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sabato 28 aprile 2012

La materia oscura nell'anello

Basandosi su dati analizzati dagli stessi ricercatori del Fermilab(4), Christoph Weniger(5), ricercatore indipendente, ha suggerito l'esistenza di alcuni segnali anomali che potrebbero essere dovuti alla presenza della materia oscura. Non preoccupatevi, però: non sono segnali che dimostrano che la materia oscura(1) è stata trovata in laboratorio, ma possibili osservazioni dirette dovute al Fermi Large Area Space Telescope, in pratica un telescopio costruito da fisici delle alte energie (che ce ne sono anche nel campo dell'astronomia e dell'astrofisica).
In effetti le anomalie riscontrate da Weniger si trovano, ma meno evidenti, già nell'articolo della collaborazione (Fermi LAT), ma non sono così statisticamente rilevanti come quelle mostrate nel recente preprint. Considerando che non c'è nessuno che conosce meglio l'esperimento di chi lo ha condotto e costruito (nonostante ciò che è successo con OPERA, è questa la norma), risulta piuttosto difficile ritenere che un ricercatore indipendente sia riuscito a scovare un qualche effetto sfuggito a chi ha lavorato al Fermi LAT, soprattutto considerando quanto questo genere di esperimenti siano altamente sofisticati. Certo non si può escludere a priori che Weniger abbia torto: il suo preprint (che immagino sottoporrà a una rivista di settore, se non l'abbia già fatto), in un certo senso sembra voler andare nella direzione di un esame più attento di quei dati particolari e della regione di energia che sembrano puntare (intorno ai 125 GeV).
D'altra parte 8 mesi fa circa tre teorici del CERN, Gian Francesco Giudice, Ben Gripaios e Rakhi Mahbubani proposero un preprint piuttosto interessante, di recente pubblicato da Physical Review D(6), dove proponevano alcuni procedimenti per rilevare tracce di materia oscura all'interno di LHC!
What a fillip it would be if the Dark Matter that abounds in the heavens could be manufactured here on Earth, at the LHC.(6)
Dal punto di vista del Modello Standard, una particella di materia oscura potrebbe essere considerata come un singoletto(2) neutro rispetto al colore a alla carica elettrica, altrimenti sarebbe già stata prevista all'interno del Modello Standard stesso, e quindi a tutti gli effetti invisibile alla rilevazione diretta da parte di LHC, a meno di non rilevare dei processi con dell'energia mancante. Questi però potrebbero in ogni caso essere rilevati e spiegati senza necessariamente essere dovuti alla presenza della materia oscura. Il problema, quindi, diventa associare queste tracce di energia mancante con la materia oscura. Un modo può essere misurare le proprietà di queste particelle invisibili, estraendo quelle necessarie per un confronto con le osservazioni cosmologiche.
In particolare si può estrarre la così detta relic density, che i tre ricercatori suppongono possa essere collegata con l'interazione debole. Ad ogni modo, il cuore della proposta è tutto qui:
Our proposal is simply to count the number of invisible particles in missing energy events. To begin with, our system of counting will be loosely based on the "one-two-many" system of the Amazonian Piraha tribe(3), but simplified to "one-many". That is, we propose to try to establish that invisible particles are being multiply produced in events.(6)
E tutto questo, che può anche essere semplificato come una strategia che cerca di identificare le osservabili fisiche strettamente dipendenti dal numero di particelle invisibili presenti nel processo rilevato, dovrebbe essere più che sufficiente per stabilire la simmetria alla base della materia oscura. Infatti, per avere la speranza di riuscire a scrivere un modello matematico efficace per descrivere la materia oscura, uno dei punti più importanti è riuscire a scegliere la simmetria più opportuna, e questa proposta ha certo almeno il merito di porsi e provare a risolvere la questione.
Il passo successivo è, poi, convincersi che le particelle di materia oscura sono associate con i processi contenenti più di una particella invisibile.
Supponiamo che la particella di materia oscura sia più leggera dei quark di un protone, così da poter considerare i quark come dei singoletti. Allora protoni e coppie di protoni sono stati di singoletto che vengono prodotti nelle collisioni che avvengono lungo l'anello di LHC. Se si riuscisse a produrre un non-singoletto di materia oscura, allora lo stato finale dovrebbe contenere una particella che non è singoletto. Questa sarebbe ancora una particella di materia oscura, ma potrebbe anche essere una particella diversa. Se è diversa, e se è visibile e stabile alle scale di osservazione dell'acceleratore, allora non si vedrebbe una produzione multipla di particelle invisibili, ma la traccia di una particella carica. Quindi gli unici processi che, in questo scenario, sarebbero associabili facilmente alla materia oscura sono proprio quelli con una produzione multipla di particelle invisibili.
Vi risparmio i calcoli cinematici e i grafici prodotti con simulazioni montecarlo realizzati dai tre teorici, che prendono in considerazione varie ipotesi (come ad esempio particelle invisibili prive di massa). Ad ogni modo si può ulteriormente migliorare e sviluppare la proposta già semplicemente partendo da alcuni punti evidenziati dagli stessi ricercatori: prendere in considerazione più osservabili rispetto a quelle utilizzate da Giudice, Gripaios e Mahbubani; si dovrebbe poi affrontare il problema dei processi apparentemente identici o dell'eventuale presenza di radiazione iniziale; e c'è poi da capire quanto la topologia dell'esperimento influenzerebbe questo genere di risultati.
E infine:
even though we have yet to see evidence for new, invisible particles produced at the LHC, now would seem to be the ideal time for experiments to validate and refine our proposal, by counting the neutrinos which certainly have been abundantly produced in various SM processes(6)
Comunque la si voglia prendere questa ricerca, comunque si riveli la proposta (corretta, errata o comunque sulla giusta direzione), al momento ha sicuramente un merito: quello di ricordare che, nella ricerca sulla natura della materia oscura, LHC può e deve giocare un ruolo di primaria importanza.

