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sabato 31 agosto 2013

L'enigma di Mu

Quello del continente di Mu è una delle più emblematiche bufale archeologiche: come ha mostrato il grande Sprague de Camp, nasce da una cattiva interpretazione di un codice Maya che ha successivamente portato James Churchward a divulgare la leggenda del continente scomparso di Mu, a tutt'oggi considerato una leggenda e non un vero e proprio luogo scomparso del passato. Se le origini della storia pre Churchward non sono proprio certe (vedi la it.wiki e la en.wiki), è invece certo che Mu venne usato per alcune splendide avventure, tra cui la disneyana Topolino e l'enigma di Mu. Da questa storia traggo il rebus qui sotto, la cui risoluzione è necessaria per trovare la mitica camera del tesoro dell'antica civiltà scomparsa. La frase risolutrice è in italiano, essendo la storia scritta e disegnata dal grande Massimo De Vita.
A voi l'enigma, provetti risolutori!

martedì 27 agosto 2013

Ad alta voce

E poi rimango a bocca aperta, per come è riuscito a stupirmi, a tenermi con gli occhi incollati alle parole questo libro, così piccolo da tenere in mano, entra quasi in tasca, ma così pieno di emozioni e di tristi verità.
Questa è la storia di una bimba di 4 anni, di sua mamma e di suo fratello che hanno perso il capofamiglia, perché ammazzato dalla mafia. E' la storia di una realtà che sembra ormai lontana ma che purtroppo ci appartiene ancora, vive ancora nelle nostre città, nei nostri paesi.
Un consiglio: procuratevi un fazzolettino mentre leggete questo libro, perchè usciranno delle lacrime di tristezza, di gioia, ma anche di rabbia e amarezza.

Nota: post già pubblicato su Camera Collettiva


lunedì 26 agosto 2013

Siren Oceanus

The mermaid and siren are oft-confused and argued over as to distinguishing feature or attribute is more appropriate to their respective name. What is interesting of these ideas and descriptions, despite having been scribed in the guise of fiction and fairy tale, are that they denote an accurate account of some evolutionary aspects regarding the species. The Siren was once described as a bird in ancient folklore. It only later became a woman of the water, unfortunately, the key point of its change is missed in the general disbelief in the species as a whole. There was, at some point in the past, a scientific need to have made specifit distinctions between the water-human and the bird-human animals. Wheter it was a mistake in classification, or the siren evolved into an aquatic mammal is not well understood. However, it is evident that any distinction made now would not match what the common folklore would opine as to thei characteristics.
I will begin with the homogeneous nature of them as a species differing only as dogs may differ in breed- albeit, significant differences indeed.
The mermaid (the female of the species siren oceanus), despite its popularity, was perhaps less common and certainly more elusive than the siren. It would been able to breathe underwater without having need to surface. I speculate the possibility of several variants of the species that exhibit more mammalian traits and therefore require the occasional breath as do the dolphin or whale. The task of discovering any of the animals intact by means of good fortune alone are nearly impossible.
(from The Resurrectionist: The Lost Work of Dr. Spencer Black by E.B. Hudspeth via exhibitionsinternational.org)
Read also Myth and Error in the Rise of Natural History by S. E. Longwell, Siren-Mermaid by Wilfred P. Mustard, Mythical Monsters by D. S. Lamb

domenica 25 agosto 2013

Emozione

Dicono gli annali che il symphonic metal inizia ad essere tale con i Believer e la loro Dies Irae del 1991. Intanto nel 1978 c'era a Sanremo con una canzone scritta da Ivano Fossati una allora ragazza dalla voce potente con una canzone che mescola gli strumenti sinfonici con il rock. Secondo me quella cantante avrebbe potuto rivoluzionare la musica internazionale anticipando le tendenze che poi furono del symphonic metal, invece è stata solo una delle voci femminili più belle d'Italia.
Signori: Anna Oxa

venerdì 23 agosto 2013

Neutrini: tra Pontecorvo e Majorana

L'ispirazione per questo post nasce da una news di metà luglio sui neutrini (via smoot). Con l'idea di recuperare pezzi di contenuti di due vecchi post dedicati a queste sfuggenti particelle, avevo iniziato a mettere giù un paio di appunti, poi tra le varie cose non sono riuscito a pubblicare niente fino a ieri, centenario di Bruno Pontecorvo, il fisico italiano che per primo ha proposto l'oscillazione dei neutrini. Dopo la pubblicazione del post in inglese, oggi giunge il turno della sua versione italiana.
Il neutrino è una delle particelle più sfuggenti in tutto lo zoo delle particelle, elementari e non, a noi note. Le ragioni sono semplici: innanzitutto il neutrino è una particella senza carica elettrica e quindi impossibile da rilevare con esperimenti elettromagnetici, costringendo così i fisici a dover ideare degli esperimenti indiretti per rilevarli; inoltre il neutrino interagisce solo attraverso la forza debole. D'altra parte il neutrino, all'interno del Modello Standard, è anche considerato senza massa, mentre da un punto di vista sperimentale è stato scoperto che esso è dotato di questa qualità, di cui all'inizio del 2000 l'esperimento Mainz e Troitsk ha determinato un limite massimo intorno ai 2.2 eV, ovvero circa 4 milioni di volte più leggero di un elettrone!

