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giovedì 7 febbraio 2013

Deproducers: Musica per l'universo

Colori. Luci. Vibrazioni. Suoni.
E' in questo modo che l'universo comunica con noi.
E' la sua voce e sulla Terra c'è qualcuno in grado di ascoltarla. Di interpretarla. Con vari linguaggi: dalla matematica, alla fisica, alla chimica:
L'universo, nei primi istanti di vita, era composto solo da due elementi: idrogeno ed elio, gli atomi che compongono le stelle. Sono loto che hanno generato tutti gli altri elementi.
Noi siamo fatti della stessa materia di cui sono fatte le stelle: ecco perché ci attraggono.
E il viaggio inizia, con una delle prime e più semplici operazioni che l'uomo ha inventato: misurare.
La storia delle operazioni di misura è vasta e intricata e passa attraverso la Rivoluzione Francese, quando un gruppo di scienziati rivoluzionari provarono a sviluppare un sistema per uniformare le differenti unità di misura locali che si erano sviluppate. Certamente quella è la storia di una grande avventura, ma non è la storia con cui i Deproducers iniziano il loro spettacolo al Teatro Dal Verme a Milano. Si parte, infatti, con qualcosa di più semplice: con la scelta dell'unità di misura più adatta per misurare l'universo.
Si parte dal metro, utilissimo per le distanze di ogni giorno, ma bisogna necessariamente passare al chilometro, quando si vuole misurare la Terra, però se si passa alle distanze all'interno del Sistema Solare, il chilometro inizia a diventare un po' stretto. Se poi confrontiamo i pianeti con il nostro Sole e poi con le stelle più grandi nell'universo, ecco che il Sole semplicemente diventa sempre più piccolo. E noi con lui.
Ciò che però deve stupire nella nostra capacità di determinare le dimensioni delle stelle, sta nel fatto che queste, da Terra, appaiono come piccoli puntini luminosi: le dimensioni di questi oggetti celesti sono ricavate attraverso telescopi interferometrici e grazie alla misura angolare della stella e al calo o all'aumento di luminosità durante un transito. Ad ogni modo, visto che la stella più grande conosciuta è la VY Canis Majoris, che è circa 2000 volte più grande del nostro Sole, è necessario trovare una nuova unità di misura.
Il candidato successivo è stata l'orbita terrestre, definita come una unità astronomica: questo ha permesso di includere il confine più estremo del Sistema Solare, Plutone, in un raggio di circa 40 UA, però per misurare la nostra Via Lattea, la galassia cui apparteniamo, ancora questa unità di misura non è sufficiente. L'universo, infatti, viene misurato in maniera molto più efficace utilizzando la luce. La sua velocità, infatti, è la più grande velocità nell'universo: ad esempio ci impiega pochi secondi per arrivare dalla Luna alla Terra e circa 8 minuti per arrivare dal Sole sul nostro pianeta. Quindi si è iniziato ad adottare come unità di misura la distanza percorsa dalla luce in un secondo, un minuto, un'ora... un anno.
Nonostante la luce sia la più veloce in assoluto nell'universo, questa però ci impiega milioni di anni per completare il viaggio all'interno della Via Lattea, e miliardi di anni per arrivare fino all'estremo limite dell'universo stesso:
Oltre i confini del Sistema Solare, dunque, ci sono altre stelle: le più vicine sono quelle all'interno della nostra galassia, la Via Lattea. L'universo, però, è anche ricco di altre stelle e altre galassie, che si trovano ancora più lontano, a distanze di milioni e miliardi di anni luce. Molte di queste stelle costituiscono le costellazioni: ad esempio gli antichi greci rappresentarono le loro leggende utilizzando proprio le stelle, che venivano utilizzate come puntini da unire per disegnare figure in grado di rappresentare i racconti. E proprio verso le stelle l'uomo ha mandato un messaggio, fatto di simboli e immagini, per raccontare l'uomo e il suo pianeta: il racconto del messaggio di Arecibo, che fa parte del così detto Seti attivo, costituisce un altro pezzo importante dello spettacolo dei Deproducers, dove il direttore del Planetario Hoepli di Milano, Fabio Peri, spiega come dalla curiosità di sapere se siamo soli nell'universo nasce l'idea di indirizzare nello spazio un messaggio specifico. Certo, il suo viaggio sarà lungo e, se c'è qualcuno in grado di rispondere, la risposta tornerà sulla Terra dopo molto tempo, magari non ci saranno più ascoltatori sul nostro pianeta, magari non ci sarà più un pianeta intorno a un Sole ingrossatosi fagocitando tutti i pianeti interni, magari non ci sarà più un'umanità in questo universo.
O forse no...
In un certo senso la ricerca di pianeti extrasolari abitabili da una parte e le missioni scientifiche che si svolgono sulla Stazione Spaziale Internazionale sono, per usare le stesse parole di Peri, una preparazione per proseguire il cammino dell'umanità, un cammino che in questo caso ci potrebbe proiettare verso la colonizzazione dello spazio, iniziando con il Sistema Solare e, perché no, proseguendo verso le altre stelle della Via Lattea.
Così, mentre le stelle nascono, si evolvono, esplodono in spettacoli eccezionali per bellezza e violenza, mentre queste tracce che ci giungono da lontano nello spazio e nel tempo, permettendoci di conoscere l'universo e come si svolge la sua evoluzione, noi, su un piccolo pianeta di una piccola galassia, cerchiamo di rappresentare tutto questo con immagini, luci, suoni e parole, usando la fisica e la matematica.
E questo perché... siamo figli delle stelle:
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