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domenica 31 agosto 2014

L'uomo che non sapeva dove morire

Due gli aspetti stuzzicanti che mi hanno spinto a leggere L'uomo che non sapeva dove morire dell'argentino Guillermo Saccomanno: l'ambientazione apocalittica descritta nel risvolto della prima di copertina ("In una città devastata dagli attacchi della guerriglia e dalle piogge acide, percorsa da bambini zombi e cani clonati") e il capitolo 38, una paginetta su cui mi si sono posati gli occhi casualmente:
A volte, di nascosto, si porta una rivista in bagno. Seduto sulla tazza, legge un articolo su un convegno di neuroscienze. Studi su pazienti che hanno subito un danno circoscritto a un'area della corteccia frontale e presentano gravi carenze d'orgoglio, vergogna e pentimento. Altri, invece, presentano difficoltà nell'attribuzione di intenzionalità. Al convegno si è discusso anche di empatia e morale associate al comportamento collettivo. L'empatia ci spinge ad agire: se vediamo soffrire una persona, la situazione può causarci dolore e attivare i circuiti cerebrali legati al pericolo. Un ottimo esempio, dice l'articolo, è ciò che accade in una nursery con un neonato di non più di diciotto ore. Se il neonato piange, anche gli altri si mettono a piangere.
Questo esempio lo commuove.
In effetti è l'immagine iniziale del capitolo qui sopra (è tutto qui!) a convincermi dell'acquisto, ma certamente tutto il passo da perfettamente un'idea sul personaggio, un impiegato, un contabile di un ufficio statale con moglie e figli. Il romanzo è sostanzialmente kafkiano, forse più dello stesso Kafka: ogni protagonista è privo di una qualsiasi identità, identificato solo dal ruolo che riveste rispetto al mondo osservato dall'ottica dell'impiegato. E' la spersonalizzazione, uno dei tratti della letteratura di Kafka (un cui passo, dai Diari, si trova all'inizio del libro), spinta all'estremo, un modo differente di vedere la distopia, questa volta dal punto di vista di una persona che non riuscendo a ribellarsi, si ritrova a vagare senza punti di riferimento in una società alla deriva e ipercontrollata.
E' un uomo che cammina, perché questa è la sua attività principale, quella che alla fine lo identifica più del suo stesso lavoro; del rapporto con i colleghi; del piccolo, adrenalinico tradimento con la segretaria del capo (che a sua volta ne è l'amante); più del suo rapporto con la moglie è i figli. Cammina.
E "non sa dove morire". Come recita l'ultimo passo del romanzo. Come recita il titolo del libro.
Un uomo con un viaggio, certo, ma senza una meta e, peggio ancora, senza un faro.
Traduzione: Francesca Pe'

sabato 30 agosto 2014

Il sole artificiale e altre storie

Il sole artificiale
Come ricorda Michio Kaku in Mondi paralleli, per Carl Sagan l'ultimo grande salto tecnologico lo faremo quando riusciremo realmente a controllare l'energia a un livello galattico. Più o meno era quello che pensava anche Tesla e, probabilmente, lo stesso pensiero c'era anche in Tezuka mentre scriveva e disegnava Il sole artificiale. Tra l'altro questo particolare robot senza mente realizzato da Ochanomizu e Hirata per produrre energia, è incredibilmente simile per concezione e struttura con Solaris e Mageddon, soli artificiali malvagi ideati da Grant Morrison sulle pagine della JLA: che sia rimasto colpito dall'episodio corrispondente nella serie animata?
Se a questa domanda potrebbe rispondere solo lo sceneggiatore scozzese, a quella rivolta a Ochanomizu sul perché ha costruito un robot che si rivelerà nella storia così pericoloso, la risposta la si trova nella storia: permettere agli esseri umani di lavorare in un ambiente più confortevole nelle zone più periferiche della galassia, come per esempio sulla superficie di Plutone. E qui la vicinanza con Solaris in particolare si fa più forte: anche il sole malvagio viene costruito con un intento altruistico. Bisogna, infatti, creare un hardware sufficientemente avanzato per permettere al virus-Hourman di abbandonare la Terra e impedire ai suoi abitanti di uccidersi a vicenda.
Solaris, quindi, si rileva al tempo stesso una macchina salvifica, perché nasce con il seme della salvezza, e malvagia, poiché la sua direttiva primaria sembra essere uccidere Superman e la sua famiglia e tutta la razza umana. In Tezuka, invece, il sole artificiale, dotato di tentacoli e non di coni energetici come il computer malvagio di Morrison, è semplicemente uno strumento attraverso il quale si compie il volere degli uomini, prima quello altruistico di Ochanomizu e di Hirata, quindi quello egoistico e criminale di Sankaku Kin, ritornato dopo l'avventura sull'isola croce.
Anche la sconfitta dei due soli artificiali non è dissimile: mentre Solaris viene allontanato dal Sistema Solare grazie alla barra cosmica dello Starman del lontano futuro, il sole di Ochanomizu e Hirata viene guidato da Atom contro il Sole vero e proprio. Le differenze stanno però, una nella storia: quella di Morrison è un'avventura temporale che chiude Solaris in un loop temporale di creazione-distruzione; e l'altra, già accennata in precedenza, sta nell'intelligenza artificiale, completamente assente nel sole artificiale di Tezuka.
Questa differenza, però, è in un certo senso in accordo con uno dei punti più importanti di tutta la saga di Astro Boy: Atom, infatti, ogni volta che si confronta con i suoi avversari robotici, spesso si sente rispondere qualcosa del tipo "Mi hanno ordinato di comportarmi così". Atom, invece, replica che "un ordine, per quanto proveniente dal proprio creatore, se malvagio non va per forza rispettato". E' un po' come spostare la responsabilità dal costruttore/padre/padrone al robot, che da semplice arma (o da esecutore) passa a intelligenza autonoma, in grado di un giudizio personale.
E' anche abbastanza evidente, poi, il perché Tezuka non dota di una seppur minima intelligenza il suo sole artificiale: l'idea principale è quella di porre l'attenzione sul controllo del clima del pianeta: non credo sia un caso che l'esperimento di Ochanomizu si riveli un fallimento, mentre l'utilizzo egoistico di Sankaku Kin si riveli un successo, almeno fino all'intervento di Atom. Sembra quasi che il mangaka voglie invitare alla cautela con l'uso delle nuove tecnologie.
Altro tema fondamentale è, poi, dettato dalla sottotrama legata al rapporto tra Atom stesso e Sherlock Holmespan, erede di Holmes e narrativamente parlando sua futuristica variazione. Holmespan, infatti, si rivela essere un cyborg che odia i robot, ritenendosi da questi diverso. Solo il rapporto con Atom e la letale situazione in cui si verrà a trovare nel finale, lo spingeranno a ricredersi definitivamente sui robot.

