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mercoledì 31 dicembre 2014

Claudio Cavalleri e il Collegio per i Nobili

All'inizio del XVIII secolo i fratelli sacerdoti parabiaghesi Don Claudio I Cavalleri e Don Carlo Filippo Cavalleri, entrambi di costituzione fragile e salute cagionevole, sotto l'egida protettrice dell'agiato padre, aprirono un Collegio Convitto riservato all'istruzione dei giovani rampolli della nobiltà milanese e lombarda. L'anno di fondazione appare incerto: secondo l'Archivio dello Stato di Milano risalirebbe al 1700, mentre lo storico Alessandro Giulini posticipa la data tra il 1711 ed il 1712; in ogni caso, a pochi mesi dall'apertura, riscuoteva un grande successo, gli alunni aumentavano ed i fratelli Cavalleri, per ampliarlo, acquistarono dal notaio Giuseppe Vailati-Carcano una villa con giardino adiacente al primo edificio, sito sulla piazza della chiesa, divenendo così in un unico corpo un palazzo che costeggia l'attuale piazza Maggiolini fino all'angolo con via Santa Maria, mentre sul retro si prolunga fino al parco Corvini.
Don Claudio I morì l'8 agosto del 1718, a soli 45 anni, lasciando al fratello Don Carlo Filippo la direzione del collegio, sotto il quale crebbe di fama e di numero di alunni; il prestigio ottenuto allettava i più famosi professori liceali e ginnasiali dell'epoca e non mancavano le cospicue donazioni degli ex alunni. Carlo Filippo morì nel 1760, la direzione venne quindi affidata al nipote Don Claudio II Cavalleri, studioso e letterato.
Sotto il suo rettorato, che era stato anche allievo della scuola stessa, il collegio visse la sua epoca migliore e venne anche arricchito di una torre astronomica (ancora ben visibile in piazza Maggiolini) e di un salone teatro, ma anche conobbe un periodo caratterizzato da frequenti ricevimenti, feste e banchetti.
Tra le varie sono da ricordare la grande festa organizzata per il 17 maggio 1761, in onore della visita del Cardinale Pozzobonelli Arcivescovo di Milano, coronata da una rappresentazione teatrale intitolata "Giuseppe Salvatore", interpretata da alcuni alunni e scritta appositamente da Don Claudio II.
Da ricordare anche il ricevimento del 19 giugno 1777, per la visita di un ex alunno, il cardinale Angelo Maria Durini Arcivescovo di Ancira, giunto a Parabiago in occasione della festa patronale dei Santi Gervasio e Protasio. I festeggiamenti erano a lui dedicati perché l'anno prima era stato elevato da Papa Pio VI alla porpora cardinalizia; Don Claudio II per l'occasione riuscì a commissionare all'architetto Antonio Bibiena un portico, affrescato poi dal pittore Giuseppe Medici, autore anche delle decorazioni del teatro.
Durante questo periodo le principali materie di studio erano l'italiano, il latino, il francese, la geografia e l'aritmetica; gli studenti, che ammontavano a circa un'ottantina, versavano una retta annuale di 335 lire.
Ma Don Claudio II, oltre alle larghe spese per i vari festeggiamenti, con i quali elogiava i suoi ospiti, era anche un generoso benefattore, caritatevole verso i bisognosi ed attento alle opere pubbliche della Parabiago dell'epoca, sicché le risorse economiche del Collegio cominciarono ad andare in crisi.
da Wikipedia come omaggio al liceo Cavalleri

domenica 28 dicembre 2014

Meraviglioso

Wanderers è una visione dell'espansione dell'umanità nel sistema solare, sulla base di idee e concetti scientifici su come potrebbe apparire il nostro futuro nello spazio, se mai dovesse succedere. I posti rappresentati nel film sono ri-creazioni digitali di luoghi esistenti nel sistema solare, costruiti a partire da foto reali e dati cartografici, ove disponibili.
L'idea del film è quella di mostrare, in primis, uno scorcio di natura fantastica e bellissima presente sui mondi vicini al nostro, e, soprattutto, come tale natura potrebbe sembrare a noi se fossimo proprio lì.
L'elemento "meraviglia", ovvero quel "quid" che ci fa guardare il mondo con un senso di ammirato stupore, appartiene alla Fisica. E allora andiamo a scoprire insieme alcune delle sue meraviglie, percorrendo i sentieri che vi indicherò di seguito!
Prosegue sul (non) carnevale della fisica #4, ospitato (o assemblato) per questo fine d'anno da Annarita Ruberto, che ha proposto ai lettori un'ottimo carnevale, decisamente da non perdere. E', poi, un'edizione a cui tengo particolarmente, per molti motivi, innanzitutto perché è la prima edizione non ospitata su DropSea (che ritornerà a ospitare la rassegna con gennaio 2015). Le edizioni passate e future le trovate nell'apposita lista, che spero possa proporre nel 2015 una certa varietà di blogger (magari qualcuno si farà avanti prima che lo contatti io? Lo spero!).
il video di apertura, proposto da Annarita nella sua bella edizione, è di Erik Wernquist

venerdì 26 dicembre 2014

Gentilezza

Che a volte agli esseri umani basta restare seduti in un posto per provare dolore. Che la vostra preoccupazione per ciò che gli altri pensano di voi scompare una volta che capite quanto di rado pensano a voi. Che esiste una cosa come la cruda, incontaminata, immotivata gentilezza.
David Foster Wallace, da infinite Jest - via ironiaterminale

giovedì 25 dicembre 2014

Der Donaldist (e un augurio)

Der Donaldist (che prosegue la numerazione di Der Hamburger Donaldist) è una rivista dinseyana amatoriale realizzata dall'organizzazione no-profit D.O.N.A.L.D. e si occupa di promuovere in ogni modo possibile il donaldismo (o paperinismo). A spiegare questa sorta di corrente filosofica ispirata a Paperino (in particolare quello di Barks), ci pensa Hans von Storch, come riportato da Francesco Manetti su Dime Web:
il Paperinismo non ha niente a che vedere con il semplice amore per Paperino, ma piutttosto - come nella matematica - con la curiosità verso il funzionamento di una interessante struttura
Tutto questo si è tradotto in una rivista sicuramente interessante e irriverente, a vedere le copertine presenti sul sito dell'associazione o le immagini proposte dallo stesso Manetti, ma non certo irrispettosa del personaggio originale. Di tutto quel florilegio di copertine, però, oggi vi propongo quella dell'82.mo numero, disegnata da Marco Rota, un modo, ovviamente, per augurare a tutti i lettori un Buon Natale!

martedì 16 dicembre 2014

La triste storia di Ignaz Semmelweis

Ignaz Philipp Semmelweis, nato l'1 luglio del 1818, è stato un medico ungherese che ha portato a termine il primo studio epidemico della storia della medicina. Il suo problema fu l'ostracismo della comunità medica dell'epoca, che, ufficialmente, non gradì i suoi metodi poco rispettosi dell'autorità costituita.
Semmelweis venne nominato assistente del professor Johann Klein nella Prima Clinica Ostetrica dell'Ospedale Generale di Vienna il 1° luglio, 1846. I suoi compiti erano di esaminare i pazienti ogni mattina in preparazione del giro del professore, supervisionare i casi difficili, insegnare agli studenti di ostetricia ed essere lo "scrivano" dei dei referti.
In tutta Europa erano state aperte istituzioni per le madri per affrontare i problemi di infanticidio dei figli illegittimi. Vennero costituite come istituzioni gratuite e offerte per la cura dei bambini, e ciò le ha rese attraenti per le donne svantaggiate, comprese le prostitute. In cambio dei servizi gratuiti, le donne sarebbero stati oggetto per la formazione di medici e ostetriche. Due cliniche per la maternità si trovavano nell'ospedale viennese. La prima clinica aveva un tasso medio di mortalità materna del 10% circa a causa di febbre puerperale (il tasso effettivo fluttuava selvaggiamente). Il tasso della seconda clinica era notevolmente inferiore, in media meno del 4%. Questo fatto era noto al di fuori dell'ospedale. Le due cliniche ammettevano a giorni alterni, ma le donne pregavano di essere ammesso alla seconda clinica, a causa della cattiva reputazione della prima. Semmelweis descriveva le donne disperate che elemosinavano in ginocchio di non essere ammesse alla Prima Clinica. Alcune donne hanno perfino preferito partorire in strada, fingendo di aver improvvisamente partorito lungo la strada verso l'ospedale, il che voleva dire che avrebbero potuto accedere alle prestazioni di assistenza per il bambino senza dover essere ammesse alla clinica. Semmelweis era perplesso dal fatto che la febbre puerperale era rara tra le donne con nascite in strada. "Per me, sembrava logico che i pazienti che hanno sperimentato le nascite di strada si sarebbero ammalate almeno altrettanto frequentemente di quelle che hanno partorito nella clinica. [...] Che cosa ha protetto coloro che hanno partorito al di fuori della clinica de queste distruttive e sconosciute influenze endemiche?"
Semmelweis fu gravemente turbato che la sua prima clinica aveva avuto un tasso di mortalità molto più elevato a causa della febbre puerperale della seconda clinica. Ciò "mi ha reso così infelice che la vita mi sembrava senza valore". Le due cliniche utilizzavano quasi le stesse tecniche, e Semmelweis ha avviato un meticoloso processo per eliminare tutte le possibili differenze, comprese anche le pratiche religiose. La sola differenza principale era le persone che si lavoravano. La prima clinica forniva il servizio di insegnamento per gli studenti di medicina, mentre la seconda clinica era stata selezionata nel 1841 per la formazione delle sole ostetriche.

