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venerdì 6 aprile 2012

Paperi palindromi

Prendiamo un numero, 123 ad esempio, che cammina tranquillo sulla retta dei numeri. A un certo punto incontra uno specchio e guardandosi vede 321. Se lo specchio è abbastanza sottile da essere invisibile, ciò che vedremmo da lontano sarebbe il numero 123321, ovvero un numero che letto dall'inizio verso la fine o dalla fine verso l'inizio non cambia (o in termini matematici, simmetrico per il verso di lettura). Questo, però, lo sapete bene, così come saprete certamente che anche numeri come 1234321 sono palindromi.
Di palindromi in giro ne esistono poi un bel po': si parte dal famoso quadrato del sator, un quadrato costruito con cinque parole palindrome (e la prima riga costituita proprio da sator), o racconti palindromi come quelli di George Perec e Giuseppe Varaldo (leggete, ad esempio, 11 luglio 1982), e poi ci sono i 32 palindromi dell'artista svizzero André Thomkins.
La costruzione di un racconto palindromo non è certo semplice, come si può immaginare, vista la non indifferente complicazione del dover dare senso alla lettura nel suo complesso. Se però proviamo a usare delle immagini sequnziali, come ad esempio in un fumetto, e ci dimentichiamo di applicare il palindromismo alle battute dei personaggi, le uniche difficoltà sono nella corretta descrizione dei personaggi, in modo tale che la prima vignetta coincida con l'ultima, la seconda con la penultima e via così. L'altra difficoltà diventa quella di ricordarsi di invertire l'ordine delle battute nelle vignette corrispondenti, facendole anche corrispondere con gli stati d'animo, quelli invariati, rappresentati dal disegnatore.
Una storia di questo genere potrebbe venire in mente a un numero abbastanza limitato di sceneggiatori: sto pensando a gente come Alan Moore, Grant Morrison... Marco Bosco.
Quest'ultimo, a meno che non siate dei lettori disneyani, vi dirà ben poco. Marco, infatti, è uno degli sceneggiatori in forza a Topolino, autore che, quando scrive, propone spesso trovate a dir poco geniali e che, soprattutto, da il meglio di se nelle storie brevi, le classiche ten pages, come ad esempio Paperi palindromi, disegnata da Claudio Sciarrone e uscita sul numero 2940 di Topolino. I due autori, in questa occasione, prendono i paperi e li spostano in un luna park, di proprietà (c'è poco da indovinare) di Paperon de Paperoni, dove vengono invitati a provare le attrazioni del parco. E tra tutte le attrazioni l'attenzione di Marco Bosco si concentra sul labirinto di specchi, ottima ambientazione per una storia palindroma come quella che ho descritto poco sopra. L'alternarsi delle pagine si muove da una andata fino al punto di inversione, la vignetta centrale della quinta pagina della storia, fino all'ultima vignetta, identica ma non troppo con la vignetta iniziale. Direi che qui sta la genialità conclusiva, ancora più che nella storia, un modo per suggerire come il ciclo non si chiuda proprio perfettamente, e in questo sta, in fondo, il segreto del mondo.
Per concludere un paio di link palindromesi: Lezioni di palindromopoiesi di Marco Buratti, autore di E poi Martina lavava l'anitra miope, e alcune frasi palindrome.
Ah! Dimenticavo: la paura dei palindromi è la aibofobia, che è essa stessa una parola palindroma!

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