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giovedì 9 gennaio 2014

Un'altra scuola è possibile

Una scuola elementare e media democratica antiautoritaria via Scuola Libertaria
La foto è il soffitto della sala insegnanti del Liceo Cavalleri di Parabiago

5 commenti:

  1. Non so...
    Sicuramente le parole dei ragazzi dovrebbero far riflettere parecchi docenti e dirigenti pubblici. Però, da qui a considerare l'esempio di didattica proposto LA strada da percorrere... non credo. Il discorso sarebbe lungo ma in generale trovo 2 grossi punti deboli:
    1) scuola privata = scuola non per tutti (economicamente)
    2) la mancanza di voti/valutazioni

    Se poi ascoltiamo attentamente le parole dei ragazzi, alla fine quasi tutti mettono l'accento su una maggiore "libertà", su più divertimento, su maggiore comprensione e partecipazione anche emotiva dei docenti ecc. Tutte cose che potrebbero avere anche in una scuola pubblica se ai docenti "volenterosi" fosse lasciato maggior spazio di manovra.

    Comunque, ripeto, sicuramente un esempio che dovrebbe far riflettere e da cui prendere alcuni spunti certamente costruttivi per la crescita non solo didattica dei ragazzi.

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  2. Prima di tutto la questione della scuola privata: da una parte ricordo che le scuole private, oltre a pagare gli stipendi degli insegnanti, deve anche pagare le tasse. Tutto questo fa lievitare i costi della scuola privata, ma se la potrebbero permettere tutti se si avesse la buona idea di dire: mandi tuo figlio alla privata? Allora paghi meno tasse perché non contribuisci a quella statale (e così si capirebbe anche quanti pochi soldi vengono mandati alla scuola statale, nonostante le polemiche su degli stipendi tra i più bassi d'Europa, perché non credo che le tasse si abbasserebbero così tanto...).
    D'altra parte, come scrive Scuola Libertaria, le scuole private sono da equipararsi a quelle statali, se non per i costi (le scuole paritarie, però, dovrebbero costare di meno visto che prendono fondi statali), proprio per la didattica e l'approccio educativo.
    Il punto centrale è, come in parte hai compreso, proprio l'approccio didattico, che poi è anche un approccio alla vita, in un certo senso. E' ovvio che è possibile importare questo approccio nella scuola, ma vedo alcuni ostacoli: innanzitutto c'è quello burocratico, nel quale purtroppo sta rientrando anche il voto, che sempre più spesso è visto in toni drammatici e non con il necessario distacco, utile per capire cosa sta accadendo e come intervenire (se si ha voglia, ovviamente); poi c'è la questione delle diverse tipologie di scuole, che non solo propongono materie differenti, ma anche approcci differenti: per la mia breve esperienza un approccio di tipo libertario è molto più semplice da applicare in un liceo che non in un istituto tecnico, forse perché semplicemente il primo tipo di scuola è molto più aperto della seconda. E infine c'è, come avevo già scritto, la troppa importanza che viene data al voto, che genera, sin dai banchi di scuola, una competizione deleteria che è l'esatto opposto del confronto quotidiano tra studenti e insegnanti e studenti e studenti.

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  3. L'argomento è ampio e staremmo qui un bel pezzo a discutere.
    Solo 2 precisazioni sui punti che avevo toccato:

    1) questione scuola privata:
    per come la vedo io (ma posso sbagliarmi) solo una scuola pubblica può garantire parità di diritti. E partendo da questa base, in genere tendo sempre a schierarmi per la scuola pubblica (se pur con i suoi 1000mila problemi) come scelta finale. Questo non significa che non sia favorevole ad una parte di istruzione "distribuita" da scuole private; ma la vedo più come un'eccezione che non una regola. Il discorso economico è sicuramente il collo di bottiglia per quanto riguarda la parità di diritti e non esiste (almeno io non ne sono a conoscenza) scuola privata cui non bisogna pagare una "retta", retta che, anche se non gravata da tasse (come tu proponevi), sarà sempre di molto maggiore delle tasse scolastiche pubbliche. Nel caso specifico della scuola nel video, sarei curioso di sapere quanto pagano le famiglie per mandare li i loro figli.
    In sintesi, prima della didattica, per me è fondamentale l'accesso incondizionato e paritario per tutti, ecco perché il modello DEVE essere pubblico. Poi discutiamo della didattica e li sicuramente le esperienze di scuole private possono insegnare e dare ottimi suggerimenti per migliorare la scuola pubblica; ma cerchiamo di migliorarla, non di eliminarla.

