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domenica 22 luglio 2018

Lunedì nero

Come fa notare Antonio Solinas nei redazionali di un paio di volumi di East of West, la serie brilla per l'unione di due dei temi narrativi più utilizzati da Jonathan Hickman: politica e religione. Su questa stessa unione si fonda Balck Monday, serie realizzata insieme con il disegnatore Tomm Coker per la Image e portata in Italia in volumi di grande formato dalla Mondadori nella collana Oscar Ink.
Nel caso specifico, Black Monday si concentra sul mondo dell'economia e della finanza, in particolare sulle banche, che sono uno dei controllori del potere politico. La Caina-Kankrin, fusione di due banche, una statunitense l'altra russa, fonda il suo potere e il suo controllo politico-finanziario su pratiche poco ortodosse, piuttosto esoteriche in effetti, e su sacrifici umani, non metaforici ma piuttosto letterali, come quello che di fatto da il là all'indagine di Theodore James Dumas, 47enne detective della polizia di New York impegnato a indagare sulla morte di uno dei componenti del consiglio di amministrazione della Caina-Kankrin.
Dal punto di vista narrativo Hickman mescola flashback del passato con pagine di dossier e infografiche che accompagnano l'autore nelle sue opere più politiche sin dagli esordi con Nightly News. E con quest'ultima Black Monday ha molto a che spartire, iniziando dall'idea che la verità, spesso, è molto differente da quella che viene raccontata (o anche solo da quella che si vuole credere). In effetti la narrazione in Black Monday è da prendersi come metaforica, mentre non bisogna dimenticare il punto di partenza anarco-libertario dell'autore. Hickman, infatti, mette spesso in crisi le convinzioni del lettore, non solo con il classico e banale gioco del puntare il dito contro il potere costituito, ma anche contro se stesso, trasformando di fatto i suoi fumetti in un invito, per il lettore più attento, al dubitare di chiunque e al crearsi un'opinione personale sui fatti narrati.
A questo l'unione tra potere economico e religioso, appena accennata all'inizio del volume, diventa via via più esplicita fino al finale, ed è abbastanza standard nel pensiero libertario, secondo cui la religione è solo uno dei modi con cui chi detiene il potere cerca di mantenerlo e, al tempo stesso, di controllare le persone.
Black Monday risulta alla fine una delle opere meglio riuscite di Hickman, con personaggi per certi versi morrisoniani per il loro essere sopra le righe e sorretto da un ottimo Coker, che con il suo stile realistico e l'inchiostrazione marcata riesce a rendere l'atmosfera inquietante e opprimente del testo dello sceneggiatore. A questo si devono aggiungere i colori di Michael Garland, poco realistici e molto d'atmosfera, tendenti al rosso e che ricordano da vicino la colorazione adottata in Gotham Central.
Un incastro di elementi che non fa altro che tenere il lettore incollato alle pagine.

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