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sabato 19 ottobre 2013

Paura della matematica

+Roberto Natalini mi ha inviato in anteprima una intervista che ha fatto a Leonardo Ortolani, insieme con alcune immagini tratte da un fumetto matematico dell'autore di Rat-Man. Il fumetto, insieme all'intervista e ad altri redazionali, sarà pubblicato in un albo speciale edito dal CNR che sarà in vendita a Lucca Comics e on-line. L'anteprima e alcuni estratti dall'intervista si trovano su LSB. Qui pubblico invece un altro estratto, legato alla paura della matematica. In grassetto la domanda di Roberto.

Anche se in modo abbastanza velato, fai capire chiaramente che secondo te la maggior parte delle persone odiano la matematica e ne hanno paura. Ne sei certo? Perché mai dovrebbero?
Cosa posso rispondere a un matematico? Posso fidarmi? E se poi mi dai quattro? Anni e anni di campo di concentramento scientifico non possono essere cancellati così. Come se fossero scritti sulla lavagna. Noi della sezione E, oltretutto, siamo stati terrorizzati dal primo robot vivente. Controllava ogni nostra parola, durante l'interrogazione e se ne usavamo una diversa eravamo finiti. Un giorno, un mio amico il cui padre era professore universitario di fisica, risolse un problema matematico con un approccio diverso, suggeritogli dal padre. Un approccio che il robot non ci aveva insegnato. E questo lo mise in difficoltà. E ai robot non piace essere messi in difficoltà. Un giorno, consegnandomi un compito in classe mi disse: "Ortolani, con questi errori mi meraviglia che tu sia ancora a piede libero".
Era un personaggio.
Il Darth Vader della matematica.
Compagne di classe che piangevano alla lavagna. E il robot le apostrofava senza pietà: "Signorina, se piange per una cosa così, cosa farà quando le morirà qualcuno?" Questa era la matematica, per noi. La paura. E nelle altre classi non andava meglio. L'unica volta che ho amato la matematica è stato alle medie. Perché la mente riusciva a trovare il modo di risolvere le cose. Mi divertiva. Ma dalla terza liceo in poi... dagli studi di funzione in poi... nulla ha avuto più senso.
Solo una volta, studiando le funzioni nello spazio, arrivai per un attimo a una sorta di illuminazione. Capii la soluzione di un problema... era bellissimo, come se mi fossi trascinato oltre un muro e riuscissi a vedere quello che mi nascondeva. Poi, quando ho cercato di spiegarlo ai miei amici, sono scivolato di nuovo giù dal muro, nella fossa dell’ignoranza.

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