lunedì 15 dicembre 2014

Il secondo principio di relatività

Durante i suoi primi passi, la relatività speciale incrociò la strada con l'elettrone e la ricerca della sua massa
La relatività speciale di Albert Einstein proponeva alcuni elementi rivoluzionari, fornendo innanzitutto una serie di strumenti matematici e di discorsi epsitemologici a supporto di una serie di osservazioni apparentemente assurde, prima fra tutte la non conservazione delle equazioni di Maxwell sotto l'azione delle trasformazioni di Galileo.
Le trasformazioni di Galileo sono una serie (sistema) di equazioni che permettono di comporre le velocità relative di sistemi di riferimento in moto uno rispetto all'altro. Quando si applicano queste trasformazioni alle equazioni di Maxwell, ovvero l'insieme di equazioni che descrivono il comportamento del campo elettromagnetico, si scopre che queste vengono in qualche modo modificate. I casi erano due: o il campo elettromagnetico aveva realmente un comportamento differente in base al sistema di riferimento, o le trasformazioni di Galileo non erano così universali come si pensava. In effetti a non essere universali sono le trasformazioni di Galileo (su cui, per esempio, si basa l'equazione di Schroedinger, che funziona benissimo perché il sistema che descrive non è relativistico), per cui erano necessarie delle nuove trasformazioni in grado di esprimere l'universalità dell'elettromagnetismo: le trasformazioni di Lorentz su cui si basa la relatività speciale. Queste ultime infatti vengono ricavate a partire dalla variazione relativistica del principio di inerzia(11) (o dal primo principio di relatività), ispirato dal lavoro di Mach:
Le leggi della fisica sono le stesse in tutti i sistemi di riferimento inerziali
e da quello che può essere considerato come il secondo principio della relatività(11):
La velocità della luce è la stessa in qualunque sistema di riferimento inerziale
Un modo semplice per comprendere il funzionamento di questo principio è immaginare che tre sorgenti di luce poste alla stessa distanza da noi, di cui una fissa, una in allontanamento e una in avvicinamento rispetto a noi, ci mandano un raggio luminoso e una pallina, quest'ultima lanciata alla stessa velocità iniziale da ciascuna sorgente. Indipendentemente dal moto di ciascuna delle tre sorgenti, i tre raggi luminosi ci arriveranno contemporaneamente, mentre le palline arriveranno in tre istanti differenti in base al moto relativo di ciascuna sorgente.

domenica 14 dicembre 2014

Agnes Browne mamma

Un sabato mattina, nell'attesa del treno, con mio fratello abbiamo fatto un giro in libreria. Mi trovai davanti per l'ennesima volta questo libro, e non so cosa mi spinse a farlo, ma quella volta lo comprai.
Una divertentissima scoperta! Un libro semplice, scorrevole e che si legge tutto d'un fiato.
Le vicende si svolgono nella Dublino anni Settanta e vedono protagonista Agnes Browne e la sua famiglia. Agnes è una donna trentaquattrenne, bella, simpatica e ha un banco di frutta e verdura al mercato. Un giorno suo marito (uomo un po' burbero e dai modi a volte violenti) muore e lei inizia finalmente a godersi la vita!
Si alternano tante vicende esilaranti insieme alla sua amica Marion e si trova ad affrontare i primi problemi adolescenziali con il figlio più grande. Anche in questa situazione Agnes ne esce fuori a testa alta e strappando un sorriso alla sua famiglia e a noi lettori.
In questo libro non mancano le risate, scappa anche qualche lacrima, ma riesce a dare il buonumore anche nelle giornate più grigie!

giovedì 11 dicembre 2014

Disney Research: alla ricerca dell'occhio realistico

Per molti potrà suonare come una curiosità fine a se stessa, quasi inutile, ma nei fatti è interessante per capire come l'idea di innovazione tecnica e tecnologica sia presente, in modi differenti, in moltissimi campi, inclusa l'animazione.
Con l'avvento della computer grafica, non solo la realizzazione dei videogiochi è diventata più precisa e dettagliata per personaggi e ambienti, ma anche l'animazione stessa si è giovata delle innovazioni videoludiche. Esempio su tutti sono gli studi della Pixar, oggi assorbiti dalla Disney, che, ispirandosi in qualche modo all'impulso iniziale del suo fondatore, Walt Disney, che si muoveva sul doppio binario dell'innovazione tecnica e delle storie di grande impatto emotivo, ha oggi un programma di ricerca portato avanti dal Disney Research, una rete di laboratori impegnati in vari campi come la robotica, intelligenza artificiale e vari altri campi come, appunto, l'animazione computerizzata. In quest'ultimo caso il Disney Reasearch di Zurigo ha rilasciato un comunicato stampa (pdf) e un articolo (pdf) in cui espone una nuova tecnica per l'animazione degli occhi:
Creare un umano digitale foto-realiztico è una delle granfi sfide della computer grafica, ma a dispetto dell'intensa ricerca sulla cattura delle facce degli attori, in particolare per la ricostruzione della superficie della pelle e di altre caratteristiche come i capelli, ben poca attenzione a tutt'oggi è stata data all'occhio, in particolare alla sua forma.
E' quanto afferma Pascal Bérard, dottorando presso i laboratori Disney di Zurigo e primo firmatario dell'articolo.
La complessità degli occhi umani detta un nuovo approccio per la cattura e la ricostruzione accurata. Dobbiamo prestare particolare attenzione alle proprietà dell'aspetto dei differenti componenti dell'occhio, e progettare differenti strategie per la ricostruzione di ciascun componente.
Ognuno dei componenti dell'occhio (la sclera, la cornea, l'iride) presenta proprietà differenti che richiedono tecniche di cattura e modellizzazione differenti, che risultano però complementari uno con l'altro, svolti grazie all'utilizzo di camere, flash e LED opportunamente posti intorno all'occhio umano e in un funzione per una ventina di minuti.
La ricostruzione successiva viene fatta con un modello matematico tutto sommato semplice dove le informazioni vettoriali di ciascun punto dell'occhio, incluso il possibile errore, vengono sommate una con l'altra utilizzando l'algoritmo di Levenberg-Marquardt, a sua volta una evoluzione dell'algoritmo di Gass-Newton, utilizzato per determinare il minimo di una funzione, senza dover necessariamente calcolare le derivate seconde.
L'algoritmo di Levenber-Marquardt viene, invece, utilizzato nella ricerca della curva quadratica minima: dato un insieme di $m$ coppie di dati empirici, l'idea è ottimizzare un dato parametro, indicato con $\beta$, tale che la curva quadratica \[S (\beta) = \sum_{i=1}^m \left ( y_i - f (x_i, \beta) \right )^2\] risulti minima.
L'innovazione tecnologica e di approccio computazionale non verrà ancora implementata all'interno di futuri film animati: i ricercatori sono ancora agli inizi e il passo successivo è quello di ottenere una cattura dinamica dell'occhio, inclusi i movimenti più complessi come tremori o altri rapidissimi movimenti.

L'algoritmo di Levenberg-Marquardt venne per la prima volta scoperto da Kenneth Levenberg nel 1944 per poi venire successivamente riscoperto da Donald Marquardt:
Levenberg, K., 1944. A method for the solution of certain non-linear problems in least squares. Quarterly Journal of Applied Mathmatics II (2), 164–168. citeulike:10796881
Marquardt D.W. (1963). An Algorithm for Least-Squares Estimation of Nonlinear Parameters, Journal of the Society for Industrial and Applied Mathematics, 11 (2) 431-441. DOI: http://dx.doi.org/10.1137/0111030 (pdf)
(via Popular Science)

venerdì 5 dicembre 2014

Precari

Lavori "precari", strutture "precarie", situazioni "precarie", sono tutte cose che danno un po' di angoscia a causa della loro provvisorietà, del loro futuro incerto.
Poiché "precario" deriva da "prece", cioè "preghiera", ci sarebbe da chiedersi perché qualcuno preghi per ritrovarsi in una situazione angosciosa... effettivamente ciò che si ottiene grazie a una preghiera è essenzialmente un favore, non un diritto, e pertanto ci può essere tolto esattamente come ci è stato concesso, quasi per caso, e la coscienza di questo fatto ci fa sentire particolarmente "precari".
Testo tratto da Almanacco Topolino n.309. Segnalo, a tal proposito, un comunicato dei precari dell'Università di Firenze e una petizione per bloccare l'approvazione di un particolare comma all'interno della legge di stabilità che non costringerebbe più le università all'obbligo di assunzione dei precari, come spiega molto bene Sandro.