Carlo Franzinetti (sinistra) e Bruno Pontecorvo (destra)
L'idea di massa del neutrino è dovuta a Bruno Pontecorvo, che introdusse nel 1957 la così detta oscillazione del neutrino(1, 2): il modello prevede l'esistenza di tre neutrini di base che combinandosi tra loro danno vita ai neutrini leptonici usualmente osservati negli esperimenti. I dettagli matematici vennero successivamente sviluppati nel 1962 da Ziro Maki, Masami Nakagawa e Shoichi Sakata(3):

mercoledì 21 agosto 2013

DC Nation: Wonder Woman

Saturday morning on Cartoon Network some clips about DC supeheroes are played. In particular Robert Valley realized a shorts in three parts about a very cool version of Wonder Woman. The three parts are released on Youtube by DC Comics and it is a great adventure toon inspired by 1970s tv serials:

martedì 20 agosto 2013

Calcoli


Condizione di equilibrio di una leva \[b_1 \cdot F_1 = b_2 \cdot F_2\] dove $b_1$, $b_2$ sono i due bracci, $F_1$, $F_2$ le forze applicate alle estremità dei due bracci.
Se la condizione non è di equilibrio, allora deve succedere qualcosa che rende dinamico il sistema...

lunedì 19 agosto 2013

Diario di un artista

Diary
Diary è un romanzo apparentemente atipico nella produzione di Palahniuk: un diario scritto da una donna con un marito in coma. Man mano che, però, si avanza nella lettura del diario, ci si rende conto che in effetti è una storia quasi ballardiana, per certi aspetti, un noir dove vengono mescolati i temi del controllo sociale e della reazione, forse spropositata, contro l'avanzare del "mondo moderno", del consumismo e dei suoi difetti. A farne le spese la protagonista del romanzo, che troverà in se stessa la forza di reagire a una sorta di isterismo di massa, alla follia di un'intera isola, che, a differenza delle follie collettive lovecraftiane, non si basa su oscuri culti di divinità vecchie di eoni, ma sulla malsana idea che la forza di un'unica persona riuscirà a salvare un intero paese e a garantire il futuro alle generazioni future.
Non ultimo poi, l'altro tema del romanzo, la domanda che aleggia su tutte le pagine: dove può arrivare il talento di una persona spinta agli estremi limiti dello stress? E può esserci l'arte senza la malattia mentale?

domenica 18 agosto 2013

Bruce Sterling about augmented reality

Augmented reality (AR) is a live, direct or indirect, view of a physical, real-world environment whose elements are augmented (or supplemented) by computer-generated sensory input such as sound, video, graphics or GPS data. It is related to a more general concept called mediated reality, in which a view of reality is modified (possibly even diminished rather than augmented) by a computer. As a result, the technology functions by enhancing one’s current perception of reality. By contrast, virtual reality replaces the real world with a simulated one. Augmentation is conventionally in real-time and in semantic context with environmental elements, such as sports scores on TV during a match. With the help of advanced AR technology (e.g. adding computer vision and object recognition) the information about the surrounding real world of the user becomes interactive and digitally manipulable. Artificial information about the environment and its objects can be overlaid on the real world

Il trono del re

La Reggia di Caserta nasce per volere di Carlo di Borbone nel 1750 e il suo progetto venne affidato a Luigi Vanvitelli, che inizio' la costruzione nel 1752. L'idea era quella di creare una sorta di Versailles italiana, ottenendo alla fine un edificio imponente con un parco immenso. La bellezza nella visita della Reggia sta infatti nell'imponenza della villa e delle statue presenti, ma anche dalla bellezza delle stanze e degli affreschi e dei quadri: nessuna delle decorazioni sono lascuate al caso. Ci sono poi una serie di modellini di tipo tecnico-scientifico che mi hanno reso la visita ancora piu' divertente.
Inoltre la visita al parco ha portato la non trascurabile soddisfazione di arrivare in bici (noleggiabili all'interno della Reggia) fino alle cascate conclusive del parco.
La visita e' stata completata dalla visita alla collezione di quadri prima di ripartire verso Napoli.

sabato 17 agosto 2013

Ritratti: Cesarea Tinaiero

2 novembre 1975:
Sono stato cordialmente invitato a far parte del realismo viscerale. Naturalmente, ho accettato. Non c'è stata cerimonia di iniziazione. Meglio così.
(dal diario di Juan Garcìa Madero, poeta)
Verso la metà degli anni Settanta del XX secolo un gruppo di giovani poeti latinoamericani guidati da Arturo Belano e Ulises Lima, iniziano a sviluppare un movimento poetico d'avanguardia che si autodetermina come realismo viscerale, trovando ispirazione da un movimento poetico non dissimile fondato negli anni Venti del XX secolo dalla poetessa Cesarea Tinaiero attorno alla rivista Caborca, della quale è uscito un unico numero, il primo.
Cesarea, nata a Città del Messico e diplomata in stenografia, era la segretaria personale del generale Diego Carvajal e quindi unica donna ammessa nell'edificio dell'esercito. Furono certamente la protezione e il mecenatismo di Carvajal, amico degli stridentisti ma con ben scarse conoscenze di letteratura, nonostante la passione verso questa forma d'arte in particolare, che le permisero di mettere in piedi un gruppo di poeti d'avanguardia e raccoglierli intorno a Caborca e al realismo viscerale.
In effetti questa prima versione del realismo viscerale è da considerarsi una sorta di variazione sullo stridentismo, che vedeva in Manuel il suo motore principale: fu infatti lui a proporre la protezione di Carvajal. E così intorno all'ufficio di Carvajal, piccolo di statura e magrolino, un "rivoluzionario vero", secondo Salvatierra, morto per proteggere la sua amante dagli assassini mandati per ucciderlo nella casa chiusa dove si trovava, nacque il gruppo degli stridentisti, che critici successivi identificò come realvisceralisti dopo l'ingresso di Cesarea. Del gruppo faceva parte anche Encarnaciòn Guzmán, amica di Cesarea, ma ritenuta come poetessa non all'altezza non solo di Cesarea stessa, ma anche degli altri componenti del movimento.
Encarnacion lavorava come commessa in un negozio di abbigliamento di Ninò Perdido e conobbe Cesarea all'uscita dal cinema, dopo aver visto un film molto probabilmente triste, poiché entrambe erano uscite piangendo. La cosa curiosa fu che le due, una volta che si furono guardate negli occhi, si misero a ridere, e da questo episodio nacque la loro amicizia. Erano, però, due donne molto diverse, e forse fu per questo che divennero amiche più facilmente: Cesarea, nonostante non fosse una persona ricca, aveva un carattere forte e sapeva perfettamente ciò che voleva; Encarnacion, invece, era molto carina e sempre ben vestita, ma con un carattere fragile e insicuro. Uno dei suoi tratti distintivi era, poi, la voce, terribile, paragonata a un fischio fastidioso.
Dice di lei Amadeo Salvatierra:
Se fosse stata muta, credo che più d'uno si sarebbe innamorato di lei, ma con quella voce era impossibile. Per il resto, mancava di talento.

