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sabato 5 gennaio 2013

I mondi fantastici di Civiello e Mosdi

Probabilmente Emmanuel Civiello è uno dei più grandi illustratori fantasy al mondo. Quando i suoi disegni esplodono a tutta pagina, è un piacere perdersi nei dettagli del tratto e nella ricchezza del colore. Le sue creature fantastiche, poi, sono perfettamente plausibili, i guerrieri sprigionano forza e potenza, le donne bellezza e sensualità. Folletti ed esseri di questa stazza risultano alla fine inevitabilmente simpatici. Almeno fino a che all'osservazione con i soli occhi non si aggiunge la lettura dei dialoghi di Thomas Mosdi, apprezzato sceneggiatore transalpino del fantastico.
L'incontro tra i due autori fantasy, con il senno di poi, non poteva che essere inevitabile e ha prodotto ben due tetralogie, Il seme della follia, dove Civiello collabora anche ai testi, e Korrigan. Per quanto quest'ultima sia, come opera successiva, molto più matura e tecnicamente più valida sia dal punto di vista delle illustrazioni, sia dal punto di vista dei testi, Il seme della follia è invece una storia molto più ricca e interessante e molto meno banale di quel che potrebbe sembrare.
More about Il seme della follia
Rispetto a Korrigan, che è un fantasy classico, come vedremo, Il seme della follia è una interessante combinazione tra le storie sulle fate e alcune opere fondamentali del fantastico. L'inizio è cupo e violento, con l'invasione da parte delle truppe di un ancora sconosciuto nemico nelle terre delle fate. Il popolo di Faerie è quindi costretto a fuggire e tutti si rivolgono alla regina delle fate, l'unica speranza per un mondo morente, proprio come ne La storia infinita la regina bambina lo è di Fantasia. Purtroppo la regina delle fate muore e lì dove sorgeva il suo castello sorge un albero immenso e contorto: la sua tomba.
I pochi poteri rimastili, però, le consentono di assegnare la classica cerca a Igguk Plitchwook: l'elfo alchimista, anche se controvoglia, dovrà trovare il Cuore di Cristallo, un oggetto che dovrebbe salvare Faerie. E il folletto inizia così un viaggio lungo il regno insieme a una scalcinata compagnia che, affrontando pericoli sopra e anche sotto la terra, lo porterà all'assalto finale al castello del crudele avversario, Oberon, il primo marito della regina delle fate. E con la regina, riportata in vita grazie alla sua cerca, Igguk avrà un dialogo che nei contenuti non è troppo diverso da quello che hanno Sebastian e la regina bambina di Fantasia di fronte all'ultima scintilla di vita del regno.
Purtroppo la sconfitta di Faerie è inevitabile: la guerra si gioca, letteralmente, tra Oberon e il re delle fate su Faerie e tra un giovane monaco e Merlino sulla Terra. Ognuno dei quattro personaggi è una rappresentazione o manifestazione del suo corrispettivo su ciascun mondo, e i due avversarì così giocano due partite che in realtà sono una al gioco più famoso del mondo: gli scacchi. La sfida immortale da cui Mosdi e Civiello traggono ispirazione è la partita a scacchi immortalata da Bergmann ne Il settimo sigillo, e lo dimostrano l'iconografia utilizzata e l'inevitabile sconfitta di Merlino. E il mago del ciclo arturiano è, insieme al suo avversario, una rappresentazione simbolica del passaggio dal mondo druidico a quello cristiano, un passaggio non certo incruento.
