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mercoledì 27 novembre 2013

Un romanzetto lumpen

Si stava una sera tornando dalla pizza in compagnia di un paio di amiche (che non frequentiamo più molto spesso ultimamente) e una di queste, la più giovane, commentando le voci sull'omosessualità di Tiziano Ferro (al tempo non aveva ancora fatto outing, il ragazzo) disse qualcosa del genere come indizio che doveva necessariamente confermarle, le voci:
Capisce troppo bene quello che sentono le ragazze per non essere omosessuale
Non so se Roberto Bolano sia stato omosessuale, nella sua vita, ma certo non è da tutti riuscire a scrivere un romanzo con una protagonista femminile e per giunta in prima persona. E' praticamente l'ultimo romanzo di Bolano uscito prima della sua morte: ambientato a Roma, è la storia di una ragazza e di suo fratello, rimasti orfani dopo la morte dei genitori a causa di un incidente automobilistico. I due cercano di tirare avanti, come si suol dire, ed è proprio quel senso di pesantezza e di vuoto che sta dietro l'espressione ad essere il vero protagonista del romanzo, molto più dei protagonisti stessi, cinque personaggi che intrecciano i loro destini.
Oltre ai due orfani, infatti, ci sono due strani soggetti, due culturisti, un bolognese e un libico, a quanto dicono, fratelli di sangue, a quanto dicono, che saranno i primi amanti della narratrice, e poi c'è Maciste, culturista e attore noto con il nome d'arte di Franco Bruno, in realtà tale Giovanni Dellacroce, ormai vecchio, stanco e cieco alla ricerca di giovani che possano soddisfare le sue naturali necessità.
E Bianca, la protagonista, entra nella sua casa proprio per questo, anche se il suo vero intento è trovare la sua cassaforte per poi rapinarlo di tutti i suoi averi: è questo il crimine di cui parla all'inizio, quello che la fa sentire una criminale. E man mano che si procede nella lettura si percepisce l'assurdità del pensiero, soprattutto quando alla fine ci si rende conto che il crimine non è nemmeno avvenuto, e se c'è stato è forse molto più sottile, è più una perdita o una trasformazione, perché Bianca dall'essere una ragazza che al futuro nemmeno ci pensa, che non riesce nemmeno a immaginarlo, arriva, quel futuro, a immaginarlo, pensando a Maciste e a una vita normale insieme a lui.
Il romanzetto è breve e si legge velocemente, e come tutto quello che scrive Bolano si lascia leggere facilmente (lo scrittore cileno sarebbe stato in grado di trasformare in lettura appassionante anche la lista della spesa), intriso di una vena malinconica molto alla Jean Claude Izzo, molto alla Vivere stanca.

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