venerdì 27 aprile 2012

Eclissi

GLOUCESTER: "Queste recenti eclissi del sole e della lun... on Twitpic
La citazione del tweet qui sopra è tratta dal Re Lear di Shakespeare. La sua versione completa è qui sotto (completata usando la citazione pubblicata su twitpic con la versione presente su Google Books):
Glouchester: Queste recenti eclissi del sole e della luna sono un cattivo presagio: La scienza della natura può cercare spiegazioni razionali, ma la natura ne esce comunque sconvolta. L'amore si raffredda, i fratelli si dividono, vien meno l'amicizia. Nelle città, sommosse; fra i popoli, discordia; nei palazzi, tradimenti; infranto il sacro vincolo fra il padre e il figlio. Anche questa mia canaglia rientra nella profezia: ecco il figlio contro il padre. Il Re abbandona il corso naturale: ecco il padre contro il figlio. I nostri tempi migliori li abbiamo vissuti. Macchinazioni, vuoto, tradimenti e questa rovinosa confusione ci scortano, angosciosamente, verso la tomba. Trovami la canaglia, Edmund; non avrai da perderci. Procedi con cautela. E il nobile e fedele Kent, bandito per un solo delitto: l'onestà! E' troppo strano!
Il Re Lear verrà rappresentato al Teatro Oscar dal 3 maggio fino al 3 giugno.

giovedì 26 aprile 2012

ITIS Galileo: Icarus

Nello speciale di ieri di La7, dopo la messa in onda dello spettacolo teatrale ITIS Galileo di Marco Paolini, andato in onda presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, l'attore ha iniziato a girare per i laboratori spiegando alcuni degli esperimenti presenti nelle viscere della montagna. Il nostro ha ovviamente toccato un grande esperimento come OPERA, diventato famoso per i neutrini più veloci della luce (risultato che poi si è scoperto falsato da un errore sperimentale), spiegando che in effetti l'esperimento non era stato costruito per effettuare misure di velocità sui neutrini (obiettivamente, però, questa misura ha consentito, nonostante tutta la pubblicità forse eccessiva intorno alla presunta scoperta, di scoprire un errore che avrebbe falsato le misure per cui OPERA è stato costruito). L'altro grande esperimento, che ha anche contribuito a suggerire l'esistenza di errori dentro OPERA, presentato da Paolini è stato ICARUS, ideato e progettato dal Nobel Carlo Rubbia.
La filosofia dietro ICARUS, anch'esso un esperimento dedicato alla ricerca sui neutrini, è la stessa che si trova dietro alle classiche camere a bolle. Per camera a bolle si intende una camera riempita con un liquido, preferibilmente idrogeno (se non ricordo male), facilmente ionizzabile: in questo modo, infatti, una particella carica che attraversa il mezzo o che viene creata al suo interno, genera, cedendo energia, una scia di bolle ionizzate dalla cui rilevazione (scattando delle fotografie con una macchina posta sopra la camera) si possono determinare traiettoria, energia, tipo di particella, fino anche all'identificazione del tipo di interazione (in effetti questa parte è facile: una volta identificata la particella, si può confrontare l'interazione con quelle teoricamente previste per capire bene cosa è avvenuto).
In questo genere di rilevatori, ICARUS, come scritto sul sito del Gran Sasso, rappresenta una nuova generazione di camere a bolle: il detector costruito dagli LNGS è potenzialmente in grado di rilevare i passaggi dei neutrini atmosferici, di quelli solari oltre alla ben più ambiziosa osservazione del primo decadimento di un protone, senza dimenticare, comunque, le verifiche delle oscillazioni dei neutrini. Come infatti spiegava ieri Paolini, i neutrini, in natura, sono presenti in tre distinti sapori, se così possiamo dire, ognuno associato a neutrini differenti: abbiamo infatti i neutrini elettronici, i più leggeri e legati alle interazioni che danno come risultati gli elettroni; i neutrini muonici, quelli di mezzo; i neutrini tauonici, quelli più pesanti. L'idea dell'oscillazione, già verificata(1), è che se in un fascio monocromatico di neutrini almeno uno di loro cambia sapore, allora il neutrino possiede una per quanto piccola massa.
ICARUS, prima di mettersi in opera, ha avuto una fase di test con un prototipo che ha fornito questo risultato:
ICARUS 3 ton event
Il prototipo, di 3-ton, ha successivamente portato alla costruzione del rilevatore vero e proprio, un oggetto da 600 ton che si è presto dimostrato all'altezza dei compiti assegnatigli:

mercoledì 25 aprile 2012

ITIS Galileo

Io, all'ITIS Galileo, c'ho insegnato. E' una scuola in zona San Siro, vicino allo stadio. Una scuola difficile, per certi versi, e anche facile, per altri.
E poi lo spettacolo di Paolini l'ho visto. Quello spettacolo, ITIS Galileo, che sta trasmettendo La7, dai Laboratori Nazionali del Gran Sasso, quelli di OPERA e dei neutrini. L'ho visto quando è passato da Milano, dal Piccolo, per la precisione. E' un bello spettacolo. Parla di Galileo. Galileo Galilei. Anche di scienza. Anche di Copernico e Keplero. Anche di rivoluzioni (e di quell'unica rivoluzione permanente che la Terra si può permettere!). E parla del Galileo più umano, quello che ha ceduto, rinnegando se stesso a voce, per poi, in esilio, scrivere quei saggi e quei trattati che avrebbero rivoluzionato la scienza ancora di più di quelli che aveva già scritto, che lo avevano portato di fronte all'Inquisizione. Quei trattati che hanno fondato la scienza fatta sulla Terra. Senza, però, dimenticare un occhio verso il cielo. Verso i sogni.
Vedetelo. Lo spettacolo di Paolini. Lo trasmettono da sottoterra, da uno dei tanti posti dove si fa ricerca. Un posto fortunato, perché se ne parla, che ce ne sono altri di cui non si dice nulla. Vedetelo, che poi alla fine c'è anche una cavalcata, che forse è una citazione, e forse no. Chi lo sa...

