla base della geometria: è su questo lavoro che vennero poste le basi della geometria non-euclidea!
L'altro grande capolavoro riemanniano è però l'ipotesi che porta il suo nome e che venne descritta dallo stesso Riemann nel discorso di accettazione del posto da ordinario, per poi diventare un articolo dal titolo Sul numero dei primi minori di una grandezza data. Quel discorso iniziava così:

venerdì 16 settembre 2011

Kepler-16b: quando la fantascienza diventa realtà

Anche senza questa news, sarebbe stato comunque difficile riuscire a pubblicare un nuovo articolo su E8 e la fisica (non un articolo generale, però), quindi la recentissima scoperta di Kepler(1) giunge proprio a proposito.
L'immagine di apertura, tratta dal sito ufficiale della missione Kepler, mostra il sistema binario Kepler-16, costituito da una stella nana della massa di circa 0,69 masse solari e un raggio di circa 0,65 raggi solari (la stella A) e da una nana rossa, più piccola, di circa 0,2 masse solari e un raggio di circa 0,23 raggi solari.
Ciò che però ha portato all'attenzione Kepler-16, tanto da meritarsi una pubblicazione su Science(1) è la scoperta di un pianeta che orbita intorno al sistema:
Il pianeta, che ovviamente richiamerà alla mente degli starwarsiani il mitico Tatooine, pianeta d'origine della dinastia Skywaljer, denominato Kepler-16b non è abitabile rispetto a quello ideato da George Lucas vista la vicinanza al sistema (circa 0,5 unità astronomiche dal centro di massa delle due stelle) e alcune supposte caratteristiche per quel che riguarda la temperatura e la composizione(2).
Kepler-16b, però, un pianeta con la massa di circa 0,333 masse gioviali e un raggio di 0,7538 raggi gioviali, non credo che sia la vera notizia, ma è piuttosto la sua scoperta, perché dimostrala potenza della tecnica del transito, che è poi la tecnica utilizzata dal satellite per la scoperta dei pianeti extrasolari. Per raffinare le caratteristiche del pianeta ci sarà sicuramente tempo, ma per il momento ci accontentiamo di una scoperta che dimostra come la tecnologia possa rispondere in maniera perfetta alle esigenze della scienza.
E ovviamente ci salutiamo con il video ufficiale distribuito dalla Nasa (alcune considerazioni personali sul pianeta, però, le trovate nella nota 2):

giovedì 15 settembre 2011

L'universo in fiore

Sbirciare l'infinito fa aumentare lo spazio, il respiro, la testa, di chi lo sta a osservare.
Erri De Luca
La bellezza dell'universo e dello spazio infinito si rendono manifeste ad esempio in un cielo stellato, che è poi solo una porzione di quell'infinito citato da Erri De Luca, ma anche in quei dettagli matematici che dovrebbero descriverlo e che possono anche essere rappresentati in maniera grafica come nel primo fiore, quello qui sopra, tratto da An exceptionally simple theory of everything(1) di Garrett Lisi. Questa prima rete è in realtà la struttura del gruppo F4, un particolare gruppo appartenente alla classe dei gruppi di Lie.
I gruppi di Lie sono molto importanti in fisica, poiché praticamente tutti i gruppi di simmetria dei sistemi fisici sono gruppi di Lie. Dal punto di vista matematico il gruppo di Lie non è molto complicato da spiegare: in pratica è un gruppo le cui applicazioni, nessuna esclusa, sono analitiche, ovvero funzioni che possono essere espresse come una serie di potenze convergente (funzioni continue, per essere ancora più semplici!).
Un esempio di gruppo di Lie è il gruppo di Galileo, dal cui studio usando gli strumenti della teoria dei gruppi è possibile ricavare una serie di informazioni sulla particella libera, quella rappresentata dall'equazione di Schroedinger per intenderci(2).
Un altro gruppo di Lie molto importante per la fisica, e non solo per la teoria delle stringhe, è il gruppo E8, il gruppo di simmetria con l'ordine più grande mai scoperto. L'immagine qui sopra, così come le altre tre che seguono sono mappe che tracciano la struttura del gruppo e sono tratte dal già citato articolo di Lisi.
Il gruppo venne scoperto nel 1887 da Wilhelm Killing e classificato come eccezionale, ma una sua rappresentazione utile per lavorarci su è stata trovata dal team Atlas of Lie groups and representations 120 anni più tardi, nel 2007. L'annuncio ebbe, per quel che ricordo, un certo risalto sui mass media di tutto il mondo e venne ufficialmente affidato (nel senso che lo presentò a una conferenza matematica) a David Vogan, matematico del MIT presso il quale ha conseguito il dottorato nel 1976. Tra i fatti curiosi, oltre ad avere un nerd score di 92, David ha anche una fan page su Facebook che al momento in cui scrivo piace appena a 4 persone: lettori facebookiani perché non iniziate a diventare segugi della sua pagina? Ad ogni modo, tornando alle cose serie, l'esposizione dei calcoli che il gruppo Atlas ha realizzato per arrivare a questo storico risultato è poi stata pubblicata su Notices Amer. Math. Soc. 54 (2007), no. 9, 1122-1134 (versione pdf - vedi anche la presentazione in pdf).