domenica 30 novembre 2014

Il (non) carnevale della fisica #3

Siamo arrivati alla 3.a edizione del (non) carnevale della fisica, iniziativa nata per riempire il vuoto lasciato dal carnevale della fisica, che faceva il suo esordio esattamente cinque anni fa. A differenza di quel carnevale, qui non si assegnano premi a nessuno perché ha scritto l'articolo migliore, ma invece è la presenza all'interno del post che, si spera, venga considerata il vero premio, perché semplicemente il blogger che ospita l'edizione ha ritenuto valido quanto ha letto. E' questo lo spirito del (non) carnevale, che diventa così meno stressante per tutti, e con questo spirito si muoveranno i blogger che (si spera) mi aiuteranno ad ospitare le future edizioni. Potere dare un'occhiata al passato e al futuro del (non) carnevale nell'apposita pagina di presentazione, con tanto di elenco aggiornato.
L'unica regola per entrare in questo (non) carnevale è essere in qualche modo letti dal blogger che organizza il post, che ovviamente può, a sua discrezione, scegliere tra post recenti o estratti dall'archivio del blogger che si vuole segnalare, possibilmente con la restrizione di indicare un post per blogger (vedrete come questa regola abbia colpito il sottoscritto in prima persona): l'idea è quella di invogliare i lettori stessi all'esplorazione dell'archivio.
Dopo una doverosa premessa, che ha anche il senso di una chiamata alle armi piuttosto casereccia, iniziamo con il vero e proprio (non) carnevale della fisica!
Nel 1903 veniva assegnato ai coniugi Curie, Pierre e Marie, il 3.o nobel per la fisica per il loro contributo fondamentale nella ricerca sui fenomeni radiativi scoperti da Henri Becquerel, premiato proprio insieme ai Curie. La radioattività ha, nel bene e anche nel male, fatto la storia del pianeta per tutto il XX secolo, aprendo le porte, anche grazie alla comprensione fornita dalla meccanica quantistica, alla manipolazione di nuove forme di energia. Questo genere di energie sono essenzialmente quelle che tengono insieme la materia: le energie che si trovano all'interno degli atomi e dei nuclei. Ed è proprio dedicato agli atomi il post di Margherita Spanedda con il quale apro questa carrellata
Dell'esistenza dell'atomo:
E’ vero che gli atomi non potranno mai essere visti con gli occhi o utilizzando un normale microscopio. Sono troppo piccoli per la luce visibile la cui lunghezza d’onda è migliaia di volte più grande di un atomo.
Oggi però, si può però ottenere un’immagine indiretta dell’atomo usando altri tipi di microscopi che non usano la luce visibile, come ad esempio un microscopio elettronico o uno scanning tunneling microscope STM. Le immagini che mostrano sono false: forme e colori sono aggiunti dai computer. Tuttavia si può ottenere una mappa che dà informazioni sulle dimensioni e la la loro disposizione.
Direttamente collegato con il tema che ho scelto per questo inizio di (non) carnevale, mi sembrava interessante proseguire con la biografia di John Dalton, padre della teoria atomica moderna, scritto per Chimicare da Vincenzo Villani:
Per il nostro, gli atomi sono entità ben definite che si conservano nelle reazioni chimiche e queste possono essere spiegate attraverso l’unione di due o più atomi. In questo modo, nella calcinazione del mercurio un atomo di ossigeno si unisce con uno di mercurio per dare l’ossido di mercurio (HgO). Utilizzava apposite sferette per illustrare le reazioni, in modo analogo noi utilizziamo i modelli molecolari sullo schermo di un computer...
Manipolando il nucleo, però, si accede all'energia nucleare, che può essere utilizzata per produrre energia elettrica. Se però non si pone la necessaria attenzione, le centrali nucleari possono rappresentare dei rischi seri per la salute e per l'ambiente, come la tristemente famosa centrale di Fukushima. E' qui che ci porta Marco Casolino in Matsuri agricoltori e fondo di radiazione, prima puntata di una serie di appunti da Fukushima:
In generale la radiazione di fondo sembra diminuita rispetto al gennaio 2013. Questo è dovuto in parte al decadimento dell’isotopo di cesio 134, il cui tempo di dimezzamento è due anni, ma soprattutto all’attività di lavaggio delle piogge, che muove il cesio in strati più profondi della terra e lo trasporta nei fiumi, da cui raggiunge il mare. In prossimità dei fiumi infatti la radiazione scende a meno di 0.05 microSv/h. Se nel 2013 avvicinando il Geiger al terreno si notava un notevole incremento dei conteggi, ora i valori sono costanti e oscillano tra 0.05microSv/h e 0.6microSv/h (ricordiamo che Roma ha 0.3microSv/h). Vi sono ancora hotspot con valori che superano i 2 microSv/h ma sembrerebbero in numero minore e più diffusi.
C'è spazio anche per gli amanti del fumetto, in questa edizione, e la prima segnalazione, che utilizzo come stacco perfetto sul flusso regolare, riguarda un atteso ritorno, quello del professor Orondo, ideato da Marco Fulvio Barozzi, in arte Popinga, con L'impero della tecnica a scuola
Oggi il prof. si confronta con le tecnologie applicate alla didattica, argomento che ha occupato decine di ore della sua esperienza di sessantenne discente, allievo di giovanotti tanto sicuri di sé quanto ignoranti di ogni campo del sapere non connesso a un modem.

sabato 29 novembre 2014

Anteprima: recensione di OraMai

Anteprima (realizzata con una serie di screenshot) della mia recensione (che uscirà su LSB) di OraMai di Tuono Pettinato, albo presentato al Festival della Scienza di Genova e a Lucca Comics & Science tra fine ottobre e primi di novembre. Un ringraziamento a Mattia Di Bernardo, Roberto Natalini e Andrea Plazzi:

mercoledì 26 novembre 2014

L'Europa da ragione ai precari

Periodo instabile, questo. Quel che riesco a scrivere è tutto frutto di motivazioni così forti che, in un periodo più tranquillo avrebbero fruttato post a raffica. E' anche per questo (e non solo per non tenere fermo il blog troppo a lungo, come ultimamente) che pubblico questa news dall'Europa, giratami grazie a una mailing list di precari:
La Corte di Giustizia Europea sbarra la strada al lavoro precario. Docenti e Ata della scuola con più di 36 mesi di servizio hanno diritto all'assunzione. È una svolta storica per i tanti precari di tutto il pubblico impiego. La soddisfazione della FLC CGIL impegnata sin dal 2010 in questa vertenza.
La Corte di giustizia stabilisce che l'Italia viola le direttive Ue: i precari con più di 36 mesi di servizio devono essere assunti a tempo indeterminato. Flc Cgil: "Una sentenza che farà da apripista e dà una speranza a centinaia di migliaia di persone"
A tutto questo ottimismo rispondo con: non ci sono soldi a meno di non tagliare qualcosa d'altro (spese militari, per esempio?); la sentenza della Corte, per essere applicata, implica (a mio modo di vedere, ovviamente) una modifica sostanziale delle modalità di assunzione da parte dello stato italiano (che nella mia ottica vuol dire essere meno legati ai concorsi e dare una maggiore responsabilità a segreterie e presidenze di fronte ad assunzioni sbagliate), e anche questo mi sembra molto difficile che accada.

martedì 25 novembre 2014

In breve: la cascata dei barioni

In maniera semplice si può parlare di meccanica quantistica nel momento in cui si descrivono le proprietà delle particelle utilizzando i numeri interi. Fatti quei primi passi all'inizio del XX secolo, come fisici abbiamo descritto le particelle utilizzando i così detti numeri quantici in grande abbondanza: la loro scoperta era sempre legata alla scoperta di nuovi decadimenti che non potevano essere altrimenti spiegati senza violare la conservazione di un qualche numero quantico precedentemente noto. Uno dei numeri quantici più evocativi (e forse per qualcuno anche tra i più romantici!) è il colore, utilizzato per descrivere i quark, e da cui deriva il nome del modello che descrive le interazioni tra queste particelle elementari: la cromodinamica quantistica (QCD).
La cornice teorica della QCD(1, 2) ha permesso di predire tutta una serie di barioni, le particelle costituite da tre quark (come protoni e neutroni), tra cui spiccano i barioni Xi, detti anche particelle cascata a causa della loro instabilità, che li porta a decadere rapidamente attraverso una catena (cascata) di decadimenti successivi. A livello di costituenti interni, essi si presentano come un quark up o un quark down e due quark di massa superiore (strange, charm e bottom). La teoria prevede l'esistenza di una ventina di $\Xi$, dalla cui lista mancano al momento 4 barioni: la prima di queste particelle venne scoperta all'interno dei raggi cosmici nel 1952(3) (quindi prima che venisse formulata la teoria della cromodinamica quantistica), mentre la prima scoperta in laboratorio è del 1959(4). Gli ultimi tre barioni della famiglia ad essere stati scoperti, hanno, invece, lasciato traccia all'interno dei rivelatori dell'LHC, in particolare in CMS nel 2012(5) e di recente in LHCb(6): questa nuova scoperta, se confermata, porterebbe l'ennesimo punto a favore del modello standard e, per traslato, alla generazione di fisici teorici che hanno contribuito a costruirlo.
(via ScienceNews)

giovedì 20 novembre 2014

La pila

Le lampade portatili prendono nome dalle "pile" che forniscono loro energia, e sono poi le stesse dei giocattoli, delle radioline, dei minicalcolatori. Quei cilindretti pieni di strane sostanze schifosette che quando escono sporcano tutto hanno un antenato illustre: vennero inventati da Volta, nei primi anni del 1800, quando scoperse che sovrapponendo una "pila" di dischi di rame e zinco alternati a panno intinto in acqua e acido solforico si produceva una lieve corrente elettrica.
In suo onore ancora oggi l'energia delle "pile" (e non solo quella), è misurata in "volt".
Testo e illustrazione (probabilmente di G.B.Carpi) tratti da Almanacco Topolino n.309

mercoledì 19 novembre 2014

Aquacopter: il "granchio a motore" per esplorazioni sottomarine

acquacopter
Alla Fiera Mondiale di [New York del 1964] la General Motors espone questo fantastico veicolo, chiamato acquacopter per esplorazioni sottomarine. Esso è destinato alle ricerche petrolifere sul fondo dell'oceano, in prossimità dei poli. Come si vede, è munito di pinze che prelevano materiale sul fondo e lo trasportano alla base per le necessarie analisi. Il veicolo è mosso da un motore elettrico, alimentato da batterie, che consente una velocità di 10-15 chilometri orari in immersione.

(di M. Janni dal Corriere dei Piccoli n.20 del 17 maggio 1964 - già pubblicato su instagram)

lunedì 17 novembre 2014

La logica dello stato

Lì dove finisce la logica, inizia lo stato
E' quello che ha detto un carabiniere a un mio studente, che ha citato la frase per commentare la situazione attuale della scuola italiana che, per esempio, ad anno scolastico in corso (dopo due mesi, ormai), ha avuto come conseguenza il cambio di almeno un paio di insegnanti.
E i cambi potrebbero non essere finiti.

martedì 11 novembre 2014

Una casa con utopia

E poi succede così, all'improvviso, mentre parli con una conoscente di come vanno le cose, di come procede l'acquisto della casa, della gioia e speranza di avere quella casa tutta per sé, di come è stata fatta la ricerca escludendo a priori determinate zone della città... perché troppo care! Ed è qui che il mio inconscio fa riemergere quel pallino che spesso metto da parte: il costo delle case.
Quante volte mi è stato chiesto perché non compro casa, che l’affitto sono soldi buttati, ecc. E quante volte dico che non voglio e soprattutto non posso, perché non ho i soldi necessari. E ogni volta mi chiedo il perché di questa differenza di prezzi, troppo spesso molto eccessiva, che non giustifico solo perché una parte della città è più fornita con i mezzi pubblici di un'altra.
E mi chiedo anche perché devo pagare (caro) quello che per me dovrebbe essere un diritto: avere un tetto sulla testa. Il mondo che vorrei non è questo. Nel mio mondo le persone hanno tutti un tetto sulla testa, senza sacrifici per mantenerlo; non c'è differenza di zona, di prezzo, di status.
"Voglio un mondo all'altezza dei sogni che ho" (cit. Ligabue)

