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domenica 21 febbraio 2016

Il deserto degli specchi

La dimensione onirica del viaggio di Verloc su Ona (Ji) diventa evidente nel terzo capitolo della serie realizzata da Frederik Peeters, al tempo stesso il più ricco d'azione e il più introspettivo tra quelli che ho letto fino al momento presente.
Peeters, infatti, anche grazie alla narrazione mediata dal diario del protagonista, riesce a dilatare i tempi delle scene d'azione, quasi proponendo una sorta di ralenty ben sapendo che, in fondo, è il lettore a dettare il tempo della lettura. E' interessante osservare come nella rappresentazione delle battaglie tra il pianeta e gli esploratori, la griglia venga letteralmente sconvolta, con i bordi delle vignette che diventano obliqui e in alcuni casi ondulati, a suggerire il precario equilibrio in cui si trovano gli esseri umani, in balia della natura, parte artificiale parte biologica, del pianeta.
La parte centrale del volume, sia grafica sia narrativa, è, dunque, proprio la natura in continua mutazione a causa della presenza/dominio di aama, il virus artificiale intelligente liberato sulla superficie di Ona (Ji). Peeters risolve molti dei misteri introdotti nei due volumi precedenti, rendendo sempre più esplicito non solo il ruolo di Verloc, ma anche quello della figlia all'interno di un esperimento ormai fuori controllo, almeno nell'ottica degli esseri umani. Sono in particolare due le scene che rendono evidente il gioco narrativo: prima una sorta di viaggio onirico a occhi aperti di Verloc, la cui mente viene letteralmente smontata e rimontata e costretta a interagire con degli aspetti per lui apparentemente ignoti legati alle persone a lui più care, l'ex-compagna e il fratello Conrad. Quindi la scena che si conclude con la vignetta che fa da copertina del volume, che conferma l'intimo legame di aama con la figlia di Verloc.
Di fatto Peeters, utilizzando un impianto di base cyberpunk, continua l'operazione iniziata in precedenza del suo superamento (o completamento) del genere, andando nella direzione tracciata da Stanislaw Lem, maestro della fantascienza psicologica dove i protagonisti diventano burattini da smontare ed esaminare fin nel profondo.
Così Verloc, alla fine del volume unico sopravvissuto della spedizione, è, ancor più che all'inizio, quell'uomo post-cyberpunk di cui scrivevo nella recensione precedente: dopo aver vissuto per larga parte della sua vita senza alcun cyber-impianto, si ritrova in intima connessione con aama, pronto per costruire un nuovo legame tra l'intelligenza umana e quella artificiale.

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