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sabato 19 luglio 2014

Tre ombre

Non ricordo più per quale motivo la recensione non è arrivata su LSB con il suo iter regolare, ma avendola ritrovata, la recupero per DropSea:
Le favole hanno da sempre il potere di veicolare in maniera semplice ma diretta alcuni messaggi importanti: non dare confidenza agli sconosciuti, stare attenti ai pericoli della vita. A volte, però, la vita è piena di eventi per noi incontrollabili e le favole possono aiutare a sopportarli. In un certo senso è quello che accade con Tre ombre di Cyril Pedrosa, cartoonist francese formatosi presso la Disney e che si presenta con quest'opera con uno stile grafico che risulta una sintesi tra Cavazzano e Uderzo, ottenendo uno stile interessante e che in alcuni punti richiama i nostri Mottura e Celoni, anch'essi disneyani doc.
Molto kingiano l'inizio della storia: una famiglia (padre, madre e figlioletto) vive in un angolo tranquillo della campagna, lontano dalla città, in un'atmosfera bucolica ma non noiosa per il piccolo. Un giorno, però, questa tranquillità viene spezzata dall'arrivo di tre ombre misteriose: esse sono venute per portare via il piccolo Joachim.
Iniziano discussioni e litigi tra marito e moglie: la madre sembra accettare più semplicemente il distacco dal figlio, mentre il padre cerca di opporsi all'inevitabile avvicinarsi delle tre ombre: così una mattina, insieme a Joachim, inizia la fuga. La parte più importante del loro viaggio avviene su una nave, che deve attraversare il "grande fiume", l'oceano: stipati tra le assi dell'imbarcazione come nei viaggi della speranza dei primi coloni verso il nuovo mondo, i due protagonisti trovano sintetizzato in quel microcosmo un po' tutto il mondo, con le sue solidarietà, le sue brutture, le sue violenze.
Il viaggio sulla nave diventa, quindi, una sorta di metafora della vita, e la tempesta in cui la nave naufraga, conclusione di una lunga scena di violenza e vendetta, sembra metafore dell'autodostruzione della società umana: in questo senso il tentativo finale di salvare il proprio figlio gettandosi tra le acque rappresenta la speranza che, in ogni momento, resta sempre accesa. E poi il sacrificio che il padre compie per salvare il figlio, donando il proprio cuore a un uomo malvagio: questi costruirà la propria fortuna proprio su questo dono, quasi come gli uomini di potere che costruiscono la loro posizione sulla fiducia donata loro dal lavoro e dalla fatica dei più umili.
L'intervento finale dei tre spiriti, infine, riporta il cuore al suo posto, grazie al quale il padre di Joachim comprenderà i propri errori, lasciando così andare via il proprio figlio per tornare alla sua casa, da sua moglie.
Un'opera fantastica in cui Pedrosa esplora in maniera inusuale e per certi versi originale le difficoltà dei genitori nel dover affrontare la morte di un figlio, nel dovergli dire addio: in questo caso è servito un lungo e difficilissimo viaggio, ricco di pericoli e di incontri ambigui. Solo la vita e la sua bellezza danno la forza di andare avanti, e questo sembra il messaggio di un disneyano francese di successo.
Del volume, recentemente riproposto dalla BD in una nuova edizione è stato "brevisionato" da Guglielmo Nigro per LSB

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