Già pubblicato su CaffèUtopia

Pensiero critico, pensiero wikipediano

Di fronte a una notizia, approfondisci!
Usa la logica! Ragiona! Fatti domande!
Controlla e confronta le fonti!
Sii scettico.
Non fidarti neppure del sottoscritto:
Sii Wikipediano!
Variazione su un motto più o meno diffuso su web, giusto per ribadire l'importanza dell'educazione alla cultura scientifica
Per approfondire: Eleonora Degano, Pietro Centorrino

martedì 4 novembre 2014

Il cielo con occhi diversi

Nell'ambito della serie di conferenze divulgative I cieli di Brera, mercoledì 12 novembre presso la Sala delle Adunanze dell'Istituto Lombardo nel Palazzo Brera in via Brera 28, Milano, Teresa Montaruli proporrà a chi vorrà andare ad ascoltara la conferenza dal titolo Guardando il cielo con occhi diversi:
Avreste mai immaginato di poter guardare le stelle dal fondo del ghiaccio antartico? Di poter installare degli "occhi elettronici" alla profondità di 2 chilometri sotto la superficie del ghiaccio al Polo Sud per svelare i segreti delle sorgenti più potenti dell'Universo? Questa è l'incredibile impresa di un gruppo di scienziati che ha costruito il telescopio di neutrini più grande del mondo, IceCube, un insieme di oltre 5000 "occhi elettronici" in un volume di 1 chilometro-cubo col mandato di scoprire i neutrini messaggeri dell’universo. Recentemente, IceCube ha finalmente scoperto i neutrini accelerati in sorgenti come gli shock di supernova o i jet dei buchi neri. Questa evidenza apre la strada a un modo nuovo di osservare il cielo che verrà descritto durante il seminario.
Non si vive, però, di sole conferenze, ma c'è anche il teatro scientifico, che storicamente è stato proposto dal Teatro Oscar, ma quest'anno si propone anche il Libero, che inizia con un interessante spettacolo, in scena dal 4 all'11 novembre: Il principio dell'incertezza
In scena si sviluppa l'esposizione del "professore" che si inerpica attraverso alcuni fra i più misteriosi concetti della meccanica quantistica (l'esperimento della doppia fenditura, il gatto di Schroedinger, i many-worlds di Hugh Everett III) per raccontare un meraviglioso mondo fatto di misteri e paradossi. Ma sotto si nasconde un'inquietante verità. La lezione si trasforma così in una confessione che mescola le teorie più evolute della meccanica quantistica, le teorie dei mondi paralleli, con i segreti del professore, spingendolo a prendere una decisione estrema.
A supportare il lavoro in scena di Andrea Brunello c'è il musicista Enrico Merlin. Si crea così un connubio fra voce, testo, suoni e musica, che porta lo spettatore a vivere una piena esperienza teatrale pur senza negare i rigorosi contenuti scientifici presenti nel testo.
Lo spettacolo prende le mosse dalla figura di Richard Feynman, premio Nobel per la fisica nel 1965. È una vera e propria lezione di meccanica quantistica con un risvolto molto umano. Andrea Brunello, oltre ad essere attore professionista, possiede un Ph.D. in fisica teorica.
Il Principio dell'Incertezza nasce all'interno del progetto Jet Propulsion Theatre (JPT) - Laboratorio Permanente della formazione e della divulgazione scientifica in coordinamento con il Laboratorio di Comunicazione delle Scienze Fisiche dell'Università degli Studi di Trento.
Poiché Brunello è anche un fisico teorico, il teatro ha pensato bene di organizzare degli incontri di approfondimento nei giorni 5, 7 e 10 novembre, dalle 17 alle 18.
Il Teatro Oscar, invece, propone dal al lo spettacolo Appuntamento al limite - lo spettacolo sublime:
Il calcolo infinitesimale è una delle teorie matematiche che più ha arricchito la matematica moderna e determinato il progresso scientifico, in quanto è in grado di interpretare il continuo e il movimento. Newton e Leibnitz ne sono indiscutibilmente riconosciuti come gli scopritori, ma per rintracciarne le origini bisogna risalire fino ai geometri greci dell’antichità, inoltrarsi nel progredire del concetto di numero sino ad arrivare alla sintesi tra geometria e algebra di Cartesio. Poi ancora bisogna conquistare il concetto di funzione, superare lo scoglio dell'infinitamente grande e dell'infinitamente piccolo, entrare d'un tratto nel concetto di limite. I matematici e i filosofi che hanno portato avanti le idee di Newton e di Leibnitz sono arrivati a offrirci una teoria ben costruita, logicamente ineccepibile, ma ancora ricca di frutti da cogliere. Davvero il calcolo infinitesimale è, come si diceva ancora sino al XIX secolo, il calcolo sublime nel senso etimologico del termine e cioè ciò che arriva sino alla soglia più alta. La nascita dell'analisi matematica coincide con il definitivo stringersi del legame tra matematica e fisica, quindi tra matematica e scienza moderna. Imparare un po' di analisi è quindi imparare un linguaggio necessario a comprendere la scienza moderna; è alfabetizzazione scientifica. Ed è anche importante conoscere qualche aspetto storico del nascere e dello svilupparsi del calcolo infinitesimale, grazie al quale sono entrati a far parte della matematica, in modo pervasivo, i procedimenti infiniti.
Lo spettacolo Appuntamento al limite esplora questi temi in chiave teatrale, partendo dall'idea di limite, inteso come non-luogo estremo verso cui tendiamo senza potervi giungere, nel quale la realtà che conosciamo cambia natura, e i rapporti si trasformano: una soglia proibita che conduce a un mondo capovolto e magico dove, come nel teatro, "tutto è finto, ma niente è falso".
Anche in questo caso viene proposto un incontro di approfondimento, ma questa volta a carattere astronomico per venerdì 21 novembre dalle 22: Gli infiniti mondi: lo spazio come laboratorio sociale con Stefano Sandrelli, INAF-Osservatorio di Brera e Angelo Adamo astronomo, musicista, fumettista.
Giordano Bruno l'aveva detto: "non è un sol mondo, una sola terra, un solo sole; ma tanti son mondi quante veggiamo circa di noi lampade luminose". Negli ultimi 19 anni sono stati identificati 1.138 sistemi planetari, per un totale di 1.760 pianeti. Con un po’ di fantasia, possiamo immaginare molti mondi abitabili e molte civiltà diverse, trasformando il cosmo in un laboratorio sociale: un altro mondo è possibile. Dove, però, non è dato sapere.
Una bella serie di appuntamenti, quindi, e magari uno o due riuscirò anche ad andarli a vedere, di domenica, forse, che a quanto pare la scuola sembra impermeabile alle proposte (a meno che non mi attivi personalmente, ma ancora non so fino a quanto mi durerà la supplenza...)

lunedì 3 novembre 2014

Storia e gloria di un numero uno

Stupiti che 1 non sia primo? Scopriamo insieme perché è "solo" l'unità!
Abbiamo già visto come, partendo dai numeri primi, si possa sviluppare un discorso più o meno approfondito sulle fondamenta matematiche. Altrettanto fondamentale, però, si rivela provare a rispondere alla domanda su quale sia il numero primo più piccolo. E', infatti, abbastanza noto come il numero 1 sia stato ora inserito ora escluso dalla lista dei numeri primi, ottenendo in alcuni casi lo status di più piccolo tra i numeri primi, ora perdendolo in favore del 2.
Il problema, gli antichi greci, non se lo ponevano nemmeno: Euclide, infatti, non considerava l'1 come un numero e quindi non poteva essere nemmeno considerato il più piccolo dei numeri primi. Nel libro 7 degli Elementi, il matematico greco definisce come unità ciò per la cui virtù tutte le altre cose esistono(6), e la chiama 1; un numero, poi, è una moltitudine composta da unità(6); un numero primo, infine, è ciò che può essere misurato solo utilizzando unità(6).
Ovviamente Euclide non era il solo a non considerare l'unità un numero. Scrive Smith(2):
Aristotele, Euclide, e Teone di Smirne definivano un numero primo come un numero "misurata da nessun numerose non che dalla sola unità", con leggere variazioni nel testo.
Dal momento che l'unità non era considerato un numero, spesso non veniva menzionato.
La tradizione che porta l'1 al non essere un numero è lunga e consolidata e passa per una serie di illustri matematici del passato, gente come Nicomaco di Gerasa, Severino Boezio, Cassiodoro, Marziano Capella, che stabilisce non solo che l'1 non è un numero(3), ma anche quali siano le proprietà e le qualità di ciascuno di essi. Questo fronte non era però così unanime: ad esempio, come riporta Taran, Speusippo (siamo nel 350 circa) faceva partire da 1 la sequenza dei numeri primi(6).
Il primo punto di svolta in questa storia arrivò nel 1585 quando Simon Stevin nel De Thiende, oltre a porre le basi per il sistema decimale, definì l'1 come numero. Questa piccola rivoluzione venne successivamente formalizzata circa un secolo dopo nel dizionario matematico di Moxon(6)

domenica 2 novembre 2014

Le strabilianti imprese di Fantomius

Paperinik fa il suo esordio sui numeri 706 e 707 di Topolino del giugno 1969. L'ispirazione per le imprese e il costume arrivano a Paperino dai diari del vecchio possessore di Villa Rosa, una casa abbandonata vinta da Gastone con il solito concorso, ma che con l'inganno Paperino ha dichiarato sua. I diari sono scritti da un ricco gentiluomo che di notte si dedica alla carriera di ladro con il nome di Fantomius insieme con la sua degna compagna Dolly Paprika: dietro la maschera dell'inafferrabile ladro si nasconde Lord John Lamont Quackett, nome completo dell'originale martiniano Lord Quackett.
Il Fantomius originale era semplicemente una figura di contorno, un'ombra aleggiante sopra il passato di Paperopoli e quindi di Paperinik, fino a che Marco Gervasio non iniziò a occuparsi del personaggio, iniziando con due storie scritte rispettivamente da Bruno Sarda (Paperinik contro le Giovani Marmotte) e da Fabio Michelini (Paperinik e l'estate a Villa Lalla). Il primo, vero esperimento di Gervasio con Fantomius e Dolly Paprika è in Paperinik e il tesoro di Dolly Paprika, dove la coppia di ladri, evidentemente originariamente ispirata da Diabolik ed Eva Kant, compare in un flashback. Gervasio li farà poi comparire in altre due avventure, Il segreto di Fantomius e Il passato senza futuro, realizzando alla fine un vero e proprio prologo alla serie Le strabilianti imprese di Fantomius che esordiscono sul Topolino #2972 con la storia Il Monte Rosa. Delle 10 storie fin qui realizzate da Gervasio, le prime quattro sono state pubblicate sul primo numero della Disney Definitive Collection, una serie che, nel formato di Zio Paperone, ristamperà una serie di cicli (a seguire, infatti, ci saranno Darkenblot e Pippo reporter, ma mi piacerebbe vedere anche una raccolta sui mitici Mercoledì di Pippo!).

