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domenica 18 marzo 2018

Il mystero della città viaggiante

Con l'avvento di Cartoomics 2018 ho saltato l'appuntamento con il nuovo ciclo di recensioni topolinesche. Riprendo questa domenica con la recensione di Topin Mystère e Orobomis la città che cammina, uscita in due puntate sui Topolino ##3250-3251.
Scritta da Casty con il beneplacito/supervisione di Alfredo Castelli, questa è la parodia bonelliana del 2018, che sta ormai diventando tradizionale, tanto che Panini Comics ha deciso di realizzare un volume che raccoglie alcune delle parodie fin qui realizzate. Su questo particolare progetto ci sarà modo di approfondire, avendo seguito la conferenza a esso dedicata, ma per questa sera dedichiamoci a Orobomis.
Un serpente che si morde la coda
La genesi della storia è da un lato casuale e dall'altro mysteriosa, come afferma lo stesso Casty nell'intervista a corredo della prima puntata. Da un lato è Casty, dopo un pranzo con Castelli, che coglie al balzo l'idea del creatore di Martin Mystère di realizzare una parodia mysteriosa con Topolino protagonista, dall'altro è la stessa redazione di Topolino a proporla all'autore. Il fatto mysterioso è che la telefonata con cui gli viene proposto il progetto arriva esattamente nella sera del pranzo con Castelli!
Indipendentemente dai dettagli della genesi, la storia è abbastanza semplice da realizzare: Topolino nei panni di Martin; Minni in quelli di Diana, la storica fidanzata; Pippo in quelli di Java.
Scelto il cast, avversari inclusi, il passo successivo è l'ideazione del mistero. In questo caso, però, a differenza degli autori che lo hanno preceduto, Casty decide di ideare una storia completamente nuova: ecco, allora, il mistero di una ricca città semovente, segnalata in varie parti del mondo, che custodisce immense ricchezze e conoscenze. Il mistero è, dunque, completamente inventato, a differenza di quanto avviene sulle pagine di Martin Mystère. Ciò, però, non crea alcun disturbo e anzi rende forte il senso di deja vu nel momento in cui i tre protagonisti fanno il loro ingresso nella misteriosa città di Orobomis: la ricchezza e la bucolicità dell'ambiente non può non richiamare ad alcuni flashback de L'enigma di Mu, storia di Massimo De Vita basata su un mito per certi versi "inventato" (o forse sarebbe più corretto dire "errato"). La leggenda del misterioso continente scomparso di Mu, infatti, venne scoperta da James Churchward sulla base di un testo del XIX secolo dell'abate fiammingo Charles Étienne Brasseur de Bourbourg che aveva tradotto in maniera errata un manoscritto Maya.
Inoltre Orobomis richiama Brigaboom, la misteriosa isola di Romano Scarpa che compare casualmente nei mari della Terra a sua volta ispirata al fantomatico villaggio scozzese di Brigadoon, protagonista di un film di Vincente Minnelli a sua volta ispirato dall'omonimo musical di Alan Jay Lerner e Frederick Loewe.
Inoltre al lettore attento non sarà sfuggita la vicinanza fonetica tra Orobomis e ouroboros, il nome dell'antico simbolo (un serpente o un drago che arrotolato nell'atto di mordersi la coda) che viene associato all'idea del tempo circolare.
Altri spunti interessanti emergono dalla somiglianza del portale di ingresso alla città di Orobomis con il monolito di 2001: Odissea nello spazio o dal simbolo stesso della città, che richiama l'occhio della provvidenza, o ancora le fascinazioni dell'altrettanto misteriosa Atlantide o delle fantastiche macchine di Leonardo da Vinci.
Tutti questi elementi (e altri ancora) vengono sapientemente mescolati da Casty, che realizza una storia dinamica, appassionante e divertente, ricca anche di inside joke con riferimenti più o meno scherzosi a Martin Mystère, senza dimenticare il messaggio etico (e sottilmente ecologico) sulla conservazione della cultura. Tutto questo rende la storia soprattutto un'avventura di Topolino con un protagonista differente (per quanto somaticamente simile) all'usuale Topolino, sebbene ciò sia probabilmente dovuto alle forti somiglianze con Martin Mystère stesso. D'altra parte la storica Il tirangolo delle Bermude (1977) è un'avventura molto myseriosa che, guarda un po', porta la firma alla sceneggiatura proprio di Alfredo Castelli!
La conclusione della vicenda, forse un po' scontata (ma d'altra parte inevitabile), riserva però un gustoso colpo di scena per il lettore che alla fine pone la parodia sotto una luce un po' meno... parodistica!

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