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sabato 5 luglio 2014

Il pittore che visse due volte

La struttura è abbastanza tipica (forse addirittura abusata, almeno secondo alcuni commenti letti in giro sul web), però Chris Paling riesce comunque a utilizzarla bene: ovvero raccontare la vicenda in parallelo tra passato, inizio XX secolo, e presente, inizio XXI secolo.
Nel passato seguiamo le vicende di T.F. Reilly, giovane e talentuoso pittore londinese, probabilmente dallo stile impressionista, almeno se teniamo fede alle descrizioni dei quadri che ne fa Paling, in particolare di quello che muove tutto il romanzo, sia nel passato sia nel presente:
Autunno. Un giardino recintato da un muro grigio, verso fine pomeriggio. Un lampione (a gas, a guardare bene), spento. Colori tenui nel giardino d'autunno. La promessa dell'autunno nelle aiuole spoglie. La malinconia della vita.
Reilly, in effetti, è interessato a catturare le impressioni del momento e a suscitarle, così, in chi guarda le sue tele. E per ripagare il suo amico barista Mountjoy, si lascia convincere da quest'ultimo prima a organizzare una mostra nel suo caffè, quindi a invitare presso il suo appartamento il famoso critico Gower, che era stato favorevolmente colpito proprio dal quadro d'autunno di cui sopra.
Il problema, per il giovane pittore, è che Gower, dopo la visita al suo studio, sparisce, e viene ripescato alcuni giorni dopo dal Tamigi, ovviamente morto. E nel frattempo il cane del pittore, Nimrod, ha riportato a casa del padrone il portafogli del critico, pieno di 150 sterline, e perso dal ricco mecenate mentre si preparava per una particolare transazione che lo aveva portato ai bordi del fiume londinese.
Se in tutta la vicenda l'unica colpa del pittore è quella di non aver riportato il portafogli alla polizia prima del rinvenimento del corpo, e semplicemente per aver accarezzato il pensiero di tenersi quelle 15 sterline, sicuramente una possibile chiave di lettura o messaggio morale se così può far piacere arriva quando Mountjoy cerca di capire di chi sia la responsabilità di tutto quanto. Il nostro, dopo alcune elucubrazioni, che contemplano addirittura l'idea che forse sarebbe stato meglio non ospitare la mostra di Reilly, giunge alla conclusione che nessuno dei drammi recenti accaduti al gruppo di amici del pittore (cui fa parte la giovane amante di Reilly, Amy Sykes) sarebbe mai arrivato a compimento senza la presenza di Pardew, giornalista del locale quotidiano:
La causa di tutte quelle ferite, più o meno gravi, era il veleno iniettato da quello scribacchino. Se lui non avesse fornito una versione tanto faziosa degli eventi del giorno della mostra, se non avesse fatto quelle insinuazioni sul movente, tanto opportune agli occhi della legge, Reilly sarebbe stato arrestato? Forse. Ma l'avrebbero condannato? Molto meno probabile. Gli articoli di Pardew avevano creato una brama, un'attesa che solo l'impiccagione poteva sedare.
Ciò porta alle responsabilità, etiche e morali, del giornalismo e della costruzione delle storie da raccontare ai lettori. L'idea che ci facciamo della realtà, non va mai dimenticato, è sempre e comunque filtrata dagli occhi di chi quella realtà la racconta, e il suo compito è tanto più importante quanto maggiori sono le implicazioni e le conseguenze delle storie narrate.
E' questa una riflessione tra le tante che il romanzo consegna al lettore, non approfondita, ma spesso non c'è alcun bisogno di approfondirla: la sua importanza, infatti, è ribadita non solo dalla vicenda stessa, ma da quanto sono importanti i ritagli di giornale nel presente per Samantha Dodd, giovane segretaria che si imbatte nel dipinto sull'autunno di Reilly e se ne innamora a tal punto da lasciare il suo lavoro per farsi assumere alla galleria che ospita il quadro.
Il presente di Samantha prende, quindi, una sorta di parallellismo, quasi distorto e portato ai limiti dell'ossessione, con l'ingiusta accusa nei confronti di Reilly: la giovane, infatti, per difendersi dalle avance insistenti di un operaio a caccia di vecchi quadri dimenticati nei solai, ne diventa causa indiretta della morte, alimentando di riflesso la sua già crescente ossessione per il pittore, che la porterà a sottrarre per se i quadri nel tentativo di restituirli al figlio di Reilly.
Alla fine l'incastro delle due vicende otterrà una conclusione certo felice, ma anche amara, per un romanzo che Paling prova a scrivere con uno stile differente, prendendosi qualche confidenza alla Calvino qua e là, ma essendo lasciate lì, in un paio di pagine, quasi in maniera casuale, non incidono più di tanto in uno stile abbastanza classico per il genere.
I passi, tratti dal libro, sono nella traduzione di Maddalena Fessart
I quadri, presi da WikiArt, sono Nella serra di James Tissot e Bambino vicino alla staccionata di Boris Kustodiev

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