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mercoledì 30 aprile 2014

La città e la metropoli - Il mare è mio fratello

Prima delle vacanze di Natale lessi questo romanzo di Kerouac, "La città e la metropoli", uno dei suoi primi romanzi. Ammetto che sono di parte, perché adoro Kerouac, ma ho trovato questo libro davvero bello e piacevole da leggere! Parla le diverse vicende della numerosa famiglia Martin, a partire dalla fanciullezza dei figli, fino ad arrivare alla loro età adulta. Si percorrono insieme a loro le loro strade, chi continua gli studi, chi si sposa, chi scappa via e chi va in marina.
Un romanzo semplice, lineare, che mi ha fatto entrare nella famiglia Martin e mi ha fatto innamorare di ognuno di loro, a suo modo.
Poco dopo questo libro, ne ho letto un altro sempre di Kerouac "Il mare è mio fratello", dove oltre al suo primo romanzo di poche pagine, ci sono altri brevi racconti e soprattutto lo scambio di lettere che ci fu con il suo caro amico Sampas. Ed è leggendo questa piccola raccolta che ho scoperto quanto ci sia della vera vita di Kerouac nel libro "La città e la metropoli". Non sono da leggere uno consecutivo all'altro, però ho trovato interessante scoprire tutti i legami della vita di Kerouac con la vita dei Martin.
Come amare ogni giorno, anzi ogni libro di più Jack Kerouac!



martedì 29 aprile 2014

L'incanto del lotto 49

L'incanto del lotto 49
Non poteva esserci titolo italiano migliore per The crying of Lot 49 di Thomas Pynchon. Il gioco del titolo è semplice: da un lato l'incanto è un'asta, dall'altro è qualcosa di affascinante e incantevole nel vero senso della parola. E in effetti la vicenda ha un che di incantevole, quasi magico, quando Oedipa Mars inizia il suo lavoro di esecutrice testamentaria di un suo vecchio amante.
Oedipa, all'inizio insieme all'altro esecutore testamentario, l'avvocato (nonché amico del morto) Metzger, viene trascinata all'interno di una sorta di complotto postale che parte dall'Europa medioevale e si trascina fino agli Stati Uniti. Parte della vicenda viene narrata nell'opera teatrale Tragedia del corriere di Richard Wharfinger, alla cui rappresentazione Oedipa e Metzger assistono. La storia può essere così riassunta: la Thurn un Taxis deteneva il monopolio nella consegna della posta in Europa, un ricco giro d'affari. A un certo punto tale Tristero prova a rompere le uova nel paniere, creando un servizio di corrieri clandestino con tanto di annullo personalizzato. Ed è proprio seguendo questo annullo che Oedipa si troverà a incontrare tipi strani, alcuni legati con il mondo della storia antica e dei francobolli, che la aiuteranno a trovare il lotto 49 con i francobolli annullati con il simbolo di Tristero, altri, invece, legati al... diavoletto di Maxwell!
A un certo punto della sua ricerca di tracce di Tristerio, seguendo il suo simbolo, la protagonista si imbatte in una sorta di club dei cuori spezzati telefonico. Uno dei componenti del club le parla della macchina di Nefastis, una scatola costruita dal professor John Nefastis contenente un vero diavoletto di Maxwell.
La nostra eroina, nel suo divagare, riesce anche a parlare con Nefastis, che le spiega così la sua invenzione:
La comunicazione è la chiave. Il Diavoletto trasmette i dati al sensitivo, e il sensitivo deve rispondere nella stessa chiave. Dentro questa scatola ci sono innumerevoli miliardi di molecole. Il Diavoletto raccoglie i dati su tutte e su ciascuna. E a qualche livello psichico profondo deve entrare in contatto. Il sensitivo, allora, deve captare quegli sbalorditivi insiemi di energie, e in cambio dare qualcosa come la stessa quantità di informazione. Di modo che il ciclo continui. L'occhio del profano vede solo un pistone, sperabilmente in movimento. Un movimento piccolo, in confronto con quell'enorme complesso di informazioni, distrutto e ridistrutto a ogni corsa di stantuffo.
E prova anche a semplificare:
L'entropia è una figura del discorso, una metafora. Collega il mondo della termodinamica al mondo del flusso delle informazioni. La Macchina usa entrambi. Il diavoletto rende la metafora non soltanto armoniosa a livello verbale, ma anche oggettivamente vera.
E in un certo senso sembrano preda di deliri non dissimili anche gli uomini della sua vita (Metzger a parte, avventura di un breve periodo), il suo analista Hilarius e il marito Mucho, entrambi preda dell'lsd o di quale altro acido, prescritto dal primo al secondo. E mentre l'analista è preda delle paure, causate da un immaginario complotto ai suoi danni, immaginario forse quanto la disobbedienza postale di Tristero e dei suoi eredi statunitensi, il marito, che è anche un dj radiofonico, è invece convinto che ogni persona del mondo è connessa con ogni altra persona del mondo e quindi ogni sua azione è condivisa da tutti quanti.
A tutto questo, al complotto immaginario (una vicenda che in piccolo ricorda Il pendolo di Foucault), alla follia di Hilarius e Mucho, alla Macchina di Nefastis, all'amante fuggito con una ragazzina e a quello morto che le ha lasciato il compito di esecutrice testamentaria, si può sfuggire in un solo modo, con L'incanto del lotto 49, che poi è anche l'incanto di una storia gradevole, divertente e... incantevole!
Per quel che riguarda Pynchon, l'entropia e il diavoletto di Maxwell, può valere la pena dare un'occhiata a questa apposita pagina su un sito interamente dedicato allo scrittore statunitense.