giovedì 28 agosto 2014

Lontano dal pianeta silenzioso

C.S. Lewis non è solo lo scrittore de Le cronache di Narnia, ma ha anche realizzato una trilogia fantascientifica di cui recentemente (2011) la Adelphi ha proposto uno dei tre romanzi, Lontano dal pianeta silenzioso.
Il protagonista, Elwin Ransom, professore di filologia, viene portato contro la sua volontà da due loschi scienziati su Marte. Sembra quasi l'incipit di Paolino Paperino e il mistero di Marte di Federico Pedrocchi, e infatti anche nel romanzo di Lewis i due rapitori sembrano andare alla ricerca di ricchezze e potere, ma rispetto all'avventura disneyana, il romanzo da un lato cerca di essere scientificamente plausibile (il racconto del viaggio nello spazio, per quanto sia pieno di errori, giusto per non dire completamente sbagliato, è comunque apprezzabile per lo sforzo di immaginare in maniera coerente alcuni possibili disagi del viaggio stesso), dall'altro, invece, sembra raccogliere gli insegnamenti della cultura orientale per rappresentare la cultura marziana, costruita dall'apporto di razze differenti.
Un bel romanzo che, probabilmente, ha in parte influenzato Robert Heinlein nella sua descrizione della cultura marziana in Straniero in terra straniera, dove gli aspetti scientifici sono secondari, anche se ben descritti (e questo rende semplice l'identificazione degli errori).
Immagine: Nuovo pianeta di Konstantin Yuon

mercoledì 27 agosto 2014

L'isola a croce e altre storie

L'isola a croce
Il rapporto tra padri e figli viene approfondito, nello stesso volume della raccolta Panini, anche ne L'isola a croce, dove il dottor Tozawa evade dalla prigione in cui è rinchiuso solo per andare a completare Pook, il robot che considera un figlio e che, a causa dell'arresto, non era riuscito a finire.
Se ne Il segreto dei cospiratori egiziani si approfondisce il rapporto di dipendenza tra padri e figli, in questo caso si aggiunge all'equazione anche il lato del genitore: Tozawa, infatti, è disposto a tutto pur di riunirsi al figlio e dargli una possibilità per il suo futuro. Prima, come detto, evade dalla prigione, quindi non esita a minacciare un inserviente dell'isola a croce per entrare nell'installazione e recuperare Pook, senza dimenticare gli atti di violenza su Baffo o la manomissione di Atom per recuperare pezzi utili a completare il "figlio". Rispetto a Baribari, Tozawa invece non vuole utilizzare il figlio per scopi personali, ma sembra piuttosto mosso da motivazioni non troppo dissimili da quelle di Tenma, anche se a differenza di quest'ultimo l'uso non autorizzato di fondi statali lo ha portato a diventare un "pericoloso criminale".
L'introduzione, nell'equazione, della criminalità organizzata sotto forma della Triade di Sankaku Kin, è inoltre un esplicito riferimento ai problemi di una gioventù troppo spesso preda delle cattive compagnie, soprattutto in mancanza di una guida genitoriale ispirativa, che a Pook viene a mancare con la morte di Tozawa. In effetti è l'ignoranza di questa morte che, nel caso specifico, permette alla Triade di controllare il robot.
Anche in questo caso Tezuka introduce elementi narrativi e grafici interessanti, iniziando dai robot trasformisti, che evidentemente anticipano il tema portante dei Transformers. Graficamente, poi, interessante è la sequenza in cui Baffo, dopo essere stato colpito dagli evasi, si risveglia con una serie di vignette in soggettiva.

martedì 26 agosto 2014

Particle Clicker: gestire un esperimento di LHC

In particolare uno tra ATLAS e CMS, i due esperimenti giunti agli onori delle cronache per la scoperta del bosone di Higgs.
E' possibile, infatti, da un paio di settimane, giocare a Particle Clicker, un bel gioco gestionale che fa comprendere quanto sia complesso, ma anche gratificante gestire un esperimento scientifico come uno dei due citati prima.
Innanzitutto la schermata: è suddivisa in quattro frame. Da sinistra a destra: nel primo sono elencati i risultati di ricerca ottenuti con l'avanzare dei dati; nel secondo, il più grande, è contenuto uno schema dell'esperimento dove compaiono gli eventi di collisione e, sotto, il numero di dati raccolti (che serve per fare le "scoperte"), la reputazione, i fondi; nel terzo sono presenti le varie tipologie di ricercatori che lavorano all'esperimento; nell'ultimo gli aggiornamenti man mano che sono disponibili in base ai fondi raccolti.
Per poter iniziare, bisogna cliccare nel frame dell'esperimento (cui è possibile dare il nome che si vuole), operazione che potrà essere ridotta fino ad annullarla man mano che avremo i fondi necessari per assumere personale.
Il gioco, poi, grazie ai salvataggi, può essere ripreso in ogni momento, ovviamente a meno di una cancellazione dei dati di navigazione da parte del giocatore.
Del gioco vi riferisco, però, solo ora semplicemente perché, nel primo pomeriggio... ho scoperto il bosone di Higgs!
P.S.: la pagina del CERN dedicata al bosone di Higgs