mercoledì 14 settembre 2011

Osservatorio di Brera: Luce sull'universo

Ripartono, qui a Milano, le attività dell'Osservatorio di Brera per l'autunno 2011. E così, mentre un post nato per pubblicizzare la nuova attività partorita dal gruppo di outreach mi è letteralmente sfuggito di mano (sta crescendo a un ritmo piuttosto rapido!), decido che per la mia sopravvivenza (e sanità mentale!) è giunto il momento di segnalare questa nuova conferenza, che da il titolo al post e fa parte della serie I cieli di Brera, quest'anno dedicata ai 150 anni dell'Unità d'Italia.
La conferenza si terrà il 21 settembre alle 18 presso la Sala delle Adunanze dell'Istituto Lombardo in Palazzo Brera (via Brera, 28). Sarà Valeria Pettorino della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati a raccontare di Luce sull'universo: da LHC alla cosmologia
La nostra comprensione delle leggi fondamentali della natura è basata sul ‘modello standard’, sviluppato negli anni settanta, che descrive con successo la materia che vediamo in termini di particelle fondamentali (quarks e leptoni) e di quattro forze fondamentali che agiscono tra le particelle. Molte domande restano però ancora irrisolte e potranno essere affrontate a breve da esperimenti quali LHC (Large Hadron Collider), l’acceleratore di particelle attualmente operativo al CERN di Ginevra. Perché le particelle hanno massa? Esiste il bosone di Higgs? Le scoperte di LHC, combinate con quelle di altri esperimenti, potranno fornire importanti informazioni anche su un altro degli aspetti della fisica della particelle che il modello standard non riesce a spiegare, con un impatto immediato su uno dei più grandi misteri della cosmologia moderna: la materia oscura. La materia che vediamo è infatti solo una piccola parte del contenuto dell’Universo. Il resto è sotto forma di materia oscura e energia oscura. La scoperta della materia oscura e del suo legame con l’energia oscura getterebbe nuova luce sull’evoluzione dell’universo, sul suo contenuto e sulle proprietà stesse della gravità.
E ora un paio di righe su Valeria:

domenica 11 settembre 2011

Anche i blog hanno il "canale" YouTube

Ernesto aveva segnalato tempo fa la creazione, da parte di Youtube, delle pagine dei blog che incorporano i video caricati sui suoi server. E cerca che ti cerca eccoti le pagine di DropSea (dove manca la descrizione) e SciBack. Da notare come il nome della pagina di questo blog coincide con il namespace che ho scelto su Blogspot, mentre per SciBack c'è praticamente l'indirizzo completo (vi segnalo lo stesso la pagina DJ di SciBack, anche se entro l'anno, ma anche prima, spero di lasciare finalmente Blogosfere).
Però non c'è solo il sottoscritto, ma anche alcuni amici: Gravità Zero, Quesione della decisione, Tv Space, dieciallamenonove, AstroPerinaldo, Oggi Scienza, IncredibleButTrue. Sono quelli che ho trovato usando l'elenco delle Fonti simili di ogni pagina. E' anche possibile iscriversi a ciascuna fonte e riprodurre tutti i video in sequenza (molto utile per i blog musicali). Nella pagina (che diventa anche una sorta di aggregatore degli ultimi post con video realizzati) sono presenti solo 6 video.
Possiamo, ora, dire che anche i blog hanno il loro canale YouTube ufficiale: e voi, lo avete?

