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domenica 20 settembre 2015

Topolino #3121: Una divisa per Topolino

Recensione di #Topolino 3121 con storie, tra gli altri, di @jacopocirillo e @giorgiosalati
Con un po' di ritardo rispetto al solito, ecco con l'usuale (da un mese a questa parte) recensione dell'ultimo numero di Topolino, il #3121 in questo caso. Il ritardo è essenzialmente dovuto alla giornata di ieri, impegnativa, con in particolare l'incontro con Don Rosa al Museo WOW. Il cartoonist del Kentucky era in collegamento via Skype da casa sua in compagnia con Dan Shane che ha collaborato con lui per la storia Bassotti contro deposito realizzando i progetti pubblicati all'interno delle pagine di quella divertente avventura.
Visto che non so se scriverò un resoconto di quell'incontro, semplicemente vi anticipoi che Luca Boschi sta lavorando per proporre la ristampa di alcune storie di Don Rosa nel 2016 in Italia (molto probabilmente sarà una nuova edizione della Saga, e questo, evidentemente, per via delle particolarità del mercato italiano, dove gli editori sembrerebbero allergici alle cronologiche fatte bene...).
Detto ciò, passiamo alla recensione dell'ultimo numero di Topolino, che in questa versione estesa potrete confrontare con la già pubblicata brevisione:
Come intuibile dalla copertina di Carlo Limido (magari c'è un riferimento alla pur breve carriera da portiere di Paperino in Paperino ai mondiali di calcio di Romano Scarpa!) la prima storia è a tema calcistico. Scritta da Marco Bosco e disegnata dallo stesso Limido, presenta un Paperino e un Archimede particolarmente intraprendenti nel proporre a Paperone una sorta di campionato virtuale simulato al computer composto dalle grandi squadre del passato e da trasmettere sull'apposito canale tematico di PdP. In un crescendo di aggiunte di contorno alle partite che portano, all'inizio, a una passione sempre maggiore da parte degli appassionati, il giocattolo si rompe, fino alla soluzione finale che salva i nostri due eroi dall'ennesimo mezzo fallimento.
Una storia divertente e come al solito ben scritta da Bosco, dai tipici riferimenti europei assolutamente assenti su suolo statunitense (ma è una più che comprensibile concessione, visto l'inizio recente del camionato di calcio) e ben disegnata da Limido, che conferma la bontà del tratto dinamico già espressa nel numero precedente.
Il dodicesimo milione di Paperone, seconda storia del numero, rispetto al milione precedente risulta meno interessante. Vuoi forse per il tema petrolifero, trattato allo stesso modo del tema minerario (e per certi versi in maniera meno verosimile), vuoi per una maggiore debolezza dei personaggi di contorno, che sembrano caratterizzati meno bene rispetto al milione precedente, la storia di Fausto Vitaliano non raggiunge il mio completo gradimento. Se a questo ci aggiungiamo i disegni tozzi di Ettore Gula, che pur restando gradevoli non mi colpiscono più di tanto, si comprende quanto poco memorabile ritenga l'episodio, per se tutto sommato gradevole all'interno del settimanale.
Non giova nemmeno l'invenzione del granito morbido, che fa pensare più all'argilla che non a un vero e proprio granito malleabile, ma ovviamente questa informazione viene taciuta, giusto per non dare evidentemente ragione a Paperino, che nel corso della serie continua a dubitare della veridicità di queste storie.
Eta Beta e l'indebito sospetto di Roberto Moscato e Roberta Migheli è una storia tutto sommato gradevole che ruota intorno alla domanda: cosa succederebbe se un agente della sicurezza di un supermercato decidesse di perquisire Eta Beta sospettandolo di essere un ladro?
Con Le uscite a quattro abbiamo probabilmente la storia più divertente del numero. Jacopo Cirillo mette in piedi una storia divertente sul rapporto tra Paperino e gli amici di Paperina nelle classiche uscite a quattro. A rompere la classica routine di Paperino che si annoia immancabilmente per incompatibilità caratteriale, ci pensano i due nuovi vicini di Paperina, che risultano incredibilmente compatibili con Paperino e Paperina. E forse anche eccessivamente possessivi nei confronti di questa amicizia.
Per certi versi la storia ha un gusto classico, ma molto giovanile, e tacendo per un attimo la classica domanda del lettore adulto (ma questi quattro passano veramente tutto il tempo insieme e programmare gite e robe del genere?), non si può non divertirsi e rilassarsi. E quando poi entra in campo Paperoga, pur se per poche pagine, la risata è assicurata! Il finale, poi, non è così scontato, vista la piega della storia, anche se promette risvolti devastanti per la vita sociale paperopolese.
Ad affiancare Cirillo c'è Maurizio Amendola, scelta ottima per la divertente storia, grazie all'ampia gamma espressiva mostrata da uno dei molti allievi di Scarpa che ancora deliziano i lettori sulle pagine di Topolino.
Topolino aveva già indossato in altre occasioni la divisa: quella di re in Topolino sosia di Re Sorcio di Ted Osborne e Floyd Gottfredson, e quella di capostazione nell'omonima storia di Romano Scarpa. In Una divisa per Topolino, ultima storia del numero, Giorgio Salati e Michele Mazzon calano il personaggio nel ruolo di poliziotto professionista.
Ci sarebbe, in effetti, da ricordare che come poliziotto professionista, anche se non assunto nel corpo di polizia, Topolino ha avuto le sue brave avventure, tanto che in un paio di storie italiane degli anni Novanta del XX secolo (se non ricordo male), lo stesso afferma di possedere il tesserino di detective privato, rendendolo di fatto un professionista nel campo delle investigazioni.
Tornando alla storia, il motore narrativo sono le dimissioni di Rock Sassi di fronte all'ennesimo elogio di Basettoni al suo amico Topolino, così quest'ultimo, su invito del commissario, si arruola. La storia si svolge con ritmi rapidi e divertenti e con una prima parte ricca di gag che rimandano inevitabilmente alla serie Scuola di polizia. Salati, con un soggetto che potrebbe essere visto come un Law dall'altro lato della barricata, quello della polizia, propone un Topolino a sorpresa fallibile, troppo irruento per le procedure burocratiche, ma meno in contrasto con Manetta, personaggio che storicamente ha sempre rappresentato la diffidenza nei confronti dei detective privati.
A completare la bella e divertente avventura ci pensano i disegni rotondi ed espressivi di Michele Mazzon, degno erede di Luciano Gatto, come è ben evidente soprattutto nei personaggi di contorno.

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