Libertà

La libertà significa responsabilità: ecco perché molti la temono.
G.B. Shaw

martedì 24 aprile 2012

Verità, giustizia e bellezza

Ciò che è vero, giusto e bello non è determinato dal voto popolare. Le masse in qualsiasi posto sono ignoranti, miopi, motivate dall'invidia e facili da fregare. I politici democratici devono attrarre queste masse per poter essere eletti. Chiunque sia il miglior demagogo vince. Quasi per necessità quindi la democrazia porterà alla perversione della verità, giustizia e bellezza.

Han Hermann Hoppe (via Fabristol)

lunedì 23 aprile 2012

78535 Carloconti


(messaggio lasciato su carloconti.net)

(dal Minor planet circulars/Minor planets and comets - pdf)
La mediocrità non ha consolazione più grande del pensiero che il genio non è immortale.
(Johann Wolfgang von Goethe)
Link: Wikipedia | JPL | Find the data

domenica 22 aprile 2012

Formula 1 in Bahrain

C'è qualcosa di surreale nel gran premio, che sembra non verrà sospeso, che si correrà a breve in un Bahrain messo a ferro e fuoco dalla popolazione che manifesta contro il ricco tiranno, che va tenuto buono perché ha i soldi per sostenere buona parte dei conti dello sport motoristico di alta velocità.
C'è veramente qualcosa di surreale se, dopo una notte di scontri, nessuno dei piloti o delle scuderie ha deciso di ritirarsi dalla competizione, se ad esempio Alonso dice:
una gara che si preannuncia molto dura, soprattutto per gli pneumatici
o se Domenicali dice:
Mi aspetto una corsa molto dura, per le macchine, per i piloti e per le squadre
o se Hamilton dice
Non ricordo tanto vento in pista se non a Barcellona. Non è semplice gestire la situazione
Non sarà una situazione semplice da gestire, no di certo, ma per voi piloti e gente nei box saranno queste il massimo delle complicazioni. Nulla di più. Perché per voi, un gesto di solidarietà, costa miliardi, mentre per chi difende i propri diritti, può costare molto di più... E' poi indicativo il commento di Jean Todt:
giusto venire in Bahrain, nessun danno immagine
Secondo lui la gente, una minoranza, è contraria al Gran Premio, non a chi lo finanzia, ovvero il sovrano del Bahrain. E in fondo è la stessa cosa che pensa Ecclestone: E infine c'è il ruolo del giornalismo in tutto questo:
E ci sono gli esempi in un campo:

E nell'altro:
I commenti dei piloti sono tratti da Repubblica.it

sabato 21 aprile 2012

Fuori tempo

Ho intervistato Giorgio Salati a proposito di Law, il nuovo fumetto di genere legal thriller che ha ideato insieme con Davide Caci e Fabiano Ambu e uscito per la Star Comics. Queste sono le impressioni (già inviate allo stesso Giorgio via e-mail e leggermente ampliate) che mi ha lasciato il primo numero una volta conclusa la sua lettura.
Innanzitutto la struttura dell'albo in sé: un editoriale di apertura, firmato dai due sceneggiatori, un frontespizio classico, firmato per questo numero da Riccardo Burchielli, un finto articolo di giornale dove si racconta l'antefatto alla serie, con la morte di Bernard J. Cussler (che richiama il noto scrittore di romanzi d'avventura, Clive Cussler) uno dei due titolari, insieme alla moglie Gwen Brandise, dello studio protagonista della serie, Cussler & Brandise,e infine un articolo di approfondimento sul genere legal thriller firmato da Fulvio Gambotto che è da considerarsi l'introduzione di una sorta di piccolo saggio che accompagnerà la serie nei 6 numeri bimestrali che verranno prodotti.
In particolare i due spazi redazionali richiamano a due altri ottimi prodotti attualmente presenti nelle edicole italiane: il finto articolo di giornale richiama Kepher, serie cyberpunk sempre edita dalla Star introdotta proprio da finti articoli giornalistici di questo lontano futuro (o presente alternativo), mentre l'approfondimento finale in terza di copertina richiama ai primissimi numeri di Dampyr dove veniva serializzato un lungo e interessante saggio sul vampirismo.
Veniamo, ora, al fumetto in sé, introdotto e chiuso da una canzone, un po' come nelle tipiche serie statunitensi dove per ogni puntata vengono proposte all'ascoltatore un paio di canzoni ispirative (sono quelle stesse che ho incorporato nel post). Nel complesso siamo di fronte a un fumetto ben fatto, che scorre veloce e lascia il lettore incollato fino all'ultima pagina, proprio come un buon romanzo da cui non si riesce a staccarsi o la puntata di una di quelle serie televisive, legal e meno, che ti catturano così, all'improvviso, senza nemmeno rendertene conto.

mercoledì 18 aprile 2012

Primavera araba scientifica? Ma anche no!