lunedì 25 agosto 2014

Il segreto dei cospiratori egiziani

Inizia come una spy story, Il segreto dei cospiratori egiziani, o come un fumetto noir, come afferma Baffo durante l'immancabile inseguimento sul tetto del treno in un incipit che, in effetti, sembra ispirato anche a Mistero sull'Orinet Express di Agatha Cristie.
Dietro questo inizio al fulmicotone c'è una cospirazione ordita dal professor Baribari che, utilizzando il suo robot Cleopatra, cerca di riportare al suo antico splendore il Regno dell'Egitto e, da qui, conquistare il mondo intero. Il racconto di questa cospirazione viene fatto da Tezuka trasformando le vignette in una serie di geroglifici, con una soluzione non troppo differente da quella utilizzata da Romano Scarpa ne Le sorgenti mongole, quando il maestro veneziano racconto, con dei graffiti, la leggenda che spinse Topolino a intraprendere una nuova avventura.
La storia di Cleopatra raccontata da Ochanomizu





Questa serie di vignette sono anche emblematiche della struttura visiva utilizzata dal maestro giapponese: quattro strisce suddivise in due o tre vignette, in base alle esigenze narrative. E' anche una struttura molto flessibile nell'interpretazione di Tezuka, molto più di quanto fece Barks negli Stati Uniti: il creatore di Atom, infatti, introduceva spesso vignettone ariose (quadruple o sestuple) e anche delle spettacolari splash page, come quella dell'ingresso del tempio egizio sede della cospirazione di Baribari.

domenica 24 agosto 2014

Cobalt, Uran e il cavallo vapore

Come visto in Nascita di Atom, il professor Ochanomizu creò per il robot anche una coppia di genitori, ideata in origine su Gas People (come letto nel post Atom l'ambasciatore). La famiglia, però, venne successivamente allargata con l'aggiunta di due "fratelli": Cobalt e Uran. Mentre il primo è una versione un po' più alta e snella di Atom, la seconda è rappresentata, sia graficamente sia caratterialmente come una sorella minore.
Cobalt esordisce sull'omonima storia nel 1954 come sostituto di Atom: il Giappone è in piena crisi nucleare. Un ordigno inesploso, perduto da una ignota potenza straniera nelle profondità marine, è difficile da recuperare per gli esseri umani. La missione viene quindi assegnata ad Atom, che sembra non gradirla, apparentemente diviso tra i doveri da ragazzino e l'amore per la famiglia (la madre non vuole mandare il figlio in missione) e il dovere verso la società degli umani, cui il padre lo richiama.
Quando il nostro eroe sparirà per un paio di giorni, gli alti papaveri nipponici si preoccuperanno di cercarlo, ma ecco che Ochanomizu propone Cobalt, sostituto e in un certo senso fratello di Atom, che verrà sin da subito caratterizzato come inferiore rispetto al maggiore grazie al fatto che lo scienziato ha dovuto concludere la sua costruzione in fretta.
Tezuka, in questo caso, mostra grandissime abilità narrative, non solo nell'uso delle gag, ma anche nel passare dai toni noir della prima parte a quelli di spy story e d'avventura della seconda. Graficamente, poi, molto interessante la soluzione utilizzata per passare dalle scene terrestri a quelle sottomarine, con le vignette che si arrotolano su se stesse come a causa dell'umidità.
Dopo appena due anni Cobalt, però, muore (su questo evento Tezuka ci giocherà nell'introduzione a Cobalt nella ristampa statunitense della Dark Horse): alla fine della prima versione di Midoro Swamp Baffo e Atom si ritrovano sulla pietra tombale del fratello di quest'ultimo.
A quanto pare l'episodio venne modificato con la prima ristampa avvenuta in concomitanza con l'esordio animato del personaggio, anche se già alla fine della prima edizione di Invisible Giant (maggio-luglio 1960) Cobalt ritorna come regalo per Atom. Non è il solo a uscire dalla scatola consegnata al piccolo eroe robotico: insieme a Cobalt, infatti, spunta fuori anche la piccola Uran.

sabato 23 agosto 2014

Atom l'ambasciatore

Lo spiega lo stesso Osamu Tezuka ne La nascita e l'evoluzione di Tetsuwan Atom, storia in tre parti in appendice al primo volume della Panini Comics: Atom, noto negli Stati Uniti e da qui nel resto del mondo soprattutto come Astro Boy (soprattutto per la serie televisiva), nasceva come personaggio di contorno in Atomu Taishi, Ambassador Atom anche nota come Captain Atom, storia serializzata su Shonen dall'aprile 1951 al marzo 1952.
Nelle prime due puntate Tezuka prepara l'ambientazione, presenta i personaggi e poi con la terza introduce il robot Atom, che doveva comunque essere un personaggio marginale, ma permetteva di avere una coordinazione tra il titolo del manga e uno dei suoi protagonisti.
Il ruolo di Atom, però, crescerà prima della conclusione della storia: il robot, infatti, diventerà ambasciatore di pace nella guerra tra la Terra e i visitatori spaziali. Tezuka, infatti, inizia la storia come una space-opera classica: i terrestri viaggiano nello spazio a bordo di gigantesche astronavi dopo che la Terra è esplosa.
La seconda puntata si apre in maniera inaspettata: Tamao, uno dei ragazzi protagonisti della prima puntata si trova, sotto la pioggia, a Tokyo. Cosa è successo alla nave spaziale? Era tutto un sogno di Tamao? O c'è stato un ripensamento da parte dell'autore? In realtà, come si scoprirà in seguito, gli abitanti di un'altra Terra, questa esplosa, sono giunti sulla Terra di Atom. Tezuka, così, può introdurre nel suo fumetto da una parte gli avvistamenti di ufo di cui si sta iniziando a parlare sempre più diffusamente in quegli anni, e dall'altra la teoria dei molti mondi, in questo caso interpretata come se le Terre-parallele non si trovassero a un universo di distanza, ma all'interno del medesimo universo.