venerdì 16 agosto 2013

Un elmo per il Maschio

Ci sarebbero molte cose da raccontare o da far vedere, come il nome strano di una strada o la particolare cartellonistica partenopea o il tentativo di un ristorante dalle parti di Castel dell'Ovo di "pelarci" aggiungendo un primo non ordinato, ma alla fine mi limito a mostrarvi l'elmo dei Bruzi che si trova all'interno del Castello Nuovo, meglio noto come Maschio Angioino. Una piccola calabra soddisfazione, dopo aver scoperto la borbonicita' architettonica di Cosenza!

Magia nera in quel di Gotham

Colgo l'occasione della mia assenza in gita a Napoli per recuperare un articolo scritto l'anno scorso. Per la maggior parte ha ancora una sua validità, a parte i riferimenti ai due volumi conclusivi, usciti un anno fa.
Quasi sin dai suoi esordi, Batman ha avuto a che fare con il mondo dell'occulto e della magia. Le caratteristiche del personaggio, un uomo che si maschera da pipistrello per combattere il crimine, avvicinavano le storie di Bill Finger e Bob Kane al genere gotico. Era dunque normale che in una delle sue prime avventure, al tempo in cui Bruce Wayne sembrava esibire una fidanzata fissa, Julie Madison, Batman dovesse affrontare, per salvare la giovane, un castello pieno di lupi e di vampiri in Transilvania!
Questa storia d'atmosfera venne successivamente reinterpretata da Matt Wagner nel 2007 in una miniserie di 6 numeri raccolta in volume dalla Planeta de Agostini, Batman e il Monaco Pazzo, che in effetti era la seconda storia di un dittico di riadattamenti in chiave moderna di storie classiche del personaggio. A precedere Il Monaco Pazzo fu un'altra avventura dai toni gotici, ma certo più semplice da adattare ai temi moderni, ovvero Batman e gli Uomini Mostro. Questa, infatti, è la rielaborazione della prima sfida tra Batman e Hugo Strange, la versione gothamita del Dr. Moureau: Strange, infatti, aveva il brutto vizio di trasformare le persone comuni in mostri violenti, sanguinari e senza cervello. Nella versione wagneriana, Strange diventa uno psicologo con interessi nella genetica che resta invischiato con la mafia locale. Questa nuova versione del criminale classico batmaniano rivaleggia certamente con quella classica, ma anche con quella che sul finire degli anni Settanta diede Steve Englehart con l'ausilio del maestro Marshall Rogers ai disegni. In effetti quest'ultima versione resta inarrivabile sia per crudeltà, sia per nobiltà, mentre quella che diede Doeg Moench nelle due Leggende, La preda e Terrore, entrambe disegnate da Paul Gulacy, risulta molto più folle e meno interessante (tridimensionale, direbbero i critici bravi) di quella precedente di Finger e Kane o di quella successiva di Wagner.
Torniamo, però, ai nostri vampiri, che nella versione del 2007 diventano semplicemente dei normali esseri umani che cercano attraverso dei riti sacrificali di ottenere l'immortalità, guidati appunto dal Monaco Pazzo del titolo. A rischiare, anche nella storia di Wagner, sarà sempre Julie Madison, anche qui fidanzata di Bruce. Da notare sicuramente la razionalizzazione della storia fatta dal creatore di Grendel, che propone una scelta ben precisa: non utilizzare elementi mistici o magici nel mondo del Cavaliere Oscuro (un po' come nella trilogia cinematografica di Nolan). Elementi che invece altri autori hanno riproposto nelle loro versioni del personaggio.
Buon ultimo in questa lista è Grant Morrison, che nella sua lunga gestione del personaggio che precede l'attuale versione post-Flashpoint, ha utilizzato il misticismo a piene mani. E questa scelta ben precisa dello sceneggiatore scozzese, che in effetti sembra confermare quanto già suggerito da Dennis O'Neil nella prima Leggenda, Sciamano, è in qualche modo una conseguenza della seconda storia batmaniana di Morrison: Gothic, dramma in cinque parti uscito su Legends e disegnato dal bravissimo Klaus Janson. Anche in questa occasione Batman deve affrontare una specie di monaco pazzo (in effetti un frate), tale Manfred, che, acquisita l'immortalità (nel senso che nulla può ucciderlo) per un periodo di 300 anni, sta ora cercando di portare a compimento un rito per ottenere una proroga sul pagamento. Quello che vuole realizzare è un sacrificio multiplo, quello di tutta la popolazione di Gotham!
La storia, un gotico intenso e in alcuni passaggi addirittura claustrofobico, intorduce tra le caratteristiche del personaggio un elemento tipico, invece, di Sandman. Wesley Dodds, l'uomo dietro la maschera antigas, combatte infatti il crimine spinto dai suoi stessi sogni, degli incubi che lo tormentano finché non ha risolto il crimine che li ha generati. E Morrison in questo caso, come faranno altri autori in altre occasioni (ad esempio Jeph Loeb e Tim Sale negli speciali stagionali di Legends), utilizza i sogni di Bruce un po' nello stesso modo, ovvero per fornire indizi sulla vicenda che si trova ad affrontare.