sabato 1 novembre 2014

Tutti mi danno del bastardo

Metti che una mattina esci con tuo fratello per andare a fare la (seconda per me) colazione in un determinato posto. Metti che questo posto è chiuso. Metti che tuo fratello non ha fatto colazione e risulta scomodo ritornare a casa perché dopo si esce per pranzo. Metti che vicino il posto chiuso c'è una libreria aperta con bar. Come si può continuare la storia?
Siamo andati a fare la (sempre seconda per me) colazione al bar della libreria! Una libreria aperta da poco, che non avevamo mai visitato e che stupisce piacevolmente, anche per i grandi e numerosi divani presenti.
Dopo aver fatto colazione, per trascorrere quell'ora e mezza circa che ci separa dal pranzo, decidiamo di testare anche i divani. Ma li testiamo ovviamente con un libro in mano!
Visto il poco tempo a disposizione, per me ho cercato un libro piccolo, in modo da essere quasi sicura di finirlo in tempo e mi sono ritrovata tra le mani questo piccolo libro di Nick Hornby.
I protagonisti sono una coppia sposata ma ormai in crisi, lei, Elaine, giornalista e lui, Charlie, impiegato in banca che, senza aspettarselo, si ritrova protagonista della rubrica settimanale sul giornale per cui lavora la sua ex moglie! Elaine non ha certo belle parole nei suoi confronti, racconta tutto quello che ha fatto e non ha fatto, con non poco veleno in corpo, anzi in penna! Charlie dovrà affrontare ogni settimana, all'uscita della rubrica, la telefonata della mamma e le chiacchiere dei colleghi, e ammettere anche con se stesso che comunque l'ex moglie scrive molto bene. Nonostante le cattiverie che scrive su di lui, riesce a non essere volgare né sgarbata, come invece risulta essere un giornalista (di un'altra testata) che prova a imitare la sua rubrica dedicata alla ex moglie.
Da queste due rubriche inizierà un incontro, fatto di incastri tra fine settimana impegnati e baby sitter non sempre a portata di mano.
Libro perfetto se avete poco tempo, scritto bene, scorrevole, piacevole e una trama divertente nello stile di Hornby, e si lascia anche spazio alla fantasia del lettore per una sua probabile conclusione della storia.
Oltre a molti spunti di riflessione, mi ha lasciato anche un ben preciso messaggio: mai far arrabbiare un/una giornalista!

mercoledì 29 ottobre 2014

Sopravvivere alla tempesta

Solo gli inquieti sanno com'è difficile sopravvivere alla tempesta e non poter vivere senza.
Emily Brontë via ironiaterminale

lunedì 27 ottobre 2014

L'universo come spazio limitato

Nonostante la supplenza ultraprecaria che sto portando avanti in questo periodo sia dedicata alla matematica, a volte con gli studenti si finisce a parlare di fisica, e così ecco all'improvviso spuntare fuori una discussione sull'universo finito/infinito. Spulciando tra "The meaning of relativity" di Einstein (magari presto vi spiegherò anche perché) ho trovato la seguente argomentazione sulla necessità di un universo finito:
Così possiamo presentare le seguenti argomentazioni contro il concetto di un universo a spazio infinito, e in favore del concetto di uno a spazio limitato:
1. Dal punto di vista della teoria della relatività, la condizione per una superficie chiusa è molto più semplice della corrispondente condizione al contorno all'infinito della struttura quasi euclidea dell'universo.
2. L'idea che espresse Mach, che l'inerzia dipende dall'azione reciproca dei corpi, è contenuta, in prima approssimazione, nelle equazioni della teoria della relatività; segue da queste equazioni che l'inerzia dipende, almeno in parte, dall'azione reciproca tra le masse. Così come è un assunto insoddisfacente porre che l'inerzia dipende in parte dall'azione reciproca, e in parte da una proprietà indipendente dello spazio, l'idea di Mach guadagna in probabilità. Ma questa idea di Mach corrisponde solo a un universo finito, limitato nello spazio, e non a un universo infinito quasi euclideo. Da un punto di vista epistemologico è più soddisfacente avere le proprietà meccaniche dello spazio completamente determinate dalla materia, e questo è il caso solo di un universo limitato in spazio.
3. Un universo infinito è possibile solo se la densità media della materia nell'universo va a zero. Sebbene un tale assunto sia logicamente possibile, è meno probabile dell'assunto che ci sia una densità finita di materia nell'universo.

domenica 26 ottobre 2014

Il (non) carnevale della fisica #2

Il premio Nobel venne assegnato per la prima volta nel 1901 a seguito delle ultime disposizioni testamentarie di Alfred Nobel, chimico e filantropo nonché inventore della dinamite.
Il premio è diventato ben presto uno dei più prestigiosi al mondo e, nell'ambito della fisica, il primo a riceverlo fu lo scopritore dei raggi X, il tedesco Wilhelm Conrad Röntgen
in riconoscimento dello straordinario servizio reso per la scoperta delle importanti radiazioni che in seguito presero il suo nome
Restando nell'ambito della fisica, il primo italiano a vincere il riconoscimento è stato, nel 1909, Guglielmo Marconi, insieme con Karl Ferdinand Braun
in riconoscimento del loro contributo allo sviluppo della telegrafia senza fili
L'ultima volta che l'Italia si è affacciata sul Nobel per la fisica è stato invece nel 2002 con Riccardo Giacconi
per i contributi pionieristici all'astrofisica, che hanno portato alla scoperta di sorgenti cosmiche di raggi X
Mentre il Nobel dello scorso anno è stato un telefonatissimo riconoscimento a Peter Higgs e François Englert come conseguenza della scoperta del bosone di Higgs, quest'anno sono stati premiati i tre giapponesi che sono riusciti a sviluppare il led blu, Isamu Akasaki, Hiroshi Amano, Shuji Nakamura.
E' a loro che è dedicata la prima parte del secondo (non) carnevale della fisica:

Tesla accanto a una lampadina a fosforescenza
Iniziamo con Stefano Dalla Casa su Zanichelli Aula Scienza: Il Nobel per la fisica ai LED blu
Centinaia di esperimenti falliti dopo, e vere e proprie crisi professionali (la società aveva ordinato a Nakamura di lasciar perdere i diodi, ma questi continuò nel suo tempo libero), agli inizi degli anni Novanta il mondo ha avuto i primi LED a luce blu, spianando la strada ai LED a luce bianca e quindi alla rivoluzione dell'illuminazione che vediamo procedere sotto i nostri occhi.
Quindi Cristina Da Rold per Oggi scienza con Il Nobel per la fisica ai tre giapponesi "che hanno illuminato il mondo"
Mai come oggi il sole nascente che distingue la bandiera giapponese potrebbe essere più calzante per rappresentare il paese. Il Nobel per la fisica 2014 l’ha vinto letteralmente la luce proveniente dal Giappone, nelle persone di Isamu Akasaki, Hiroshi Amano e Shuji Nakamura, tre scienziati nipponici che si sono distinti per le loro ricerche nell'ambito dello studio della luce, in particolare "per l'invenzione di efficienti diodi emettitori di luce blu che hanno sviluppato le fonti di luce bianca luminosa e a risparmio energetico."
E infine Andrea Bersani per Scientificast con Una nuova luce che vale il Nobel
I LED esistono da oltre cinquant'anni: un LED è un piccolo dispositivo a semiconduttore che, quando è attraversato da corrente, emette luce ad una precisa lunghezza d’onda (e quindi di un determinato colore). Era stato relativamente semplice creare LED che emettessero luce rossa, poi verde, ma il blu era più difficile da ottenere. L'importanza di completare il terzetto, però, era fondamentale: l'occhio umano recepisce luci rosse, verdi e blu, per cui, con tre LED di questi colori si può produrre una luce tale da sembrare "naturale" per l’uomo.

venerdì 24 ottobre 2014

L'Italia che vince!

E' un periodo che, per vari motivi, mi perdo informazioni. Per fortuna ci sono e-mail e newsletter che informano, e così accade anche per i risultati della spedizione italiana alle Olimpiadi Internazionali dell'Astronomia che dal Kirghizistan, sede della competizione, tornano con tre medaglie, un oro e due bronzi, festeggiati persino da Samantha Cristoforetti su twitter. Veniamo, però, al comunicato stampa inviatomi da Stefano Sandrelli:
Sono tre, i premi vinti quest'anno dalla squadra italiana che ha partecipato alla XIX edizione delle Olimpiadi Internazionali di Astronomia: un oro nella categoria senior per Pasquale Miglionico del Liceo Scientifico Statale "Federico II di Svevia" di Altamura (BA) e due bronzi nella categoria junior, per Mariastella Cascone del Liceo Scientifico Statale "Galileo Galilei" di Catania e per Giuseppe Gurrisi del Liceo Scientifico Statale "Elio Vittorini" di Francofonte (SR). Non era mai successo, negli oltre dieci anni di partecipazione, che il medagliere della squadra italiana fosse così ricco.
La Gara internazionale si è svolta in Kirghizistan dal 12 al 21 ottobre, in presenza di numerose autorità fra cui il Presidente del consiglio in carica che ha aperto la cerimonia di inaugurazione. Oltre che dai tre vincitori, l’Italia era rappresentata da Luca Latella del Liceo Scientifico Statale "Leonardo da Vinci" di Reggio Calabria e da Giacomo Santoni del Liceo Scientifico Statale "Galileo Galilei" di Macerata. I cinque partecipanti erano accompagnati da Giuseppe Cutispoto e da Paolo Romano, dell'INAF-Osservatorio Astrofisico di Catania. La squadra tricolore si è battuta con altri 74 ragazzi provenienti da 16 nazioni per aggiudicarsi l’ottimo risultato. I partecipanti, tutti tra i 14 e i 17 anni, si sono cimentati in tre prove olimpiche (teorica, osservativa e pratica) di notevole difficoltà in cui, tra le altre cose, hanno dovuto stimare le stelle più luminose visibili nel cielo tra 13000 anni, calcolare la massa di un buco nero supermassiccio al centro di una galassia e dimostrare la propria abilità nell'uso di un telescopio.