lunedì 28 aprile 2014

Batman #24: L'infinita lotta contro il male

Con Andrea Bramini abbiamo iniziato a curare con recensioni e brevisioni l'ultima grande saga realizzata da Scott Snyder per Batman: Anno Zero. Al di là della possibile alternanza nelle recensioni, cercherò comunque di seguire col passo la serie e quindi, visto che è appena uscita la mini recensione di Andrea su Batman #24, ecco la mia versione dei fatti!
Continua Anno Zero con la seconda parte di Città segreta (recensione della prima parte). Tre sono i punti salienti nella storia di Scott Snyder e Greg Capullo: la capacità di Bruce Wayne di travestirsi in chiunque, compreso il ben più basso Oswald Cobblepot; il confronto con Alfred, che lo schiaffeggia non riuscendo a fargli comprendere gli errori nei suoi tentativi di cancellare Bruce Wayne per portare avanti la sua ossessiva crociata contro il crimine e in particolare il Cappuccio Rosso; il confronto con Edward Nygma, rappresentato dai due autori incastonando le vignette all'interno di un ouroboro d'argilla presente nel Museo di Storia Naturale di Gotham, quasi a voler sottolineare l'infinità della missione che si accinge ad affrontare il giovane Bruce.
Sulle pagine di Detective Comics, intanto, John Layman e un Jason Fabok in formissima danno inizio alla sfida di Batman contro Wrath, che sin dalla copertina originale dell'albo viene rappresentato come l'esatto opposto del Cavaliere Oscuro. Wrath, infatti, viene confuso con Batman dai pochi testimoni che lo hanno avvistato, uccide i poliziotti, ha un apparato tecnologico di tutto rispetto e sta anche costruendo un suo piccolo esercito. Resta solo da scoprire l'identità di Wrath, apparentemente suggerita dai due autori.
Infine su Nightwing Kyle Higgins continua la trasferta a Chicago di Dick Grayson sulle tracce di Tony Zucco: se può essere interessante l'idea di estrarre l'eroe dalla sua usuale ambientazione e introdurlo in una differente, quasi ostile (o comunque più ostile della precedente, permettendo anche di approfondire la reazione ai supereroi in altre zone degli Stati Uniti), è sicuramente ben debole l'idea di riportare in vita un personaggio di cui si poteva tranquillamente fare a meno. Se l'idea era quella di rappresentare il potere della criminalità organizzata e la corruzione che essa si porta, probabilmente questa della ricerca di Zucco è l'idea peggiore, considerando che lo stesso ex-mafioso viene rappresentato proprio come se fosse un... ex-mafioso!
Potrebbe, invece, risultare interessante la sottotrama del Burlone, che si rivela sempre più come una sorta di Anarchy violento: quest'ultimo, infatti, era un antieroe ideato a suo tempo da Alan Grant e rappresentava la voce anti-governativa all'interno delle serie batmaniane. Il Burlone, con questo episodio, si rivela più come un terrorista violento, che come un anarchico che critica il potere con la forza delle idee e l'esempio dei fatti. Ottimi, infine, i disegni di Will Conrad, decisamente più gradevoli di quelli di Brett Booth del numero precedente.