Scrive Nicola Nosengo (estraggo un pezzo che mi ha colpito):
Fin qui, però, si parla di alterare il modello di business ("chi paga per le ricerche?"). Ma il processo che porta una ricerca ad essere accettata e pubblicata rimane intatto. E’ sempre la buona vecchia peer review, per cui l’articolo in bozza viene mandato a tre o più revisori anonimi e indipendenti, che dopo aver chiesto modifiche e chiarimenti decretano se quella scoperta merita di essere considerata tale. PLoS non funziona diversamente da Nature, in questo senso, fa solo pagare il lavoro a qualcun altro.
Cioè il ricercatore che quella ricerca l'ha fatta, tagliando così automaticamente buona parte di quella buona ricerca che non può permettersi di sostenere l'Open Access come modello di business (non che non si possa creare un open access sostenibile per tutti, ma credo che non lo si voglia creare perché converrebbe solo ai ricercatori e ai lettori specializzati dei paesi con pochi fondi). C'è poi la questione della peer review che viene affrontata da Jacopo nei commenti:
Senza offesa ma ho l'impressione che l'autore di questo post abbia una visione un po’ naive e romantica di come funziona la ricerca scientifica.
Creare riviste dove gli articoli siano di libero accesso non solo è possibile ed auspicabile ma ci sono già diversi esempi più o meno funzionanti (oltre il celeberrimo PLoS anche Physical Review X ed altre ci stanno provando). Fin qui nulla da obbiettare. Mi lascia invece molto più perplesso l'idea che si possa fare senza peer review. Se è vero che un numero microscopico di ricerche ottengono una visibilità tale da produrre una "review" rapida ed affidabile da parte di una larga fetta di pubblico, il 99,99% della ricerca non gode di questa fortuna. La stragrande maggioranza degli articoli infatti vengono letti solo dagli specialisti del settore e il motivo è che solo gli specialisti sono seriamente in grado di capirli e giudicarli. E non parlo solo di cose oscure ed esoteriche. Anche i lavori da premio Nobel non ricevono abbastanza attenzione medietica da potersi affi8dare al crowd-sourcing per la peer review.
E d'altra parte, ce ne è veramente bisogno? Gli scienziati di tutto il mondo fanno da revisori degli articoli in modo gratuito e volontario. Il costo per una rivista di avere 3 tre revisori specializzati nel settore per ciascun articolo è esattamente zero. Perché cambiare un sistema che funziona con uno che (in tutta evidenza) funziona solo una volta su un milione?
Direi che forse la questione più importante sono proprio i costi ingiustificati (come ha scritto Peppe da qualche parte su Rangle - e non solo -, e che viene affrontata anche da Bob O'Hara sul network di blog di Nature) delle riviste scientifiche, costi che grazie all'open access gli editori (PLoS in testa) vorrebbero spostare dai lettori ai ricercatori, e questo, in buona sostanza, genera un problema non trascurabile...

La scienza ha sempre rallentato il futuro

La splendida frase è di Red Ronnie e potete ammirarla su questo splendido screenshot che ho scovato su tumblr:
Ovviamente sono andato a verificare sull'account twitter del vip coinvolto:
Girando per la timeline del Red si scoprono un po' di conversazioni interessanti, come questa

domenica 15 aprile 2012

Lo spuntino

Oggi è il compleanno di Leonardo Da Vinci, simbolo dell'Expo 2015 che verrà ospitato a Milano. Su The Pictorial Arts, Thom Buchanan pubblica una vignetta di Rowland B. Wilson, cartoonist che tra le altre cose ha realizzato vignette anche per Play Boy, dedicata proprio al genio italico:

Questa? Oh, questa è giusto una piccola idea per un nuovo spuntino!
Wilson associa, dunque, la pizza all'Italia, e l'associazione è più che naturale, anche se, a quanto sembra, la pizza non è nata in Italia:
Contrariamente alle credenze popolari e ai numerosi stereotipi italiani, la pizza non ha avuto origine in Italia, ma in Grecia. Gli Antichi Greci, quando non lasciano i propri figli deformi in pasto ai lupi o si danno alla filosofia, avrebbero preso delle fette di pane e le avrebbero coperte di oli ed erbe con formaggio.
Il termine greco-bizantino per questa creazione era pita, che significa torta. La torta moderna, tuttavia, ha avuto origine in Italia, con l'aggiunta di salsa di pomodoro, ma il formaggio non è stato aggiunto fino al 1889. Così, mentre gli italiani lo hanno perfezionato, si devono ringraziare i Greci di aver pensato questa fantastica unione tra grassi e carboidrati.
I pignoli direbbero: hanno inventato le bruschette, che poi in Italia sono state trasformate in pizza, ma non sottilizziamo troppo: in fondo gli stessi statunitensi quando vengono in Italia credono di trovare le loro stesse pizze, senza pensare che forse le loro sono una variazione non proprio gustosa delle nostre.
Abbandoniamo, però, per il momento queste discussioni di filosofia del cibo e concentriamoci un attimo sulla matematica della pizza. La vignetta di Wilson, infatti, mi ha ricordato dell'esistenza di un articolo del 2009 di Rick Mabry e Paul Deiermann sul taglio della pizza. La storia di questo problema matematico inizia nel 1967 con il Problema 660 di Leslie Upton(1) che notò che se si taglia un cerchio con 4 corde, allora i risultanti 8 pezzi possono essere divisi nei due insiemi mostrati nella figura seguente le cui aree totali risultano uguali(6):
Il teorema della pizza
If a circular pizza is divided into 8, 12, 16, ... slices by making cuts at equal angles from an arbitrary point, then the sums of the areas of alternate slices are equal.
Cui si può aggiungere anche il successivo Lemma della pizza
If two chords in a circle intersect at right angles, then the sum of the squares of the lengths of the four segments formed is a constant (the square of the length of the diameter). \[4r^2 = a^2 + b^2 + c^2 + d^2\]
La prima soluzione risale all'anno successivo, ad opera di Michael Goldberg(2) e coinvolge l'algebra. Egli, infatti, osservò che se ci sono $k \ge 4$ corde e $k$è dispari, allor al'area totale di un insieme di pezzi è uguale all'area totale dell'altro insieme(6).
Nel 1994 Larry Carter e Stan Wagon realizzano, invece, una dimostrazione grafica del teorema(3), di cui vi presento la versione colorata presente su Commons:

giovedì 12 aprile 2012

E adesso scatenate l'inferno!