    2) questione voti/valutazioni:
    d'accordo con te: "troppa importanza viene data al voto, che genera, sin dai banchi di scuola, una competizione deleteria che è l'esatto opposto del confronto quotidiano tra studenti e insegnanti e studenti e studenti.". Bon, anche qui, discutiamo sul metodo, ma non pensiamo invece ad eliminare uno strumento fondamentale.
    Chiamiamolo voto, chiamiamola valutazione, chiamiamolo giudizio...
    ma è per me impossibile prescinderne per due motivi:
    a) il docente prima o poi dovrà esprimersi sul rendimento del ragazzo non fosse altro che per stabilire se è in grado o meno di proseguire nel percorso scolastico, o davvero pensiamo che possano essere i ragazzi ad autovalutarsi.
    b) viviamo in una società altamente competitiva dove veniamo ogni giorno "misurati e confrontati"; pensi saranno più preparati a questo i ragazzi che a scuola non vengono "misurati" o quelli che affrontano e reagiscono alle valutazioni in modo più o meno costante durante il percorso didattico?
    È il metodo che eventualmente va cambiato, l'approccio con i ragazzi ecc., non vanno certo eliminate le valutazioni.
    Altra cosa (se vogliamo essere realisti), quando la media (ma anche più) dei ragazzi davvero studia? Quando sa che potrebbe capitargli l'interrogazione o il compito, ovvero quando sa che verrà valutato. Messa così potrebbe sembrare una costrizione, ed in effetti è così che i ragazzi la percepiscono e probabilmente lo è davvero. Ma porta come risultato il fatto che il ragazzo (volente o no) si è messo lì ed ha studiato. Togli i voti e "nella scuola reale" più del 60% dei ragazzi non studieranno. Non dimentichiamoci che "nella scuola reale", la maggior parte dei ragazzi non ha scelto di essere formato, ma in qualche modo è stato obbligato.
    Cambiare, migliorare, non eliminare, questa credo sia la strada da percorrere.

    Chiedo scusa se eventualmente non sono riuscito ad esprime in modo chiaro il mio pensiero e spero di non essere frainteso: nella scuola, non sono per le regole ferree ma neanche per l'eccesso di libertà che probabilmente, vista anche l'età, in generale noi studenti non sapremmo sfruttare al meglio per noi stessi, per la nostra formazione, perché è di quello che stiamo parlando, di formazione e non di una partita a pallone o una passeggiata in montagna.

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  4. 1) Scuola privata: la mia era una provocazione, in ogni caso. Un modo per permettere al cittadino di capire quanto costa la scuola, toccando con mano i costi di una scuola privata, e quanto lo stato ci spende nella scuola pubblica, confrontando i costi (che includono anche le tasse che la scuola paga al governo, ovviamente) con il risparmio in termini di meno tasse che andrebbe a pagare. Così, forse, si avrebbero delle famiglie più consapevoli nel momento del confronto con la scuola e con gli insegnanti. Sono bravi tutti a dire: "Pago le tasse e quindi...", ma se non ti rendi conto di quanto delle tue tasse contribuisce realmente alla formazione di tuo figlio (o del servizio specifico che stai ricevendo), continuerai sempre a lamentarti con le persone sbagliate (insegnanti e impiegati statali in genere).
    2) voti/valutazione: non metto in dubbio il valore del voto. Personalmente penso che si dovrebbero fare esami alla fine di ogni anno scolastico, se non già dalle medie, almeno dalle superiori. Senza contare (e mi ripeto) che il voto è sicuramente utile perché lo studente capisca in quale direzione sta andando, sia in caso di studio quotidiano, sia in caso di studio concentrato.
    Detto questo, ribadisco: è un approccio alla vita e alle cose della vita differente, se si vuole più distaccato e per certi versi più responsabile, che permette anche di affrontare la competizione del mondo senza risultarne, alla fine, schiacciati, o magari schiavi (il che li trasformerebbe anche in pessimi consorti e genitori).
    Per quel che riguarda la scelta di essere formati: non è un caso che, per esempio, mediamente gli studenti delle scuole serali, che hanno scelto di essere formati, cercano di stare più attenti alla lezione e mediamente studiano di più durante il loro tempo libero degli studenti che sono ancora legati all'obbligo scolastico.
    In conclusione: non credo che le scuole private possano insegnare qualcosa a quelle statali, anzi semmai è il contrario! Quelle libertarie invece qualcosa da dire in termini di didattica ce l'hanno di certo.

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  5. 1) non avevo colto la provocazione; sono un po' tardo io ☺
    2) d'accordo sulla necessità di una qualche forma di valutazione e d'accordo di cercarne una quanto meno traumatica possibile il cui scopo sia solo quello di misurare senza per questo "schiacciare" i ragazzi
    3) non 'c'era il punto 3, ma ce lo mettiamo per distinguere:
    sulla didattica e sulle cose che la scuola pubblica può e dovrebbe imparare da altre metodologie ed approcci, sicuramente le scuole "libertarie" potrebbero essere degli esempi da prendere in considerazione per alcuni aspetti importanti della didattica e della formazione personale.

    Grazie per l'interessante chiacchierata.

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