sabato 10 settembre 2011

Tra wavu, timu e TzeTze

Grazie a Ernesto, ho scoperto che Beppe Grillo ha aperto un nuovo progetto, TzeTze, una sorta di ennesimo aggregatore di notizie, del quale forse non si sentiva proprio la mancanza. Quello di Grillo, del quale scriverò più sotto un paio di righe per quel che riguarda i dettagli tecnici sull'inserimento di codici di segnalazione, come ho fatto di recente, non è però l'unico prodotto innovativo recente che ha la pretesa di voler far emergere il contenuto di qualità. In questo senso molto più interessanti sembrano invece essere un paio di proposte provenienti dalla Fondazione <ahref, che vede tra i promotori Luca De Biase. La fondazione ha recentemente varato wavu e timu, due progetti diversi ma con la medesima finalità di portare in evidenza le cose interessanti e di qualità.
Wavu, che se tanto mi da tanto probabilmente viene dallo swahili, come timu, è un aggregatore di notizie (categoria che, nonostante il Panda, va ultimamente tanto di moda) il cui nome evoca wave, onda, che poi è anche il nome di un vecchio progetto di Google (che ancora non è stato chiuso, anche se è di fatto morto). In effetti l'aggregatore è suddiviso in sezioni, ognuna delle quali aggiornata con dei link che arrivano uno via l'altro proprio come delle onde. Ha tre sezioni che aggregano materiale dalla rete: reporter, glocal e crossmedia e due sezioni di twitter provenienti dall'Italia e dal Mondo. L'ultima sezione è costituita da contenuti prodotti dalla Fondazione, immagino, e raccolti nella sezione post dove vengono proposte delle raccolte di link su un dato argomento.
Su Wavu, però, ho un solo dubbio. La fondazione scrive
Wavu aggrega in modo automatico articoli pubblicati su internet.
Sarebbe interessante capire se l'aggregazione automatica viene fatta su un database ristretto di fonti o su alcune specifiche query di ricerca, come ad esempio le etichette nel boxino dei temi dal mondo, e soprattutto se si basa sugli algoritimi di ricerca o se aggiunge un qualche filtro semantico per raffinare i risultati (nonostante filtri semantici dovrebbero già essere in funzione su Google). Ad ogni modo Wavu, che non si basa sulle segnalazioni degli utenti né su iscrizioni di blog, è un progetto sicuramente da tenere d'occhio.
Altrettanto interessante è Tofu, segnalato anche da Peppe, che possiamo considerare come una sorta di piattaforma per la produzione di materiale giornalistico. Come ha ben spiegato Peppe, Timu è una via di mezzo tra Storify e Dipity, e ha l'intenzione in questo caso di produrre del materiale giornalisticamente valido che segua alcuni canoni fondamentali. L'idea è dunque quella di un progetto consapevole, come Wikipedia, ma nel quale si sostituisce l'autocontrollo con il controllo da parte della Fondazione (date un'occhiata alle condizioni d'uso), e anche in questo caso il progetto va tenuto d'occhio. Sembra partire già maturo e consistente, anche più dello stesso Wavu o della mosca TzeTze di Grillo, di cui vado ad occuparmi.

