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lunedì 28 maggio 2012

#natividigitali

Ho raccolto in uno storify alcuni tweet riguardanti la conferenza che nel fine settimana è stata organizzata dal PD a Roma riguardante la scuola e soprattutto i nativi digitali. Nel post vorrei mettere i tweet della raccolta che reputo più significativi: Infine vi segnalo questo riassunto via web fatto dalla maestra Rosalba della conferenza Un nuovo alfabeto per l'Italia Infine uno dei miei tweet riguardo la discussione: Il senso non so se sia stato compreso appieno, ma l'idea della provocazione è semplice: sentirsi semplicemente limitato dalle circostanze, da una impossibilità di poter applicare le proprie conoscenze e capacità, vuoi perché ignorato dagli addetti ai lavori (che forse ormai in Italia è da considerarsi tutto saturo?), vuoi perché limitato (molto limitato) da un ambiente scolastico sostanzialmente impermeabile, vuoi perché stentano ad arrivare i fondi per il progetto sulle Olimpiadi dell'Astronomia. Per questo motivi e altri ancora, la sensazione resta proprio quella di cui sopra: essere tagliati fuori nonostante le competenze (come sempre accade in Italia, del resto...)

5 commenti:

  1. Io credo di capirlo il tuo senso di esclusione; avere le competenze giuste non sempre è sufficiente, anzi, quasi mai, almeno in questa struttura societaria dove età ed amicizie hanno la meglio nei confronti del merito.
    Mi fanno un po' sorridere le varie conferenze o discussioni su i nativi digitali, sulla nuova alfabetizzazione scolastica, sull'utilizzo della tecnologia ed il rapporto che hanno i ragazzi con essa. In queste discussioni-conferenze (ma anche sul web) guardo i relatori, gli oratori, i "possessori di conoscenze tecnologiche"... che impartiscono lezioni, fanno proposte ed elargiscono suggerimenti, ma su cosa? Solo per citarne uno L. Berlinguer (visto che c'era) e gli altri politicanti e/o tuttologi ultra cinquantenni, quanti di questi la USANO la tecnologia. Di cosa stiamo parlando? E dove sono i tanto agoniati nativi digitali? Certo non in quelle conferenze, certo, poco, molto poco, anche sul web. Chi chiede ai nativi digitali cosa pensano realmente? No, è meglio che a parlare di scuola, tecnologia e nativi digitali, siano solo chi nativo digitale non è, non fosse che per età, ma aggiungerei anche per spirito. E' più sicuro così; non vogliamo certo che scoppi una rivoluzione (Culturale, Sociale e Politica). Meglio lasciare le cose come stanno ed ogni tanto far finta che a qualcuno interessi il futuro della scuola e dei ragazzi.
    Scusa lo sproloquio, ma sinceramente ne ho le bal.. piene di parole, parole, parole... e non ce la faccio più a vedere sempre le stesse facce ed ascoltare "specialisti improvvisati" che con i ragazzi hanno ben poco a che fare.
    Un saluto
    Marco

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  2. Ti sei spiegato molto bene, caro Marco. Veramente molto bene.

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  3. Non per te, ma per chi ha ancora qualche dubbio sulla nostra esistenza (ND) e sulla fattibilità di una nuova alfabetizzazione scolastica.

    Giusto un accenno non esaustivo sui NATIVI DIGITALI.
    Ed un esempio pratico di quello che
    SI PUO' FARE
    .
    Ri-ciao

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  4. Ho mosso i miei primi passi digitali con un ormai vecchio Commodore (64?), per cui sono conscio del fatto che i nativi digitali esistono (per certi versi ne faccio ampiamente parte). D'altra parte credo che i nativi digitali siano sempre esistiti da quanto la tecnologia digitale ha iniziato ad essere utilizzata. La differenza oggi la fa quella percentuale lì, citata nel video: se fino a 50-60 anni fa gli ND erano una sparuta minoranza, oggi sono una ben ricca maggioranza.
    Per gli ND di oggi ci vorrebbe una generazione di ND di ieri, cresciuta in un mondo obiettivamente più difficile perché meno ricco di ND, ma non mi sembra che, almeno in Italia, e più in generale in tutta la scuola mondiale, questa generazione di ND di ieri sia proprio ben accolta.
    E questo è un altro dei motivi non detti dietro al mio tweet...

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  5. Sicuro che si!!!
    Noi ND di oggi non potremmo che avere benefici dai ND di ieri. C'è tanto e spesso confuso in quello che facciamo ed una "guida" mirata, soprattutto nella didattica, potrebbe farci gestire risorse in modo più intelligente e produttivo, soprattutto quando parliamo di scuola e cultura, perché li si rischia di imbattersi in cattivi maestri o perdersi nei meandri dell'eccesso di informazioni o su modalità di approfondimento troppo orizzontali e quindi superficiali.
    Io le sfrutterei meglio le persone come te, ma io non conto niente.

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