mercoledì 22 ottobre 2014

Martin Gardner

Come ha ricordato Maurizio Codogno è stato il centenario di Martin Gardner. Recupero oggi con la traduzione di un articolo di David Singmaster uscito su "Nature" nel 2010 come ricordo per la figura di riferimento che ha rappresentato per moltissimi lettori, amanti della matematica e matematici professionisti.
Dalla metà degli anni '50 fino ai primi anni '80 del XX sexolo, probabilmente la più nota sezione di Scientific American è stata Mathematical games di Martin Gardner. Come riconoscimento del suo successo, tre eminenti matematici dedicarono il loro libro del 1982 Winning Ways for Your Mathematical Plays a Gardner, che, scrivevano, "ha portato più matematica a milioni di chiunque altro". Eppure Gardner non era un matematico. La sua unica laurea era in filosofia.
Gardner, morto il 22 maggio [2010] all'età di 95 anni, era nato a Tulsa, in Oklahoma, da una madre metodista e un padre geologo. Si è avvicinato alla matematica, alla scienza, alla magia e alla scrittura sin da giovanissimo, e pubblicò una New color divination (una divinazione a colori) in un giornale di magia già a 16 anni. Voleva andare al California Institute of Technology a Pasadena, ma negli anni '30 l'ingresso al Caltech richiedeva innanzitutto il completamento di due anni in una scuola di arti liberali. Invece, Gardner andò all'Università di Chicago nell'Illinois e studiò filosofia, laureandosi nel 1936.
Dopo vari lavori, incluso l'assistente al monitoraggio del petrolio per il Tulsa Tribune, e dopo quattro anni in marina, Gardner ritornò a Chicago e iniziò a scrivere brevi storie per l'Esquire, spendendo la maggior parte del suo tempo libero a inventare, dimostrare e vendere trucchi magici. Nel 1947, trovò posto a New York come editor dell'Humpty Dumpty, una rivista per ragazzi, e nello stesso anno scrisse un articolo sulle macchine logiche per Scientific American.
Nei primi anni '40, quattro laureandi di Princeton, tra cui Richard Feynman, avevano trovato il modo di piegare una striscia di carta in un esagono che poteva poi essere manipolata per mostrare diverse facce esagonali. Gardner sentì parlare di questi 'flexagoni' e guidò fino a Princeton per parlare con i due studenti che erano ancora lì. Il suo articolo sui flexagoni è stata accettata da Scientific American per l'edizione del dicembre 1956, e, grazie a ciò, nel numero successico, Gardner iniziò la sua rubrica Mathematical games con un articolo sui quadrati magici. Le sue lacune in matematica formale si rivelarono il suo punto forte: lavorare lentamente e con attenzione sulle idee lo ha aiutato nello spiegarle.

Martin Gardner

martedì 21 ottobre 2014

Inflazione infinita e fine del tempo

Come saprete i dati di BICEP che sembrava dovessero confermare l'inflazione cosmica e le onde gravitazionali primordiali hanno subito una verifica negativa. Come spiegano molto bene Amedeo e Sandro, l'interpretazione dei risultati è stata completamente ribaltata dalle analisi di Planck.
Uno degli aspetti che, con quell'annuncio di metà aprile, non avevo trattato ma che mi sarebbe piaciuto era la questione dell'inflazione infinita. Questa ipotesi teorica venne introdotta da Alan Guth e altri fisici, in particolare su Eternal Inflation(1):
Viene riassunto il funzionamento di base dei modelli inflazionistici, insieme con gli argomenti che suggeriscono fortemente che il nostro universo è il prodotto dell'inflazione. Si sostiene che essenzialmente tutti i modelli inflazionistici portano a una (futura) inflazione eterna, che implica che un numero infinito di universi tascabili verranno prodotti. Anche se gli altri universi tascabili non sono osservabili, la loro esistenza ha comunque conseguenze per il modo in cui valutiamo le teorie ed estraiamo conseguenze da esse. E' discussa, ma non definitivamente risolta, la questione se l'universo abbia avuto un inizio. Appare probabile, tuttavia, che gli universi eternamente inflazionati richiedono un inizio.
Ci sono molte osservazioni che confermano, o che comunque si accordano sia con la teoria del Big Bang, sia con l'inflazione cosmica: in un certo istante subito dopo la prima espansione dell'universo, lo spazio tempo ha sperimentato una rapida espansione, superiore alla velocità della luce. La leggera anisotropia della radiazione cosmica di fondo (e in parte anche l'assenza del monopolo magnetico) sono prove a supporto dell'inflazione cosmica.
L'ingrediente di base dell'inflazione eterna (o infinita) è l'ipotetica esistenza di materia gravitazionalmente repulsiva, che è instabile e decade secondo una legge esponenziale. In ogni processo di decadimento, il volume di questo tipo di materia aumenta invece di diminuire e produce una serie infinita di universi tascabili(1, 2):
In Cosmology from the Top Down, un seminario presentato al Davis Inflation Meeting nel 2003, Stephen Hawking esprime alcune criticità riguardo l'ipotesi dell'inflazione infinita:

lunedì 20 ottobre 2014

Paradosso cosmico

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Come tutti i generi, anche la fantascienza in ultima analisi è interessata a parlare dell'essere umano. In particolare, come ricorda Isaac Asimov, parla dell'essere umano contemporaneo, nascondendo il messaggio dietro una rappresentazione meravigliosa, dietro un sense of wonder dovuto a progressi scientifici inimmaginabili.
I due progressi scientifici che muovono la maggior parte della fantascienza (non sono gli unici, per fortuna), sono i viaggi interplanetari e i viaggi nel tempo. In quest'ultimo filone, il romanzo più noto è indubbiamente La macchina del tempo (1895) di George Wells, ma non è il primo viaggio nel tempo letterario propriamente detto. In effetti nel Mahabharata, testo mitologico indiano, viene raccontata la storia del re Revaita, che viaggia in molti mondi fino a raggiungere Brahma il creatore: una volta tornato a casa, scoprì che nel frattempo sulla Terra erano trascorsi centinaia di anni. Come scrive Bertil Falk, aveva evidentemente innescato una dilatazione del tempo einsteiniana(9).

Auguste Blanche
Questa sorta di intuizione sulla dilatazione temporale non venne più utilizzata fino all'arrivo della teoria della relatività (in effetti in Rip van Winkle il protagonista non viaggia, ma si addormenta, e in ogni caso finisce nel futuro), mentre i paradossi temporali non attesero certo la teoria di Einstein per entrare in letteratura. Ad esempio nel 1846 il romanziere svedese August Blanche da alle stampe il racconto 1846 och 1946 (1846 e 1946), dove il protagonista, un archeologo, Bautastenius, si ritrova proiettato 100 anni nel futuro dalla dea della verità. Qui incontra suo nipote, persona antipatica, che gli rivela che il nonno paterno, risposatosi, era impazzito credendosi un grande archeologo, tanto da farsi mummificare. Così nel 1946 erano presenti contemporaneamente un Bautastenius viaggiatore del tempo e un Bautastenius mummificato. Tornato nel suo tempo, fu tanta e tale l'antipatia verso il nipote, che il nostro eroe decise di modificare il futuro, al punto da acconsentire alle nozze della figlia con il fidanzato e da non volersi più risposare, in modo da non generare l'odiato nipote(9).
Questo di Blanche è un paradosso tutto sommato innocuo: l'intervento nel passato ha modificato solo la vita del protagonista e dei suoi parenti più stretti. E' un proto-paradosso della conoscenza: David Deutsch e Michael Lockwood utilizzano questo nome(5) per sintetizzare paradossi tipo La scoperta di Morniel Mathaway di William Tenn, racconto radiofonico per la NBC trasmesso il 17 aprile 1957, dove il pittore Mathaway ottiene un grandissimo successo grazie a un critico d'arte del futuro che, in maniera incidentale, gli porta un catalogo con i suoi quadri, che ovviamente il pittore provvederà a ricopiare. E' un po' come se uno studente del futuro tornasse indietro nel tempo con la teoria della relatività generale per farsela firmare da Einstein prima che questi la scopra, permettendo ad Einstein di imparare la teoria della relatività e non di scoprirla. Nonostante il risultato sia identico, il processo nel suo complesso suonerebbe fortemente sbagliato.
In effetti questo genere di paradosso può essere considerato come una sorta di loop temporale, concetto che gioca un ruolo fondamentale in Paradosso cosmico di Charles Harness, chimico e avvocato, che scrive il suo romanzo per arrotondare lo stipendio nei ritagli di tempo concessigli dal lavoro.
Il risultato è sicuramente pregevole, al livello della miglior fantascienza che può venirvi in mente, mentre il protagonista, Alar, membro della Società dei Ladri, viene sviluppato nel solco della tradizione dei personaggi di Alfred Elton Van Vogt o dell'Hedrock l'immortale di Robert Heinlein. Rispetto, però, ai personaggi di Van Vogt e di Heinlein, Alar sembra velato da una qual certa malinconia, mentre l'intera vicenda è gravata da un forte senso di inevitabilità. Il ladro, infatti, che insieme alla sua società combatte per la liberazione del genere umano dalle società distopiche presenti sul pianeta, è bloccato all'interno di un loop temporale, vittima di un viaggio nello spazio conclusosi male.
Il concetto di loop temporale, però, che in un certo senso accomuna i due romanzi di Blanche e Harness, dal punto di vista scientifico non sarebbe possibile concepirlo senza il lavoro in particolare del logico e matematico Kurt Godel.

