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martedì 8 settembre 2015

Dagon: dalla Mesopotamia agli Stati Uniti

All'interno del pantheon di divinità extramondane ideato da Lovecraft, c'è un unico dio che il solitario di Providence ha estratto da una tradizione mitica già esistente: Dagon. E' quindi con l'omonimo racconto, scritto nel 1917 e apparso prima su The Vagrant #11 del novembre 1919 e quindi su Weird Tales dell'ottobre 1923, che si tende a far iniziare i Miti di Cthulhu.
Il dio-pesce
Divinità associata alla fertilità, Dagon appartiene al pantheon mitico mesopotamico (in particolare di Akkadia, Assiria e Babilonia). Viene tradizionalmente rappresentato come metà uomo e metà pesce e sono due le rappresentazioni note: una in stile tritone, ovvero con il busto a forma di uomo, e un'altra con la parte anteriore a forma di uomo e la parte posteriore a forma di pesce. Etimologicamente parlando il nome è associabile sia a "pesce" sia a "grano".
In origine noto come Dagan, faceva parte del trio più importante di divinità mesopotamiche insieme con Illu o El e con Adad o Hadad. Molto probabilmente Dagon era il dio più importante di tutta la mitologia. Ad esempio a Ebla era a capo di un nutrito gruppo di circa 200 divinità! Uno dei suoi attributi, concordemente con il ruolo di dio della fertilità, è "rugiada della terra".
A Ugarit, invece, era il terzo dietro un non meglio identificato dio-padre e a El e precedeva Baal (identificato con Hadad). Secondo Joseph Fontenrose però El e Dagon sono, in realtà, da considerarsi come un'unica divinità. Indizio di questo fatto è che Hadad, fratello di Anat figlia di El, è identificato come figlio di Dagon.
Il mito passò poi ai fenici e qui venne trasformato in una versione che potrebbe essere alla base dei miti degli dei dell'Olimpo: Dagon ed El (Crono) erano fratelli, entrambi figli del Cielo (Urano). In questo mito il legame con Hadad si fa più complicato: quest'ultimo viene generato dal Cielo con una concubina prima che questi venga castrato da El. La concubina, incinta, diventa quindi compagna di Dagon, che così assume il doppio ruolo di fratellastro e patrigno di Hadad. Anche in questo caso ci sono indizi che andrebbero verso una identificazione di Dagon con El.
Ritroviamo il suo ruolo centrale tra i filistei, che lo assurgono a loro divinità: nell'antico testamento è proprio un tempio di Dagon quello distrutto da Sansone. Ad ogni buon conto il dio-pesce viene citato spesso nella Bibbia ed evidentemente ciò potrebbe aver ispirato Lovecraft per ritagliargli il ruolo di antagonista della razza umana nell'omonimo, delirante racconto. Lovecraft infatti fa scrivere al protagonista del racconto le seguenti parole:
Un giorno, venni in contatto con un etnologo famoso, e gli feci alcune domande sull'antica leggenda filistea di Dagon, il Dio-Pesce.
L'orrore nascosto dal mare
L'ispirazione principale, come per buona parte della produzione letteraria di Lovecraft, proviene da un sogno. Come scrisse nei saggi raccolti nel volume In defence of Dagon (pdf parte 1, pdf parte 2):
Ho sognato un completo, orribile crawl, e posso ancora sentire la melma risucchiarmi verso il basso!
Possibili influenze letterarie potrebbero essere anche Fishhead di Irvin Cobb e il romanzo At the Earth's Core (inedito in Italia) di Edgar Rice Burroughs. La fonte letteraria che però è probabilmente quella fondamentale è Il diario di Arthur Gordon Pym di Edgar Allan Poe. Il romanzo breve dell'eclettico scrittore americano, che più volte è stato indicato da Lovecraft come sua ispirazione principale, condivide con Dagon una identica struttura narrativa, racconto in prima persona che si interrompe a un passo dal manifestarsi dell'orrore, e il soggetto di fondo, un naufragio e la scoperta di un orrore celato nel mare.
In Dagon, poi, viene anche citato l'uomo di Piltdown, riferendosi cioè ai ritrovamenti effettuati nel 1912 da Charles Dawson. La scoperta fu messa in dubbio fin da subito: già all'inizio del 1913 David Waterson del King's College di Londra, era certo che la mandibola ritrovata appartenesse a una scimmia. Nonostante lo scetticismo, o forse proprio per questo, Lovecraft decise di citare la scoperta all'interno del racconto per dargli un taglio scientifico e asettico fino al colpo finale. Ad ogni buon conto la bufala venne smascherata definitivamente nel 1953 quando sul numero di novembre del Time vennero pubblicati i risultati ottenuti da Kenneth Page Oakley.
Se la forza di Dagon sta nelle immagini evocative del racconto, la sua importanza risiede nella presenza di molti degli elementi presenti nella letteratura lovecraftiana e in particolare nei Miti di Cthulhu. Innanzitutto c'è la presenza del mare, che da asilo alle minacciose entità che vorrebbero contendere agli esseri umani il dominio del pianeta. Quindi c'è il tema della follia mentale, più o meno esplicitamente riferita dallo stesso personaggio all'inizio del racconto:
Scrivo in uno stato di tensione insostenibile.
Non tutti, però, sono concordi nel voler inserire Dagon all'interno dei Miti: sicuramente ha un ruolo fondamentale nell'introdurre uno degli attori del pantheon degli Antichi, ma d'altra parte il racconto verrà in pratica riscritto nel 1926 diventando Il richiamo di Cthulhu. Come osservato da Lin Carter, gli elementi portanti delle due storie sono pressoché identici.
