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venerdì 5 settembre 2014

Orlando

Conoscevo il personaggio di Orlando solo grazie ad Alan Moore e al suo uso, come eroe vittoriano, all'interno della Lega degli Straordinari Gentleman. Nell'interpretazione dello sceneggiatore di Northampton, Orlando è un androgino particolare: periodicamente ogni qualche decina di anni (a volte anche un secolo) cambia sesso, passando da maschio a femmina e viceversa. Ogni sua incarnazione mantiene come caratteristica fondamentale il libertinaggio, mentre nel corso dei secoli acquisisce una malinconia di fondo dovuta più che alle esperienze vissute, alla lunghezza stessa della sua vita, allungata grazie alla sorgente che donò l'immortalità ad Ayesha.
L'Orlando originale, invece, ha una forza completamente diversa e in effetti superiore rispetto a quello di Moore, che ottiene spessore solo grazie alle caratteristiche aggiunte dallo sceneggiatore, che ha per il resto quasi completamente abbandonato la forza revisionista, femminista e antivittoriana del personaggio di Virginia Woolf.
Orlando, all'inizio, è un uomo, un condottiero, un donnaiolo, caratteristiche in comunque con il personaggio della Lega. Ha anche una vita lunga, come si comprende leggendo il romanzo, ma non c'è alcuna spiegazione su questo fatto, che non viene quasi mai espresso esplicitamente, né c'è alcuna spiegazione sul cambio di sesso che subisce, una mattina in Terra Santa, mentre intorno a lui il mondo crolla sotto la guerra.
Gli aspetti romanzati, però, necessari per il procedere della storia, servono per approfondire il personaggio (le sue reazioni al mondo esterno e a come esso si modifica nel corso del tempo) e per confrontare la società vittoriana con quella elisabettiana, di fatto rilevando gli aspetti critici della prima, diventata forse troppo pomposa e superficiale, per certi aspetti anche troppo formale. In particolare questo stacco viene sottolineato dalla trasformazione di Orlando da maschio a femmina: Orlando, infatti, è stato un maschio elisabettiano e una femmina vittoriana, e in questo ruolo, forte degli aspetti maschili del suo carattere, si permette di sfruttare il suo nuovo sesso per volgere a suo vantaggio la situazione incresciosa e decisamente nuova in cui si è andata a trovare, diventando così un veicolo letterario per la diffusione dei diritti delle donne nella società.
Orlando, però, va anche oltre il femminismo o la critica sociale, arrivando persino al pacifismo e alla tolleranza tra culture differenti: non solo come condottiero si confronta con l'islam, con la guerra, ma come donna si confronta con la cultura dei rom, come ospite, e così, tornata in patria, è diventata in un certo senso una sintesi di tutte le culture con cui era entrata in contatto in precedenza, prodotto sì di un tempo ormai perduto, ma pronta a inserirsi in una nuova società, con tutti i difetti e i pregi del caso.

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