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mercoledì 8 ottobre 2014

Giulia 1300 e altri miracoli

Le vicende di questo romanzo vedono protagonisti tre perfetti sconosciuti che stanno trascorrendo un periodo difficile: Diego ha appena perso il padre, Claudio si è separato dalla moglie e sta facendo fallire la ditta di famiglia, Fausto vende orologi (fasulli) in TV e rischia di essere picchiato ogni volta che qualche cliente gabbato lo riconosce.
Vogliono tutti e tre cambiare un po' le cose, e rispondono ad un annuncio sulla vendita di un casale, dove si incontrano tutti e tre per la prima volta. Il casale corrisponde esattamente alla descrizione dell'annuncio, e mentre si chiedono dove sta l'inghippo (il casale è molto bello e invitante), l'agente immobiliare li informa che il prezzo sull'annuncio è sbagliato, il casale in realtà costa molto di più.
Così, Claudio, Diego e Fausto, seduti al tavolino di un bar, decidono di unire le forze e comprare il casale in società, per fare un bell'agriturismo.
Si rimboccano le maniche e iniziano i lavori di ristrutturazione, iniziando così a conoscersi e ad affrontare i primi piccoli screzi. Per la buona riuscita del lavoro si unisce a loro un "amico" di Fausto, che li aiuterà sia economicamente ma soprattutto fisicamente, con la sua forza e la sua praticità. Nel frattempo si uniranno a loro anche tre ragazzi africani, che aiuteranno questo strano gruppo di amici a concludere i lavori. Arriverà anche una ragazza, che con il suo tocco di femminilità renderà gli ambienti più ospitali e la cucina migliore.
Raccontata così sembra una bella storia a lieto fine, ma prima di arrivare alla fine del libro entreranno nella storia in modo un po' anomalo anche un camorrista, Vito, e la sua Giulia 1300, la cui radio riuscirà a far conoscere l'agriturismo e renderà ancora più piacevole il soggiorno degli ospiti. Vito non sarà l'unico camorrista presente in questo racconto ma ne arriveranno degli altri che renderanno meno noioso il lavoro nell'agriturismo.
Un bel libro, simpatico, divertente, a tratti un po' surreale, ma con un fondo di verità che lascia un po' di amaro in bocca.
La fine per me è stata un po' inaspettata, e a mio parere non può chiamarsi davvero fine. Lascia un po' sperare in una continuazione della storia. E forse questa continuazione possiamo darla noi con la nostra fantasia e i nostri desideri.


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