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sabato 18 ottobre 2014

Hideout

Ad attirarmi sono stati innanzitutto i disegni: precisi e dettagliati, giocano moltissimo con i bianchi e i neri. Sono infatti opportunamente luminosi nelle scene cittadine, le più tranquille, e sono pesantemente bui nelle scene ambientate nel bosco o nella prigione sotterranea dove si trovano i protagonisti della vicenda, una coppia di giovani in crisi coniugale alla ricerca, apparentemente, di una soluzione ai loro problemi.
In un fumetto dell'orrore, ad ogni modo, la parte grafica ha certamente un peso fondamentale nell'attirare e incuriosire il lettore, e in questo Hideout colpisce sicuramente nel segno. D'altra parte un buon horror si regge anche su una storia che riesca a convincere definitivamente il lettore all'acquisto e poi a leggere avidamente senza doversene pentire. E Masasumi Kakizaki direi che riesce nell'intento con una storia alla Dario Argento, diremmo noi italiani, dove alla fine le differenze tra il mostro letterario, per così dire, ovvero il pazzo che si aggira tra le gallerie di un'isola turistica non meglio identificata, e il mostro reale, Seiichi Kirishima, un uomo in grado di rovinare il suo matrimonio un pezzettino alla volta fino ad arrivare alla decisione finale di uccidere la moglie, si sfumano a vicenda, combinandosi e completandosi perfettamente. In fondo ciascuna delle due storie, la leggenda di un mostro che si aggira per le caverne di un'isola divorando le sue vittime, e i tormenti di un marito che vuole uccidere la moglie che lo opprime, fanno parte di due generi, l'horror e il noir, che non sono troppo distanti tra loro, quando scritti bene: entrambi, nelle mani di abili scrittori, hanno come obiettivo quello di scavare nell'animo umano e di mettere alla luce gli orrori reali che esso nasconde, in forma allegorica o metaforica il primo, in forma crudelmente reale il secondo. E questo, in ultima analisi, è riuscito benissimo a Kakizaki.

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