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lunedì 16 luglio 2018

Ritratti: Jocelyn Bell

Era nata il 15 luglio di 24 anni prima. E sempre a luglio si ritrovò a lavorare nell'università di Cambridge. Come astronoma. A un certo punto si imbatté in alcuni segnali radio anomali per via della loro grande regolarità. Il punto nel cielo da cui proveniva il segnale venne indicato come Little Green Man 1. Il termine (omino verde) era entrato nel parlare comune come sinonimo di extraterrestre solo da qualche decennio, mutuato dalle leggende fantastiche su magici difensori del verde. Esaminando i dati, però, l'origine aliena intelligente venne ben presto esclusa, insieme a quella di segnali radio artificiali di origine umana o naturali originati da quasar. Questi sono nuclei di galassie particolarmente luminosi che per molti anni (almeno fino a che la tecnologia non ha consentito di approfondirne la conoscenza) sono stati classificati come stelle: scoperti grazie alle loro emissioni radio, nell'ottico si mostravano come sorgente puntiforme.
Tornando al segnale del luglio 1967, questi era troppo veloce e regolare per essere originato da una quasar. Così Jocelyn Bell e il suo supervisore Antony Hewish iniziarono ad esaminare dati e articoli arrivando alla conclusione che questo segnale poteva essere generato solo da una stella superdensa in rapida rotazione su se stessa: era la prima osservazione di un nuovo oggetto celeste costituito da neutroni (e immaginato per la prima volta nel 1934 da Walter Baade e Fritz Zwicky(1)) che venne battezzato col nome di pulsar.
La scoperta delle pulsar fruttò a Hewish il Premio Nobel per la fisica nel 1974, ottenuto insieme con Martin Ryle, quest'ultimo per il suo contributo allo sviluppo dell'astronomia radio. Jocelyn, invece, non ottenne alcun riconoscimento da parte dell'Accademia Svedese, lei che era stata la prima a osservare quel segnale e il cui nome era il secondo nell'articolo uscito con l'annuncio della scoperta(2).
Eppure il mancato Premio Nobel, nonostante il disappunto di molte personalità del campo, primo fra tutti Fred Hoyle, non ha mai scoraggiato l'astronoma, che ne ha anzi trovato l'elemento più squisitamente positivo:
Puoi realmente fare molto bene senza ottenere un premio Nobel, e ho ricevuto molti premi, e molti onori, e molti riconoscimenti, che in realtà penso di essermi divertita molto di più che se avessi ottenuto un premio Nobel - che è un piccolo fuoco di paglia: puoi riceverlo, avere una settimana divertente, ed è tutto lì, e nessuno ti da altro dopo, perché sentono di non poterlo eguagliare.
Jocelyn aveva anche un fallimento alle spalle: all'età di 11 anni non era riuscita a superare l'esame necessario per accedere all'istruzione superiore. La sua voglia di migliorare e l'incitamento della famiglia furono, però, lo sprone per non abbattersi. Così la giovane, che si era appassionata all'astronomia grazie ai libri del padre, studiò fisica a Glasgow prima di approdare a Cambridge per il dottorato.
L'anno dopo la scoperta della prima pulsar, sposò Martin Burnell, ufficiale governativo che spesso cambiava città. E così Jocelyn, al suo seguito, con l'impegno di un figlio, Gavin Burnell, da crescere, collaborò con varie università e centri accademici britannici.
Oggi, lasciatasi alle spalle anche il matrimonio con Burnell (divorzio nel 1993 dopo la separazione nel 1989), lavora presso l'università di Oxford come visiting professor in astrofisica. E continua a osservare il cielo.

Ascolta la voce di Jocelyn in fondo a questa biografia
Biografie su: Enciclopedia Britannica | Famous Scientists

  1. Baade, W., & Zwicky, F. (1934). Remarks on super-novae and cosmic rays. Physical Review, 46(1), 76. doi:10.1103/PhysRev.46.76.2
  2. Hewish, A., Bell, S. J., Pilkington, J. D. H., Scott, P. F., & Collins, R. A. (1968). Observation of a rapidly pulsating radio source. Nature, 217(5130), 709. doi:10.1038/217709a0

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