Approfondire dal punto di vista storico questo passaggio non è certo semplice, quindi mi limiterò a raccontare brevemente il probabile simbolismo che potrebbe essere alla base della scelta degli autori nell'utilizzo del personaggio. Secondo la tradizione cattolica, Merlino ha dei natali demoniaci e quindi, rappresentando egli la tradizione druidica della Gran Bretagna, diventa un facile mezzo per demonizzare quella stessa tradizione. Al tempo stesso, però, Merlino è anche l'artefice della salita al trono di Artù, un simbolo troppo potente e radicato per essere cancellato così facilmente. E infatti questa parte non viene distrutta, ma anzi esaltata, grazie ai valori della cavalleria. Non a caso, come ben scrive Tolkien nel saggio che accompagna la sua riedizione de Il cavaliere verde, molti dei miti della tavola rotonda sono di ispirazione cristiana. La presenza di Merlino in questi miti è dunque un simbolo per suggerire come il mago, abbandonata una fede errata, ha giustamente abbracciato una nuova e più giusta tradizione.
In poche parole Merlino è diventato il simbolo del passaggio dal druidismo al cristianesimo (o cattolicesimo) e dell'accettazione di una tradizione nuova giunta nell'indomito regno di Gran Bretagna. Il ruolo di Merlino sembra essere lo stesso, nonostante la sconfitta finale. Anche perché l'ultima scintilla di vita di Faerie, il seme della follia, continua a brillare nella mano del mago morente, così come l'ultima scintilla di Fantasia brillava nelle mani di Sebastian prima di iniziare a ricostruire il fantastico mondo.
More about Korrigan - L'integrale
Di diverso impianto è invece Korrigan. Innanzitutto è un'opera tecnicamente più valida, non solo per i disegni, ma soprattutto per i dialoghi. Laddove Il seme della follia presentava dialoghi troppo moderni e brillanti, piuttosto piatti per il contesto fantasy della storia, qui la prosa di Mosdi raggiunge in alcuni punti toni da epica classica. La trama è classica ed è una abbastanza evidente variazione su quella de Il signore degli anelli. Balor, signore dei Fomori, è stato rinchiuso nella sua fortezza all'interno del mondo degli dei del tempo degli eroi e delle fatate creature dai suoi più acerrimi avversari, i Tuatha De Danann. Questi, come gli Ainur, vivono in una terra separata e lontana dalle altre, raggiungibile solo via mare, ma l'arrivo di Luaine, accompagnata da due folletti del clan dei Korrigan, Emer ed Eolas, riuscirà ad ottenere il loro aiuto contro Balor per liberare la madre, diventata l'inconsapevole mezzo del cattivo per liberarsi dalla sua magica prigione, e il nonno, rinchiuso nelle segrete del castello incantato.
In effetti ad aiutare Luaine nell'attacco finale scenderà in campo anche una sorta di Aragorn, il cavaliere dei Tuatha, messer Arianrod cui nel momento decisivo si uniranno anche Medh Maeb, figlia dello stupro di Balor su una Tuatha, e l'entità marina dai mistici poteri Shassurrah, imprigionata e torturata dai Fomori ma liberata proprio grazie a Luaine. Interessante, poi, notare come, nonostante tutto il potere magico dei Tuatha, per rinchiudere Balor questi esseri potenti sono stati costretti a ricorrere alla magia dei druidi della Terra, e questo è stato al tempo stesso il motivo del successo iniziale ma anche il punto debole intorno cui è ruotato il piano di Balor, rapire gli umani nella notte di Samain, e quindi l'intera storia di Mosdi e Civiello.
Alla fine Korrigan è un fantasy classico, con molti punti di collegamento con il romanzo principe del genere, Il signore deigli anelli, e con tutta l'opera e la mitologia sviluppata da Tolkien. Supportato dalle splendide illustrazioni di Civiello, Mosdi ha anche dimostrato in questo caso un'ottima conoscenza del linguaggio del genere, sfruttandolo appieno, senza le imprecisioni e le imperfezioni de Il seme della follia, e questo, visto che nella trama la loro prima tertralogia è molto più interessante, lascia un po' l'amaro in bocca. Ad ogni modo alcuni dettagli (innanzitutto il rito che ha permesso a Balor di ottenere la conoscenza sulla natura della magia umana) lasciano la vicenda leggermente aperta, quindi non sarebbe così incredibile leggere delle nuove avventure di Luaine in futuro.

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