sabato 18 ottobre 2014

Hideout

Ad attirarmi sono stati innanzitutto i disegni: precisi e dettagliati, giocano moltissimo con i bianchi e i neri. Sono infatti opportunamente luminosi nelle scene cittadine, le più tranquille, e sono pesantemente bui nelle scene ambientate nel bosco o nella prigione sotterranea dove si trovano i protagonisti della vicenda, una coppia di giovani in crisi coniugale alla ricerca, apparentemente, di una soluzione ai loro problemi.
In un fumetto dell'orrore, ad ogni modo, la parte grafica ha certamente un peso fondamentale nell'attirare e incuriosire il lettore, e in questo Hideout colpisce sicuramente nel segno. D'altra parte un buon horror si regge anche su una storia che riesca a convincere definitivamente il lettore all'acquisto e poi a leggere avidamente senza doversene pentire. E Masasumi Kakizaki direi che riesce nell'intento con una storia alla Dario Argento, diremmo noi italiani, dove alla fine le differenze tra il mostro letterario, per così dire, ovvero il pazzo che si aggira tra le gallerie di un'isola turistica non meglio identificata, e il mostro reale, Seiichi Kirishima, un uomo in grado di rovinare il suo matrimonio un pezzettino alla volta fino ad arrivare alla decisione finale di uccidere la moglie, si sfumano a vicenda, combinandosi e completandosi perfettamente. In fondo ciascuna delle due storie, la leggenda di un mostro che si aggira per le caverne di un'isola divorando le sue vittime, e i tormenti di un marito che vuole uccidere la moglie che lo opprime, fanno parte di due generi, l'horror e il noir, che non sono troppo distanti tra loro, quando scritti bene: entrambi, nelle mani di abili scrittori, hanno come obiettivo quello di scavare nell'animo umano e di mettere alla luce gli orrori reali che esso nasconde, in forma allegorica o metaforica il primo, in forma crudelmente reale il secondo. E questo, in ultima analisi, è riuscito benissimo a Kakizaki.

venerdì 17 ottobre 2014

I macachi del giappone

Vi parlerò di due isole, Kojima, la più grande, e Torishima, per metà nascosta dietro l'altra. Entrambe ospitano branchi di macachi selvatici. Ci fu un tempo in cui l'intera isola di Kyushu pullulava di queste scimmie, tuttavia in seguito all'invasione dell'uomo ne sono rimasti solo pochi gruppi sporadici, perlopiù su isolette remote come queste. Le scimmie locali sono le meno influenzate dall'uomo e, in quanto tali, oggetto di studi approfonditi da parte dei ricercatori.
Qualche anno fa, le scimmie di Kojima hanno fatto notizia in giro per il mondo (per quanto ciò sia possibile a delle scimmie) quando si scoprì che le femmine stavano insegnando agli esemplari più giovani a sciacquare il cibo dalla sabbia prima di mangiarlo. Cosa che le scimmie di Torishima, invece, non facevano. Era perciò evidente che non si trattasse di un caso d'istinto, bensì di apprendimento, un concetto che si era sempre pensato appartenesse esclusivamente al mondo degli umani. Poi a un tratto, incredibilmente, le scimmie dell'isola di Torishima cominciarono a lavare anche loro il cibo!
Questo mandò in visibilio il mondo accademico, e intere squadre di ricercatori giunsero sul posto. Com'era possibile che una caratteristica sociale tanto rara potesse improvvisamente comparire in due aree geografiche ben distinte? Dipendeva forse da un allele recessivo specifico per il "lavaggio del cibo" che era sceso in campo soltanto ora? Forse le scimmie di Torishima erano riuscite a sbirciare cosa accadeva dall'altra parte del mare e, in qualche modo, avevano capito cosa stavano facendo le altre e le avevano imitate? Forse era una specie di comunicazione extrasensoriale tra scimmie? Oppure siamo stati testimoni di un raro salto da uno stadio evolutivo all'altro? Più si avanzavano teorie, più l'enigma sembrava irrisolvibile. Qualcuno chiese ai pescatori locali che cosa ne pensassero. "Be'," risposero i pescatori "le scimmie si spostano a nuoto da un'isola all'altra. Può darsi che ciò significhi qualcosa."
E fu così che le Scimmie Nuotatrici di Kojima furono smascherate. Il mistero dei primati telepatici era stato svelato. Naturalmente, la cosa era risaputa in tutta la regione, ma gli esperti di Tokyo ci avevano impiegato una vita ad accorgersene.
Era la prima volta che vedevo delle scimmie senza che ci fosse in mezzo una gabbia. Proprio come le scimmie degli zoo, camminavano sulle nocche, e avevano l'aria di puzzare allo stesso modo. Le osservai per qualche minuto, e ne ricavai ben presto una mia importante considerazione sociale: le scimmie sono piccole creature penose e bastarde. Passano la vita a mordersi, a urlare e a infastidirsi a vicenda. Lì era un continuo riaffermarsi di gerarchie, dal capo vecchio e burbero, che si aggirava per la spiaggia in cerca di scimmie più piccole da terrorizzare, ai più giovani presi di mira da tutti. I rapporti sociali che non implicassero crudeltà o intimidazioni erano estremamente ridotti; era evidente che anche gli esemplari intenti a spulciarsi a vicenda si lasciassero andare a pettegolezzi e malignità sui loro simili.
da Autostop con Buddha di Will Ferguson, trad. Claudio Silipigni
foto di Ryan Newburn

mercoledì 15 ottobre 2014

Un sorriso

Soddisfazioni: quando torni a casa con il sorriso di un ragazzo che, nonostante la tarda sera, e' contento per essere riuscito a trovare mcm ed MCD. Tutto il resto e' un contorno di cui forse potremmo anche fare a meno.

domenica 12 ottobre 2014

Batman e Joker: tra Moore e Morrison

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E' partito lo Speciale per i 75 anni di Batman. Anche in questo caso ho partecipato con grande entusiasmo scrivendo un lungo articolo dedicato al Joker, l'avversario per eccellenza di Batman. In questo estratto (con alcune parti che ho tenuto fuori dall'articolo, centrato sul Joker), vi propongo un breve esame su due delle più importanti visioni sul folle clown del crimine, come lo definì durante la silver age il grande Dennis O'Neil.
The Killing Joke
Alan Moore riteneva e continua a ritenere The Killing Joke un'opera minore nella sua produzione. A tal proposito, infatti, affermò
Non sta dicendo nulla di molto interessante.
Nonostante questa opinione da parte del suo stesso autore, The Killing Joke costituisce un punto di riferimento importante nella caratterizzazione del Joker, risultando un primo e abbastanza riuscito tentativo di sintetizzare le varie anime incarnate dal personaggio nel corso della sua storia editoriale.
Per portare a termine con successo questo obiettivo, Moore partì da Detective Comics #168, storia che introdusse, con una operazione di retrocontinuity, il Cappuccio Rosso nelle origini del Joker: nessuno aveva mai realmente esplorato quell'aspetto del passato del pericoloso assassino, diventando così un punto di partenza ideale per un autore che, come Alan Moore, aveva basato buona parte dei suoi successi su una caratterizzazione realistica dei personaggi.
Per raggiungere questo obiettivo, lo scrittore di Northampton, utilizzando le nuove teorie della psicologia criminale, cerca di comprendere le ragioni intime della follia del Joker, descritto prima della trasformazione come uno dei tanti piccoli abitanti della grande città con un sogno nel cassetto e una famiglia cui non si sente all'altezza. E' un uomo sconfitto, deluso, depresso, che si lascia trascinare dagli eventi mentre il mondo gli cade addosso.
Quando emerge dalle sostanze chimiche nelle quali si è gettato per sfuggire a Batman, negli attimi prima di ridere ossessivamente, il Joker resta sospeso, quasi in contemplazione, forse arrivando alla consapevolezza che lo farà impazzire ben più delle stesse sostanze chimiche cui è entrato in contatto:
E' tutto uno scherzo. Tutto ciò per cui si combatte o si vive... è una barzelletta mostruosa e demente!
E allora... perché non vedi il lato comico?
Perché non ridi?
Ecco una delle motivazioni dell'ultimo attacco a Gordon e Batman descritto da Moore: sparare a Barbara, futura Oracolo, torturare Gordon fin quasi alla follia, spingere il Cavaliere Oscuro ad affrontarlo in un luna park abbandonato costellato di trappole. Tutto per strappare una risata, e soprattutto per dimostrare un concetto:
Basta una giornataccia, per trasformare l'uomo più sano del mondo in uno svitato!
Ecco quanto disto dal mondo: solo una giornataccia!
Batman, però, non è d'accordo:
Forse è sempre stata colpa tua!
A supporto di ciò, porta Gordon, che nonostante tutto è riuscito ad aggrapparsi alla sua stessa sanità mentale, che invita Batman a non commettere sciocchezze:
Dobbiamo fargli vedere che la nostra strada funziona!
grida un Gordon nudo e psicologicamente prostrato alla volta del Crociato incappucciato.
E questa frase diventa un mantra, la chiave per leggere il finale ambiguo della storia in un senso positivo: secondo Grant Morrison, ultimo di una lunga schiera, in una chiacchierata "radiofonica" con Kevin Smith, alla fine della conviviale risata Batman uccide Joker, eppure contro questa interpretazione non solo va il giudizio di Moore, ma anche due dettagli interessanti. Da un lato c'è una rappresentazione di Batman abbastanza granitica, quasi superficiale come rappresentante della legge e dell'ordine. Manca qualunque dramma interno per la morte dei genitori, ma viene quasi utilizzato da Moore come una rappresentazione malleabile dei dolori delle vittime del Joker. Dall'altro, se ci si sofferma sul titolo, ci si può rendere conto che lo sceneggiatore britannico non sta uccidendo il barzellettiere (joker), ma la barzelletta (joke): non è un caso che il Joker paragona il mondo a una comica, e questo rende, allora, proprio il criminale l'uccisore della barzelletta, il vero e unico assassino in una storia dove non è realmente morto nessuno.