venerdì 22 agosto 2014

Abramo Lincoln, Palmer Eldritch e lo scrittore che ispirò il cyberpunk

Pur non essendo un romanzo esplicitamente cyberpunk quanto potrebbe esserlo Le tre stimmate di Palmer Eldritch, questo Androide Abramo Lincoln presenta comunque alcuni elementi di contatto con il genere.
Dick è, per stessa ammissione di Gibson, un nume tutelare del cyberpunk, e questo romanzo sembra una sorta di "origini segrete" delle Pecore elettriche. Il romanzo viaggia su due binari espliciti ma al tempo stesso non troppo distanti: da una parte la classica domanda, che tra l'altro si pone anche Tezuka in Astro Boy, su quanto possa essere umana una intelligenza artificiale come quella di un androide (molto interessante la creazione del suo cervello, programmato utilizzando tutte le informazioni a disposizione sul personaggio che si è deciso di riprodurre), dall'altra un più profondo viaggio nella psiche umana e in particolare nel mondo della follia e della malattia mentale, come conferma lo stesso Dick nel saggio pubblicato in appendice al romanzo.
I due protagonisti principali, un uomo e una donna, come spesso avviene nei romanzi dello scrittore statunitense, sono una rappresentazione di Dick stesso e di una delle sue molte donne: come coppia sono infatti legati dalla follia, per l'uomo uno stato mentale in divenire, che alla fine del romanzo viene anche messo in dubbio, suggerendo che egli sia impazzito per un qualche oscuro motivo (forse l'amore?), per la donna, una ragazzina che potrebbe essere figlia dell'uomo, una condizione con la quale convivere per tutta la vita, una malattia che porta a volte a entrare in clinica, a volte a uscire. Ciò che poi è forse ancora più interessante è come il rapporto tra la giovane e il mondo esterno è soprattutto di enorme distacco, un atteggiamento non molto differente da quello utilizzato da Moore per descrivere il Dr. Manhattan o Ozymandias in Watchmen, quasi a suggerire che solo con la follia si riesce ad ottenere una visione lucida, precisa e distaccata della realtà, che poi era l'obiettivo non dichiarato ma abbastanza esplicito del romanzo: trovare un modo per potersi rapportare con il mondo.

Eroici aggiornamenti

Avendo voglia di provare una rinnovata funzionalità di embed.ly, che potrebbe essere utile anche per l'aspetto dei link post, vi segnalo i miei ultimi articoli per LSB (ovviamente, se volete, potete utilizzare il post sia per commentare la funzionalità, sia per commentare le recensioni!):
Dampyr #173 - Il segno di Alastor (Boselli, Maroto) | BreVisioni su Lo Spazio Bianco

giovedì 21 agosto 2014

Astroboy: Black Looks

Se vi fosse al mondo un unico e solo luogo ove riposare e trovare pace, quel luogo sarebbe, per ciascuno di noi, sulle ginocchia della propria madre.
Bellissima: mistero, azione, gag, suspance. Il tema del razzismo. Il tema della perdita. La ricerca delle proprie radici. La ricerca delle risposte alle proprie domande, ai dubbi della vita. La risposta al dolore con altrettanto dolore e violenza, con l'intolleranza verso chi si percepisce diverso.
Black Looks, infatti, consente a Tezuka di affrontare apertamente il tema, finora accennato, dell'intolleranza degli esseri umani contro i robot, e con esso dell'intolleranza tra esseri umani, in particolare quella degli afroamericani negli Stati Uniti o degli africani stessi nel Sud Africa, una delle location del lungo, appassionante episodio.
Black Looks è, infatti, un'organizzazione di stile gangsteristico (l'iconografia di base, come sempre alla Dick Tracy, non lascia dubbi), che uccide i robot: il movente economico, sottrarre agli androidi le loro ricchezze, è però solo di facciata, utile per raccogliere fondi con i quali pagare l'organizzazione e ungere i politici, mentre è la vendetta a muovere il capo dell'organizzazione. La storia, ad ogni modo, inizia quando un misterioso robot distrutto viene recapitato, in una notte buia e tempestosa, alla famiglia Atom: per fortuna il prof. Ochanomizu si trova a passare di lì e può così ricostruire il povero robot, recuperando così gli elementi da cui far partire l'indagine.

mercoledì 20 agosto 2014

Astroboy: Il gatto rosso e altre storie

Il gatto rosso
La prima reazione di uno straniero alla Tokyio del duemila è di stupore di fronte a una strana metropoli che mescola alla rinfusa la civiltà progredita del ventunesimo secolo con le antichità del ventesimo.
Passeggiando per Musashino non devi scegliere che strada percorrere. Puoi essere pago del percorrere senza meta le sue vie che ti condurranno in luoghi singolari e se per caso chiedi indicazioni a un passante non te la prendere se questi risponderà gridando. La strada discende verso valle, giacché a Musashino ci sono valli, monti e boschi. Rallegrati d'udire il canto degli uccelli sopra le tue teste.
(da Musashino di Doppo Kunikida, recitato dal Baffo)
Episodio gottfredsoniano, oserei dire: oltre all'atmosfera alcune gag sembrano tratte dalle strisce giornaliere del secondo padre di Topolino, come per esempio la caduta di Atom e Shibugaki in una botola nella foresta che ricorda quella di Topolino ne I sette fantasmi.
All'inizio troviamo Baffo che passeggia per Musashino, quartiere occidentale di Tokyo, recitando il passo di apertura del post. La storia, però, diventa subito inquietante e porta il maestro in una casa abbandonata, per poi fare la conoscenza con un inquietante gatto rosso che lo spinge ad andare a parlare con il responsabile del genio civile.
E' qui che il tema ecologico dell'episodio diventa evidente: uno scienziato, preoccupato dall'eccessiva industrializzazione e dalla cementificazione selvaggia, dopo non essere riuscito a convincere i responsabili politici di Tokyo della necessità di limitare tali attività, sparisce giusto il tempo di idearsi una nuova identità ad hoc, quella di un gatto rosso che, grazie a un particolare macchinario, spinge gli animali della città a ribellarsi contro gli uomini e invadere Tokyo.
Il professor Y passa, dunque, dalla parte del torto, nonostante la giustezza della sua causa, come dimostrerà la conclusione della storia con il blocco della cementificazione di Musashino. La notizia arriverà al capezzale del professore morente, che ha sacrificato se stesso per la difesa dell'ambiente. I metodi illegali che si è sentito costretto ad utilizzare, però, sono stati pagati dal professore con una moneta molto più cara rispetto ai responsabili dell'urbanistica cittadina.
Alcune soluzioni grafiche interessanti: ad esempio il dialogo tra Ochanomizu e Y nella casa diroccata di quest'ultimo si svolge con inquadratura fissa su quest'ultimo illuminato semplicemente dalla torcia del primo; o ancora una serie di tre vignette verticali con Atom che entra e esce dalle finestre di un palazzo alla ricerca di alcuni bambini in pericolo; e non dimentichiamo poi le vignette piene di personaggi, altro marchio di fabbrica di Tezuka sin da Metropolis, in questo caso popolate dagli animali controllati da Y.
Passeggiando per Musashino non devi scegliere che strada percorrere. Puoi essere pago del percorrere senza meta le vie che ti condurranno in luoghi singolari. Ecco un vecchio cimitero nel bosco, lapidi che riposano tristi, ricoperte di muschio. Rallegrati d'udire il canto degli uccelli sopra la tua testa. Per quanto la civiltà dell'uomo cresca, Musashino resterà intatta e la sua grandiosa natura sarà sempre là, ad aspettarti.