giovedì 8 settembre 2011

I rompicapi di Alice: L'isola dei paradossi

Uno strano gruppo è quello che parte alla ricerca dello Snaulo: un banditore, un lustrascarpe, un inventore di cappelli e cuffie, un avvocato, un sensale, un segnapunti di biliardo, un banchiere, un castoro, uno smemorato.
Caccia allo Snaulo illustrazione di Henry Holiday
Ma cos'è uno snaulo? E' un animale fantastico inventato dal grandissimo Lewis Carroll per il poema La caccia allo snaulo, in originale The hunting of the snark, suddiviso in otto canti. Secondo la maggior parte degli studiosi, snark è una fusione di shark, squalo, e snake, serpente. Secondo Carroll, poi, o meglio secondo il comandante della spedizione, si riconosce uno snaulo da questi cinque segni:
Il primo è il gusto,
che è scarso e insipido, ma croccante:
come una giacca che è troppo stretta in vita
con un'aggiunta di Fuoco Fatuo.
E' solito svegliarsi tardi, riconoscerete
che si spinge troppo in là, quando vi dico
che spesso fa colazione alle cinque della sera
e cena il giorno seguente.
Il terzo è la sua lentezza nel capire una battuta.
Se vi capita di farne una, singhiozzerà
come un'anima in pena: infatti, assume sempre
un'aria severa davanti a un gioco di parole.
Il quarto è la mania per le cabine mobili da spiaggia,
che sposta di continuo;
crede che esse incrementino la bellezza del paesaggio -
un punto di vista molto personale.
Il quinto è l'ambizione. Sarebbe giusto poi
descrivere ogni nidiata particolare:
distinguendo quelli che hanno le piume, e azzannano,
e quelli che hanno le basette, e graffiano.
Perché, sebbene gli Snauli comuni non facciano alcun
male, tuttavia sento che è mio dovere avvisare che
alcuni sono Boojums.(1)
E questo fece svenire il fornaio perché
se mai inconterò un Boojum, quel giorno,
in un momento (di questo sono sicuro)
scomparirò lievemente e improvvisamente -
e non posso sopportare questo pensiero!(1)
Come si vede, dunque, alla base de La caccia allo Snaulo c'è il paradosso e il nonsenso, come ad esempio in questo comando del comandante:
vira a tribordo, ma tieni la prua a babordo(1)
Sempre dal poema carrolliano, ecco un piccolo giochino matematico, un arzigogolo che porta al nulla di fatto, se vogliamo, proposto dal buon macellaio:
Prendendo Tre come soggetto su cui ragionare -
Un numero conveniente da fissare -
Aggiungiamo Sette, e Dieci, poi moltiplicato
Per Mille di Otto diminuito.
Il risultato, come vedi, procediamo a dividere
Per Novecento Novanta Due:
Allora sottraiamo Diciassette, e la risposta deve essere
Esattamente e perfettamente vera.(2)
Alla fin della fiera i nostri, giunti su un'isola, trovano lo Snaulo ma perdono il fornaio:
Cacciarono finché giunse la notte, ma
né un bottone, né una piuma, né un segnale trovarono
dal quale poter affermare che si trovavano là
dove il fornaio e lo snaulo si incontrarono.
Nel bel mezzo della parola che pronunciare voleva,
nel bel mezzo delle risa e dell'allegria,
dolcemente e senza avvertire quello svaniva...
Perché lo snaulo era un boojum, capito?(3)
Il tutto condito dall'illustrazione conclusiva di Henry Holiday per la prima edizione del 1876 del poema.