Immagine scovata su tumblr. Trovate le origini. Proponete storie per spiegare l'immagine stessa su un testo apparentemente antico. Insomma: sbizzarritevi!

Voglio tornare a sognare

Non è vero che sognare non costa nulla. In occidente sognare vuol dire salvare le banche. Nel senso che per salvare le banche i governi hanno venduto i nostri sogni, sottraendoli ai servizi. E in un certo senso lo dice molto bene Neil DeGrasse Tyson
Sono stanco di ripeterlo, ma lo devo dire ancora: il budget della NASA ammonta a quattro decimi di cent per ogni dollaro di tasse. Se tenessi in mano un dollaro di tasse e lo tagliassi orizzontalmente per quattro decimi dell'un per cento della sua larghezza non arriverei neanche all'inchiostro. Quindi io non accetto che si dica "Non ce lo possiamo permettere"!
Vi rendete conto che gli 850 miliardi di dollari di salvataggio delle banche, quella somma di denaro, è più dell'intero budget di gestione della NASA di cinquant'anni? E quindi quando qualcuno dice "Non abbiamo abbastanza soldi per questo programma spaziale", io chiedo "No, non è che non avete abbastanza soldi: è che la distribuzione dei soldi che state spendendo è distorta in un modo che vi fa eliminare l'unica cosa che dia alla gente qualcosa di cui sognare: il domani. La casa di domani, la città di domani, i trasporti di domani." Tutto questo è finito negli anni settanta, dopo che abbiamo smesso di andare sulla Luna. È finito tutto. Abbiamo smesso di sognare.

(dalla traduzione di Paolo Attivissimo)
Gli Stati Uniti sono da sempre simbolo dell'Occidente. E anche in questo caso non si smentiscono.
Nel mondo, però, c'è chi non solo non ha smesso di sognare, ma sta lavorando per realizzarli, i sogni:
C'è chi si mette in dubbio la rilevanza delle attività spaziali in una nazione in via di sviluppo. Per noi non c'è ambiguità di propositi. Non abbiamo la fantasia di competere con le nazioni economicamente avanzate nell'esplorazione della luna o dei pianeti o nella progettazione di voli spaziali. Ma siamo convinti che se vogliamo giocare un ruolo significativo nella nazione, e nella comunità delle nazioni, non dobbiamo essere secondi a nessuno nell'applicazione delle tecnologie avanzate ai problemi reali dell'uomo e della società.
Queste sono le parole di Vikram Sarabhai, dell'Indian Space Research Organization, a proposito di un programma di osservazioni indiane su Marte.
Lo ripeto: gli Stati Uniti sono da sempre simbolo dell'Occidente, e in questo caso a maggior ragione lo sono, perché il discorso di Neil DeGrasse Tyson vale, pur in piccolo, anche per l'Italia e per i governi che dal dopo guerra (intendo almeno dalla Seconda Guerra Mondiale) hanno governato questa nazione. E fino a che saranno loro a decidere, per riprendere a sognare ci vorrà ancora un bel pezzo...