sabato 11 ottobre 2014

Visualizzare MCD, mcm con i diagrammi di Venn

Il passo successivo alla scomposizione dei numeri è utilizzarla con lo scopo di determinare il massimo comun divisore e il minimo comune multiplo di due o più numeri. La regole sono semplici: nel primo caso, l'MCD è costituito dal prodotto dei fattori primi comuni presi con la potenza più piccola; nel secondo caso, l'mcm è costruito con il prodotto di tutti i fattori primi, comuni e non, presi con la potenza più grande. L'altra sera, mentre spiegavo queste cose alla classe, mi viene in mente di utilizzare i diagrammi di Venn per rendere più semplice la comprensione e determinazione di MCD ed mcm. Innanzitutto si rappresenta ciascun numero come l'insieme dei suoi fattori. Quindi si rappresentano i due insiemi, mettendo nell'intersezione i fattori comuni. Fatto questo l'intersezione darà quindi l'MCD, mentre l'unione l'mcm:

Questo particolare metodo grafico è molto utilizzato, soprattutto se si cerca in inglese. Eccovi, infatti, una raccolta minimale di post e pdf dedicati al metodo:
The Venn Diagram Method for Greatest Common Factors and Least Common Multiples
Models for Multiples and Factors
Greatest Common Factor in Venn Diagrams, con esercizi (pdf) Una immagine simile allo schema che ho proposto ai miei studenti (e che trovate nelle segnalazioni precedenti) si trova anche su en.wiki, mentre sul volume 5, numero 1, del Louisiana Association of Teachers of Mathematics Journal compare un vero e proprio articolo dedicato: Greatest Common Factors and Least Common Multiples with Venn Diagrams (pdf) di Stephanie Kolitsch e Louis Kolitsch

venerdì 10 ottobre 2014

Insegnanti per la pace

Il Nobel per la Pace 2014 è stato assegnato a Kailash Satyarthi e Malala Yousafzai, insegnanti e attivisti per i diritti dei bambini,
per la loro lotta contro l'oppressione di bambini e ragazzi e per il diritto all'istruzione di tutti i bambini

giovedì 9 ottobre 2014

Aggiornamento precario

Aggiornamento da INPS, precari e coccodé:
Nel 2014 numerosi ex co.co.co., attualmente precari e/o disoccupati, si sono visti recapitare a casa una lettera dell’Inps con la quale si chiedeva la restituzione delle indennità di disoccupazione "una tantum" per collaboratori "erroneamente" erogate in precedenza (mediamente circa 4.000 euro). L'una tantum infatti esclude inspiegabilmente i collaboratori del pubblico impiego, ma a causa di una norma confusa e di dubbia interpretazione alcune sedi Inps negli anni passati hanno erogato il beneficio anche a tali lavoratori.
(da #nonscherziamo con l'una tantum ai precari)
Il lavoro è uguale per tutti, ripete Anna Fedeli, e gli ammortizzatori sociali dovrebbero essere estesi a tutti, indipendentemente dalla tipologia contrattuale. Conclude così Fedeli: certe tipologie contrattuali iperprecarie, a dispetto dell’opinione comune, sono molto diffuse nel pubblico impiego, a partire dalla scuola, università, accademie e nei conservatori e noi ne chiediamo l’abolizione.
Queste esigenze emergono ancora di più nel corso della conferenza stampa dalle due lavoratrici precarie intervenute per raccontare la loro storia: c'è Lorella Gabriele, assegnista precaria che, vedendosi rifiutato il diritto ad accedere all'una tantum, ha fatto ricorso e dopo anni si è vista recapitata una lettera in cui le veniva chiesto di restituirli tutti, e senza sconti, quei soldi. C'è Francesca Marsico, che a nome di tutti i suoi colleghi pugliesi, racconta la stessa identica storia di lavoratori che sono rimasti all'improvviso senza lavoro e senza indennità. All'arrivo delle famose lettere entrambe hanno detto no a quest'assurdità e si sono rivolte ai sindacati: solo la CGIL ha risposto. E solo la FLC CGIL adesso, insieme a NIdiL ha vinto una battaglia: quella di vedere sospese dall'Inps le richieste di rimborsi.
(da #nonscherziamo: la conferenza stampa)
Lorella, precaria dell'Università della Calabria, ha anche partecipato ad Agorà su Rai Tre. Potete rivederla andando avanti fino a un'ora e 45 minuti circa (qualche secondo prima, in effetti).

mercoledì 8 ottobre 2014

Giulia 1300 e altri miracoli

Le vicende di questo romanzo vedono protagonisti tre perfetti sconosciuti che stanno trascorrendo un periodo difficile: Diego ha appena perso il padre, Claudio si è separato dalla moglie e sta facendo fallire la ditta di famiglia, Fausto vende orologi (fasulli) in TV e rischia di essere picchiato ogni volta che qualche cliente gabbato lo riconosce.
Vogliono tutti e tre cambiare un po' le cose, e rispondono ad un annuncio sulla vendita di un casale, dove si incontrano tutti e tre per la prima volta. Il casale corrisponde esattamente alla descrizione dell'annuncio, e mentre si chiedono dove sta l'inghippo (il casale è molto bello e invitante), l'agente immobiliare li informa che il prezzo sull'annuncio è sbagliato, il casale in realtà costa molto di più.
Così, Claudio, Diego e Fausto, seduti al tavolino di un bar, decidono di unire le forze e comprare il casale in società, per fare un bell'agriturismo.
Si rimboccano le maniche e iniziano i lavori di ristrutturazione, iniziando così a conoscersi e ad affrontare i primi piccoli screzi. Per la buona riuscita del lavoro si unisce a loro un "amico" di Fausto, che li aiuterà sia economicamente ma soprattutto fisicamente, con la sua forza e la sua praticità. Nel frattempo si uniranno a loro anche tre ragazzi africani, che aiuteranno questo strano gruppo di amici a concludere i lavori. Arriverà anche una ragazza, che con il suo tocco di femminilità renderà gli ambienti più ospitali e la cucina migliore.
Raccontata così sembra una bella storia a lieto fine, ma prima di arrivare alla fine del libro entreranno nella storia in modo un po' anomalo anche un camorrista, Vito, e la sua Giulia 1300, la cui radio riuscirà a far conoscere l'agriturismo e renderà ancora più piacevole il soggiorno degli ospiti. Vito non sarà l'unico camorrista presente in questo racconto ma ne arriveranno degli altri che renderanno meno noioso il lavoro nell'agriturismo.
Un bel libro, simpatico, divertente, a tratti un po' surreale, ma con un fondo di verità che lascia un po' di amaro in bocca.
La fine per me è stata un po' inaspettata, e a mio parere non può chiamarsi davvero fine. Lascia un po' sperare in una continuazione della storia. E forse questa continuazione possiamo darla noi con la nostra fantasia e i nostri desideri.


Manca un poco di blu


Illustrazione realizzata con SketchBookX
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Una delle prime classificazioni che si apprendono quando si inizia a studiare il comportamento della materia di fronte all'elettricità è quella tra conduttori e isolanti: un conduttore è un materiale che permette facilmente il passaggio delle cariche elettriche, un isolante, invece, lo impedisce (o lo rende difficoltoso). E' possibile caratterizzare questi due generi di materiali attraverso le caratteristiche fisiche degli atomi che li compongono. Sappiamo, infatti, che un atomo è caratterizzato dall'avere un nucleo positivo con intorno nuvole di elettroni che ruotano intorno ad esso: a caratterizzare un materiale è proprio il comportamento degli elettroni più esterni, quelli della "banda" esterna. Le bande energetiche di ogni atomo sono, d'altra parte, caratterizzate da proprietà specifiche: esistono infatti le bande di valenza, dove si trovano gli elettroni utilizzati nei legami chimici, e le bande di conduzione, dove si trovano gli elettroni liberi di muoversi, i "cani sciolti" dell'atomo, utilizzati per i legami ionici. E', spero, semplice allora caratterizzare un materiale conduttore come quello i cui atomi presentano elettroni sia nella banda di valenza, sia in quella di conduzione, mentre un materiale isolante è caratterizzato dall'avere piena solo la banda di valenza.
Ora, nella teoria delle bande, la probabilità che un elettrone occupi una data banda è data dalla distribuzione di Fermi-Dirac: questo vuol dire che esiste comunque una probabilità non nulla che in un isolante un elettrone di valenza venga promosso a elettrone di conduzione, ma è estremamente bassa a causa della grande differenza energetica tra i due livelli. Esiste, inoltre, un livello energetico detto livello di Fermi che, mentre nei conduttori si trova all'interno della banda di conduzione, negli isolanti si trova tra le due bande, di conduzione e valenza, permettendo a un elettrone di valenza di saltare più facilmente nella banda di conduzione.

martedì 7 ottobre 2014

Ritratti: Carlo Rubbia

Il modo migliore per aspettare il #Nobel per la #Fisica 2014
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In quel giorno di 30 anni fa (stiamo parlando della seconda settimana di ottobre del 1984) ero, quasi sicuramente, a scuola. Sarà stata la terza elementare e ancora la fisica non era una mia passione. Certo iniziavo bene: quando la maestra chiese cos'era lo spazio, io pensai immediatamente all'universo, ma la domanda non era riferita a quello "spazio", ma a un altro, quello di tipo geometrico. Però non è su quei ricordi che bisogna indulgere, ma su una foto particolare, quella in cui Carlo Rubbia e Simon van der Meer, con due calici, presumibilmente di vino, in mano festeggiano l'annuncio del Nobel per la Fisica
per i loro decisivi contributi al grande progetto che ha guidato la scoperta delle particelle di campo $W$ e $Z$, mediatori dell'interazione debole
La storia di questo Nobel, però, inizia 8 anni prima, nel 1976. In quell'anno, infatti, inizia a operare SPS, il sincrotrone a protoni del CERN originariamente progettato per accelerare le particelle fino a un'energia di 300 GeV.
Quello stesso anno David Cline, Carlo Rubbia e Peter McIntyre proposero di trasformare l'SPS in un collisore di protoni-antiprotoni, con i fasci di protoni e antiprotoni che ruotavano uno opposto all'altro nello stesso tubo per collidere frontalmente. Questo avrebbe permesso energie nel centro di massa in un intervallo tra i 500 e i 700 GeV.(1)
D'altra parte gli antiprotoni vanno in qualche modo raccolti. Il fascio corrispondente venne allora
(...) statisticamente raffreddato nell'accumulatore di antiprotoni a 3.5 GeV, ed è qui che l'esperienza di Simon Van der Meer e collaboratori gioca un ruolo decisivo.(1)