martedì 22 aprile 2014

Kepler e la ricerca degli esopianeti in classe

Alcuni giorni fa, la missione Kepler ha annunciato la scoperta di un nuovo pianeta extrasolare, Kepler-186f, che è risultato roccioso e molto simile alla Terra non solo per dimensioni, ma anche per posizione e distanza dalla stella intorno cui ruota, Kepler-186, una nana rossa di classe M1 che si trova a circa 500 anni luce dal nostro pianeta. L'annuncio è stato accompagnato anche da un articolo su Science, che però è stato anche reso disponibile dalla Nasa in formato pdf.

(i pianeti in rosso sono troppo caldi per ospitare la vita)

L'annuncio ricapitolato qui sopra, però, mi sembra una buona occasione per ricordarvi che, tempo addietro, ho scritto una coppia di post (uno uscito anche su Doc Madhattan) dedicati proprio alla missione Kepler e a come si possano riprodurre in classe gli esperimenti per la ricerca degli esopianeti:

mercoledì 16 aprile 2014

L'universo spiegato a mia sorella

Non voglio fare concorrenza alla splendida spiegazione di Amedeo o a quella tecnica di Corrado, ma mia sorella, leggendo il post di pancia scritto nella sera dell'annuncio di BICEP2, ha candidamente confessato di non aver capito cosa era accaduto quel giorno. E allora proviamoci, a raccontarlo.

(da The Cartoon History of the Universe #1 di Larry Gonick)

C'era una volta un'idea di universo, che era la Terra al centro, quindi il Sole, la Luna e gli altri pianeti e sullo sfondo le stelle fisse, immobili e immutabili, praticamente perfette. Era anche abbastanza ragionevole, questo universo, con solo gli occhi, distratti e nemmeno tanto allenati, a fare da strumento per le osservazioni, spesso lasciate a pazzi, poeti e preti. Poi quest'idea venne sostituita, sul come e sul perché non mi dilungo, con una più corretta, dove al centro c'era il Sole mentre i cieli non erano più così immobili e immutabili: se già alcune osservazioni a occhio nudo suggerivano che i cieli non si comportavano per nulla come credevano gli uomini, fu con l'introduzione del telescopio (in pratica un cannocchiale opportunamente modificato per osservare il cielo) che finalmente si ebbero le prime precise osservazioni che permisero di descrivere correttamente almeno il nostro angolo di universo(1).
Con il procedere dei secoli il telescopio divenne uno strumento sempre più sofisticato, aumentando, almeno quello utilizzato per la ricerca, le sue dimensioni. E con l'aumento delle dimensioni, migliorò anche la precisione delle osservazioni, fino a che, all'inizio del XX secolo non si scoprì che l'universo si stava (e si sta) espandendo(2). Le osservazioni erano inequivocabili e una conseguenza di questo fatto, sicuramente la più semplice, era che, riavvolgendo il nastro dell'espansione, l'intero contenuto di massa ed energia dell'universo doveva essere racchiuso in una quantità di spazio piccolissima, praticamente nulla(3).
Giunti a questa conclusione le domande successive erano, molto semplicemente, cosa aveva generato l'espansione dell'universo e se era possibile osservare delle prove indirette di questa espansione. La risposta dei teorici era semplice a entrambe le questioni: le fluttuazioni quantistiche avevano avviato l'espansione e guidato i primissimi istanti di vita dell'universo, decidendo anche il suo sviluppo successivo, e soprattutto avevano come conseguenza una radiazione cosmica di fondo che continuava ad attraversare l'universo stesso, viaggiando nelle frequenze delle microonde. Fu l'osservazione di queste ultime che segnò il primo punto a favore della neobattezzata teoria del Big Bang. Il problema che sorse successivamente alla scoperta della radiazione cosmica di fondo fu la non perfetta omogeneità del segnale stesso, che se da una parte poteva essere attesa, poiché l'universo presenta comunque delle zone a grande densità (le galassie), dall'altra però introduceva un nuovo problema: da dove è nata questa densità non uniforme nell'universo? La risposta a questa domanda la fornisce la teoria dell'inflazione cosmica, secondo cui lo spazio tempo primordiale si è espanso a una velocità vertiginosa, superiore alla velocità della luce, generando un universo molto più grande di quello che stiamo osservando. Questa espansione però è uno degli effetti della causa, ovvero le fluttuazioni quantistiche primordiali, che sono alla base dei "grumi" cosmici primordiali e che, come effetto secondario, avrebbero generato le onde gravitazionali primordiali di quel primo universo in espansione. Queste, dunque, diventano l'equivalente della radiazione cosmica di fondo per la teoria del Big Bang: se venissero rilevate, le ipotesi alla base della teoria dell'inflazione cosmica si potrebbero considerare corrette. Ed è ciò che il BICEP2 ha osservato: le onde gravitazionali primordiali.