mercoledì 7 settembre 2011

Fisica e filosofia

More about Fisica e filosofiaScrive Indro Montanelli in Storia dei greci:
La decadenza della filosofia, ridottasi oramai alla ricerca soltanto di norme morali e di condotta, favorì la scienza, che infatti ebbe in questo terzo e secondo secolo la sua massima fioritura.
In effetti con l'avvento della meccanica quantistica e della teoria della relatività generale, mentre gli scienziati andavano accettando e quindi usando queste due teorie, la filosofia si trovava un po' persa. Non è un caso se di filosofi della scienza se ne ricorda, e nemmeno molto bene (almeno tra i fisici che ho frequentato), uno solo nel XX secolo, quel Karl Popper che pretendeva di interpretare (o rinnovare) un metodo scientifico che, invece, nell'uso dei metodi statistici trovava il suo vero rinnovamento, in una situazione in cui le deviazioni dalla media non solo non erano considerate prove di falsificazione, ma potevano anzi essere conferme tanto quanto risultati all'interno della media.
E la filosofia, infatti, subì una netta scissione. In effetti i filosofi dell'antica grecia erano sostanzialmente dei tuttologi, che si occupavano un po' di tutto il campo del sapere, basti immaginare ad Aristotele o a Crisippo da Soli. E poi, secoli, dopo, venne Leibniz, il matematico che, non contento del calcolo infinitesimale, si occupò anche della logica, di fatto costruendo il formalismo di base utilizzato ancora oggi nella così detta logica classica. I filosofi, quindi, iniziano a diventare scienziati, ma è il XX secolo che da il colpo di grazia, a mio giudizio, grazie a Wittgenstein e Godel, due logici di così gran livello che è facile confonderli con i filosofi.
In un certo senso, dunque, la matematica ha fatto i conti con la filosofia ed è in un certo senso semplice tracciare il percorso che la lega alla logica. Altrettanto, però, si può fare per la fisica. Uno dei filosofi più noti, Democrito, infatti, fu il primo fisico atomico, in un certo senso, perché fu il primo a chiedersi se la materia fosse indefinitivamente divisibile o meno, deducendo alla fine che doveva esistere una sorta di quanto fondamentale di materia che chiamò proprio atomo. Ed è proprio dalla filosofia greca che prende le mosse il grande Werner Heisenberg per parlare del rapporto tra Fisica e filosofia.
Werner HeisenbergNella prima parte del suo saggio Heisenberg ha il primo obiettivo di convincere il lettore che la fisica è figlia e quindi erede della filosofia, e quindi con essa lo sono anche i moderni sviluppi della disciplina, ovvero relatività e teoria dei quanti. Il passo successivo è quello di tracciare i rapporti con le altre discipline, chimica su tutte, in quanto la più vicina alla fisica (in fondo il modello dell'atomo di Bohr è uno dei punti di partenza della meccanica quantistica). I maggiori problemi in questo discorso sono con la biologia, poiché al tempo di Heisenberg ancora non c'era alcun rapporto evidente con la fisica (oggi, ad esempio, si fanno largo descrizioni del dna che prendono in considerazione la fisica dell'entanglement). Il fisico, premio Nobel nel 1932, però si vedeva come possibilista almeno per la scoperta di una descrizione fisica di un sistema biologico, ma non sembra molto ottimista riguardo la scoperta di una qualsivoglia teoria definitiva. E in un certo senso il risultato di Godel di una decina di anni più tardi (se non ricordo male) sull'incompletezza della matematica sembrerebbe dare ragione a Heisenberg. Ad ogni modo, proprio come l'altro padre della teoria dei quanti, Schrodinger, anche Werner traccia la linea verso le ricerche interdisciplinari che oggi sempre più spesso stanno ottenendo attenzione e fondi.
Un altro punto fondamentale nella dissertazione di Heisenberg, a parte il capitolo dedicato alla relatività, è la difesa dell'interpretazione di Copenaghen, ovvero quella secondo cui la funzione d'onda rappresenta la densità di probabilità di trovare la particella in una data posizione.

martedì 6 settembre 2011

Giusto per scrivere un po'

E' uscita una delle tante classifiche sulle università del mondo, e potrebbe essere interessante discuterne in un giorno come quello odierno, con uno sciopero indetto dalla CGIL contro (se ho ben capito) un articolo sulla facilità di licenziamento. Eppure, a parte il fatto che si dovrebbe protestare contro la difficoltà di trovare lavoro (o ancor meglio di trovare i soldi per pagare il lavoro!), più che altro mi sembra un buon giorno come un altro per sintetizzare l'aria che tira, un modo per provare a rispondere a Giuseppe Lipari.
La risposta secondo me è un po' una sintesi di vari sfoghi che si trovano in rete, iniziando da Peppe Liberti, e passando per Amedeo Balbi e Marco Cagnotti. Cui aggiungerei il modo in cui mi sono sentito ieri vedendo l'immagine di apertura nella mia posta elettronica: possibile che un sito che dovrebbe proporti un lavoro, ti debba proporre invece un modo per laurearti? Proprio io che la laurea ce l'ho e, non contento, mi sono anche preso il dottorato?
Questo però non è veramente sufficiente per farmi scendere in piazza, e il fatto è molto semplice: ci sono stato anche troppo in piazza, senza ottenere alcun risultato. E ora ho intenzione di guardarmi intorno, cercare di vedere cosa offre l'e-learning o il mondo accademico all'estero. Certo devo risolvere il problema della gestione del tempo con il lavoro che ancora sto facendo qui, che non si sa se proseguirò e vista la recente riforma scolastica (approfondirò questo aspetto) non mi andrebbe molto di lasciare, ma si sa non ci sono soldi...
E in effetti, alla fin fine, non posso non dare ragione a Giuseppe, anche se la passività che lamenta è frutto di un periodo di proteste a vuoto, di richieste per lo più disattese. Cosa ci si deve aspettare? Che alla fine vinca il partito di quelli che si accontentano di
pane e cipolle
E' la filosofia di uno dei clienti del bar dei miei genitori, giù a Cosenza. Una filosofia che ho paura possa contagiarmi, prima o poi...