martedì 19 agosto 2014

Dagli equilibri di Nash ai comportamenti collettivi

Quando ho condiviso il tweet qui sotto, non mi ero reso ancora conto del nome che avevo appena letto, eppure avrebbe dovuto suonarmi un campanello nella testa. Poi dopo è successo che sono andato a ricontrollare (che poi i campanelli magari suonano e semplicemente la suoneria è così bassa che non la senti, con il resto del rumore di fondo) ed ecco che quel nome accende la lampadina: Gianluigi Greco. Mio ex-compagno di classe al liceo. Il migliore della classe, da quel che ricordo, bravissimo in particolare in matematica e in informatica (che comunque erano un'unica materia, all'epoca, 20 e passa anni fa), con una carriera decisamente folta di articoli scientifici. I suoi interessi si sono sviluppati in particolare nella programmazione, nella logica, nella teoria dei giochi.
In particolare mi ha colpito il fatto che abbia lavorato sugli equilibri di Nash, soprattutto perché di questi avevo scritto un (per ora disperso) post poco prima dell'assegnazione di un Nobel per la pace di quattro anni fa.
In teoria dei giochi, l'equilibrio di Nash è una soluzione concettuale di un gioco non-cooperativo che coinvolge due o più giocatori, nel quale ogni giocatore assume di conoscere le strategie di equilibrio degli altri giocatori, e nessun giocatore ha alcunché da guadagnare solo dal cabiamento della propria strategia. Se ogni giocatore ha scelto una strategia e nessun giocatore può beneficiare dal cambio di strategia mentre gli altri giocatori mantengono invariata la propria, allora l'attuale insieme di scelte strategiche e le corrispondenti vincite costituiscono un equilibrio di Nash.
In poche parole, Amy e Will si trovano in un equilibrio di Nash se Amy sta prendendo la migliore decisione possibile, tenendo conto della decisione di Will, e Will sta prendendo la migliore decisione possibile, tenendo conto della decisione di Amy. Allo stesso modo, un gruppo di giocatori sono in un equilibrio di Nash se ognuno sta prendendo la migliore decisione possibile, tenendo conto delle decisioni degli altri in gioco.
Equilibri di Nash possono, per esempio, essere trovati nel gioco della coordinazione, nel dilemma del prigioniero, nel paradosso di Braess(6), o più in generale in qualunque gioco strategico. In particolare, dato un gioco, ci si può chiedere se esso possiede o meno un equilibrio di Nash: ebbene a quanto pare decidere l'esistenza di un equilibrio di Nash è un problema di tipo-NP, se non ci sono restrizioni alle relazioni tra i giocatori. Inoltre per un equilibrio di Nash forte il problema si trova al secondo livello della gerarchia polinomiale, che è una scala per la classificazione dei problemi in base alla complessità di risoluzione(1).
Oltre a questo studio sugli equilibri di Nash, Gianluigi, insieme con Francesco Scarcello, ha anche studiato gli equilibri di Nash (nel caso specifico gli equilibri forzati) nei giochi grafici, dove per gioco grafico si intende un gioco rappresentato in maniera grafica, attraverso un grafo(2).

lunedì 18 agosto 2014

Autostop con Buddha

La letteratura di viaggio è, si sa, il racconto di un'avventura vissuta realmente, perché in fondo ogni viaggio è un'avventura. Quando poi, come nel caso di Will Ferguson il viaggio è in un paese straniero, in una cultura ignota, il viaggio diventa un'avventura anche quando si svolge in un paese avanzato come il Giappone.
Will era andato in Giappone per lavoro (insegnante) e decise di passare le proprie ferie a girare per il paese, in pratica da sud a nord, rischiando anche il licenziamento, perché alla fine, come giusto che sia in un viaggio in terra nipponica, ciò che è importante non è la meta, ma il viaggio, e le persone che si incontrano durante il tragitto.
Un diario di viaggio divertente, interessante e illuminante su un paese lontano che si conosce solo attraverso televisione e manga.

sabato 16 agosto 2014

Il cielo in trasparenza


di John Philipps Emslie via Lost Type Blog

John Philipps Emslie è stato un artista topografico e un folclorista britannico.
Dal 1854, Emslie studio al Working Men's College, dove fu studente di Dante Gabriel Rossetti. Divenne un artista topografico e nel 1900 illustrò The Illustrated topical record of London vol. 9. Intorno al 1887 scrisse è illustrò il New Canterbury Tales.
Emslie fu un membro originale della Folklore Society, di cui fu anche membro del consiglio. Raccolse le storie del folclore locale per tutta l'Inghilterra, prendendo appunti e disegni topografici.

