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lunedì 28 settembre 2015

Il caso di Charles Dexter Ward

I primi approcci di Lovecraft con i romanzi non soddisfecero appieno il gusto dello scrittore. Sia La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath, scritto tra il 1926 e il 1927 (e poi pubblicato nel 1948), sia Il caso di Charles Dexter Ward, scritto subito dopo tra gennaio e marzo 1927 (e poi pubblicato nel 1941), vennero mantenuti nel cassetto del Solitario di Providence fino alla successiva scoperta e pubblicazione postuma. In particolare Il caso di Charles Dexter Ward ricade all'interno dei Miti di Cthulhu, il 6.o tra racconti e romanzi nella cronologia di scrittura, grazie alla presenza, all'interno delle invocazioni di Yogh-Sothoth, in grado di dare a chi ne usa il nome, il potere di evocare qualunque cosa.
L'idea di base è semplice: un giovane, Charles Dexter Ward, scopre di possedere un antenato del cui passato si preferisce tacere. Il ragazzo, incuriosito, inizia una ricerca storica, che lo porta a recuperare le sue perdute carte e un ritratto in cui Joseph Curwen, il lontano parente, risulta una goccia d'acqua (a parte una cicatrice) con il suo discendente. Inizia, allora, un'ossessionante vicenda fatta di evocazioni, follia, presunzione che viene ricomposta come una sorta di lungo flashback a partire dalla sparizione di CDW dal manicomio in cui era stato rinchiuso.
Destabilizzazione dell'essere umano
A una lettura quanto più attenta possibile del Caso di Charles Dexter Ward, si può osservare come l'atmosfera generale del testo sia altamente destabilizzante. Non solo viene in ogni momento messa in dubbio la sanità mentale del giovane protagonista, ma il dottor Willett, medico di fiducia della famiglia Ward, mette in dubbio quasi a ogni passo le certezze degli alienisti riguardo la follia di Charles, ribaltando continuamente la situazione. Ciò è man mano aggravato quando le informazioni che Lovecraft fornisce ai lettori seminano una sorta di ambiguità sull'identità stessa di alcuni dei personaggi del dramma, mentre il senso di precarietà viene ulteriormente acuito dalle reazioni dei genitori del giovane.
Questa atmosfera destabilizzante è in un certo senso un riflesso di quello stesso percorso di destabilizzazione che la scienza ha intrapreso sin dai tempi di Copernico, Keplero e Galilei che avevano tolto alla Terra il suo posto al centro dell'universo per spostarla a semplice satellite del Sole. A questo primo passo si era poi aggiunto Darwin, che aveva tolto al genere umano il ruolo superiore all'interno del mondo naturale, e infine ecco che non solo la geometria euclidea si dimostrava come una delle molte possibili (aprendo, di fatto, possibilità narrative allo stesso Lovecraft che discussi tempo addietro), ma la fisica moderna forniva gli ultimi colpi. Infatti da un lato la relatività sottraeva all'uomo il tempo come concetto assoluto e dall'altro la meccanica quantistica lo trasformava in un semplice frutto del caso.
In un contesto in cui persino la scienza sembrava, quindi, eliminare qualunque punto fermo, era quasi inevitabile per Lovecraft, che alla scienza si interessava e cui in qualche mido si ispirava, sviluppare una mitologia cosmica oscura che poneva il genere umano di fronte a orrori innominabili, giusto appena descrivibili. Divinità più vecchie del pianeta abitavano i suoi meandri sotterranei, utilizzando gli esseri umani come cibo o come mezzo per ottenere potere, ispiando audaci e folli in imprese irripetibili. In effetti nei racconti e nei romanzi di Lovecraft è sempre sottile la differenza tra audaci e folli, separati uno dall'altro solo dalla capacità del lettore di comprenderne le motivazioni. E' in questa linea d'ombra che ricade Charles Dexter Ward, che parte per essere un novello Prometeo, ma che alla fine si ritrova ad essere l'ennesimo Faust, in una vicenda che può essere considerata a tutti gli effetti una variazione al contrario del Ritratto di Dorian Gray.
L'unico a non perdere la rotta in questa sorta di mare in tempesta è proprio Willett, che utilizzando ora l'intuizione, ora la conoscenza e la pazienza riesce a ricostruire la vicenda, raccontata in terza persona dallo scrittore con uno stile al tempo stesso distaccato ma non per questo meno inquietante. Willett, in un certo senso, sembra essere una variazione su Einstein: le due figure potrebbero essere accostate, a un livello abbastanza superficiale. Entrambi, infatti, si ritrovano in disaccordo con le rispettive comunità, andando a cercare invece spiegazioni differenti, per certi aspetti più semplici, ma comunque suffragate da indizi solidi. Le differenze, invece, stanno nella libertà di divulgare le proprie scoperte: Willett, infatti, si lega a un voto di silenzio che ha più l'idea di proteggere la famiglia di Charles, che non la paura di non essere creduto.
La versione a fumetti
Il romanzo di Lovecraft, come tutta la sua produzione riguardante i Miti di Cthulhu, a dire il vero, risulta sufficientemente evocativa da diventare il terzo passo di I.N.J. Culbard nel suo percorso di trasposizione a fumetti di Lovecraft. Dopo L'orrore di Dunwich, su testi di Rob Davis apparso sul volume 1 dell'Antologia Lovecraft, e Le montagne della follia, è proprio Il caso di Charles Dexter Ward a interessare al fumettista, che lo trasporta in fumetto in maniera quasi fedele al testo originario.
Le modifiche, però, non solo sono coerenti con quanto raccontato da Lovecraft, ma in un certo senso completano la vicenda, la rendono più verosimile. Innanzitutto la trasposizione di Culbard, che dallo spazio si avvicina con zoom successivi fino al manicomio e alla cella di Charles ormai vuota, parte con l'interrogatorio di Willett, l'ultimo ad aver incontrato il paziente sulla cui scomparsa si sta iniziando a indagare. E qui, mentre Willet pensa alla risposta da dare al suo inquisitore, inizia il flashback sul Caso di Charles Dexter Ward.
Altre modifiche minori sono poi nella ridisposizione di alcuni eventi: il fumetto, infatti, non segue cronologicamente il romanzo. Laddove Lovecraft forniva le informazioni in funzione degli effetti che gli interessava ottenere, Culbard ha invece l'obiettivo di non creare salti eccessivi e rappresentare ogni passaggio nel modo più lineare possibile. A questo, poi, c'è da aggiungere la scelta di comprimere giusto un paio di scene che, però, e forse è l'unico difetto, perdono il loro impatto emotivo così come raccontato originariamente da Lovecraft. D'altra parte il fumettista ha anche ben chiare quali devono essere le scene chiave su cui far soffermare l'attenzione del lettore.
In effetti l'obiettivo è umanizzare più di quanto fatto da Lovecraft la figura di Willett, e in questo senso il finale, che costituisce la modifica maggiore di Culbard al testo originale, è al tempo stesso più logico e amaro del finale lovecraftiano, dando al lettore il senso di una missione, quella del dottore di Charles, che non è più quella di preservare la famiglia, ma la Terra intera.
Il caso di Charles Dexter Ward è stato pubblicato per la prima volta su Weird Tales ##35-36 del 1941.
L'illustrazione di apertura è opera di Ian Miller.

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