sabato 7 aprile 2012

Palazzo Yacoubian

More about Palazzo Yacoubian 'Ala al-Aswani è un dentista egiziano che, da un certo momento in poi, ha deciso di raccontare l'Egitto e la sua politica. Lo fa sui quotidiani e le riviste della sua nazione e anche con la sua attività di scrittore. In particolare questo Palazzo Yacoubian sembra chiarire non poco la situazione dell'Egitto pre-rivoluzione, quella della primavera 2011.
La storia si svolge all'interno e intorno al Palazzo Yacoubian del titolo: i protagonisti sono un vecchio gigolò, legato all'Egitto pre-rivoluzione (quella che portò la democrazia in Egitto), Zaki bey al-Dusuqi, e rimasto col cuore a Parigi, dove ha soggiornato in gioventù per diversi anni; Taha, un giovane idealista che vuole entrare nella polizia egiziana, e la sua fidanzata, Buthayna, anch'essa altrettanto idealista fino a che non deve fare i conti con la morte del padre e la necessità di portare denaro in casa; Hatim Rashid, giornalista omosessuale che era riuscito a raggiungere un ottimo successo nonostante non nascondesse le sue inclinazioni sessuali soprattutto perché aveva deciso di distinguere tra il privato e il lavoro; Mohammad 'Azzam, un imprenditore padrone di molte delle attività presenti in via Suleyman, la via su cui si affaccia il palazzo, che un giorno si sveglia, egli sessantenne, con le voglie di un trentenne e con l'idea, in testa, di entrare in politica.
Ognuno dei protagonisti (anche quelli non citati) vedrà, per molti motivi, la sua vita rivoluzionata, e si influenzeranno a vicenda in modi a volte leggeri e impercettibili, in altre più evidenti, in un microcosmo in cui alla fine si potrà dire che ognuno ha ottenuto ciò che cercava. D'altra parte ognuno dei protagonisti, nelle mani di al-Aswani, rappresenta non solo un personaggio, ma anche un modo per raccontare l'Egitto, la diffidenza rispetto ai costumi occidentali, nonostante le aperture, o ancora meglio la chiusura intorno alle proprie tradizioni (vedi la storia di Zaki nel suo complesso e in parte anche quella di Rashid); per raccontare la corruzione, che certo è tipica delle democrazie, ma che in Egitto stava raggiungendo livelli incredibili (criminali, in un certo senso: vedi in questo caso come Azzam è riuscito a farsi eleggere); per raccontare delle prevaricazioni dell'uomo sulla donna, di come quest'ultima è regina fino a che fa comodo, fino a che segue le indicazioni dell'uomo (vedi in questo caso il trattamento che Azzam ha riservato alla sua seconda moglie, trattata tra l'altro come un'amante, nonostante sia stata regolarmente sposata); per raccontare dei compromessi che le donne stesse devono fare per poter sopravvivere, siano esse esplicitamente filo-occidentali o meno (e questo lo si capisce dal dialogo che ad un certo punto Buthayna ha con la madre, con la figlia vestita all'Occidentale); per raccontare del percorso che può portare un ragazzo idealista come Taha, che voleva entrare nella polizia, corrotta abbastanza da tenerlo fuori perché figlio di un portiere, a diventare un terrorista, a pensare che questo fosse l'unico modo per cambiare un Egitto corrotto.
In un certo senso ognuno dei protagonisti del romanzo lancia una sfida all'Egitto, e ognuno di loro esce in parte sconfitto, se vogliamo. C'è chi paga con la vita, chi con delle semplici botte, ma la conclusione, con quel matrimonio apparentemente strano tra Zaki, un uomo che in fondo ama profondamente le donne e per questo fuori posto in un Egitto tradizionalista, e Buthayna, sembra un sogno di speranza, un modo per indicare la via al giovane Egitto, guidato da tutto ciò che di buono ha imparato il vecchio Egitto.
E' un bel romanzo, raccontato con bravura, la storia di un palazzo e delle persone che lo vivono ogni giorno, una storia raccontata con la stessa sensibilità de Il palazzo di Eisner. Un romanzo che consiglio caldamente di leggere.

venerdì 6 aprile 2012

Paperi palindromi

Prendiamo un numero, 123 ad esempio, che cammina tranquillo sulla retta dei numeri. A un certo punto incontra uno specchio e guardandosi vede 321. Se lo specchio è abbastanza sottile da essere invisibile, ciò che vedremmo da lontano sarebbe il numero 123321, ovvero un numero che letto dall'inizio verso la fine o dalla fine verso l'inizio non cambia (o in termini matematici, simmetrico per il verso di lettura). Questo, però, lo sapete bene, così come saprete certamente che anche numeri come 1234321 sono palindromi.
Di palindromi in giro ne esistono poi un bel po': si parte dal famoso quadrato del sator, un quadrato costruito con cinque parole palindrome (e la prima riga costituita proprio da sator), o racconti palindromi come quelli di George Perec e Giuseppe Varaldo (leggete, ad esempio, 11 luglio 1982), e poi ci sono i 32 palindromi dell'artista svizzero André Thomkins.
La costruzione di un racconto palindromo non è certo semplice, come si può immaginare, vista la non indifferente complicazione del dover dare senso alla lettura nel suo complesso. Se però proviamo a usare delle immagini sequnziali, come ad esempio in un fumetto, e ci dimentichiamo di applicare il palindromismo alle battute dei personaggi, le uniche difficoltà sono nella corretta descrizione dei personaggi, in modo tale che la prima vignetta coincida con l'ultima, la seconda con la penultima e via così. L'altra difficoltà diventa quella di ricordarsi di invertire l'ordine delle battute nelle vignette corrispondenti, facendole anche corrispondere con gli stati d'animo, quelli invariati, rappresentati dal disegnatore.
Una storia di questo genere potrebbe venire in mente a un numero abbastanza limitato di sceneggiatori: sto pensando a gente come Alan Moore, Grant Morrison... Marco Bosco.