giovedì 14 agosto 2014

La fisica di Superman: L'efficienza solare dell'Uomo d'Acciaio

Il post è dedicato a Paolo Kal-El Garrone, il wikipediano che mi ha introdotto in LSB: grazie!
Nell'ultima saga della JLA di Morrison, Terza Guerra Mondiale, Superman, lanciandosi contro la bomba all'interno di Mageddon, afferma:
Il mio corpo è una batteria vivente
Il modo con cui Superman ottiene i poteri, o il modo in cui li si spiega, è però cambiato nel corso del tempo. Come da Action Comics #1, albo d'esordio del personaggio, Siegel, unendo genetica ed evoluzione, afferma che sul suoi pianeta di provenienza
la struttura fisica degli abitanti era avanzata di milioni di anni rispetto alla nostra. Raggiunta la maturità, le persone di quella razza guadagnavano una forza titanica!
Su Superman #1, invece, Siegel punta l'attenzione sulla differente gravità tra la Terra e Krypton, con quest'ultimo con un raggio superiore e quindi con una gravità maggiore(1).

mercoledì 13 agosto 2014

Astroboy: L'uomo elettrico

L'uomo elettrico, primo vero episodio della serie a fumetti di Astro Boy, è utilissimo per introdurre il discorso tecnico che non ho scritto nel primo articolo della serie.
Dal punto di vista narrativo, siamo di fronte a una storia dickiana dal ritmo veloce, un vero e proprio hard boiled degli androidi, nel quale confluisce anche il cinema thriller statunitense alla Hitchcock, basti pensare alla tensione trasmessa dalla sequenza qui a destra (che non è l'unica del suo genere).
Anche Nakamura è protagonista di un'altra memorabile sequenza: per recuperare alcune informazioni riguardanti Baffo, creduto morto, l'ispettore viene attaccato a una macchina che ne recupera i ricordi, mostrandoli su un apposito schermo, in una sorta di esperimento (quasi) meta-fumettistico dove, all'interno dei contorni della vignetta, vengono mostrate delle immagini che staticamente compaiono su uno schermo come un cartone animato.
Tezuka, poi, oltre ad aver imparato la lezione cinematografica (vedere ad esempio la sequenza qui sotto), mostra anche di aver imparato perfettamente la lezione dinseyana, in particolare quella di Gottfredson, riuscendo a raccontare una storia d'azione, quasi violenta, ma al tempo stesso alleggerendola grazie alle gag sapientemente distribuite all'interno della storia.

martedì 12 agosto 2014

Astroboy: nascita di Atom

Come per tutti i supereroi che si rispettino, anche per Atom arrivano le sue origini segrete, e in questo caso costituiscono l'inizio effettivo della serie Tetsuwan Atom di Osamu Tezuka, la mitica serie Astro Boy.
Parallelamente alla serializzazione di Pluto, reinterpretazione da parte di Naoki Urasawa de Il più grande robot del mondo, uno degli episodi della serie originale, la Panini propone in una serie di 5 volumi la ristampa della serie nota in Italia come Astro Boy. Tale serie di volumetti è, comunque, l'edizione italiana della ristampa nipponica delle avventure di Atom, personaggio ideato da Tezuka come caratterista secondario all'interno della serie Atom Taishi.
Come ricorda il nome di questa prima serie e il nome stesso del personaggio, poi diventato principale, l'idea di fondo era quella di utilizzare la parola "atomo" all'interno del titolo e in parte della serie fantascientifica per collegarsi alla situazione scientifica e tecnologica attuale (rispetto agli anni di ideazione della serie, gli anni Cinquanta del XX secolo). Questo e altri dettagli e curiosità sono contenute nell'appendice del primo volume, La nascita e l'evoluzione di Tetsuwan Atom, dove scopriamo come, a suo tempo, Tezuka fu costretto a difendersi dalle accuse di plagio nei confronti delle leggi della robotica di Asimov, accuse che gli vennero mosse dai suoi compatrioti, il tutto nonostante affermasse di averle sviluppate prima. Visti i tempi di produzione del fumetto, però, questo è sicuramente uno dei casi in cui due autori hanno indipendentemente e contemporaneamente sviluppato una idea di base simile in modi, però, differenti.
In effetti, come si vedrà, l'ispirazione fondamentale che sembra emergere nella serie è più quella fornita dal lavoro (scientifico) di Turing che non da altri autori di fantascienza, siano essi scrittori, mangaka o cartoonist.

sabato 9 agosto 2014

La differenza è tutta lì

Maurizio Codogno ha proposto un interessante post sulla divulgazione che ha acceso la discussione nei commenti. In particolare mi sono sembrati interessanti i commenti di Filippo Zuliani:
(...) la divulgazione scientifica tira pochi lettori che non giustificano il costo di un giornalista specifico da dedicarvi.
E ancora:
I media parlano di divulgazione scientifica (e del suo livello basso) come parlano di informazione in Italia in generale (e del suo livello basso). La massa non se ne interessa perche' il livello e' basso e finche' il livello e' basso la massa non sente il bisogno di averne di piu' (e meglio). Non dico che restera' sempre cosi' ma questa e' la situazione attuale in Italia e bisogna prenderne atto. Se vuoi e' l'analogo problema dell'informazione di qualita' che vorrebbe fare Il Post: in l'Italia l'offerta e' bassa ma la domanda lo e' ancora di piu'. Il che si riduce a un mercato di nicchia, con tutto quel che ne consegue.
I due commenti mi hanno ispirato e ho deciso di giocare con Google Trends, confrontando la scienza (in azzurro) con due argomenti che dovrebbero tirare e non poco: cinema (in rosso) e calcio (in giallo). Ecco i risultati:
Come vedete la scienza è decisamente trascurabile: il grafico mostra, quindi, che siamo sicuramente di fronte a un problema di domanda bassa, ma è anche una questione di cultura, se proviamo a realizzare lo stesso grafico per le rispettive parole chiave in inglese, science, cinema, soccer:
Ciò che è incredibile (e sconfortante, dal punto di vista di un'italiano) è come, a parte (o, vedendo il dato medio, nonostante) le grandi competizioni internazionali, a livello mondiale la scienza è paragonabile al calcio: sì, in Italia c'è decisamente un problema di cultura scientifica.
P.S.: è interessante osservare come le regioni maggiormente interessate alla scienza sono Liguria, Lombardia e Campania.

