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mercoledì 25 gennaio 2017

Soffocare

Per prepararmi degnamente ad affrontare Fight Club 2 (che poi alla fine la recensione l'ho lasciata a qualcun altro, ma sono cose che succedono!) ho finalmente recuperato la lettura di Soffocare, quarto romanzo di Chuck Palahniuk.
Lo scrittore statunitense, grazie al successo anche cinematografico di Fight Club, ha ottenuto fama mondiale, però la forza della sua scrittura e delle sue idee hanno continuato nelle sue altre opere, sia Survivor, il suo secondo romanzo, sia Soffocare.
Il soggeto di base è abbastanza semplice: un ex studente di medicina (nel senso che ha lasciato gli studi del corso di laurea), Victor Mancini, per pagare le spese mediche della madre, in cura in un ospedale privato, decide di arrotondare il suo misero stipendio da figurante in un parco storico morendo ogni sera in un ristorante differente. La sua idea è arrivare fino all'ultimo istante prima di morire soffocato nell'attesa che qualcuno dei clienti del ristorante arrivi a salvarlo, magari esprimendo la sua gratitudine negli anni a venire con aiuti economici.
Victor è esatamente quello che sembra: un giovane alla ricerca di una sua identità. D'altra parte crescere con una dona pazza e continuamente in fuga dalle autorità non è semplice, sopratutto se si considerano i reiterati tentativi di riprendersi il bambino. A questo c'è da aggiungersi la complicazione di essere un sessomaniaco, che gli procurerà un po' di problemi fisici nella fase centrale del romanzo, quella durante la quale crederà di essere il figlio di Gesù!
Lo si può considerare, forse anche più di Fight Club, un romanzo generazionale: uno dei moventi che sembrano muovere Victor nelle sue peregrinazioni è il desiderio di essere al centro dell'attenzione degli altri, che poi è anche uno dei sentimenti che lo stesso Victor utilizza per spillare quattrini dai suoi "eroi", costruendo una rete sociale non troppo dissimile dai social network del web 2.0. Sono, allora, i semi di una società in continua ricerca della propria identità, affamata di emozioni forti, che siano il sentirsi eroi o conquistatori di donne o il credere nell'esistenza di un grande complotto mondiale. Non sono casuali, in questo senso, le citazioni al Truman Show o a K-PAX, due film dove i protagonisti sono in qualche modo prigionieri e sotto controllo, ma alla ricerca di una loro libertà e identità. Ovviamente nel caso di Soffocare tutto ciò, portato all'interno della società moderna e sviluppato con lo stile dissacrante, distaccato e quasi poetico (nel senso del ritmo) di Palahniuk genera un racconto incalzante e sopra le righe.

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