P.S.: nel fine settimana, spero, scriverò un paio di righe sulla mosca TzeTze.

sabato 3 settembre 2011

Working class superheroes

Avrei voluto scrivere una lettera ai sindaci e agli amministratori locali, per chiedere loro perché questa loro protesta di oggi contro i tagli del governo è buona e giusta mentre quella dei precari della scuola e dell'università, che è vecchia del 2008, non ha mai ricevuto alcun vero appoggio da nessuno di loro. Avrei voluto raccontare di questi anni di protesta, della nascita di un blog, quello dei precari dell'Università della Calabria, di storie di persone che credono che un'Italia diversa (e perché no, un mondo) è possibile, di persone che lottano anche contro gli stessi mondi dell'università e della scuola.
Però mi è arrivato un aggiornamento dal canale youtube di Enrico Molteni, uno dei Tre allegri ragazzi morti. I TARM hanno partecipato ieri, 2 settembre, a Pordenone, alla festa per i 100 anni della Casa del Popolo di Torre, progettando lo spettacolo Working class superheroes:
Nel corso della serata i nostri hanno anche proposto il loro spettacolo, fatto di musica, video e immagini realizzate da Davide Toffolo, cartoonist e voce del gruppo, di cui vi propongo il trailer:

venerdì 2 settembre 2011

Discussione sull'Higgs

Non è che non ho niente da fare la mattina. Almeno per un altro mesetto e mezzo ho certamente da fare. E poi mi da sempre fastidio uscire con due post (o articoli che dir si voglia) al giorno. Il fatto che, però, in questo periodo sto cercando delle soluzioni tecniche a un dato problema mi da modo di perdere (che poi non è mai tempo perso) un po' più tempo con la lettura delle cose interessanti. Ero andato da Peppe per vedere come procedeva una certa discussione sul suo blog quando leggo, fresco fresco, un articolo su uno degli ultimi e più eclatanti esempi di cattivo giornalismo scientifico, peraltro pubblicato su uno dei magazine giornalistici on-line più seguiti e apprezzati, Giornalettismo. L'articolo, firmato da Lou Del Bello, ha il titolo già di per sé indicativo di La particella di Dio non esiste.
Prima di tutto concentriamoci su alcuni errori di fondo dell'articolo della Del Bello: c'è un unico link, che rimanda al Washington Post, unica fonte dell'articolo, e ne riprende i difetti principali dell'articolo del giornale statunitense: nessun riferimento immediatamente verificabile con un click: non è chiaro se le dichiarazioni di Tonelli sono di prima mano da Robert Evans della Reuters (ancora le famigerate agenzie, e la Reuters anche dal punto di vista scientifico è una delle migliori!), magari prese da una conferenza stampa tenutasi alla conferenza citata nell'articolo, né c'è alcun riferimento al blog di Pauline Gagnon.
A questo ci sono da aggiungere altri gravi difetti. Innanzitutto un livello di approfondimento piuttosto basso (per aggiungere assurdo all'assurdo, Giornalettismo ha pubblicato, come redazione, un articolo sull'Higgs tutto sommato ben fatto, Alla ricerca della particella di Dio - 2, che però è una agenzia della ADNKronos!): mancano riferimenti verificabili a vista, come ad esempio dei grafici, o a gente che di Higgs ha parlato nell'ultimo mese (e tra poco li darò). Manca poi un pre-requisito fondamentale: la competenza da parte di Lou nel gestire la materia, come ha essa stessa affermato nei commenti, e che emerge ancora di più nella gestione dei commenti, dove giustamente i lettori hanno detto tutto e il contrario di tutto e Lou non ha risposto con una sola competente risposta, né dando riferimenti a blog più competenti sulla materia.
Iniziamo, però, a dare qualche riferimento. A fine luglio si è tenuta la conferenza Eps-Hep 2011 (che tra l'altro ha visto la consegna di prestigiosi premi ai fisici italiani) dove sono stati diffusi dei primi dati sull'Higgs. Ho provato a riassumere, usando come fonti dei grafici altri blog stranieri, la situazione proprio qui su DropSea (è per questo che non do ulteriori link riguardo la situazione di fine luglio). Da quella rassegna vi estraggo il grafico di ATLAS:

La missione spaziale di Major Tom

Il 27 agosto, sul suo sito (che in realtà è un tumblr) Andrew Kolb ha proposto un particolare pdf (che ora non è più possibile scaricare fino a che non saranno chiariti i soliti problemi con il copyright) con una versione illustrata nello stile tipico di quello dei libri per bambini una delle canzoni più belle della scena alternativa di tutti i tempi, Space Oddity del mitico David Bowie:
Il singolo, che fa parte dell'omonimo album, uscì l'11 luglio del 1969, in tempo per l'altrettanto celeberrima impresa della missione Apollo 11 e del suo sbarco sulla Luna. Non è probabilmente impossibile che la produzione e l'artista fecero di tutto per uscire proprio quel giorno. D'altra parte l'avventura spaziale in solitaria raccontata del Major Tom da Bowie è molto probabilmente ispirata dal film 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, uscito appena l'anno prima.
Era il senso di isolamento ad attirarmi
spiegò Bowie. E in un certo senso sembra proprio questa la base della canzone, visto che, riferendosi a Space Oddity, disse anche:
Riguarda l'alienazione
Sulla pagina Wiki della canzone ci sono poi un paio di interpretazioni interessanti di un paio di versi del testo che da una parte sembrano confermare l'interpretazione data dallo stesso Bowie sul suo testo, e dall'altra approfondiscono vari aspetti, come una sorta di rinuncia al libero arbitrio o una constatazione dell'inevitabile tristezza del genere umano. A tale proposito si riferisce probabilmente il verso
Planet Earth is blue, and there's nothing I can do
che però si ripropone in due momenti differenti nel testo: prima quando Major Tom esce dall'astronave
I'm stepping through the door
e poi dopo il disastro, dopo la perdita del controllo. Così nel primo caso si può interpretare quasi in senso letterale (all'interno del contesto spaziale), ovvero la Terra è azzurra e non c'è niente che posso fare perché sono lontano da essa, e l'unica cosa che posso fare è guardarla, mentre nel secondo nel senso inteso sulla Wiki, ovvero la Terra è triste e non c'è niente che posso fare per cambiare questo fatto(1).
In effetti sembrano queste le due interpretazioni che Kolb usa nel suo libro illustrato, però rispetto a Bowie, l'illustratore propone al lettore anche una causa per la perdita del controllo durante la missione del Major Tom: una pioggia di meteoriti.

giovedì 1 settembre 2011

Webit 2011: un commento che si è perso...

