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sabato 30 marzo 2013

Il vangelo proibito

il vangelo proibito
Paragonare uno scrittore a Dan Brown, visto il successo internazionale di quest'ultimo, vuole essere un gesto carino e un modo sintetico per raccontare come questo autore abbia uno stile fluido e scriva delle storie appassionanti. Eppure David Gibbins (www.davidgibbins.com) è sicuramente di un'altra categoria rispetto a Brown. Le trame di quest'ultimo sono tanto semplici e lineari, quanto complesse e ricche di sorprese lo sono quelle di Gibbins. Certo potreste obiettare che il mio giudizio, basato su un unico romanzo, Il vangelo proibito, non è proprio attendibile, ma difficilmente un autore torna a scrivere un terzo romanzo con uno stile completamente diverso rispetto a quelli precedenti, a maggior ragione se sta scrivendo una vera e propria serie con personaggi ricorrenti. I due protagonisti, una sorta di Holmes e Watson dell'archeologia, sono Jack Howard, probabilmente un alter ego dello stesso Gibbins, anch'egli archeologo subacqueo come ricorda lo stesso scrittore nell'appendice al romanzo, e Costas Kazantakis, ingegnere.
I due protagonisti sono impegnati al largo della Sicilia, dove stanno esaminando il relitto sommerso di una vecchia nave romana del periodo di Claudio. L'ispirazione per questa parte iniziale dell'avventura viene a Gibbins da una spedizione reale che egli stesso ha diretto a Plemmirio, al largo di Capo Murro di Porco. Altri dettagli dello stesso ritrovamento descritto nel romanzo, invece, sono pescati qua e là sempre da spedizioni condotte sul campo dallo stesso ricercatore.
Non solo: anche le immersioni nel vecchio sistema fognario romano, quello della Roma Antica, per intenderci, è ispirato alle indagini condotte da un gruppo di speleologi urbani, come li definisce Gibbins, che hanno tracciato la mappa della Cloaca Massima. Inoltre i templi e le camere sotterranee a Roma descritti nel romanzo esistono realmente, o quasi:
Nel 2007, gli archeologi hanno annunciato una scoperta incredibile nel cuore dell'antica Roma. Delle indagini al di sotto del Palatino - sede degli imperatori e sito del più antico insediamento romano - hanno rivelato una camerasotterranea, circa sedici metri sotto la Casa di Augusto. La camera ha una larghezza di sette metri e mezzo e un'ampiezza di sei ed è in parte costituita da una delle fenditure naturali che crivellano il colle. Una telecamera calata nell'ambiente ha rivelato sfarzosi mosaici ornati di conchiglie e, al centro del pavimento, un mosaico marmoreo dell'aquila bianca imperiale. Potrebbe trattarsi del Lupercale, di cui si era persa traccia, la caverna in cui i fondatori di Roma, Romolo e Remo, sarebbero stati allattati dalla lupa, decoratada Augusto per costituire il fulcro di un culto sopravvissuto finché il cristianesimo non eclissò gli antichi riti. Nelle vicinanze, come ho descritto nel romanzo, si trovava un tempio circolare dedicato a Vesta, il cui culto durò fino all'epoca dell'ultima Vergine Vestale nota, Celia Concordia, alla fine del IV secolo d.C.
Ed entriamo nella parte... romanzata del romanzo. Più o meno contemporaneamente al ritrovamento subacqueo siciliano, un altro gruppo di archeologi, sempre del gruppo di Howard, trovano una nuova camera nella Villa dei Papiri a Ercolano: dalla combinazione delle due scoperte parte una vera e propria caccia al tesoro, inseguendo le tracce disseminate dall'imperatore Claudio, che nella finzione del romanzo ha semplicemente finto la sua morte, in modo da continuare con i suoi studi e, soprattutto, nascondere il fantomatico Vangelo di Gesù. In effetti questo è una sorta di Santo Graal per l'archeologia moderna, ovvero la caccia a un qualche scritto lasciato di suo pugno da Gesù, una testimonianza diretta non tanto della sua esistenza, quanto del suo pensiero.
La caccia, però, diventa anche un modo per ripercorrere la storia di molte delle eresie che la chiesa romana (o cattolica) ha perseguitato nel corso dei secoli, sin quasi dagli inizi della sua fondazione. Il punto è molto semplice: la religione cristiana, all'inizio del suo viaggio in Europa, ebbe una rapida diffusione. Uno dei possibili motivi di questo successo poteva essere una vicinanza tra il cristianesimo delle origini, non ancora organizzato in una chiesa, con molti dei culti che oggi vengono considerati pagani, come ad esempio quelli dei druidi nelle zone del sud della Gran Bretagna (o del nord della Francia). Il movente principale quindi per perseguitare molte delle eresie che nei secoli si alternarono non furono tanto documenti compromettenti nascosti da questi gruppi di eretici, o chissà quale conoscenza esoterica tramandata da generazione in generazione, quanto semplicemente il voler riportare alla luce lo spirito originario, mettendo quindi in crisi non tanto la religione in sé, quanto la chiesa come istituzione.
In questo senso forse è un po' esagerato il fanatismo dell'avversario di Howard e soci, ma è certamente in accordo con un romanzo che prima di tutto ha come obiettivo quello di raccontare una avventura appassionante. Il romanzo, in questo senso, è anche una ricerca sulle origini del cristianesimo, origini orientali dopo tutto, o almeno così pensa Gibbins:
Il regno dei cieli è in terra.
Gli uomini non si frapporranno alla parola di Dio.
E il regno dei cieli sarà la casa del Signore.
Non ci saranno sacerdoti.
E non ci saranno templi...

1 commento:

  1. Speleologi urbani non è un termine di Gibbins
    http://www.napoliunderground.org/it/component/content/category/36-speleologia-urbana.html

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