(da Cosmic Inflation Explained di Jon Kaufman e Jorge Cham)

domenica 13 aprile 2014

Lightbot: imparare la programmazione giocando

Il computer che sto utilizzando per scrivere questo post è basato su una serie di microcircuiti elettrici (hardware) e una serie di istruzioni (software) necessarie per far sì che compia una serie di compiti (scrivere, far di conto e altre facezie del genere). Queste istruzioni, ovvero i programmi che utilizziamo per far funzionare il nostro computer, vengono scritte da esseri umani, i programmatori, e per farlo utilizzano le regole della logica. Un buon modo per abituarsi al pensiero logico e strutturato necessario per scrivere un algoritmo può essere sicuramente giocare, come per esempio con 3d logic. In questo filone di giochi va a inserirsi Lightbot 2.0, un bel gioco in cui si può imparare (o ripassare) l'arte della programmazione istruendo un piccolo robot a muoversi su un dato percorso e illuminare tutte le tessere blu che incontra muovendosi.

venerdì 11 aprile 2014

La serie infinita del triangolo aureo

Un triangolo aureo è un triangolo isoscele in cui il rapporto tra uno dei lati uguali con la base è pari alla sezione aurea $\varphi$. Utilizzando un triangolo aureo di lato 1, è possibile dimostrare che \[1 + \frac{1}{\varphi^2} + \frac{1}{\varphi^4} + \cdots = \varphi\] \[\frac{1}{\varphi} + \frac{1}{\varphi^3} + \cdots = 1\] \[\frac{1}{\varphi} + \frac{1}{\varphi^2} + \frac{1}{\varphi^3} + \cdots = \varphi\]
Il triangolo aureo qui sopra è lo screenshot della applet realizzata da Irina Boyadzhiev e ispirata alla dimostrazione senza parole di Steven Edwards.
Edwards S. (2014). Proof Without Words: An Infinite Series Using Golden Triangles, The College Mathematics Journal, 45 (2) 120-120. DOI: (twitter)

lunedì 7 aprile 2014

Il terzo piano

Non nascondo che ho fatto fatica a leggere questo libro. Eppure scritto bene, scorrevole, ma finché non sono arrivata circa a metà, andando anche a 'spiare' qualche riga della fine, facevo un po' fatica ad andare avanti. Adesso che l'ho finito posso dire che ne è valsa la pena. Sì, vale davvero la pena sforzarsi e andare avanti, leggerlo fino all'ultima riga, perché è una bella storia, semplice, commovente, che riesce a strappare un sorriso e allo stesso tempo fa riflettere su noi stessi e la nostra vita e sul rapporto con gli altri.
Un dialogo tra due uomini, che si svolge su una panchina in un parco, un dialogo che sembra un po' astruso, fuori dalle solite convenzioni sociali, eppure un dialogo che seguito fino alla fine ci porterà a scoprire e capire che questo dialogo così fuori luogo non è.
Non mi sono documentata se si tratta di una storia vera o meno, a me piace pensare che lo sia, ma se non fosse così rimane comunque una bellissima storia, da leggere e assaporare.