giovedì 15 agosto 2013

Una gita a Pompei

Questa settimana, con mia sorella e una nostra amica, siamo in gita a Napoli. Dopo una visita al Museo Archeologico, oggi siamo andati a Pompei: una giornata a camminare tra la polvere della storia e sotto il sole di ferragosto, in mezzo al variegato vociare di turisti provenienti da tutto il mondo.
Per un giorno, e come ogni giorno da quando e' aperta ai turisti, la Pompei caotica ha rivissuto ancora una volta, tra turisti fai da te, come noi, e gruppi organizzati, che hanno affollato il corso principale, la Via dell'Abbondanza, l'equivalente delle nostre vie dello shopping, e il centro nevralgico della citta', il Foro, dove si trovavano gli uffici amministrativi e il tribunale.
Interessante, poi, notare come la citta' presenti un gran numero di terme, taverne e templi dedicati a vari culti, di cui il piu' lontano era quello dedicato a Dioniso, relegato in quella che e' oggi nota come Villa dei Misteri.
Molti dei mosaici, ad ogni modo, tra quelli recuperati si trovano al Museo Archeologico, quindi la visita di Pompei e del Museo e' in un certo senso complementare una all'altra: spero, quindi, di poter pubblicare appena rientrato le foto della gita a Napoli!

mercoledì 14 agosto 2013

Quando Teresa si arrabbiò con Dio

Quando Teresa si arrabbiò con Dio
Jodorowsky lo conosco come sceneggiatore di fumetti, regista, artista delle arti visive in generale, ma non come scrittore e romanziere. Per cui questo Quando Teresa si arrabbiò con Dio (Done mejor canta un pajaro) è stata una scoperta piacevole ben prima di iniziare a leggerlo.
E' lo stesso Jodorowki a scriverlo nelle avvertenze iniziali:
Tutti i personaggi, luoghi e avvenimenti (benché a volte l'ordine cronologico sia alterato) sono reali. Ma questa realtà è trasformata ed esaltata fino a diventare mito. Il nostro albero genealogico da un lato è la trappola che limita i nostri pensieri, emozioni, desideri e vita materiale... e dall'altro è il tesoro che racchiude la maggior parte dei nostri valori. Oltre a essere un romanzo, questo libro è un lavoro che, se riuscito, aspira a servire da esempio affinché ogni lettore possa seguirlo trasformando attraverso il perdono la propria memoria familiare in leggenda eroica.
Ed è proprio quello che fa lo scrittore cileno, raccontando delle peregrinazioni della famiglia del padre e della madre, che dall'Europa vanno verso il sud America in cerca di fortuna e di un riscatto dalle angherie da un lato e dall'avanzare della guerra dall'altro. Entrambe le famiglie, infatti, sono di tradizione ebraica e il vento antisemita che spirava all'epoca in Europa non poteva lasciare completamente indifferenti. La tradizione ebraica, rappresentata dallo spirito del Rabbi tramandato con un soffio da padre in figlio, si fonde quindi con quella cattolica per creare una tradizione nuova, più familiare. Il romanzo non tocca solo il tema religioso, uno dei temi cari a Jodorowsky, e trattato sempre non dal punto di vista di una religione organizzata, ma da quello del popolo che la religione la vive, trasformandola in una sorta di percorso iniziatico, ma anche quello politico, altro nodo fondamentale nella narrativa dello scrittore.
In questo caso il riferimento esplicito è allo scontro tra destra e sinistra, tra fascismi e nazismi da un lato e comunismi dall'altro. In questo duello la posizione dello scrittore è chiara: anarchia. E la posizione viene chiaramente espressa in varie occasioni, ad esempio quando vengono poste delle velate critiche al comunismo in bocca a Reccabaren, leader del partito comunista cileno. Più che in quello che il politico dice, le critiche stanno in quello che tace, come suggerisce l'autore. Dalla sua visita in Russia, infatti, il politico ritorna con l'intenzione di dire agli operai e ai suoi commilitoni ciò che, in realtà, vorrebbero sentirsi dire, lasciando la sensazione nel lettore che quanto detto dall'Anarchico, un altro personaggio del romanzo incontrato prima, sia assolutamente vero:
Salve, fratelli russi. Nella vostra patria un tempo profonda ora è in gestazione il nuovo errore mondiale: la verità imbavagliata da un potere centripeto che detta rapporti di obbedienza verticale...

martedì 13 agosto 2013

La buona stella

Come ricorda Tomaso Belloni, il picco nello sciame delle perseidi è questa notte. Per cui buone osservazioni!
P.S.: sarò una settimana a Napoli insieme a sorella e a un'amica di Milano. I post sono stati programmati e oggi spero di dare un'occhiata al cielo partenopeo!

