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domenica 2 novembre 2014

Le strabilianti imprese di Fantomius

Paperinik fa il suo esordio sui numeri 706 e 707 di Topolino del giugno 1969. L'ispirazione per le imprese e il costume arrivano a Paperino dai diari del vecchio possessore di Villa Rosa, una casa abbandonata vinta da Gastone con il solito concorso, ma che con l'inganno Paperino ha dichiarato sua. I diari sono scritti da un ricco gentiluomo che di notte si dedica alla carriera di ladro con il nome di Fantomius insieme con la sua degna compagna Dolly Paprika: dietro la maschera dell'inafferrabile ladro si nasconde Lord John Lamont Quackett, nome completo dell'originale martiniano Lord Quackett.
Il Fantomius originale era semplicemente una figura di contorno, un'ombra aleggiante sopra il passato di Paperopoli e quindi di Paperinik, fino a che Marco Gervasio non iniziò a occuparsi del personaggio, iniziando con due storie scritte rispettivamente da Bruno Sarda (Paperinik contro le Giovani Marmotte) e da Fabio Michelini (Paperinik e l'estate a Villa Lalla). Il primo, vero esperimento di Gervasio con Fantomius e Dolly Paprika è in Paperinik e il tesoro di Dolly Paprika, dove la coppia di ladri, evidentemente originariamente ispirata da Diabolik ed Eva Kant, compare in un flashback. Gervasio li farà poi comparire in altre due avventure, Il segreto di Fantomius e Il passato senza futuro, realizzando alla fine un vero e proprio prologo alla serie Le strabilianti imprese di Fantomius che esordiscono sul Topolino #2972 con la storia Il Monte Rosa. Delle 10 storie fin qui realizzate da Gervasio, le prime quattro sono state pubblicate sul primo numero della Disney Definitive Collection, una serie che, nel formato di Zio Paperone, ristamperà una serie di cicli (a seguire, infatti, ci saranno Darkenblot e Pippo reporter, ma mi piacerebbe vedere anche una raccolta sui mitici Mercoledì di Pippo!).
L'intera operazione Fantomius di Gervasio, che come detto parte con il trittico di storie citate in precedenza (sarebbe bello vederle tutte e tre ristampate su Paperinik Upgrade), è di fatto l'equivalente della Saga di Paperone di Don Rosa, e anzi Gervasio sembra volersi inserire all'interno di quell'affresco, inglobando alcuni elementi squisitamente barksiani, come il riferimento al Duca Pazzo, che nella ricostruzione del fumettista italiano viene identificato con Richard Quackett, antenato di John. Gervasio, poi, affianca a Fantomius Copernico Pitagorico, bisnonno del più noto Archimede, con una intuizione non troppo differente da quella avuta sempre da Barks nell'affiancare a un giovane Paperone l'altrettanto geniale Cacciavite Pitagorico, nonno di Archimede e presumibilmente figlio di Copernico.
L'ultimo elemento necessario per far funzionare le storie di Fantomius era affiancare al ladro un antagonista in grado di sfidarlo, ma anche di far risplendere la sua stella, ed ecco che Gervasio recupera l'ispettore Pinko, ideato da Michelini insieme con Giovan Battista Carpi sulle pagine del Ritorno a Villa Rosa: se il Pinko di Michelini-Carpi era stato ideato come avversario di Paperinik (idea che venne abbandonata, evidentemente proposta troppo presto per i tempi), quello di Gervasio, pur mantenendo la stessa struttura fisica e la stessa determinazione, risulta un personaggio più leggero e umoristico, molto vicino all'Ispettore Clouseau de La pantera rosa. D'altra parte il Pinko di Gervasio è solo commissario ed è l'antenato dell'ispettore del Ritorno.
Le storie, poi, propongono una Paperopoli in costume, quello degli anni '20 del XX secolo, ispirate nel nome a Fantomas, che in effetti sarà fondamentale per il primo Paperinik, e nelle atmosfere ad Arsène Lupin, il ladro gentiluomo per definizione, senza dimenticare Diabolik, grazie ai piani complessi e ai marchingegni (per l'epoca) avveniristici, o classici come Belfagor, che nella serie di Gervazio diventa Brutfagor e che, soprattutto, ha il merito di introdurre un nuovo antagonista per Fantomius, Hercule Paperot, ispirato al quasi omonimo investigatore ideato da Agatha Christie, i cui romanzi sono un'altra fonte importante per le storie di Gervazio, mentre Lord Quackett sembra una versione papera del Bruce Wayne di Adam West.
E' poi interessante notare il Lamont nel nome completo ideato da Gervasio (ricordo che Martina aveva identificato il possessore di Villa Rosa con il semplice Lord Quackett), che richiama a Lamont Cranston, meglio noto come L'uomo ombra.
Al di là degli spunti, che semplicemente fanno apprezzare di più la ricerca del dettaglio (iniziando dal desiderio dell'autore di contestualizzare la sua serie all'interno del corpus barksiano e donrosiano, come si vedrà meglio con le storie successive), nel complesso la serie risulta leggera e divertente. Le stesse gag, poi, non squalificano Lord Quackett, ma sembrano più prendere in giro il ruolo che interpreta, quello del nobile, e non l'attore, ovvero il papero sotto la maschera.

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