La guerra delle scimmie

More about Saru vol. 1 More about Saru vol. 2
Probabilmente è uno dei fumetti più sorprendenti che abbia letto nel 2011. Daisuke Igarashi, inserendosi nella tradizione della grande avventura, costruisce una storia complessa e al tempo stesso appassionante partendo dalla seguente previsione di Nostradamus:
L'anno millenovecentonovantanove e sette mesi, dal cielo un gran Re del terrore verrà: resusciterà il gran Re d'Angolmois, prima e dopo Marte regnerà per buon'ora.
Il gran Re del terrore annunciato da Nostradamus e mai arrivato è, nel manga di Igarashi, uno degli esseri più antichi della Terra. Per costruire questo potere in un certo senso lovecraftiano, il mangaka riesce a unire le tradizioni mistiche di varie culture, alcuni eventi leggendari del passato (ad esempio il disastro di Tunguska) e un condottiero spagnolo, Francisco Pizarro, resuscitato proprio per rompere l'equilibrio sul nostro pianeta. Il gruppo che invece cercherà di salvare il mondo è internazionale: l'esorcista cattolico Candido Amantini, una ragazzina francese scampata a un disastro e posseduta da uno dei potenti della Terra Irène Bèart, il monaco del Bhutan senza alcuna memoria sul suo passato Nawan Namgyar, la studentessa giapponese Nana Henmi. Oltre a Pizarro è della partita anche un altro resuscitato, Francisco Javier, il missionario che diffuse il cristianesimo in Giappone.
Il gruppo dei quattro viaggia in giro per il mondo alla ricerca delle radici per capire cosa sta accadendo e soprattutto come affrontare la terribile catastrofe che si sta abbatendo sul pianeta, Saru.
Saru è uno degli aspetti nei quali si è diviso, molti eoni fa, una entità chiamata scimmia e presente in varie tradizioni popolari. Egli rappresenta l'aspetto fisico, mentre quello psicologico, quello che in un certo senso rappresenta l'anima del pianeta se così vigliamo dire, è Sun Wukong, che si è diviso a sua volta in parti più piccole incarnandosi in alcune linee genetiche particolari, una delle quali è quella della piccola Irène, che Sun ha deciso di possedere in maniera evidente proprio per guidare meglio la resistenza contro il risveglio di Saru, che viene aiutato proprio dal resuscitato Pizarro.
Sun Wukong è il re delle scimmie nella tradizione cinese, che compare nei Quattro grandi romanzi fantastici cinesi (Il romanzo dei tre regni, I briganti, Il viaggio in occidente, La prugna nel vaso d'oro che poi venne sostituito da Il sogno della camera rossa), nato da una pietra, noto sotto vari appellativi (il suo preferito è quello autoassegnatosi, Qitian Dasheng, creatura sacra con un potere pari a quello del cielo), ma Igarashi è bravissimo a collegarlo con Ermes Trismegistos, prima attraverso un labile collegamento linguistico (trismegistos, ovvero tre volte grandissimo, come una sorta di traduzione concisa del nome di Sun Wukong), poi attraverso un riferimento a Ficino, che scrive di Trismegistos:
In realtà di Ermes ce n'erano cinque e solo il quinto era colui che dagli egizi era chiamato Toth e dai greci Trismegistos

giovedì 5 aprile 2012

Mercenary Pierre

More about Mercenary Pierre n.1 Ken'ichi Sato è uno dei più apprezzati scrittori giapponesi di romanzi storici. Il suo interesse va verso l'Europa, sin dai suoi esordi con Pierre il mercenario, una delle sue prime opere. Protagonista del'opera è Pierre, figlio illegittimo di Armand de la Flute, a capo de Gli unicorni di Anjou, una compagnia di agguerriti mercenari che Pierre ha raccolto durante le sue peregrinazioni. A quel tempo, infatti, i figli minori e quelli illegittimi, pur potendo utilizzare lo stendardo di famiglia, come infatti fa Pierre, non potendo aspirare all'eredità del casato, avevano solo due strade: entrare in un ordine religioso o darsi alla vita militare. In quest'ultimo campo, le strade possibili erano ancora due: entrare nell'esercito regolare o diventare mercenari. La vita dei mercenari era obiettivamente molto più libera, ma d'altra parte la popolazione, soprattutto in tempi di guerra, era scarsamente protetta: le compagnie infatti vagavano per i territori del paese tra una battaglia e l'altra saccheggiando anche i villaggi della propria stessa nazione.
Questa era sostanzialmente la situazione nel 1429, l'anno di inizio delle avventure di Pierre, l'anno in cui la Francia, grazie a Giovanna d'Arco, si solleva contro l'Inghilterra ribaltando le sorti di una guerra che sembrava destinata finire in favore di quest'ultima. E dunque Pierre il mercenario è un romanzo sulla Francia, sui mercenari e sull'eroina Giovanna d'Arco, mal sopportata dai capi dell'esercito, amata dai soldati, regolari e mercenari, e dalla popolazione. Fu grazie a lei che un esecito apparentemente così male assortito riuscì a restare unito, trovando la forza e le motivazioni per ottenere delle importanti vittorie, come quella che permise alla Francia di riconquistare Orleans. E nel romanzo di Sato Pierre e la Pulzella incrociano le loro strade quasi dall'inizio, quando Pierre prova a stuprare la giovane eroina francese, senza ancora conoscerla, ma qualcosa, una visione mistica, lo fa recedere dal suo intento. Qui inizia un rapporto di amicizia (forse amore?) che verrà approfondito dall'autore nel corso del romanzo.
Però qui stiamo parlando di un romanzo in giapponese, e questo genere di romanzi difficilmente arrivano in Italia, a meno che non abbiano così successo in patria da diventare un manga di altrettanto successo, così da varcare in questo modo i confini nipponici.
E' il destino di Pierre il mercenario, e di altri manga pubblicati in Italia, che arriva nel nostro paese, pubblicato dalla J-Pop, con il titolo di Mercenary Pierre. Pubblicato in 4 volumi (o tankobon), il manga è realizzato da Takashi Noguchi con un tratto pulito ma comunque dettagliato, che ricorda il Yoshikazu Yasuhiko di Alessandro Magno, realizzando alla fine un seinen bello, appassionante e dove i personaggi non sono solo delle rappresentazioni storiche di alcune tipologie particolari, ma ognuno di loro, incominciando dalla stessa Giovanna d'Arco, esprimono una grandissima umanità e una profondità tipiche dei migliori autori nipponici. Forse solo la conclusione lascia perplessi, un po' con l'amaro in bocca per certi versi, sospesi trale lacrime di Jean, da sempre il secondo di Pierre, e il sorriso di un ormai adulto de la Flute illegittimo.