Archimede e il primo laser della storia

Nella puntata di ieri pomeriggio dell'edizione italiana di Iron Man: Armored Adventures (seconda serie) intitolata All The Best People Are Mad, la folle compagnia di scuola di Tony Stark, Rhona Burchill, idea un piano complesso per vendicarsi di Tony e della sua intelligenza mettendo in pericolo i suoi amici. Il piano è costituito da una serie di trappole mortali che Tony può sventare rispondendo a una serie di domande. La prima, che vede Pepper Potts in pericolo, è qualcosa del genere:
Chi ha inventato il primo laser della storia?
L'indizio per risolvere il quesito (che Rhona è anche gentile, oltre che geniale, pazza e vendicativa) è che quest'uomo è riuscito a sconfiggere una flotta intera. La risposta data da Tony è Archimede. Il problema è che è sbagliata, visto che venne dimostrato successivamente che il sistema dei così detti specchi ustori non era per nulla sufficiente a incendiare le navi romane che stavano avvicinandosi a Siracusa, ma a quanto pare gli sceneggiatori della bella serie animata non sembrano saperlo!
Per chiarire meglio la storia mi avvalgo di un lungo post che pubblicai nel 2010 da cui estraggo il seguente passaggio:

lunedì 12 agosto 2013

Missione spaziale

Gioco attuale e istruttivo per i giovani dell'ultima generazione

domenica 11 agosto 2013

Il cielo, di notte, su Domanico


Ieri notte ho alzato il naso all'insù e scattato un paio di foto del cielo. Sfruttando al massimo le impostazioni della mia Canon, sono riuscito a fotografare alcune delle stelle che si vedevano (non tutte, però). Le foto sono state scattate dallo stesso balcone e quindi rappresentano la stessa porzione di cielo con una piccolissima variazione angolare.
Per vederle nei formati originali, basta cliccare.

sabato 10 agosto 2013

Rodney Matthews e gli Avantasia

L'ultimo album degli Avantasia, The Mistery of Time, propone, come quasi tutte le copertine degli album del gruppo power metal tedesco di Tobias Sammet, un'illustrazione a tema fantasy. Nel caso del lavoro uscito nel 2013 l'artista è il Rodney Matthews, uno dei più apprezzati illustratori fantasy e di fantascienza. Notevoli, nel campo, le illustrazioni tolkeniane e dei libri di Michael Moorcock, che sul lavoro dell'illustratore britannico ha avuto modo di dire:
Like only a few artists, Rodney Matthews frequently has the knack of exactly capturing not only the described detail of my scenes, but (much harder to accomplish) also of catching the exact mood of a piece.
Degna di nota nell'attività di Matthews c'è la creazione, insieme con Gerry Anderson, della serie televisiva Lavender Castle, una serie animata che mescola la tecnica dello stop motion con l'animazione in CGI. E' lo stesso Matthews, in una intervista per il Festival in the Shire Journal, a definirla in questi termini:
I would describe it as an intergalactic comic adventure with a good moral code.
I lettori più curiosi possono trovare il primo episodio su youtube mentre vi propongo per il blog il video ufficiale di Sleepwalking, estratto proprio da The Mistery of Time:

venerdì 9 agosto 2013

I sotterranei della cattedrale

I sotterranei della cattedrale
Sono una decina di anni e più che i libri tascabili da 100 pagine o giù di lì della Newton Compton non si trovano più in edicola. In questa serie, presentata anche in varie collane, la Newton ha permesso ai lettori italiani di scoprire capolavori della letteratura mondiale sia nel genere fantastico (con una serie apposita dedicata al fantasy e alla fantascienza), sia nel giallo (dove ho potuto scoprire i romanzi di Edgar Wallace, diventato presto uno dei miei giallisti preferiti), sia tra i classici, che poi era la serie principale tra le varie pubblicate (all'appello manca una serie di piccoli saggi su vari argomenti scientifici, dalla fisica, alla matematica, all'economia e via discorrendo).
Oggi, in questo 2013, la Newton Compton ha rispolverato quell'idea dando alle stampe la collana Live, una serie di libri di un centinaio di pagine o poco più al modico prezzo di 99 centesimi, in luogo delle classiche mille (o anche 1500) lire delle serie di un decennio fa (anche 15 anni, in effetti). L'idea, che sembra sia avversata in particolare dai librai e per motivi abbastanza inutili che nascondono quello vero, ovvero scarsi guadagni dietro una collana così economica, è dunque molto interessante e con una certa emozione, quando mi sono trovato di fronte allo scaffale che raccoglieva le prime uscite di Live, ho sfiorato le copertine, toccato con mano i libri dalla copertina sottile e dalla carta leggera, ritrovato le sensazioni di quei mitici libri che mi hanno permesso di scoprire Howard, Lovecraft, Alfred Elton van Vogt, Wells, Burroughs, Poe e molti altri e alla fine ho deciso di compiere un acquisto, puntando l'attenzione su una novità, un piccolissimo romanzo di Marcello Simoni, I sotterranei della cattedrale.
Il libricino, che sembra quasi il primo di una serie, ha per protagonista il giovane dottorando di filosofia Vitale Federici che, nella Urbino del 1789, si trova a indagare su una serie di morti misteriose iniziate con quella del suo maestro e mentore, il titolare della cattedra di filosofia della locale università, padre Lamberti. La storia ruota intorno a un fantomatico ninfeo, un tempio costruito in onore delle ninfe, citato nell'iscrizione, reale, di tale Caio Vesidieno Basso (CIL XI 6068), e costruito da qualche parte nel sottosuolo di Urbino. Ad avvalorare tale ipotesi, che nel romanzo diventa il motivo per una lotta tra un gruppo di accademici ambiziosi che vorrebbero mettersi in buona luce con il papa e un gruppo di difensori della fede cattolica contro le credenze pagane (un po' come succede in molti romanzi del genere, come ad esempio Il vagnelo proibito di Gibbins), c'è anche:
(...) il ritrovamento archeologico di un'ampia cisterna di epoca augustea presso la chiesa di San Sergio (dove in età repubblicana si estese l'abitato, fuori dalle mura) e l'impressionante labirinto di gallerie condotti e pozzi che attraversa, per buona parte inesplorato, il sottosuolo di Urbino.
Al di là dell'aderenza alla realtà storica e archeologica di Urbino, il romanzo si fa apprezzare anche per la semplicità della prosa di Simoni e per la perfetta costruzione della vicenda, che risulta appassionante, divertente e stimolante.