...ma che per fortuna si è ritrovato!
Marco, infatti, ha provato a commentare sul post con cui provo a raccontarvi dell'importanza di aiutare Annarita nel contest del Webit versione 2011, però, chissà come, chissà perché, il commento non è mai giunto e me lo ha mandato via e-mail. A questo punto, piuttosto che inserirlo come commento nel post, lo pubblico come se fosse un vero e proprio post!
A voi la lettura delle sue considerazioni:
Intanto grazie per la tua correttezza ed onestà intellettuale, conoscevo il tuo pensiero sul contest informatico a cui ho partecipato e l’ho apprezzato già allora. Riguardo al Webit, sono con te, le cose sono ben diverse. Non sto qui a scrivere sono d’accordo, sono d’accordo… punto per punto (perché è questo che dovrei fare visto che è la verità), diciamo solo che probabilmente il punto centrale del tuo articolo mi sembra quello in cui prendi in esame la situazione dei blogger scientifici italiani. In questo "mondo isolato", da lettore, mi ci sono ritrovato circa un anno fa. Appassionato di Scienza, per caso mi sono imbattuto sui blog di Annarita e da lì mi si è aperta una realtà fino ad allora sconosciuta: la blogsfera ed in particolare quella scientifica. Ho avuto modo di apprezzare i contenuti di blogger scientifici (non faccio elenchi) che ancora oggi mi accompagnano verso un cammino, spero, di crescita e in qualche modo saziano la mia curiosità ed il mio desiderio di sapere. Fa male sentire che persone che dedicano tempo, passione e competenza a creare contenuti di qualità, non ricevano il giusto merito. Proprio ieri (mi sembra) scambiavo due chiacchiere con Paopasc su quelli che potevano essere i motivi per cui articoli che richiedono ore di preparazione e scrittura, che propongono contenuti ed informazioni di ottima qualità, non ricevano i feedback che meritano o addirittura non ne ricevono affatto. Opinioni, solo opinioni. Una cosa è certa, noi lettori dovremmo essere un po’ meno “egoisti”; leggere, quindi ricevere e poi scappare non mi sembra un atteggiamento corretto nei confronti del blogger che ha condiviso con noi informazioni, competenze ed a volte anche emozioni. Gli strumenti per dare un segnale di apprezzamento (ma anche no) ci sono. Commenti e pulsanti social sono li apposta, non usarli è come aver detto: "questo articolo non merita". Frustrante per il blogger vedere che oggi sono passati 30 (es.) lettori e nessuno ha avuto nulla da dire o nessuno ha ritenuto che l’articolo meritasse di essere condiviso con qualche amico. Non dando feedback questo è il messaggio che lasciamo. Certo non è la qualità dei contenuti a non meritare, credo che tutto sia imputabile alla nostra pigrizia e qualche volta egoismo. Sembra che tutto ci sia dovuto; perché “abbassarsi” a ringraziare? Anche i blogger (alcuni) dal canto loro, potrebbero fare qualcosa in più dal punto di vista comunicativo. Mi sto allungando, scusa. Arrivo al dunque. I feedback sono importantissimi sia perché “ricaricano” il blogger, sia perché permettono la diffusione dei contenuti anche in altri contesti (ecco qui che arriva la tanto sperata visibilità) e sia perché sono segnali che gli algoritmi dei motori di ricerca tengono in considerazione per spingere pagina ed articolo verso posizioni superiori nelle serp (anche qui, visibilità). Ora la domanda è: perché i blogger scientifici (ma non solo) non ricevono i feedback che meritano e quindi la visibilità ed autorevolezza che gli spetterebbe? Da qui in poi ognuno potrebbe scrivere pagine intere… Tra le tante pagine scritte probabilmente uscirà fuori anche qualcuno che lamenterà una poca coesione e collaborazione tra blogger scientifici; è dimostrato che quando c’è (vedi carnevali ad esempio), qualche risultato migliore viene fuori. Quest’ultima provocazione, solo (ma non solo) per riallacciarmi al motivo del tuo articolo, il Webit e la sponsorizzazione di Annarita quale "rappresentante della categoria" da votare (io l’ho fatto e mi sono anche sottoscritto). Certo, qualcuno potrebbe pensare che ci sono altri nomi meritevoli, ma in certe occasioni è meglio lasciar perdere individualismi e provare ad essere coesi. E allora vediamo se riusciamo ad esserlo, clicchiamo su http://bit.ly/cjn3FL e votiamo, poi facciamo girare l’URL chiedendo di fare altrettanto anche agli amici.
Riguardo ai "voti non anonimi" ovvero quelli provenienti da coloro che si sottoscrivono alla "piramide" di Annarita, è proprio come tu pensi, hanno un peso maggiore e soprattutto contribuiscono ad allargare la base della piramide stessa aggiungendo in modo frazionario (1/2, 1/4, 1/6 …) quote di voto a chi si trova sullo "scalino" superiore. Ecco perché, oltre al voto, è importante anche sottoscriversi, in questo modo si da un apporto sicuramente maggiore ad Annarita ed allo stesso tempo si può "gareggiare" in prima persona.

Un salutone
Marco