mercoledì 4 aprile 2012

L'isola prigione

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Il tema dell'isola nella fantascienza è certamente uno dei più utilizzati nei romanzi di genere. Si parte dall'Isola del dottor Moureau, dove il misterioso dottore del titolo conduce i suoi esperimenti genetici (esperimenti che sono sempre stati visti con un pizzico di paura, basti pensare al dottor Strange originale e non allo psicologo da strapazzo introdotto sul finire degli anni 90 del XX secolo), senza dimenticare Il signore delle mosche o il recente Battle Royale, entrambi incentrati sulle interazioni tra un gruppo di giovani. In entrambi i casi i risultati finali delle opere sono pessimistici e devastanti, con i protagonisti che vengono portati alle punte più estreme della violenza umana. Battle Royale, poi, unisce questa battaglia per la vita, questo autoeliminarsi a vicenda, a una velata critica alle politiche del controllo, critica abbastanza fondata per un autore giapponese, considerando che l'isola nipponica viene da una storia recente, quella della Seconda Guerra Mondiale, di destra, interventista e probabilmente invasiva delle libertà individuali.
Torniamo, però, all'inizio, all'isola nel mare, dove magari, come recente rispolverato in 52 della DC Comics, si vanno a rifugiare un gruppo di scienziati, preferibilmente pazzi, ma comunque tutti nemici della società. Questa interpretazione dell'isola, unita con il tema de Il signore delle mosche, unito a sua volta con le sempre immancabili critiche politiche e sociali, confluiscono ne L'isola prigione di Yusuke Ochiai, un manga che inevitabilmente, proprio per questa varietà di spunti, può essere apprezzato pienamente solo alla conclusione dei tre volumi nei quali la Magic Press lo ha raccolto.

domenica 1 aprile 2012

Rodolfo Cimino: paperi, popoli e fantasia

Ho scoperto un paio di ore fa che Rodolfo Cimino ci ha lasciato ieri. Ero a Fà la cosa giusta, ieri, e non ho letto della notizia, diffusa da afNews e ComicUS. Matteo Stefanelli ha poi realizzato uno splendido post con poche parole e tanti frontespizi. Per quel che mi riguarda, ho deciso di pubblicare l'articolo che avevo scritto per "Rodolfo Cimino: Dalla tana del bestio" all'angolo dei salici, libro a cura di Paolo Castagno per il Premio Papersera 2007
Con l'arrivo dei crediti sulle pagine di Topolino, divenne sempre più facile riconoscere i grandi maestri della matita, gente come Luciano Gatto, Romano Scarpa, Giorgio Cavazzano. Con gli sceneggiatori era (e per certi versi continua ad esserlo) molto più difficile riconoscere uno stile dall'altro senza leggere l'accredito. In effetti l'unico sceneggiatore immediatamente riconoscibile, già dalla prima pagina della storia era, Rodolfo Cimino.
Il passato è d'obbligo visto che la quadrupla d'apertura con il titolo ed un breve riassunto grafico della storia, una sorta di copertina per la stessa, ha ormai fatto scuola: non solo il giovane Casty oggi utilizza questo artificio narrativo, ma anche sceneggiatori d'esperienza come Nino Russo o Carlo Panaro. I segni distintivi di Cimino, però, sono all'interno della storia stessa: il linguaggio particolare, con l'utilizzo di parole spesso in disuso, e le complesse imprese, sia quotidiane sia avventurose, cui i paperi (suoi personaggi preferiti, a parte alcune incursioni in quel di Topolinia) spesso sono costretti dalla fervida inventiva del Maestro Cimino.
Nato a Palmanova, in provincia di Udine, Cimino inizia la sua collaborazione con la Mondadori e le storie Disney in Italia come inchiostratore di Romano Scarpa. La necessità di avere un maggior numero di sceneggiatori (solo con l'arrivo di Bottaro e Scarpa il lavoro di Martina inizia ad alleggerirsi) consente al giovane Cimino, all'inizio supportato dalla supervisione di Elisa Penna, di provare nella nuova veste di sceneggiatore, introducendo, lui per primo nelle storie Disney italiane, la tecnica dello storyboard.
Nelle avventure di ampio respiro, su cui ci concentreremo in questa sede, Cimino introduce giganteschi e polivalenti mezzi di locomozione, divenuti tipici delle sue storie (ed anche questi utilizzati da altri autori), la cui forma si ispira all'impresa da compiere (si hanno, ad esempio, enormi draghi, ciclopi meccanici, navi con le ruote) ed in grado di muoversi alternativamente sull'acqua o sulla terraferma o anche in grado di volare. In questo genere di imprese Paperone coinvolge immancabilmente Paperino e nipoti, senza farsi mancare la presenza di Battista, con tanto di bevande al seguito. La caccia al tesoro di Paperone, importante per i suoi affari e sempre e comunque per arricchirlo, porta spesso la compagnia dei paperi ad imbattersi in svariati popoli e civiltà: a volte sono discendenti decaduti di civiltà un tempo forti, o popoli che, in pratica, non hanno avuto alcuno sviluppo tecnologico o scientifico, ma hanno mantenuto una semplicità d'animo che Cimino non nasconde d'apprezzare, come nel caso di Paperon de Paperoni visir di Papatoa, disegnata da Romano Scarpa. In quest'avventura Paperone, per sfuggire alle angustie fiscali e bassottesche si presenta sulla sperduta isola di Papatoa dove ottiene facilmente, grazie alla semplicità della popolazione locale, la carica di gran visir dell'isola. Gli abitanti di Papatoa, pur nella loro esoticità, sono in effetti molto italiani, così come molte popolazioni dei monti o dei deserti incontrate dai paperi di Cimino: cresciuto in un ambiente fortemente contadino, il Maestro ha trasportato i valori e la cultura di questo tipo di società, per larghi tratti diffusa un po' in tutta l'Italia fino a pochi decenni fa, in molte delle sue storie e popolazioni.

Carta riciclata


(cartoon di Silvia Ziche, copyright Disney)