giovedì 8 agosto 2013

58: il paccotto

A Napoli è definito così il 58, numero che dal 2009 (o forse anche prima?) è diventato lo scaccia mosche. La leggenda si ripropone più o meno ogni estate ed è giunta pure alle orecchie di mia madre, che ha disseminato 58 stampati alle pareti di casa o del bar. Nella foto qui sotto la dimostrazione della sua efficacia!
Ad ogni modo, visto che siamo in tema, queste le proprietà del 58:
Cinquantotto è dato dall'unione moltiplicatrice dei primi 2 e 29, e potreste essere stupiti dal constatare che 2 e 29 sono rispettivamente il primo e il decimo numero primo; curioso che un numero apparentemente così poco associabile alle potenze di dieci le abbia in realtà ben nascoste al suo interno. Potreste passare subito a generalizzare il concetto, e vedere quale numero sia generato dal prodotto del primo, del decimo e del centesimo numero primo; e magari poi proseguire moltiplicando il tutto per il primo numero mille, ma la sensazione è potreste aver bisogno presto d’una buona calcolatrice. Tra l'altro, come se non bastasse, 58 si permette il lusso di essere anche la somma dei primi sette numeri primi: (2+3+5+7+11+13+17=58); abbastanza impressionante, questa sua "familiarità con la primalità". Prodotto del primo e del decimo, somma dei primi sette: viene da chiedersi che male gli abbiano fatto l’ottavo numero primo (19) e il nono (23). Neanche il tempo di porsi la domanda, e si scopre con raccapriccio che la prima cifra di 58 è pari alla somma delle cifre del nono numero primo, mentre la seconda è pari alla differenza delle cifre dell'ottavo.
(dal Carnevale della Matematica #58)
Per chi vuole approfondire un po' di link sulle mosche e i loro begl'occhi!
Scientists discover why flies are so hard to swat
This illustrates how rapidly the fly's brain can process sensory information into an appropriate motor response
What do flies see of their compound eye?
The best analogy to describe a fly's vision is to compare it to a mosaic -- thousands of tiny images convalesce, and together represent one visual image. Each one of these pictures represents information from the fly's individual ommatidium. The effect is much like how we see stippling or newspaper print -- up close the image is a lot of tiny dots, but take a step back and it's a complete image. The more ommatidia a compound eye contains, the clearer the image it creates.
Fly like a fly
The eyes allow panoramic vision; the fly can see nearly all of the surrounding space at once, as if its worldview were projected onto a sphere. Also notable are three light-sensitive sensors arranged in a triangle on the top of the head, called ocelli. Their main role is to detect which direction is up, so that the fly can rapidly orient itself.
Each of the fly's compound eyes is composed of up to 6000 miniature hexagonal eyes, or ommatidia. Each ommatidium measures light intensities within a small solid angle of 1 to 2 degrees. This spatial resolution is much lower than that of the human eye, but the fly eye's temporal resolution--its ability to detect motion--is higher by an order of magnitude. That's why it's so hard to sneak up on a fly.

martedì 6 agosto 2013

I rompicapi di Alice: Giocare con la carta

Quella degli origami è l'antica arte giapponese del piegare la carta (significato letterale del termine, tra l'alktro). Utilizzando questa tecnica è possibile realizzare una gran serie di oggetti, di cui sicuramente uno dei più noti a molti dei lettori è certamente l'aeroplanino di carta. In effetti un aeroplanino non è, per i puristi, un vero e proprio origami(1): le regole fondamentali per costruire un origami, infatti, sono utilizzare un foglio di carta e piegarlo, senza fare tagli sulla carta stessa o utilizzare altri aiuti esterni come la colla o aggiungere dei pesi alla struttura, cosa che ad esempio si fa sugli aeroplanini per migliorarne l'efficienza (come volare più lontano o restare sospesi più a lungo) o fare delle evoluzioni più spettacolari.