Mount Dagon
Nel 1624 il colono britannico Thomas Morton, insieme con il Capitano Wollaston, iniziò nei dintorni di Plymouth una serie di scambi commerciali con la tribù degli Algonchini, che Morton considerava molto più "civilizzati e umanitari" rispetto agli "intolleranti vicini europei".
Il "punto vendita" dei due divenne ben presto una vera e propria colonia, Mount Wollaston, che venne successivamente chiamata Merrymount quando, nel 1626, Wollaston con un gruppo di seguaci si spostò in Virginia a causa di alcune divergenze riguardo la schiavitù (abbastanza ovvio immaginare chi fosse contro dei due). Una volta partito il suo vecchio socio, Morton provò a portare avanti una comunità quanto più utopica possibile, avvicinandola sempre più alla cultura degli Algonchini, che a sua volta provava ad avvicinare alla sua particolare interpretazione liberale del cristianesimo.
Questo suo modo di agire, questo suo tentativo ante-litteram di creare un dialogo interculturale non era molto ben visto dai Puritani del New Engalnd, che misero in giro varie voci sull'integrità morale e sessuale della comunità di Merrymount, denominata Mount Dagon, con un esplicito riferimento al dio-pesce della fertilità e quindi sottintendendo come questa fosse dedita a pratiche sessuali illecite (e bastava non essere sposati per cadere nell'illegalità religiosa secondo qualsiasi Puritano).
Ad ogni buon conto Morton venne arrestato nel 1628 per aver venduto armi ai pellirosse, mentre la comunità resistette solo per un altro anno prima di disperdersi.
Questa storia, che evidentemente era ben nota a Lovecraft (anche se i critici e i biografi non sembrano citarla come possibile elemento fondativo dei Miti), viene esplicitamente recuperata da Fred Chappell in un romanzo anch'esso intitolato Dagon. Il protagonista, Peter Leland, è un predicatore protestante con una bella moglie, Sheila, che si trasferisce nella casa di famiglia in campagna. In questo romanzo breve, suddiviso in due parti, i riferimenti al dio-pesce sono in un sermone di Peter nella prima parte e nel finale della seconda parte. L'orrore, però, non assume nulla di realmente esplicito, ma è più una sorta di discesa nel buio che il protagonista inizia sin da quando viene a contatto con Ed Morgan, la cui famiglia viene ospitata da generazioni sulla terra dei Leland. Il punto nodale per Peter è, però, l'incontro con la figlia di Ed, in particolare con i suoi occhi penetranti e terribili che lo condurranno alla pazzia, uccidendo dapprima la moglie e quindi diventando il giocattolo sessuale di Mina, un personaggio che ricorda a tratti Il Mago di Hoffman.
E' per la maggior parte un romanzo dalla grande forza psicologica, più che evocativa o horror, che porterà il lettore verso una conclusione per certi versi confortante e salvifica, a differenza degli inquietanti finali che caratterizzano la maggior parte dei racconti e romanzi lovecraftiani.
Post scriptum: Versioni a fumetti
Le versioni a fumetti di Dagon non sono molte, o almeno io non sono riuscito a trovarne molte. C'è una riduzione a fumetti della Marvel in Haunt of Horror: Lovecraft e sempre nello stesso formato il settimo numero di Worlds of H.P. Lovecraft della Caliber (anche in edizione digitale). C'è poi la versione di Dan Lockwood e illustrata da Alice Duke che è la più fedele in assoluto al racconto lovecraftiano originale contenuta nel primo volume di Antologia Lovecraft, mentre è in corso di lavorazione da parte di Ben Templesmith una versione che, da quel che si vede, sembra essere eccezionale.
Appendice: Caccia al demone di Hong Kong
Il romanzo di Chappell è uscito in Italia su Urania horror #7. A causa della foliazione del volume, era necessario aggiungere altro materiale, e la scelta della redazione è caduta sul racconto (o anche in questo caso romanzo breve) Il sentiero dei mille sospiri di Stefano di Marino, definito in quarta di copertina un horror-action urbano.
A ben vedere, più che un horror-action è più un heroic fantasy urbano del terzo millennio. Il protagonista, Lama Tagliente, è il miglior killer di Hong Kong anche grazie al fatto di essere l'ospite per lo spirito di Jamuka, sanguinario guerriero mongolo richiamato dagli esorcismi del maestro di Lama.
La scena iniziale, ambientata nel 2010 in un albergo dell'ex-colonia britannica, ha un gusto abbastanza supereroistico, richiamando in parte la saga Spacciato di David Micheline e Todd McFarlane, in particolare per la presenza di due leoni di pietra magicamente animati. L'azione principale, però, si svolge dieci anni più tardi rispetto alla scena iniziale, quindi nel 2020, con Lama che entra a contatto con il sottobosco mistico della città: tra mutaforma, demoni e vampiri, il soggetto continua nella sua falsariga supereroistica, impreziosita comunque dal risvolto mistico orientale, con l'eroe che, insieme a un gruppo di suoi pari, salverà il mondo (e la giornata!) dall'attacco dei demoni che vorrebbero portare sulla Terra il loro capo, incarnazione stessa del male.
Un racconto veloce e divertente, che forse c'entra poco con il Dagon di Chappell e con l'horror in generale, ma che è comunque una gustosa lettura sicuramente da provare, così come il romanzo titolare del volume.

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