venerdì 8 agosto 2014

La matematica delle lacrime

Un gruppo di fisici che studiano la meccanica dei fluidi ha iniziato una proficua collaborazione con Kara Maki riguardo lo studio dinamico delle "pellicole" di lacrime. Il modello, sviluppato in tre articoli che hanno preceduto il lavoro conclusivo, soprattutto sperimentale, è così descritto:
all'interno della pellicola lacrimale, le dinamiche del fluido sono governate dalle equazioni incomprimibili di Navier-Stokes insieme con la conservazione di massa ed energia. Alla superficie libera della pellicola lacrimale, imponiamo un bilancio di massa, energia, immobilità tangenziale, così come una tensione di equilibrio normale. La condizione di non equilibrio conduce a una legge costitutiva che lega la temperatura dell'interfaccia con il flusso di massa e la pressione del salto all'interfaccia. In più, all'interfaccia tra la pellicola lacrimale e la superficie oculare, imponiamo delle condizioni di anti scivolo e impenetrabilità, così come una temperatura corporea
La superficie libera $h=h(x,y,t)$ può alla fine essere descritta descritta utilizzando la seguente equazione differenziale: \[\partial_ t h + E J + \nabla Q\] dove $E$ è il tasso di evaporazione, $J$ il flusso della massa che sta evaporando, $Q$ il flusso del fluido.

giovedì 7 agosto 2014

La sovrana lettrice

Tra i diversi regali ricevuti tra compleanno e natale sono riuscita a mettere nella mia libreria qualche altro libro di Alan Bennett. Erano lì in attesa da dicembre e complice una giornata di festa scelsi di leggere "La sovrana lettrice", perché consigliato anche da uno spettatore incontrato all'Elfo Puccini a Milano durante lo spettacolo "The history boys". Come tutti i libri di Bennett che ho letto finora, si inizia e si finisce in poco tempo, e anche questo non è da meno.
Bennett racconta la passione della regina per i libri arrivata in età un po' avanzata. Questo però non ha fermato questo amore viscerale per i libri di ogni genere, la regina anche se ottantenne ha una testa che funziona ancora molto bene!
La particolarità di questo libro è che per tutte le 95 pagine ci si chiede se la regina, protagonista di questa storia, ha letto questo libro e cosa ne pensa!
Oltre al dubbio dei possibili commenti da parte della regina, ciò che ho letto tra le righe è che la passione per i libri e la letteratura non ha età. Questa passione arriva e ti entra dentro, diventa parte di te e non ti lascia più.
Un bel messaggio da trasmettere a tutti, sia a chi ha già questa passione sia a chi ancora non ce l'ha. Leggere è una cosa meravigliosa!

martedì 5 agosto 2014

Finiremo cancellati da un'enorme flatulenza

Il titolo del post è un tweet di Massimiliano Tanzini a commento della scoperta di un enorme sbuffo di metano che dal mare siberiano è finito nell'atmosfera terrestre:

(mega fiammata di metano sul pendio di Laptev Mare, a circa 62 m di profondità)
Stiamo "annusando" il metano. Ne vediamo le bolle nel video della telecamere montata sul CTD, o il Multicorer. Tutte le analisi ci raccontano i segni. Ci troviamo dentro una mega fiammata. La vediamo nella colonna d'acqua, la leggiamo sulla superficie e la seguiamo su su fino in cielo con i radar e i laser. La vediamo mischiata con l'aria e portata via dai venti. Metano nell'aria.
Queste, invece, sono le parole di Ulf Hedman dello Swedish Polar Research Secretariat a commento dell'immagine. Ho aggiunto la punteggiatura, che secondo me era mancante anche in originale.
Ad ogni modo, al di là dei commenti più o meno divertenti, si nota l'eccitazione per una scoperta che potrebbe contribuire in maniera importante alla comprensione dei meccanismi dietro i cambiamenti climatici cui è soggetto il nostro pianeta nel corso dei millenni.
Leggi anche il commento di Örjan Gustafsson, uno dei ricercatori del team, e il comunicato stampa ufficiale.

lunedì 4 agosto 2014

La congettura di Rota

Attenzione: i contenuti sono abbastanza avanzati, più del solito. Forse anche la semplificazione non è così... semplice. Ad ogni modo, spero ci proviate lo stesso a leggerlo tutto, o almeno solo un pochino!
Uno degli aspetti più interessanti dei matematici moderni, soprattutto di quelli di qualità, è la loro capacità di cogliere gli aspetti in comune tra branche apparentemente distanti tra loro. E' in effetti il caso della storia dietro la congettura scoperta nel 1970 da Gian-Carlo Rota(6), che parte dalla definizione di matroide.
Questo oggetto dal nome forse non troppo rassicurante, introdotto nel 1935 da Hassler Whitney(3) è, in effetti, una coppia di oggetti matematici, $(E, I)$, dove $E$ è in insieme finito, detto insieme ambiente, ed $I$ una collezione di sottoinsiemi di $E$ chiamati insiemi indipendenti, tale che
  1. l'insieme vuoto è indipendente;
  2. sottoinsiemi di insiemi indipendenti sono indipendenti;
  3. per ogni insieme $X \subseteq E$, i maggiori sottoinsiemi indipendenti di $X$ hanno tutti la stessa dimensione.
Una matroide è, per esempio, una collezione di vettori in uno spazio vettoriale, o l'insieme delle colonne di una matrice. Data, quindi, una matrice, definita su un dato campo $F$ (l'insieme dei numeri che compongono le celle della matrice), si può costruire la matroide colonna della matrice di partenza costruendo i sottoinsiemi di colonne linearmente indipendenti della matrice stessa (l'insieme $I$ di una matrice $3 \times 3$ con colonne linearmente indipendenti sarà, quindi, costituito da 4 insiemi, quello formato dalle tre colonne prese insieme e i tre costituiti da ciascuna coppia di colonne).