Aeroplanino realizzato con cartone a scuola durante l'ultima lezione di chiusura dell'anno scolastico
La storia dei modellini volanti è vecchia quanto il mondo, più o meno quanto il sogno dell'uomo di volare: si inizia con Archita di Taranto, filosofo e matematico greco del IV secolo a.c. che costruì una colomba forse di carta, quasi sicuramente con parti di legno. E aveva parti di legno anche l'aquila costruita da Johann Müller, detto Regiomontano. A introdurre in Occidente questa tecnica fu Fear God Bascomb quando, nel 1743, di ritorno dalla Cina, portò negli Stati Uniti un modellino di aereo. Da qui l'arrivo in Europa in un periodo, per certi versi, non proprio positivo, dal punto di vista dell'aeroplanino: si era infatti in pieno illuminismo e gli aeroplanini di carta vennero considerati semplicemente un gioco (e ancora oggi lo sono per la maggior parte). Eppure Sir George Cayley riuscì a intuire le applicazioni scientifiche dei modellini aerei di carta: fu infatti grazie agli studi su questi particolari "giocattoli" che Cayley riuscì, nel 1853, a mettere in volo il primo aliante. Iniziava, così, l'era della conquista del cielo e l'aeronautica, intesa come scienza del volo(2).
La storia di Cayley dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, che gli aeroplanini sono un ottimo mezzo per sperimentare con la fisica: aeronautica, certamente, ma anche balistica e gravità, è possibile cioè utilizzare gli aeroplanini per sperimentare con una serie di concetti fisici di cui non sempre siamo realmente consapevoli. Il fatto stesso, però, di piegare la carta (oggetto bidimensionale) per realizzare una forma all'interno dello spazio tridimensionale è un'attività matematica, perché permette di sperimentare con mano con la geometria e la topologia, il più importante dei quali è l'isometria: le dimensioni dell'oggetto tridimensionale che realizziamo, infatti, dipendono dalle dimensioni del foglio di carta di partenza e dalle pieghe che vi applichiamo.
Questo legame tra origami e matematica, ad esempio, rendeva questa forma d'arte molto interessante agli occhi di Lewis Carroll(3). Ad esempio nel 1891, dopo che l'anno prima aveva appreso da Francis Epiphanius la tecnica, l'autore di Alice nel Paese delle Meraviglie impartì una lezione ai figli della duchessa di Albany per costruire una pistola di carta in grado di schioppettare se opportunamente mossa nell'aria. L'origami che invece ho provato io a fare è quello che racconta Freda Bremer a Collingwood in The life and letters of Lewis Carroll:
La nostra amicizia iniziò in modo alquanto singolare. Stavamo giocando sul forte a Margate e un signore seduto lì vicino ci domandò se eravamo in grado di fare una barca di carta, con un sedile su ogni lato e una cesta al centro per il pesce! Naturalmente fummo incantati dall'idea e il nostro nuovo amico, dopo aver finito l'opera, ci diede il suo biglietto da visita, che subito portammo a nostra madre.(3)

lunedì 5 agosto 2013

Bambini difficili

Da una pubblicità di un vecchio Topolino dove si raccomandava l'uso di una nota bevanda svizzera liofilizzata a base, tra le altre cose, di malto e cacao

domenica 4 agosto 2013

Tarzan di Joe Kubert

Ancor più di Conan, Tarzan rappresenta al tempo stesso un personaggio di intrattenimento e un mezzo per l'autore, Edgar Rice Burroughs, per criticare la società contemporanea e la civiltà. Rispetto alla fantascienza, l'avventura e successivamente l'heroic fantasy di Howard, sono al tempo stesso più diretti e sottili: più diretti perché i personaggi dichiarano esplicitamente la loro avversione verso la civiltà, quella che si trova nelle città, e più sottili perché critiche così profonde sono evidentemente inattese sulla bocca di personaggi che hanno popolato il vasto mondo dei pulp magazine. E probabilmente sta proprio qui il segreto del successo di Tarzan e di Conan (ad esempio Kull, l'altro personaggio di Howard, era probabilmente molto più raffinato, o almeno così l'ho personalmente trovato, per riuscire ad appassionare realmente il pubblico), ovvero riuscire a coniugare l'avventura pura e semplice con una sorta proto-naturalismo, un precursore dei movimenti naturalistici che sono diventati più moda che critica seria in questi ultimi anni.
Tarzan è per certi versi ancora più radicale di Conan: il re delle scimmie, infatti, non riesce ad andare troppo d'accordo quasi con nessuno degli esseri civilizzati che incontra, siano essi il colonizzatore bianco o gli abitanti dei villaggi africani. Se ci sono quegli elementi di proto-naturalismo, come ad esempio il consumare la carne cruda invece di quella cotta, come ne L'incubo, questo non riuscire a sopportare la civiltà in qualunque modo essa si presenti, dalla grande città come Parigi al piccolo villaggio disperso nella giungla, sembra nascondere una profonda critica e avversione a qualunque strutturazione sociale, a qualunque forma di gerarchizzazione che non sia basata sulla forza, come nella giungla selvaggia, o più in generale sul merito, come suggerirebbe il rapporto che Tarzan instaura con il tenente D'Arnot. In realtà forse quest'ultimo rapporto rappresenta la chiave per interpretare al meglio la critica politica all'interno di Tarzan: il selvaggio uomo della giungla instaura, infatti, un rapporto alla pari con il francese, e si rivela anche un re delle scimmie piuttosto recalcitrante nell'assumersi questo ruolo. Non a caso Tarzan verrà rappresentato circondato dagli scimpanzé, descritti con una struttura molto più anarchica rispetto alle scimmie dove è cresciuto; e alla pari è anche il rapporto con l'elefante Tantor, chiamato fratello, e diventa alla pari il rapporto con le scimmie dopo il salvataggio dei piccoli della sua tribù dall'attacco di due pantere affamate in Balu delle scimmie.
In un certo senso il non riconosce i valori della libertà individuale e dell'altruismo fine a se stesso e delle capacità di ciascuno sembrano essere la distinzione tra la vita nella giungla e quella nelle strutture sociali da essa distaccatesi, e la difesa di questi valori sta proprio nella giungla, quasi a voler suggerire che le società libertarie sono molto più naturali e al tempo stesso più giuste di quelle gerarchiche:
Chi può dire dove si trova la vera civiltà? In questa giungla, o altrove, dove gli uomini si uccidono l'un l'altro per avidità e degradazione?
E' con queste parole che Tarzan si commiata dai lettori alla fine del quarto numero dell'albo a lui dedicato (il #210 della serie, in effetti) dal grande Joe Kubert, che nei suoi primi quattro numeri realizza una bellissima trasposizione del romanzo originale di Burroughs. Le successive uscite dimostrano ancora una volta l'amore di Kubert verso il personaggio che più di tutti lo hanno identificato tra gli appassionati, ancora di più del Sgt. Rock o di Tor (una sorta di Tarzan della preistoria, che man mano che veniva sviluppato si andava trasformando sempre più in una sorta di nuovo Conan), incominciando da La terra dei giganti, che in realtà è un rimontaggio, con aggiunta di vignette dello stesso Kubert, di una storia di Burne Hogarth e serializzata originariamente per i quotidiani, e proseguendo poi con la trasposizione dei racconti di Burroughs. I primi otto numeri di questa operazione sono stati raccolti in un primo volume, edito in Italia dalla Magic Press e uscito quasi contemporaneamente con la sua scomparsa, e questo lo rende forse ancora più prezioso, ben al di là del suo valore commerciale, proprio per il valore emotivo che si porta dietro.

