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venerdì 4 settembre 2015

L'abisso di Galileo

E' sempre bello e interessante leggere libri divulgativi, specie quando sono scritti da chi la divulgazione la sa fare. In questa occasione andrò a raccontarvi un paio di cose su un libro che contiene informazioni su un matematico e fisico pisano e sulla sua idea che i matematici il mondo lo conoscono meglio dei filosofi. O almeno ci provano, a conoscerlo.
Un dialogo
Agli inizi del 1605 viene pubblicato a Padova un Dialogo in prepuosito de la stella nuova firmato da tale Cecco di Ronchitti. I due protagonisti, i "dialoganti", sono due contadini che discutono di una stella nuova comparsa nel cielo nel 1604 e su cui hanno discusso con una certa veemenza un filosofo e un matematico, con il filosofo a difendere il punto di vista aristotelico e il matematico a opporsi ad esso, in pratica a difendere il punto di vista copernicano senza citarlo esplicitamente per ovvi motivi di sicurezza, per se e i suoi cari.
Sull'identità dei contendenti e, per traslato, di Cecco di Ronchitti sembrerebbero esserci pochi dubbi. Da un lato abbiamo il conte Baldassarre Capra e, molto probabilmente, Antonio Lorenzini che giusto un paio di settimane prima aveva visto stampato il Discorso intorno alla Nuova Stella, cui il Dialogo di Cecco contrappone argomentazioni definite galileiane nel secondo volume delle opere di Galileo pubblicato nel 1891 dalla Tipografia G. Barbera di Firenze. E' quindi a ragion veduta che si ritiene il Dialogo di Cecco un'opera di Galileo Galilei, all'epoca rettore della cattedra di matematica a Padova, territorio di competenza della Serenissima Repubblica di Venezia.
Svicolare tra aristotelici e inquisizione
La posizione geografica è importante, perché è quella che permette al matematico di sfuggire una prima volta alle grinfie dell'inquisizione, e questa vicinanza, che implica anche un certo interesse nei confronti della sua opera, potrebbe essere uno dei motivi per la cautela nel dare alle stampe, sotto pseudonimo, un testo che sarebbe stato decisamente pericoloso per la sua incolumità, non solo per le prese di posizione antiaristoteliche, ma anche per la grande ironia di un Dialogo che prende in giro i filosofi, quelli che cercano la comprensione del mondo nei testi, esaltando la figura dei matematici, intesi come coloro che il mondo lo misurano.
E' ovvia la conseguenza di quest'ultima posizione, soprattutto se la si inserisce nel contesto del modello copernicano: le ipotesi dei matematici, soprattutto quando suffragate da dati sperimentali, sono una visione più realistica del mondo rispetto alle teorie dei filosofi, che con questo mondo si rifiutano di entrare in contatto. E questo vuol dire che la teoria di Copernico secondo cui il Sole è al centro e la Terra ruota intorno ad esso è reale e non una semplice ipotesi, come invece fatto aggiungere da Andrea Osiander, amico di Copernico, nella prima edizione del suo libro (tra l'altro uscito postumo). E affermare che quelle di Copernico non sono delle semplici ipotesi è posizione pericolosa assai nell'Italia dell'epoca, e da qui nasce la necessità di tenersi quanto più nascosti possibile: Galileo lo conferma a Keplero durante il loro scambio epistolare, e lo stesso Keplero preferirà non pubblicare il suo Somnium, un proto-romanzo di fantascienza che circolò solo all'interno della sue cerchia privata.
E' intorno a queste argomentazioni e alla figura di Galileo che ruota il libricino Galilei e l'abisso. Un racconto di Enrico Bellone, che ristampa in appendice proprio il Dialogo di Cecco nella versione originale e con accanto la traduzione in italiano tratta dall'edizione già citata del 1891 nella traduzione del curatore dell'opera, Antonio Favaro.
Quello di Bellone è un viaggio bello, interessante e leggero utilissimo per approfondire l'atmosfera storica, filosofica, accademica di quegli anni e, soprattutto alla fine, per comprendere in quale ottica osservare, dal nostro tempo, l'opera di Galilei, che in fondo aveva un vero, unico grande interesse: la libertà di fare ricerca scientifica e sostenere la realtà dei propri risultati.

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