domenica 3 agosto 2014

Rischio e dissesto idrogeologico in Italia


Innanzitutto per farsi un'idea del territorio italiano: L'assetto idrogeologico del territorio italiano: risorse e problematiche di M. V. Civita, febbraio 2008 (pdf)
Quindi:
Floris, M., D'Alpaos, A., De Agostini, A., Stevan, G., Tessari, G., & Genevois, R. (2012) A process-based model for the definition of hydrological alert systems in landslide risk mitigation. Natural Hazards and Earth System Science, 12(11), 3343-3357
L'articolo prova a sviluppare un modello di allerta del rischio idrogeologico in particolare per la Val di Maso. Non è un articolo accademico, ma sembra realizzato con la stessa idea di una review. Interessante come, nel finale, citi l'esistenza di leggi apposite per prevenire i rischi idrogeologici.
Durante un congresso in Austria, poi, sono stati proposti una serie di lavori, trovati via scholar, di cui un paio mi sembrano interessanti:
Flash floods along the Italian coastal areas: examples from Pozzuoli city, Campania, Italy di Esposito, Giuseppe; Grimaldi, Giuseppe; Matano, Fabio; Mazzola, Salvatore; Sacchi, Marco
dove si studiano le inondazioni a Pozzuoli, in particolare per comprendere l'interazione tra i processi idrogeologici e le modifiche apportate al territorio nelle aree urbanizzate, come i Campi Flegrei.
Current problems in communication from the weather forecast in the prevention of hydraulic and hydrogeological risk di Fazzini, Massimiliano; Vaccaro, Carmela
In questo caso mi ha colpito in particolare l'attenzione sulla scarsa attenzione (gli autori parlano addirittura di assenza) nelle scuole riguardo i rischi ambientali del territorio italiano.

sabato 2 agosto 2014

Cerchio perfetto

Cerchio perfetto rotondo
la luna
Nel centro del cielo

Jack Kerouac via JoAnne Growney
Illustrazione di B. E. Pike tratta da The Wonderland of Science di J. C. Sanford, via nemfrog
P.S.: non frequentando spesso Google Plus, mi ero perso una notizia che, invece, è perfetta abbinata a questo haiku di Kerouac (letta la recensione de I sotterranei di mia sorella?). Su Il Sole 24 Ore, infatti, Leopoldo Benacchio riferisce che la forma della Luna non è sferica ma piuttosto quella di un limone! Si ringrazia Marco Cameriero per la segnalazione.

venerdì 1 agosto 2014

L'imprevedibile viaggio di Harold Fry

Quando lessi sul web la trama di questo libro mi incuriosì molto. Un giorno, mentre perdevo tempo in libreria, lo vidi (anche scontato) e lo comprai. Dopo un po' di mesi che rimase nella libreria di casa in attesa di essere aperto mi decisi a leggerlo, aspettandomi qualcosa di eclatante.
La storia parla di Harold, un uomo pensionato, che un giorno riceve una lettera da una sua amica (ed ex collega) in cui gli dice che sta per morire. Lui scrive una lettera di risposta ed esce ad imbucarla, ma non la imbuca, bensì inizia il suo lungo viaggio a piedi fino alla casa di riposo dove si trova la sua amica, attraversando da sud a nord l'Inghilterra.
Durante il suo viaggio Harold pensa e riflette sulla sua vita, la sua infanzia e adolescenza, sua moglie e suo figlio, su come nel corso del tempo sono cambiate le cose senza rendersene conto. Incontra persone che ascoltano la sua storia e a loro volta raccontano la loro, si confidano, si aprono e danno anche una mano ad Harold.
Durante il suo viaggio si iniziano a raccogliere i pezzi del puzzle che è la sua vita, per poi ricostruirla alla fine.
Insomma, la storia è molto carina, un'idea interessante e coinvolgente, ma che avrei sviluppato più brevemente!
Personalmente ho fatto fatica ad arrivare a metà libro (la seconda metà l'ho letta più velocemente e con maggiore interesse), la storia interessante, ma si svolge in modo troppo lento a mio parere, si va avanti perché si ha la curiosità di conoscere la storia passata di Harold e della sua famiglia, della moglie che a un certo punto va a dormire in un'altra stanza e del figlio che a un certo punto non c'è più. Che dire, avrei preferito un po' di pagine in meno ma più "attivo".
Rimane comunque un bel libro, che una volta finito lascia qualcosa dentro di noi, aiuta a pensare e riflettere anche sulla nostra quotidianità e sul nostro modo di vivere e comportarci. Da leggere se si ha la pazienza di arrivare alla fine!

I rompicapi di Alice: La curva di Carroll

Un rompicapo semplice e veloce, in una parola: estivo.
In Mathematical Recreations of Lewis Carroll: Pillow Problems and a Tangled Tale è presente il seguente problema:
Se si pone un tetraedro regolare, con un vertice verso il basso, su un perno che vi si adatta esattamente, e viene fatto ruotare attorno al suo asse verticale, di un angolo di 120°, sollevandolo solo quando necessario, fino ad inserirsi nuovamente nel perno: trovare il luogo dei punti di uno dei vertici rotanti.
La soluzione è il luogo dei punti così definito: \[\left (x + \sqrt{3} y \right )(h-z) = ah\] \[x^2 + y^2 = a^2\] dove \[h = \sqrt{\frac{2}{3}}\] \[a = \frac{\sqrt{3}}{3}\] Una rappresentazione della curva è stata realizzata da Izidor Hafner per il Wolfram Demonstrations Project