sabato 3 agosto 2013

Strane storie

Le storie hanno un ruolo centrale all'interno della civiltà umana. E' attraverso le storie che, prima dell'invenzione e della diffusione della scrittura, venivano tramandati gli insegnamenti. E con l'arrivo della scrittura le storie hanno raggiunto una importanza ancora maggiore. Una delle riviste a fumetti più legate proprio alla narrazione è, sin dal titolo, Strange Tales, che si affianca ad altre mitiche riviste come Tales to Atonish, Tales of Suspense, o ad altre un po' meno tales ma identiche nella concezione, come Journey into Mistery. Un po' tutte queste riviste, che per molti appassionati sono legate soprattutto agli esordi di molti supereroi della silver age Marvel, erano già in pubblicazione ben prima dell'era supereroica e anche dopo l'arrivo dei super sulle loro pagine mantennero per un po' le loro caratteristiche antologiche. Ovviamente con i cambiamenti del mercato anche queste riviste vennero chiuse, ma l'essenza di quei racconti non venne persa.
A riportare un breve revival di quelle atmosfere ci pensò un fumetto di enorme successo, un prodotto alternativo per l'epoca perché non solo era retto da una storia importante e intensa, ma anche per via di disegni dettagliati come mai prima: il riferimento è al Marvels di Kurt Busiek e Alex Ross. E visto che oggi si parla di storie non è sui disegni di Ross che voglio soffermarmi, ma proprio sullo sceneggiatore.
Considerato erede di Roy Thomas, Busiek dopo Marvels propose con la Marvel una serie di prodotti più leggeri, ma non meno interessanti, come una serie dedicata al giovane Uomo Ragno, o i rilanci delle testate dedicate ad Iron Man e ai Vendicatori. O ancora proprio un piccolo revival di Strange Tales, disegnato con una tecnica pittorica che ricorda Marvels da Riccardo Villagran.

venerdì 2 agosto 2013

I salutari effetti della bomba atomica

Una review (o rassegna) è un articolo particolare, speciale per certi versi. Uno o più ricercatori si immergono nella letteratura su un dato argomento, mettono insieme i dati, li confrontano e cercano di utilizzarli per produrre una sintesi, una sorta di punto di vista unitario su un dato argomento. Si è dunque portati a fidarsi delle review, proprio per questa sorta di distacco che lo studio di molte fonti dovrebbe fornire. La review di Luckey del 2008(1), però, che si concentra su un argomento spinoso come gli effetti delle bombe atomiche giapponesi, quelle cadute su Hiroshima e Nagasaki, non si mette a revisionare tutti gli studi prodotti sull'argomento, ma una sua porzione:
Questa rassegna esamina studi non pubblicizzati riguardo l'esposizione a basse dosi da bombe atomiche nei sopravvissuti giapponesi.(1)
L'idea di Luckey è quella di testare il così detto paradigma LNT, da linear no threshold (lineare senza soglia), ovvero che tutta la radiazione ionizzante sia dannosa. Questo punto di vista, su cui per esempio si basano le informazioni giornalistiche o le decisioni dei legislatori, non sembra essere scientificamente corretto:
I consistenti benefici doviti all'esposizione a basse dosi di radiazione da bombe atomiche nega il paradigma LNT e indica che una singola esposizione a base dosi di radiazione produce un miglioramento della salute.(1)
Per gli studi esaminati da Luckey sono importanti le popolazioni di controllo, e su queste si rileva che:
In alcuni casi le popolazioni di controllo sono state scarsamente selezionate. I controlli in città sono stati presi da popolazioni a 3 km dall'epicentro di ogni bomba. I controlli non in città da villaggi a più di 3 km dall'epicentro della bomba. Ciò ha un grande margine di errore: il fallout aveva raggiunto, per esempio, i 20 cGy in una città su una piccola montagna e a 3 km a est di Nagasaki.(1)
Un'altra osservazione importante riguarda le esposizioni i campioni di controllo:
Un totale di 86543 persone sono state esposte nelle due città: 45148 hanno ricevuto fino a 1 cSv e sono state utilizzate come "controlli in città". Questi sopravvissuti erano spesso più in salute dei controlli esterni. Oltre il 90% degli esposti hanno ricevuto meno di 50 cSv.(1)

giovedì 1 agosto 2013

L'antica arte di mettersi le dita nel naso

Chi lo ha letto, ne parla come di una inutile perdita di tempo, però l'idea, e la copertina (via altrochenuovonuovo) mi sembravano abbastanza curiose e adatte per un post estivo